Marzo 2016 archive

Testimonianza di un collega cardiologo

PROFILI CRITICI DELLA CITAZIONE DIRETTA.

Sono un cardiologo che opera presso una struttura pubblica. Mi è sempre stato detto che come dipendente pubblico avrei risposto dei danni cagionati ai miei pazienti solo in caso di accertata mia colpa grave. Alla prova dei fatti questa affermazione si è rivelata inesatta. Mi è capitato infatti di essere citato direttamente da un paziente e condannato in solido con la mia Azienda a risarcire il danno. Preciso che sono stato condannato senza approfondire assolutamente se il grado della mia colpa aveva assunto il profilo di “grave”. In aggiunta in questi giorni sto rischiando di subire l’esecuzione della sentenza a seguito di un comportamento passivo della mia Azienda. Alla faccia della responsabilità limitata alla colpa grave!

Mi chiedo ora se  veramente il DDL Gelli, quando sarà legge, saprà tutelare gli operatori sanitari in coerenza con la nuova regola. Lei che ne pensa?

Personalmente mi sono sempre stupito ed anche rammaricato per quello che Lei sta evidenziando, ho infatti sempre valutato questo fatto una “stortura”. I giuristi semplicizzano chiarendo che il terzo interessato è estraneo al “patto tra Stato e pubblico dipendente” riguardo la limitazione della responsabilità alla colpa grave. Su questa base, aggiungono, è corretto il fatto che il medico risponda nei confronti del terzo ai sensi del codice civile, salvo poi l’applicazione di quanto previsto circa la colpa grave.

Spero ora che questo aspetto verrà chiarito in sede di stesura finale del DDL evitando auspicabilmente di ricorrere, come troppo spesso accade, al giudizio interpretativo.

 

Ennio Profeta – consulente SanitAssicura

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Criticità del DDL Gelli

IL SINGOLO MEDICO ABBANDONATO ALLA RICERCA DELL’ADEGUATA POLIZZA ASSICURATIVA PER TUTELARSI DALL’AZIONE DI RIVALSA DEL SUO DATORE DI LAVORO

L’articolo 10 comma 3 del DDL Gelli espone pesantemente il singolo medico all’incertezza di poter esercitare, nel tempo, la sua professione, con conseguente danno economico all’Azienda sanitaria da cui lo stesso medico dipende e, in ultima analisi, al cittadino-paziente.

“Al fine di garantire efficacia all’azione di rivalsa di cui all’articolo 9, ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in aziende del Servizio sanitario nazionale, in strutture o in enti privati provvede alla stipula, con oneri a proprio carico, di una adeguata polizza di assicurazione”.

L’Onorevole Dott. Gelli rassicura: “i premi delle assicurazioni, a fronte di massimali di rivalsa non oltre le tre annualità lorde, non potranno certo superare i 250 euro all’anno!”

Oggettivamente, convince poco. Chi di noi ha stipulato quest’anno la polizza per rivalsa, quando abbia voluto tutelarsi con massimali o retroattività adeguati, pur in assenza di sinistri ha superato abbondantemente i 1000 euro di premio annuo.

Ma il costo del premio è la minore delle preoccupazioni.

I problemi aperti sono ben altri.

Che succede in caso di sinistro? Il rischio più immediato è che l’assicurazione receda dal contratto. Possibile? Certo. Provi, ognuno di voi lettori, ad addentrarsi nelle 50 e più pagine di clausole di contratto delle centinaia di assicurazioni presenti sul mercato. Controllare per credere.

E se l’assicurazione recede, che succede, il medico resta scoperto? Non è previsto, né compatibile con il Disegno Di Legge Gelli: ogni medico è obbligato a provvedere all’assicurazione per rivalsa. Ergo, se l’assicurazione recede e lascia il medico a piedi, c’è un’unica soluzione: camice al chiodo.

Ammettiamo tuttavia che l’assicurazione non receda, e il contratto stipulato giunga fortunatamente al termine dell’anno (anche sulla durata annuale, l’unica disponibile per tali polizze, ci sarebbe da discutere, ma per brevità omettiamo questo tema, in questo scritto).

Quali sono gli altri scenari?

L’anno successivo il premio assicurativo resterà abbordabile al singolo medico o, per “bonus malus”, o per “cappello” delle assicurazioni (a fronte del caro vita? Questa è la motivazione più tipica), aumenterà esponenzialmente? Nessuna certezza (e poco rassicurano promesse di regolamentazione). Soprattutto, è un rischio enorme l’assente potere contrattuale del singolo medico che, come si diceva sopra, viene abbandonato a sé per trovare l’assicurazione “meno peggiore”, con l’obbligo di assicurarsi indipendentemente da logiche di mercato su cui, da singolo, non ha ovviamente alcun potere contrattuale.

Ma se il medico non trova nessuna assicurazione? Perché questo è possibile! Se un medico ha un sinistro in atto, ad esempio, viene logico chiedersi, quale assicurazione – che NON ha obbligo di assicurare – ha interesse ad assumere un caso “rischioso”? Nessuna. Io stesso, se fossi assicuratore, non avrei alcun interesse a farmi carico di una facile esposizione. È pura logica aziendale.

A questo punto che succede? Chi ne ha danno?

Il danno è drammaticamente trasversale.

  • È danneggiato il medico, che non può lavorare.
  • È danneggiata l’Azienda sanitaria per cui il medico lavora, che vede le sue risorse umane venir meno (con riduzione delle prestazioni erogabili e aumento delle famigerate liste d’attesa).

Attenzione: se anche il medico potesse (ad interim, grazie ad una qualche concessione ad personam “per motivi di necessità aziendale”, come quando viene chiesto di superare le 38 ore di lavoro settimanale in condizioni di urgenza) lavorare temporaneamente senza polizza, l’Azienda sarebbe a sua volta pesantemente esposta. Chi pagherebbe infatti la rivalsa, se il medico non è assicurato e, magari, è pure nullatenente (condizione che da oggi verrà sicuramente privilegiata)?

  • È danneggiato il singolo cittadino, qualora divenga “paziente”, poiché troverà meno medici, meno risorse, più attesa, come se non fosse già abbastanza danno per lui l’esser condannato all’inevitabile medicina difensiva.

Esiste una soluzione semplice a questa criticità, e non si tratta di conflitto di interesse, ma piuttosto di primo interesse dell’Azienda del SSN: la soluzione è che sia l’Azienda stessa, forte del suo immenso potenziale di contrattazione, o altra carica istituzionale (ad esempio la Regione), a farsi mediatore di contrattazione stessa, PER LEGGE (e a questo bisogna puntare, con emendamento a DDL Gelli), tra compagnie assicurative e l’insieme dei medici dipendenti dal SSN. Gli stessi medici poi provvederanno ben volentieri al pagamento dell’idoneo premio assicurativo: come succedeva in passato con i CCNL (ahimè, in costante promessa di rinnovo). Solo così i medici potranno così operare sereni nel loro lavoro quotidiano, non distratti dalla loro missione.

Per tutto quanto sopra, e per concludere, è evidente e necessario che i medici, collegialmente, siano tutelati da un’assicurazione frutto della contrattazione dell’ente giuridico da cui loro dipendono (Azienda del SSN, Regione…), senza alternativa: un’assicurazione ottimale e solida, perché ottenuta per l’insieme dei medici, e non fragile risultato della contrattazione del singolo.

Ne beneficerebbero certo i medici, ma in primis l’Azienda per cui gli stessi medici lavorano (vantaggio economico aziendale) e, aspetto cruciale, i cittadini-pazienti (imprescindibile principio morale).

Abbiamo già proposto all’On. Gelli, seppur in via informale, di modificare l’art. 10, comma 3, ponendo a carico delle Aziende del SSN l’obbligo di sottoscrivere polizze assicurative per la copertura dell’azione di rivalsa in favore dei propri dipendenti, specificando che dette polizze, nel rispetto dei principi contabili espressi dalla Corte dei Conti, sarebbero state poste economicamente a carico dei medesimi.

Nulla gravando, in termini finanziari, sulle singole Aziende (e pertanto sulle risorse pubbliche) il correttivo proposto all’art. 10, comma 3 non avrebbe pertanto comportato alcun danno erariale.

Ci è stato risposto che, indipendentemente dall’aspetto strettamente economico, siffatta modifica si sarebbe comunque posta in contrasto con l’impianto normativo dello stesso DDL ovvero con il (nuovo e amplificato) conflitto di interessi esistente tra azienda e medico/dipendente.

Effettivamente l’art. 9 del DDL, attribuendo al giudice ordinario la competenza in materia di azione di rivalsa ha, per la prima volta nel nostro Ordinamento, configurato civilisticamente azienda pubblica e propri dipendenti quali vere e proprie controparti processuali accrescendo in misura esponenziale la conflittualità esistente tra le due parti in sede di rivalsa.

Ciò non significa però che l’art. 9 del DDL, sul quale ci si riserva ulteriore e specifico approfondimento, non necessiti a sua volta, a nostro parere e per molteplici cause, di importanti modifiche.

In questa sede ci limitiamo a rilevare, in risposta a quanto asserito dall’On. Gelli, che se si riportasse  l’azione di rivalsa nell’ambito della competenza funzionale della Corte dei Conti si dovrebbe anche  rivalutare la coerenza logico-giuridica della contrattualizzazione, in capo alle aziende del SSN ma economicamente a carico del proprio personale dipendente, delle polizze assicurative per l’azione di rivalsa.

Dott. Filippo Nigro, Vice Presidente Obiettivo Ippocrate

Dott.ssa Cristina Deluca, Consigliere Obiettivo Ippocrate

Avv. Alessia Gonzati,  Avvocato referente Obiettivo Ippocrate

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Il NO dei medici alle assicurazioni. Prime vie d’uscita

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La richiesta di modifica del decreto Gelli è arrivata da rappresentanti di 200 camici bianchi ospedalieri. “La caccia al colpevole non dà più tutele al paziente”. I portavoce di Obiettivo Ippocrate subito ricevuti in Senato (fonte: il Giornale di Vicenza).

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Responsabilità professionale. Serve una buona legge per cancellare la paura del medico

Gentile Direttore,
al termine dell’audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato di martedì 22 marzo scorso, la delegazione di “Obiettivo Ippocrate” (vedi foto), ha ricevuto gli apprezzamenti per i punti toccati durante il confronto, per il fascicolo tecnico-giuridico consegnato in Commissione sulle criticità del Ddl Gelli e le possibili modifiche emendamentarie.  Alcuni Senatori ci hanno anche detto che eravamo stati duri, ma hanno subito aggiunto che probabilmente andava fatto. Ecco il punto cruciale, il cuore di tutta la questione: qualcuno deve avere il coraggio, la conoscenza e soprattutto l’indipendenza da eventuali pressioni e la refrattarietà ad eventuali ripicche se non ritorsioni, per dire la verità e raccontare la realtà quotidiana ed i possibili futuri scenari nei quali potrebbero ritrovarsi gli esercenti la professione sanitaria (medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari), ma soprattutto i malati e quindi tutti i cittadini.  La convocazione dell’Associazione “Obiettivo Ippocrate” in Commissione Igiene e Sanità del Senato, a soli 30 giorni dalla sua nascita, dimostra la nostra credibilità e la nostra determinazione. Mai nella storia della Repubblica Italiana un associazione neonata aveva avuto un tale riconoscimento istituzionale ed una tale investitura ufficiale.  “Obiettivo Ippocrate” si pone come scopo principale quello di occuparsi della responsabilità professionale in campo medico e inevitabilmente di tutte le professioni sanitarie. La questione è estremamente complessa e coinvolge molteplici ambiti, alquanto eterogenei, ed a volte tra loro in conflitto.  Lo spirito che ci anima è fondamentalmente collaborativo e, pur coscienti della gravità drammatica per i cittadini, e per gli operatori sanitari in genere, dell’attuale situazione, ma soprattutto degli scenari futuri che si vanno delineando, la nostra volontà è di dare un apporto costruttivo per affrontarla e sviscerarla in maniera corretta, con l’intento di arrivare ad una soluzione giusta ed equa per tutte le persone coinvolte.  Partendo dal presupposto che il diritto all’assistenza sanitaria, dato che la salute in quanto tale non può purtroppo essere un diritto, ed il diritto ad un giusto ed equo indennizzo sono inalienabili ed intoccabili in una società civile, crediamo che sia necessario uno sforzo immane da parte di tutti per recuperare due concetti che costituiscono le fondamenta dell’atto medico nella sua nobiltà:

· Il rapporto medico-paziente, al di là di regole e leggi, che giustamente devono esistere, si fonda sostanzialmente su un rapporto di fiducia reciproca.
· Il paziente che più può denunciare non sarà mai un paziente più tutelato, perché l’approccio del medico sarà, anche solo a livello inconscio, influenzato da questa rincorsa al responsabile, al colpevole, all’indennizzo e quindi, soprattutto nelle situazioni più complesse, più difficili, di grigio, potrà accadere di scegliere di non fare, o di fare la cosa che espone meno il professionista, anche se in quella specifica situazione potrebbe non essere quella che dà maggiori possibilità al paziente.

A completamento di questi due postulati va ribadita là necessità di riconoscere e garantire ai pazienti, cui spetta un giusto indennizzo, vie e percorsi snelli e veloci per ottenere quanto dovuto, in un contesto procedurale ed emotivo di collaborazione, per quanto possibile, costruttiva e serena, tra tutte le figure coinvolte, con l’obbiettivo di arrivare ad una nuova concezione e filosofia di indennizzo come di parte possibile, per quanto incresciosa e spiacevole, dell’atto sanitario, ribaltando così l’attuale pensiero di indennizzo come sinonimo di fallimento od imperdonabile errore medico.
In questo contesto non può non avere un ruolo fondamentale il Ddl Gelli attualmente in esame al Senato.
Come Obiettivo Ippocrate, in Commissione Igiene e Sanità del Senato, abbiamo manifestato la nostra profonda preoccupazione per quattro aspetti inseriti nel Ddl Gelli:

· La possibilità di agire direttamente sull’esercente la professione sanitaria (medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari), da parte del presunto danneggiato (comma 3 dell’art. 7, comma 2 dell’art. 9, comma 1 dell’art. 12), nell’ambito di un Servizio Sanitario Nazionale, in cui l’esercente la professione sanitaria ricopre un ruolo di pubblica necessità, con un rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario.
· La sottrazione dell’azione di rivalsa esercitata dalle aziende del Servizio Sanitario Nazionale nei confronti dei propri dipendenti alla giurisdizione della Corte dei Conti, per attribuirla al Tribunale Ordinario, con l’introduzione di una procedura pericolosamente violativa del diritto di difesa dell’esercente la professione sanitaria (comma 3 dell’art 9,  comma 7 dell’art 9, anche in combinato disposto con la nuova procedura a cognizione sommaria delineata all’art. 8).
· La necessità del singolo esercente la professione sanitaria, anche dipendente del Sistema Sanitario Nazionale, di stipulare singolarmente una adeguata polizza assicurativa (comma 3 dell’art. 10), abbandonando il singolo professionista ad interfacciarsi da solo, coi titani assicurativi nei confronti dei quali le stesse Aziende Sanitarie stanno facendo un passo indietro, pur avendo un potere contrattuale decisamente superiore. Attualmente le polizze proposte, siano esse di primo rischio o colpa grave, hanno durata annuale, con diritto di recesso unilaterale alla sola notifica di sinistro, con aumento esponenziale del premio assicurativo a seguito della sola notifica del sinistro, sempre che si riesca a trovare una compagnia assicurativa disposta a stipulare una nuova polizza. In tal caso che farà il medico? Smetterà di esercitare la professione?
· Il concetto di autogestione assicurativa o autoassicurazione o autoritenzione del rischio, possibile per le Aziende del Servizio Sanitario Aziendale (comma 1 dell’art 10) che, al di là della reale e mera opportunità economica, tutta da dimostrare, ci lascia molto perplessi sulle reali competenze delle Aziende su una problematica che, in ambiti non solo sanitari, è sempre stata gestita da chi si dedica esclusivamente a questo. Esponendoci inoltre, questo tipo di autoassicurazione, ad una serie di rischi, il più importante dei quali, è quello di porci in una possibile posizione di conflitto di interesse, come controparte, con la stessa nostra Azienda, alla quale potrà essere arrogata la possibilità di azione di censura severa, per raggiungere il giudizio di colpa grave (ad oggi ancora senza chiara definizione) con l’intento di recuperare economicamente almeno una parte di quanto eventualmente esborsato.

E’ chiaro che, con questi presupposti il lavoro dell’esercente la professione sanitaria, non potrà essere svolto con serenità, ed il primo a risentirne sarà il paziente, con aumento vertiginoso della medicina difensivistica, che diventerà presto “medicina astensionistica”, aumento della spesa, calo delle performance clinico-chirurgiche e soprattutto aumento della mortalità. Abbiamo avuto la percezione che il Presidente della Commissione, Sen.ce De Biasi, il Relatore per il Ddl Gelli al Senato, Sen. Bianco, e tutti i membri abbiano compreso le nostre preoccupazioni di medici che lavorano quotidianamente in prima linea, a contatto con la malattia ma soprattutto con i nostri malati. Hanno preso atto della nostra ferma volontà di non voler abbandonare le specialità più a rischio e di continuare a fare il nostro lavoro anche in futuro, utilizzando, per ogni singolo malato, tutte le capacità professionali, il bagaglio di esperienza, le doti umane, anche oltre il dovuto ed il previsto, se servirà a dare anche una sola possibilità in più per salvare una vita. Ai politici diciamo che possono ridurci gli strumenti, gli spazi, ci possono ridurre numericamente, tutto questo ci metterà in grossa difficoltà ma non ci fermerà, se servirà come chirurgo opererò a mani nude su di una barella in un corridoio, se sarò l’unica e ultima speranza per il mio malato.   Ma se riusciranno ad insinuare, instillare la paura nelle nostre menti e nei nostri cuori allora sì riusciranno a fermarci, perché sapete cosa può fare la paura? La paura uccide, uccide la nostra professione ma soprattutto uccide i nostri malati.

Massimiliano Zaramella
Presidente “Obiettivo Ippocrate”

(fonte quotidianosanita.it)

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Se le linee guida diventano uno strumento più legale che scientifico (fonte Quotidianosanita.it)

Gentile Direttore,
leggo sempre con attenzione gli interventi di Cavicchi in merito ai problemi dei Medici, degli Infermieri, e del Sistema Sanitario Nazionale in generale; problemi che sono sempre affrontati con chiarezza e con solide argomentazioni, ma sono stato colpito dalla veemenza argomentativa del suo articolo  “E’ il momento dei lineaguidari”. Pertanto ho molto  apprezzato, dopo pochi giorni di riflessione, il secondo suo articolo “Io e gli amici lineaguidari. I malintesi da chiarire” espresso con pacatezza e con convincenti argomentazioni. Concordo che solo la discussione consente di chiarire il proprio pensiero e, se affrontata con onestà intellettuale, di trovare soluzioni. Non entro nel merito delle riflessioni sulle Linee Guida (LG) ma trovo valida la  posizione  critica di Cavicchi: “Le linee guida obbediscono ad una razionalità scientifica precisa definibile in tanti modi (convenzionale, procedurale, metodologica,  ecc) ma i loro scopi ne sottolineano il prevalente carattere strumentale. Oggi con questi strumenti  si cerca di  curare la gente e spendere di meno. Valutando le politiche sanitarie in essere. Il rischio che mi preoccupa e che io chiamo “medicina amministrata” è quello, sulla spinta soprattutto  dell’economicismo, di dare corpo ad una medicina fondamentalmente proceduralista dedotta proprio dai postulati strumentali delle linee guida.” Mi soffermerò su un aspetto dell’utilizzo delle LG quale risulterebbe dalle nuove disposizioni legislative ai fini della  valutazione della “perizia”  in tema di responsabilità professionale medica.
L’utilizzo delle LG nell’accertamento della responsabilità del medico era stato  introdotto dal “Decreto Balduzzi” del 2012 all’Art. 3, comma 1: “Fermo restando il disposto dell’articolo 2236 del Codice Civile, ai fini dell’accertamento della colpa lieve nell’attività dell’esercente le professioni sanitarie il giudice, ai sensi dell’articolo 1176 del codice civile, tiene conto in particolare dell’osservanza, nel caso concreto, delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.” Con decreto si afferma infatti che “L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve”.

Ecco la forzatura dei legislatori nell’impiegare le LG per  la valutazione della prestazione medica! Ossia per uno scopo diverso da quello per cui le LG sono state concepite e adottate dalla comunità medica a livello internazionale.
Sicuramente nel contesto invece nazionale italiano , oltre ai  criteri di elaborazione, condivisione, validazione, ufficializzazione e comunicazione delle LG sarà necessario valutarne anche l’impatto legale.
Sappiamo tutti la differenza tra il concetto di malattia e il malato che cerca da noi una cura per la sua malattia.
La prima: entità “astratta e codificata”,  il secondo: persona con caratteristiche  individuali diverse  per età, genere,  conformazione fisica, reattività, comorbilità, ecc.
Per salvaguardare tale secondo aspetto era stato inserito nel comma 1 del decreto Balduzzi, la dizione  ” …, nel caso concreto, ..”  finalizzata a riportare al caso individuale l’aspetto universale delle LG.
Analogamente  nella Legge sulla responsabilità professionale che andrà in discussione al Senato è stato inserita, con il contributo di Cavicchi, la frase “salve le rilevanti specificità del caso concreto”. Saranno sufficienti?
La mia preoccupazione è legata all’applicazione delle LG nel valutare la Responsabilità Omissiva del Medico.
Tale fattispecie di reato è disciplinata dall’art. 40, ultimo comma, del Codice Penale italiano. La norma precisa che “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo“. Tale comma equipara la posizione di colui che commette attivamente un reato a quella di colui che commette un reato non attraverso un’azione bensì a causa di un’omissione.
Sicuramente questo articolo, introdotto dal  Codice Rocco del 1930 (e concettualmente validissimo), non ne prevedeva l’applicazione nella valutazione dell’attività medica!
L’omissione è intesa come un “non fare“, cioè un rimanere inerti di fronte al verificarsi di un evento.
Nel caso della mia specialità, la Radiologia, dopo avere effettuato un’indagine di cui si conoscono i limiti diagnostici, può significare  che non fare o non proporre ulteriori esami scientificamente considerati più idonei ad evidenziare la patologia sospettata potrebbe costituire, nella valutazione dei Giudici, un reato di omissione.
Tipica la domanda al CTU: “esistevano altre indagini che avrebbero evidenziato la patologia?” Siamo sicuri che questo nuovo orientamento legislativo di utilizzare le LG sia sempre corretto applicato alla professione medica? Restando all’esempio della mia specialità, per quanto il Radiologo possa essere consapevole, preparato, aggiornato, non potrà mai essere al corrente di tutti i dati clinici riguardanti ogni singolo paziente che si trova ad esaminare  (e dove le Amministrazioni spesso valutano la “quantità” degli esami  e la riduzione delle liste di attesa a scapito del tempo necessario anche per un minimo di colloquio con il paziente) al pari del Medico Curante.  Né si può certo pensare ad un diagnosta –radiologo- che si sostituisce al  clinico.
Ma questo concetto “omissivo” si può applicare a tutte le  Specialità mediche!
A sua volta il Curante (medico di famiglia, specialista clinico, ecc) per tale preoccupazione si troverebbe costretto ad sottoporre comunque il Paziente all’eventuale esame previsto dalle LG relative alla patologia in questione anche se clinicamente non ne ravvede (in quello specifico paziente, o in quel momento o in quella fase della malattia) la stretta necessità. Con buona pace di tutti i tentativi di razionalizzare il ricorso agli esami specialistici nell’ottica del contenimento della spesa sanitaria così come  di limitare il ricorso ad esami radiologici non indicati  allo scopo di evitare di esporre sempre di più la popolazione alle radiazioni ionizzanti, secondo il principio di giustificazione che è alla base della radioprotezione.

Non entro qui nella valutazione di chi sia deputato a elaborare, convalidare ed emanare le LG, ma ricordo come la Corte di Cassazione,  su questo punto del decreto Balduzzi, ne abbia eccepito la legittimità in quanto  troppo vago . Si possono prevedere una serie di problemi al riguardo;  allo stato attuale su molte condizioni cliniche ci sono già più LG emanate da  Società scientifiche diverse (LG che di solito non sono mai del tutto identiche),  internazionali o nazionali (e che spesso rispecchiano orientamenti sociosanitari diversi), con molti o pochi iscritti, universitarie o ospedaliere, ecc.
Per non parlare magari di qualche normativa regionale italiana (e presumibilmente quelle della Regione X non saranno mai uguali a quelle della Regione Y) che le potrebbero limitare.  Oppure sarà qualche funzionario statale o regionale – non necessariamente medico – a fare un “sunto” o un “collage” di pubblicazioni in letteratura? E in una condizione italiana in cui il livello e l’offerta di assistenza sanitaria sono caratterizzate da forti disuguaglianze sul territorio nazionale, sarà possibile attenersi ai percorsi diagnostici consigliati nelle LG nonostante i problemi tuttora non risolti di accesso alle prestazioni diagnostiche e specialistiche teoricamente più indicate? Oppure potremmo essere incolpati di condotta omissiva per non avere applicato gli iter diagnostici ottimali?
In definitiva, nel momento in cui il ruolo delle LG viene di fatto ampliato, se non addirittura “forzato”,  portandole ad essere non più un riferimento strumentale(inteso proprio come “strumento” concepito per aiutare  i medici nell’esercizio quotidiano della loro  professione) ma uno standard di riferimento giuridico con cui valutare in ambito penale e/o civile la nostra condotta – e la nostra eventuale colpa professionale –  ritengo opportuno che le prossime LG che saranno elaborate tengano conto anche dell’aspetto “legale” delle stesse.

Adriano FileniRadiologo e Medico Legale (fonte quotidianosanita.it)

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Responsabilità professionale. La legge è quasi pronta, ma le assicurazioni forse no (fonte Quotidianosanita.it)

Per costruire un sistema di responsabilità assicurata, occorre contare su un mercato assicurativo efficiente, efficace ed a condizioni tariffarie e normative accessibili. Ma l’Autorità nazionale di vigilanza sulle assicurazioni, nella sua ultima relazione annuale di giugno 2015, ha denunciato una perdurante problematicità del rischio med-mal. Per il numero ridottissimo di compagnie e la notevole concentrazione del mercato

Esiste una capacità assicurativa congrua per una responsabilità obbligatoriamente assicurata? In questi giorni il Senato sta esaminando il disegno di legge 2224 “Gelli”, già approvato dalla Camera in gennaio. Sono in corso presso la Commissione Sanità le audizioni e la ricognizione dei vari interessi rappresentati è in fase conclusiva.
Il disegno di legge ha numerosi meriti, cercando in pratica di circoscrivere la responsabilità civile e penale del medico. Meglio di quanto sia riuscito al decreto “Balduzzi”, poi convertito con parecchie, e peggiorative, modifiche nella vigente legge 158/2012. Come già la “Balduzzi”, anche il disegno-legge “Gelli” si fonda su un regime di responsabilità assicurata – polizze obbligatorie per professionisti e strutture – poco curando, però, di accertare preventivamente le condizioni reali del mercato assicurativo. Ossia se l’offerta del mercato assuntivo abbia caratteristiche adeguate ad assorbire la domanda di copertura, generata dall‘obbligo per tutti di assicurarsi, medici ed ospedali.
Ed in effetti il d.pr. – che la “Balduzzi” prevedeva a disciplinare le condizioni minime delle polizze – non ha mai visto la luce, dopo tre anni di trattative tra medici ed assicurazioni. Ognuno comprende, dunque, come il tema sia alla base della riforma e da appianare prima della sua approvazione. Sarebbe stato come se, all’epoca di istituire l’obbligo della r. c. auto, il legislatore non si fosse premurato di verificare con il mondo assicurativo la capacità di accoglimento della generalizzata domanda di garanzia.
Certo si pensa che un mercato, prima insufficiente, si adatti presto alle nuove necessità della domanda. Ma un mercato bloccato non è detto che si sblocchi. Come non si è sbloccato dopo la “Balduzzi”. Peraltro la problematicità dell’offerta assuntiva per la med-mal è nota da anni. Certamente dai tempi, ancora recenti, di quella ristrettezza che aveva permesso alla Faro Assicurazioni di creare la sua posizione dominante nel mercato. E causato il successivo dissesto per centinaia di milioni e la sua messa in liquidazione coatta, lasciando diversi ospedali con sinistri mai pagati.
Oggi fortunatamente non ricorrono questi estremi. Pur tuttavia Ivass (autorità nazionale di vigilanza sulle assicurazioni) nella sua ultima relazione annuale di giugno 2015 ha denunciato una perdurante problematicità del rischio med-mal. Per il numero ridottissimo di compagnie e la notevole concentrazione del mercato. Ivass tiene ora sotto osservazione il mercato e negli scorsi giorni ha inviato una circolare a tutti gli assicuratori ed agli organismi di rappresentanza degli assicurati per seguire da vicino l’andamento di questo ramo. Data la portata dei rilievi, forse una parola di chiarezza anche dall’Autorità di Garanzia della Concorrenza e del Mercato (antitrust) aiuterebbe l’affidamento del settore. Del resto la situazione bloccata del mercato assicurativo med-mal è ribadita nelle audizioni parlamentari in corso dal principale intermediario del mercato, pertanto non può essere trascurata. E’ dunque encomiabile predisporre un regime di responsabilità obbligatoriamente assicurata, perché di depotenziano i conflitti medico-paziente e, contemperando gli interessi contrapposti, si restituisce serenità e fluidità alla professione ed alla sanità tutta, di cui costituisce il perno.
Però per costruire un sistema di responsabilità assicurata, occorre contare su un mercato assicurativo efficiente, efficace ed a condizioni tariffarie e normative accessibili. Come bisogna porre attenzione alla sostenibilità di quel settore assicurativo, indebolito da un rapporto sinistri-premi ingestibile, che ha motivato l’esodo delle principali compagnie.
La cura? E’ nota. Tenere più bassi i risarcimenti e snellire il contenzioso risarcitorio, mantenendo al tempo stesso una quota di cointeressenza in capo all’operatore sanitario, per renderlo sempre partecipe e sensibile della necessità di prevenire il rischio. Mentre sullo snellimento del contenzioso, il disegno-legge Gelli si pronuncia, sul contenimento risarcitorio lascia al ddl Guidi sulla concorrenza il compito di tabelle risarcitorie meno gravose, con limitazione del danno extra-patrimoniale.  Ma il provvedimento sulla concorrenza, che si applica in genere al danno alla persona anche originato da altre cause, come l’incidente stradale, trova diverse resistenze. Dunque, se non si rimuovono gli ostacoli alla sostenibilità dei conti assicurativi, certo da vigilare come prescrive Ivass, è lecito nutrire qualche riserva sul repentino ripopolarsi della fauna di assicuratori med-mal.  Da qui gli interrogativi sulla capacità della riforma Gelli di risolvere la questione della responsabilità professionale medica, mobilitando i risarcimenti assicurativi auspicati.
L’autoassicurazione è la soluzione? O è parte del problema?
Gli incerti contorni del rischio med-mal – a) sinistri elevati per quantità e valori medi; b) statistiche degli eventi avversi poco affidabili; c) regole sulla responsabilità ondivaghe – determinano la scarsa offerta assuntiva. Le coperture, quando si trovano, sono costose e prevedono notevoli franchigie, per le strutture sanitarie. Solitamente dai 500mila euro in su. Lasciando dunque una significativa porzione del rischio in capo alla struttura, che deve perciò gestire in proprio i sinistri entro quella soglia. Da qui la soluzione di ritenere direttamente tutto, o quasi, il rischio med-mal all’interno delle strutture sanitarie. La così detta auto-assicurazione, per la quale hanno optato le regioni Toscana, Liguria, Emilia (vedi ultimo rapporto Agenas 2015).
Gli assicuratori la chiamano auto-ritenzione del rischio e il legislatore (decreto Madia n.90 del 2014) “misure analoghe” alla assicurazione. Ora, come faccia una “misura analoga” ad essere l’opposto di quella cui dovrebbe corrispondere resta un mistero. Se l’assicurazione è – per definizione – trasferimento del rischio ad un terzo, l’auto-ritenzione non può essere misura analoga. E’ misura opposta e, se l’assicurazione è obbligatoria, contra legem. Anzi, vigente l’obbligo assicurativo, già una garanzia assicurativa che lasciasse una quota non residuale (per non dire, di fatto, significativa) del rischio in carico all’ente sanitario, dovrebbe configurare già inadempienza dell’obbligo di trasferimento al terzo assicuratore. Figurarsi la totale auto-ritenzione. Dunque essa non è misura analoga alla polizza.
Ma c’è di più. Se dovesse essere considerata misura (ad ogni effetto) analoga, l’auto-ritenzione dovrebbe andare soggetta alle stesse regole dell’assicurazione. Ovvero la capacità di costituire riserve, garantendole nel tempo come imposto dalle norme sulle assicurazioni (codice, più regolazione di stabilità e vigilanza). Così oggi non è.
La capacità di stanziare idonee riserve implica: a) la valutazione statistica del probabilità di dover risarcire il sinistro denunciato; b) l’appostamento della somma prudenzialmente stimata nell’anno di competenza presunto, in cui la spesa diventa ragionevolmente probabile; c) la possibilità di segregare le somme pretese dei sinistrati, rispetto a quelle degli altri creditori a diverso titolo dell’ente sanitario; d) la individuazione di criteri di sostenibilità delle riserve, rispetto alla dotazione patrimoniale dell’ente sanitario, etc. Senza contare l’impatto dei piani di rientro per quegli enti sanitari che ne presentano necessità. E oggi chi certifica, prima, e vigila, poi, su questi appostamenti di auto-assicurazione delle regioni?
Come previsto nel d.lgs. 118/2011, i bilanci sanitari – da quando la contabilità regionale non va più per cassa, ma per competenza e dunque risponde a criteri di contabilità finanziaria e patrimoniale – devono essere certificati da revisori ufficiali dei conti ed in ogni caso, successivamente, controllati dalle apposite sezioni regionali della Corte dei Conti.  Ma il disegno Gelli prevede che l’osservatorio della sicurezza in sanità sia svolto da Agenas. Bene sarebbe se ci fosse un controllo incrociato con Ivass, attesa l’equivalenza dell’auto-ritenzione alle misure assicurative.  Altri commentatori individuano nella assicuratrice pubblica Consap il soggetto idoneo a controllare la tenuta contabile dell’auto-ritenzione. Tuttavia, data la natura di assicuratrice di questo soggetto, e non di ente vigilante, un tale compito parrebbe estraneo rispetto al mandato istituzionale di Consap. Comunque sia, un controllo sostanziale e non formale si impone nella tenuta della contabilità della auto-ritenzione. Si auspica che il Senato voglia tenere conto di queste semplici osservazioni, che vengono condivise in svariati ambiti tra i professionisti del ramo.

Alberto Tita – Of Counsel, studio legale Lexellent, Milano  (fonte: quotidianosanita.it)

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Comunicato Stampa Associazione “Obiettivo Ippocrate” dopo audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato

Responsabilità professionale. Obiettivo Ippocrate: una congrua tutela per l’esercente la professione sanitaria è irrinunciabile per il diritto alle cure del cittadino

La convocazione dell’Associazione “Obiettivo Ippocrate” in Commissione Igiene e Sanità del Senato, a soli 30 giorni dalla sua nascita, dimostra la nostra credibilità e la nostra determinazione. Mai nella storia della Repubblica Italiana un associazione neonata aveva avuto un tale riconoscimento istituzionale ed una tale investitura ufficiale.
“Obiettivo Ippocrate” si pone come scopo principale quello di occuparsi della responsabilità professionale in campo medico. La questione è estremamente complessa e coinvolge molteplici ambiti, alquanto eterogenei, ed a volte tra loro in conflitto. Lo spirito che ci anima è fondamentalmente collaborativo e, pur coscienti della gravità drammatica per i cittadini, e per gli operatori sanitari in genere, dell’attuale situazione, ma soprattutto degli scenari futuri che si vanno delineando, la nostra volontà è di dare un apporto costruttivo se non alla soluzione della problematica almeno ad affrontarla e sviscerarla in maniera corretta.

In questo contesto non può non avere un ruolo fondamentale il Ddl Gelli attualmente in esame al Senato.
Come Obiettivo Ippocrate oggi in Commisione Igiene e Sanità del Senato abbiamo manifestato la nostra profonda preoccupazione per tre aspetti inseriti nel Ddl Gelli:

  • La possibilità di agire direttamente sull’esercente la professione sanitaria (medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari), da parte del presunto danneggiato (comma 3 dell’art. 7, comma 2 dell’art. 9, comma 1 dell’art. 12), nell’ambito di un Servizio Sanitario Nazionale, in cui l’esercente la professione sanitaria ricopre un ruolo di pubblica necessità con un rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario.
  • La necessità del singolo esercente la professione sanitaria, anche dipendente del Sistema Sanitario Nazionale, di stipulare singolarmente una adeguata polizza assicurativa (comma 3 art. 10), abbandonando il singolo professionista ad interfacciarsi da solo, coi titani assicurativi nei confronti dei quali le stesse Aziende Sanitarie stanno facendo un passo indietro, pur avendo un potere contrattuale decisamente superiore. Attualmente le polizze proposte, siano esse di primo rischio o colpa grave, hanno durata annuale, con diritto di recesso unilaterale alla sola notifica di sinistro, con aumento esponenziale del premio assicurativo a seguito della sola notifica del sinistro, sempre che si riesca a trovare una compagnia assicurativa disposta a stipulare una nuova polizza. In tal caso che farà il medico? Smetterà di esercitare la professione?
  • Il concetto di autogestione assicurativa o autoassicurazione o autoritenzione del rischio, possibile per le Aziende del Servizio Sanitario Aziendale (comma 1 dell’art 10) che, al di là della reale e mera opportunità economica, tutta da dimostrare, ci lascia molto perplessi sulle reali competenze delle Aziende su una problematica che, in ambiti non solo sanitari, è sempre stata gestita da chi si dedica esclusivamente a questo. Esponendoci inoltre, questo tipo di autoassicurazione, ad una serie di rischi il più importante dei quali è quello di porci in una possibile posizione di conflitto di interesse, come controparte, con la stessa nostra Azienda, alla quale potrà essere arrogata la possibilità di azione di censura severa, per raggiungere il giudizio di colpa grave (ad oggi ancora senza chiara definizione) con l’intento di recuperare economicamente almeno una parte di quanto eventualmente esborsato.

E chiaro che, con questi presupposti il lavoro dell’esercente la professione sanitaria, non potrà essere svolto con serenità ed il primo a risentirne sarà il paziente, con aumento vertiginoso della medicina difensivistica, che diventerà presto “medicina astensionistica”, aumento della spesa, calo delle performance clinico-chirurgiche ed aumento della mortalità.
Partendo dal presupposto che il diritto all’assistenza sanitaria, dato che la salute in quanto tale non può purtroppo essere un diritto, ed il diritto ad un giusto ed equo indennizzo sono inalienabili ed intoccabili in una società civile, crediamo che servirà uno sforzo immane da parte di tutti per recuperare due concetti che costituiscono le fondamenta dell’atto medico nella sua nobiltà:

  • Il rapporto medico-paziente, al di là di regole e leggi, che giustamente devono esistere, si fonda sostanzialmente su un rapporto di fiducia reciproca.
  • Il paziente che più può denunciare non sarà mai un paziente più tutelato, perché l’approccio del medico sarà, anche solo a livello inconscio, influenzato da questa rincorsa al responsabile, al colpevole, all’indennizzo e quindi, soprattutto nelle situazioni più complesse, più difficili, di grigio, potrà accadere di scegliere di non fare, o di fare la cosa che espone meno il professionista, anche se in quella specifica situazione potrebbe non essere quella che dà maggiori possibilità al paziente.

Massimiliano Zaramella
Presidente “Obiettivo Ippocrate”
www.obiettivoippocrate.it

 

Roma, Senato della Repubblica 22 marzo 2016

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Obiettivo Ippocrate entra al Senato «La norma lascia il medico da solo» I motivi dell’opposizione al ddl Gelli (fonte: Il Gazzettino)

Diritto alle cure e responsabilità professionale dei medici. Su questi temi si è concentrata l’audizione dell’associazione vicentina di sanitari Obiettivo Ippocrate, accolta in Commissione Igiene e Sanità del Senato. Un risultato record per un sodalizio che è nato solo 30 giorni fa all’interno del San Bortolo, trovando il consenso di centinaia di medici proprio sull’allarme per il “taglio” delle tutele assicurative.
“Obiettivo Ippocrate” si pone come scopo principale quello di occuparsi della responsabilità professionale in campo medico, ha spiegato il presidente Massimiliano Zaramella, che si è concentrato sul ddl Gelli attualmente in esame al Senato. Zaramella ha espresso preoccupazione per tre aspetti inseriti: la possibilità di agire direttamente sull’esercente la professione sanitaria (medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari), da parte del presunto danneggiato nell’ambito di un Servizio Sanitario Nazionale, in cui l’esercente la professione sanitaria ricopre un ruolo di pubblica necessità con un rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario; il secondo riguarda la necessità del singolo esercente la professione sanitaria, anche dipendente del Sistema Sanitario Nazionale, di stipulare singolarmente una adeguata polizza assicurativa, abbandonando il singolo professionista ad interfacciarsi da solo coi titani assicurativi nei confronti dei quali le stesse Aziende Sanitarie stanno facendo un passo indietro: difficile riuscire perfino trovare una compagnia assicurativa disposta a stipulare una nuova polizza. In tal caso che farà il medico? Smetterà di esercitare la professione?

foto dei medici vicentini alla "conquista" del Senato

i medici vicentini alla “conquista” del Senato

Infine il concetto di autogestione assicurativa o autoassicurazione o autoritenzione del rischio, possibile per le Aziende del Servizio Sanitario Aziendale, al di là della reale e mera opportunità economica, tutta da dimostrare, «ci lascia molto perplessi sulle reali competenze delle aziende su una problematica che, in ambiti non solo sanitari, è sempre stata gestita da chi si dedica esclusivamente a questo. Esponendoci inoltre, questo tipo di autoassicurazione, ad una serie di rischi il più importante dei quali è quello di porci in una possibile posizione di conflitto di interesse, come controparte, con la stessa nostra azienda, alla quale potrà essere arrogata la possibilità di azione di censura severa, per raggiungere il giudizio di colpa grave».

«Con questi presupposti – ha detto Zaramella – il lavoro del medico non potrà essere svolto con serenità ed il primo a risentirne sarà il paziente, con aumento vertiginoso della medicina difensivistica, che diventerà presto “medicina astensionistica”, aumento della spesa, calo delle performance clinico chirurgiche ed aumento della mortalità. Partendo dal presupposto che il diritto all’assistenza sanitaria e il diritto ad un giusto ed equo indennizzo sono inalienabili ed intoccabili in una società civile, occorre recuperare due concetti fondamentali: intanto che il rapporto medico-paziente, al di là di regole e leggi, che giustamente devono esistere, si fonda sostanzialmente su un rapporto di fiducia reciproca. E poi va ricordato che il paziente che più può denunciare non sarà mai un paziente più tutelato, perché l’approccio del medico sarà, anche solo a livello inconscio, influenzato da questa rincorsa al responsabile, al colpevole, all’indennizzo e quindi, soprattutto nelle situazioni più complesse, più difficili, potrà accadere di scegliere di non fare, o di fare la cosa che espone meno il professionista».
I medici dell’associazione sono molto soddisfatti dell’audizione al Senato. Da parte loro arriva il grazie ai parlamentari che li hanno sostenuti nella loro richiesta, Stefani e Volpi della Lega, Santini, Filippin e Crimi del Pd, oltre al movimento dei loro colleghi che hanno reso “pesante” l’azione di Obiettivo Ippocrate.

(fonte: Il Gazzettino, link all’articolo: clicca qui)

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Medici di Obiettivo Ippocrate ricevuti al Senato: accolto il loro appello (fonte: il Gazzettino)

In pochi mesi sono riusciti a catturare l’attenzione delle massime istituzioni. L’associazione dei medici del San Bortolo, “Obiettivo Ippocrate“, viene ricevuta al Senato dalla commissione Igiene e Sanità, che sta esaminando i disegni di legge sulla responsabilità professionale del personale sanitario. Come noto i medici di Obiettivo Ippocrate, associazione presieduta da Massimiliano Zaramella, hanno sollevato il caso del problema assicurativo, con il rischio di restare scoperti e doversi arrangiare di fronte ai rischi del loro operare. In sostanza dal San Bortolo continuano ad arrivare messaggi sui rischi della professione, tra i tagli regionali e legislazioni non favorevoli.  “Possiamo anche appendere il bisturi al chiodo” dicono i sanitari spiegando che la sanità è a rischio. Nel video di Obiettivo Ippocrate c’è la rappresentazione della difficile situazione in cui si trova il medico oggi.

(Da Il Gazzettino, per vedere l’articolo clicca qui )

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Obiettivo Ippocrate in Senato a 30 giorni dalla nascita: un predestinato?

Quanto durano trenta giorni? Quanto valgono trenta giorni? Quanto si può fare in trenta giorni?
Credo che Obiettivo Ippocrate abbia dato un nuovo valore a queste domande e soprattutto ci abbia regalato nuove risposte, che vanno al di là della speranza, della programmazione e dell’immaginazione.
In un mese 300 iscritti, oltre 1700 visitatori sul sito web ufficiale, oltre 1500 contatti su facebook, una Interrogazione alla Giunta Regionale ed all’Assessore alla Sanità della regione Veneto, una convocazione alla V Commissione Consiliare “Servizi alla Popolazione” del Comune di Vicenza, una tavola rotonda sulla responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria, nell’Aula Magna dell’Ospedale San Bortolo, che ha riunito tutti i sindacati medici, medici ospedalieri, medici di medicina di base, pediatri di base, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari, con un’Aula Magna che presentava persone ad occupare persino i gradini e le entrate: esplosiva. E proprio lì, in tempo reale, in diretta, in corso dell’assemblea, il caso ci ha regalato la fatidica ciliegina sulla torta: la convocazione in Commissione Igiene e Sanità del Senato, un tripudio.
Dato che noi crediamo ai segni, prendiamo questo come la definitiva consacrazione di Obiettivo Ippocrate alla buona sorte. Sudata, sofferta, combattuta ma decisamente meritata!
Permettetemi di dedicare tutto questo a due tipi di persone, quelle che all’inizio, alle prime nostre parole, azioni, documenti, ci diceva: così stanno le cose, queste sono le regole, le leggi non si possono cambiare, dove volete andare?
Ma soprattutto lasciatemi dedicare tutto questo e tutto quello che ancora sarà a venire, a quelli che ho visto commuoversi alla proiezione del nostro video ad aprire la tavola rotonda al San Bortolo, ed a quelli a cui scendevano le lacrime alla notizia della audizione in Senato, le hanno asciugate rapidamente ma io, e con me altri, le abbiamo viste benissimo.

Grazie,

Massimiliano Zaramella

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SOS assicurazioni – i medici a Roma “Sanità a rischio” (fonte: Il Giornale di Vicenza)

SOS assicurazioni - medici a Roma "Sanità a rischio"

LA NEONATA ASSOCIAZIONE “OBIETTIVO IPPOCRATE” SARA’ ASCOLTATA AL SENATO: “LEGGE DA CORREGGERE, SOLTANTO UN’ADEGUATA TUTELA PROFESSIONALE GARANTISCE LE CURE”.

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Convocazione di Obiettivo Ippocrate al Senato della Repubblica

Convocazione Senato Obiettivo Ippocrate

 

 

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incontro “Responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria”

Locandina 17-3-2016

GIOVEDI 17 MARZO dalle ore 11 alle 13.30

AULA MAGNA SCUOLA INFERMIERI – Vicenza

 

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Sospeso lo sciopero dei medici del 17-18 marzo.
Rimaniamo solo noi? Il nostro grido nel silenzio generale!

Sospeso lo sciopero dei medici del 17-18 marzo
Rimaniamo solo noi?
Il nostro grido nel silenzio generale!

La nascita di “Obiettivo Ippocrate” parte dalla considerazione che la priorità, per la nostra professione, è affrontare in modo corretto e risolutivo la questione della responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria, in quanto senza una chiara, univoca ed equa soluzione a questa criticità, ovvero senza una congrua tutela, nessun medico potrà lavorare serenamente e, di conseguenza, nessun paziente avrai mai la garanzia che ci si possa giocare per lui qualsiasi carta utilizzabile, per garantirgli il massimo delle possibilità anche in situazioni difficili, uniche, di grigio.
Il comune buon senso ci ha inoltre suggerito che, se vuoi perseguirlo nel migliore dei modi e con ogni mezzo, l’obiettivo deve essere unico, è impossibile fare nel migliore dei modi più cose insieme. Nel nostro statuto abbiamo inserito pertanto un unico obiettivo guida: “…… perseguire la piena realizzazione di tutte le condizioni che possano garantire il libero, sereno e responsabile esercizio della professione medico chirurgica, nonché di promuovere e di proporre soluzioni alle problematiche degli associati concernenti in particolare la responsabilità professionale in campo medico e la relativa copertura assicurativa ……”.
Volevamo inoltre essere veloci, snelli, immediati, senza vincoli superiori e fuori dalle dinamiche di contrattazione, compromesso e scambio.
Siamo quindi nati come associazione e non come sindacato, non ci interessa sedere ai tavoli di contrattazione, vogliamo essere una voce della coscienza di chi opera in prima linea ogni santo giorno, con la volontà e la presunzione di essere d’ispirazione e guida per chi, per esperienza, capacità e mezzi siede poi a quei tavoli.
Sempre nello statuto ci proponiamo comunque di “costituire un punto di riferimento tra i medici associati e non”, per cui non possiamo non dar voce a tutti quei Colleghi che in queste 24 ore ci hanno manifestato la loro rabbia, delusione, disorientamento per la decisione comune di tutti i Sindacati Medici, di sospendere i due giorni di sciopero previsti per il 17 e 18 marzo.
Iscritti, simpatizzanti, ma anche colleghi che prima mai si erano interfacciati con noi ci hanno fermato per i corridoi, subissato di mail, martellato con telefonate, sms, in chat per sapere, da noi, i veri motivi di questa sospensione e, contemporaneamente, sapere la posizione di “Obiettivo Ippocrate” a riguardo.
Evidentemente non si capisce come in un momento cruciale di coesione professionale e di drammaticità del Servizio Sanitario Nazionale, ci si gioca una tale unica congiunzione astrale per delle promesse vaghe, senza peraltro accennare in alcun modo nelle motivazioni date dai sindacati circa la sospensione, anche con solo una riga, alla problematica della responsabilità professionale. E non mi si dica che la questione non era tra le motivazioni dello sciopero, perché questa risposta renderebbe il comportamento dei sindacati ancora più grave, per non aver colto la centralità del problema per la nostra professione.

Abbiamo la determinazione e, permettetemi, gli attributi che ci derivano dalla coscienza di essere nel giusto, sia nei contenuti che nei modi,  per farci da portavoce di queste centinaia di colleghi e chiedere ai Nostri Sindacati:

  • perché avete sospeso lo sciopero?
  • perché vi siete accontentati di parole al vento?
  • perché non avete avuto il coraggio di restare uniti a noi un po’ più a lungo?

Aspetto insieme a tutte le voci che avete zittito, a tutte le speranze che avete minato, a tutte le aspettative che avete ferito una risposta purché sia chiara, sincera e, soprattutto, coraggiosa.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate
www.obiettivoippocrate.it

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Convocazione alla V commissione consiliare “Servizi alla popolazione” – Comune di Vicenza

stemma-vicenza

Comune di Vicenza

V Commissione Consiliare “Servizi alla popolazione”

  Venerdì  18 marzo 2016

OdG:

 ULSS 6 – Approfondimento sulla situazione del servizio all’Ospedale San Bortolo di Vicenza in relazione all’introduzione del “turno europeo” e alla luce delle normative in itinere, al fine di valutarne le implicazioni e i riflessi diretti sulla sicurezza e la qualità nei servizi offerti ai cittadini. Prospettive per il futuro dell’ospedale vicentino.

/2. Audizione degli Ordini e delle Associazioni.

(omissis)

Ore 17.45  Associazione “Obiettivo Ippocrate”.

(omissis)

 

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