“Il disagio del medico” di Massimo Misiti

Salve,
mi rendo conto che poco, o nulla, possa interessare nel quotidiano al politico, al manager, all’uomo della strada del disagio dei medici e degli “esercenti la professione sanitaria”, ma che questo  non interessi neanche agli stessi è il massimo della delusione e dello scoramento.
Il pianeta sanità è diventato da un po’ di tempo a questa parte l’orsetto del luna-­park su cui
tutti esercitano il loro tiro, nello specifico oggigiorno:

  • per poter partecipare ad un concorso per una professione sanitaria “è consigliabile” frequentare dei corsi propedeutici, a pagamento.
  • Le tasse universitarie, si pagano da tutte le parti, nulla questio.
  • Gli iscritti del 5°e del 6° anno delle facoltà di Medicina e Chirurgia possono, se vogliono, cominciare a pagare i contributi Enpam.
  • Appena laureati è obbligatoria, l’iscrizione all’ordine dei medici con quota annuale e il pagamento della polizza assicurativa (assicurazioni che speculano e ci obbligano al pagamento di premi assurdi)
  • Ma chiaramente ci sono i corsi ECM, quasi tutti a pagamento, e gli aggiornamenti vari…e così via.

Torno al mio pensiero ricorrente, ma quanto conviene questo sistema Sanitario, quanto è importante essere aggiornati e pronti a rispondere alle esigenze dei pazienti se poi ti senti soltanto un animale da produzione di denaro per i grandi sistemi e non hai possibilità né di dialogo né di confronto se non sei ai vertici di un sistema, che non è mai stato capace di creare lobby ma neanche rappresentanze di categoria ascoltate e rispettate.
Eppur vero che l’arte medica è una missione, ma in questa missione non è previsto che ci sparino addosso tutti senza tregua e senza che noi si abbia possibilità di difesa. Non si può sempre assecondare il manager/dirigente di pianeta sanitario, spesso e volentieri ignorante e non  competente, che si arroga il diritto di dare del “tu” in modo confidenziale e spesso arrogante e ordina di eseguire gli ordini perché così è se “ti” piace.
E’ necessaria una maggiore partecipazione nella vita societaria di categoria e va preteso il rispetto della propria dignità di medico e/o esercente la professione sanitaria.

Massimo Misiti, ortopedico

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