Archivio Mensile: ottobre 2016

Obiettivo Ippocrate invitato al Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurochirurgia, Roma – 19.10.2016

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Se la vita si allunga e la Sanità si restringe – 11.10.2016

In Italia, come in tutti i Paesi Occidentali, la vita media, pur con una leggera flessione nel 2015, è notevolmente cresciuta. Merito di abitudini alimentari migliori, di una maggiore prevenzione, di un Sistema sanitario che, bene o male, funzionava, della sempre minore incidenza di lavori usuranti e di altri fattori che hanno reso migliore la qualità della vita. Questo è il bicchiere mezzo pieno. Ma, anche a volere vedere la realtà con gli occhiali rosa e lasciarsi andare al più confortante degli ottimismi, non si può non riconoscere che il bicchiere è mezzo vuoto e che in Italia la situazione della Sanità è in costante peggioramento. Persino il presidente Luca Zaia, che non perde occasione per esaltare la Sanità regionale – anche quando la classifica del Ministero in base ai LEA la retrocede dal 5° al 7° posto -deve ammettere che “per la prima volta nella storia d’Italia nel 2015 è scesa l’aspettativa di vita della persone” e ne indica il motivo nei tagli “che si sono susseguiti e che ancora ci attendono nel futuro e che ci hanno portato verso quel 6,5% del Pil dedicato alla Sanità che l’OMS indica come soglia sotto la quale inizia a calare l’aspettativa di vita della gente”. Purtroppo sono sempre più numerosi gli indicatori che danno ragione a Zaia: nell’ultimo Rapporto Eurostat sui posti letto negli ospedali, l’Italia è nettamente sotto la media europea (350 contro 526) e secondo l’Euro Health Consumer Index 2015 nella graduatoria della qualità dei servizi il nostro Paese retrocede dal 21° al 37° posto. Gli allarmi sullo stato di Salute della Sanità arrivano da ogni parte ma chi ci governa fa orecchie da mercante. Evidentemente troppo presi dal reperire qualche elemosina da distribuire a pioggia per andare a caccia di consensi che tutte le proiezioni indicano in calo, a Roma insistono nel tagliare due miliardi alla Sanità, e senza pudore finanziano i nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) con 800 milioni, quando servirebbero 3 miliardi. I soldi che mancano dovranno essere reperiti, secondo il Governo, estendendo i ticket, riducendo i centri di spesa e le gare d’acquisto e spingendo al massimo gli obiettivi di appropriatezza. Certo è che se per l’”appropriatezza” si limitano le ricette sui farmaci e il numero di esami prescrivibili, le spese calano ma a pagare sono i pazienti, sempre più costretti a ricorrere al proprio portafoglio e alla sanità privata. I pazienti che possono permetterselo, ovviamente. E gli altri? Aumenta il numero di italiani che rinunciano alle cure, che rinviano esami anche necessari, che non portano i figli dal pediatra, che rinviano le cure dentarie. Una situazione che ha fatto dire a qualcuno che in Italia stiamo assistendo al “funerale della sanità pubblica”. Nel nostro Paese, più che in altre realtà europee, aumenta la diseguaglianza economica e i più ricchi hanno accesso alle migliori opportunità sanitarie. Compito di un corretto Sistema sanitario sarebbe di eliminare il più possibile queste disuguaglianze ma non è così,anzi la situazione va sempre più peggiorando. Si fa tanto parlare di “sostenibilità della spesa sanitaria pubblica” ma se le cose non miglioreranno in fretta ci si dovrà preoccupare della “sostenibilità della spesa privata”.  A Roma lo sanno, tant’è che si parla di incrementare le mutue professionali e le assicurazioni, ovviamente a spese dei cittadini. Di questo passo si rischia di arrivare a un’assistenza sanitaria su tre direttrici: i LEA e il welfare pubblico per i povericristi, i disoccupati e i pensionati,  le mutue private per chi ha il posto fisso e le assicurazioni per i più fortunati che possono permetterselo.  Un panorama di questo tipo si potrà ancora definire Sistema Sanitario Nazionale?

Il timore di denunce “frena” i chirurghi

Dopo la “medicina difensiva” ora si parla apertamente anche di “chirurgia astensiva”. E’ l’allarme lanciato dal presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani, Diego Piazza, che spiega come le sempre più numerose denunce di pazienti a caccia di risarcimenti spingono il 30 per cento dei chirurghi italiani alla rinuncia a effettuare interventi rischiosi. “In Italia c’è stata negli ultimi anni una vera e propria esplosione del contenzioso medico-legale che ha determinato un considerevole aumento dei premi assicurativi. La situazione, sempre più difficile da gestire, sta causando una vistosa crisi della vocazione chirurgica tra gli studenti”. Piazza ha anche lanciato un allarme preoccupante ponendo sotto accusa la qualità scadente della strumentazione a disposizione dei chirurghi, a causa delle gare d’acquisto dei dispositivi medici fatte al ribasso. “La conseguenza è che ci si ritrova a operare con strumenti di bassa qualità ma la responsabilità finale è sempre e solo del chirurgo”. La denuncia è stata fatta pervenire al ministro Lorenzin, che vuole accorpare le gare d’acquisto a livello nazionale, che ha risposto in perfetto politichese dichiarandosi “d’accordo sul confronto con le società scientifiche sulla definizione delle centrali uniche d’acquisto, nel rispetto della trasparenza”.

L’Acoi ne ha preso atto ma ha sottoposto la questione anche al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. Non si sa mai!

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DDL Gelli – Assicurazioni e medicina difensiva. Evitiamo errori (Quotidianosanita.it)

Gentile Direttore,
molto è stato fatto in questi mesi per plasmare il Ddl Gelli a tutela del diritto alle migliori cure possibili per ciascun cittadino, permettendo contestualmente e necessariamente, agli esercenti la professione sanitaria, di compiere tutti gli atti necessari, in ogni singola situazione, affinché nulla rimanga intentato.

Chiediamo ora un ultimo sforzo al nostro Senato, affinché nelle prossime ore, in Commissione Igiene e Sanità, possa affrontare e valutare con grande lucidità, senso di responsabilità e lungimiranza, gli emendamenti a quello che riteniamo il cuore pulsante di tutto il Ddl, quegli articoli grazie ai quali si dovranno assicurare tutte le possibilità ai pazienti e concedere tutti i mezzi ai medici e agli altri professionisti della sanità, quegli articoli dai quali mai dovrà nascere anche solo il sospetto, che medico e paziente possano essere controparti, in quello che per sua natura non può che essere un rapporto tutelato di reciproca fiducia e disponibilità.

Gli articoli 10 e 12 del Ddl dovranno tutelare il paziente cui spetta un giusto indennizzo, ma questo non potrà e non dovrà mai avvenire a prezzo di una riduzione delle possibilità di cura del paziente stesso, prezzo inevitabile se si lascia il professionista solo ad affrontare i rischi insiti in questo lavoro o peggio, se si passa il messaggio che meno si fa meno si rischia e che compiere atti potenzialmente eroici potrebbe trasformarti in sprovveduto autolesionista.

In questa ottica Obiettivo Ippocrate ha presentato al Senato, tra le altre, due proposte di emendamento agli articoli 10 e 12. Auspichiamo l’abrogazione del comma 3 art 10 che recita “Al fine di garantire efficacia all’azione di rivalsa di cui all’articolo 9, ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in aziende del Servizio Sanitario Nazionale, in strutture o in enti privati provvede alla stipula, con oneri a proprio carico, di un’adeguata polizza di assicurazione”.

Sostituendolo con il seguente:
Ciascuna Azienda del Servizio Sanitario Nazionale provvede alla stipula, nelle forme del contratto a favore di terzi e con onere a carico del singolo esercente la professione sanitaria, di una polizza di assicurazione per le ipotesi di colpa grave e dolo in favore dei propri dipendenti.”

Riteniamo opportuno abrogare l’attuale art. 10, comma 3 e sostituirne il disposto con l’attuale formulazione in quanto detta norma, nel testo approvato alla Camera, crea le maggiori e più importanti problematiche e ripercussioni pratiche in via diretta, sugli esercenti la professione sanitaria del settore pubblico e indirettamente all’Azienda Sanitaria, da cui lo stesso medico dipende, nonché al cittadino-paziente.

Ciò in quanto detta norma si inserisce in un sistema assicurativo in cui è estremamente difficile (se non praticamente impossibile) per gli esercenti la professione sanitaria dotarsi di idonea copertura assicurativa.

Difficoltà che non ineriscono solamente l’ammontare dei premi assicurativi, i quali potrebbero essere effettivamente calmierati dai massimali di rivalsa imposti dall’art. 9, comma 5 del DDL 2224.

I problemi aperti sono difatti ben altri e riguardano innanzitutto e nello specifico la facoltà di recesso da parte dell’assicurazione (facoltà che verrebbe ovviamente esercitata proprio in caso di sinistro) e la conseguente impossibilità pratica per il singolo esercente di reperire, a fronte del recesso, una nuova copertura assicurativa.

I medici e gli esercenti la professione sanitaria diverrebbero pertanto immediatamente inadempienti proprio rispetto all’obbligo loro imposto dall’art. 10, comma 3 e conseguentemente impossibilitati ad esercitare la propria professione. Con buona pace per l’Azienda di recuperare quanto anticipato al danneggiato e per il paziente di poter usufruire di un efficace Servizio Sanitario Pubblico.

Senza considerare che, pur in assenza di sinistri ovvero di esercizio di recesso da parte dell’azienda, le attuali polizze assicurative hanno durata annuale, nulla garantendo all’esercente la professione sanitaria che la compagnia rinnovi, alla scadenza annuale, il contratto stipulato, ovvero che la compagnia non alzi esponenzialmente i premi assicurativi.

Ipotesi ovviamente del tutto plausibili nella prospettiva, sopra richiamata, del nuovo contenzioso civile introdotto dall’art. 9, comma 5 del DDL 2224. Dette problematiche sono ovviamente connesse al fatto che il sistema delineato dal DDL 2224 lascia il singolo esercente la professione sanitaria abbandonato a sé stesso per trovare l’assicurazione “meno peggiore”, con l’obbligo di assicurarsi indipendentemente da logiche di mercato su cui, da singolo, non ha ovviamente alcun potere contrattuale.

Sistema che crea un danno drammaticamente trasversale. È danneggiato il medico, che non può lavorare. È danneggiata l’Azienda Sanitaria per cui il medico lavora, che vede le sue risorse umane venir meno (con riduzione delle prestazioni erogabili e aumento delle famigerate liste d’attesa) e vede venir meno la stessa garanzia di recuperare in rivalsa dal medico non assicurato e magari con patrimonio incapiente, le somme corrisposte al terzo danneggiato a titolo di risarcimento danni.

È danneggiato il singolo cittadino, qualora divenga “paziente”, poiché troverà meno medici, meno risorse, più attesa, come se non fosse già abbastanza danno per lui l’esser condannato all’inevitabile medicina difensiva o astensionistica. Si ritiene che l’unica soluzione a questa criticità sia prevedere che siano le stesse Aziende del SSN a contrattare, come del resto hanno fatto sinora, con le compagnie assicurative un’unica polizza assicurativa per colpa grave da far sottoscrivere ai proprio personale dipendente e del cui costo si facciano ovviamente carico i dipendenti stessi.

A tal proposito si rileva in particolare che, soprattutto se non si configurano Azienda e proprio dipendente quali controparti civilistiche e si rispettano i principi contabili della Corte dei Conti, si rispetta la coerenza logico-giuridica dell’obbligo di contrattualizzazione in favore di terzo come delineata dall’emendamento proposto.

Auspichiamo inoltre la soppressione del comma 3 Art. 12 che recita: “L’impresa di assicurazione ha diritto di rivalsa verso l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o di ridurre la propria prestazione”

Riteniamo necessaria l’abrogazione in quanto la norma avrebbe, quale risultato pratico, quello di costringere i professionisti e le aziende alla medicina difensiva ovvero astensionistica, rifiutando il trattamento sanitario nei casi maggiormente complessi, per evitare di subire la rivalsa dalla propria assicurazione. Salvo stipulare un’ulteriore polizza con altra compagnia per assicurarsi verso la possibilità di rivalsa della compagnia con il quale il contraente risulta già assicurato per la colpa grave: una vera aberrazione, un assurdo gioco delle scatole cinesi!

Il vero danneggiato, in questo caso, sarebbe solo il paziente al quale verrebbe negato, proprio nelle situazioni di maggiore criticità e complessità, il proprio diritto alla cura migliore possibile.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

(fonte: quotidianosanita.it)

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19.10.2016 – Obiettivo Ippocrate torna a Roma.

La mattinata ha visto la presenza dell’Avv. Gonzati come discussant ed il dr. Zambon come moderatore alla sessione sulla Responsabilità medica voluta dalla Società Italiana di Neurochirurgia all’interno del Congresso nazionale che si tiene in questi giorni a Roma. Società di Neurochirurgia che per prima, tra le società scientifiche ha voluto invitarci, dimostrando anche nelle parole dei suoi esponenti più autorevoli, la massima sensibilità verso le tematiche da noi esposte. Invito che dovrebbe essere d’esempio per le altre autorevoli società scientifiche italiane. Si apre così una proficua collaborazione con Obiettivo Ippocrate. Di questo personalmente ringrazio il Prof. Delitala Presidente Sinch ed il dr. Iaccarino Responsabile sez. Neurotraumatologia della Sinch per l’accoglienza riservataci.
Nel primo pomeriggio abbiamo avuto disponibilità per incontrare il sen. Bianco e da lui abbiamo ricevuto la disponibilità di intervenire con ulteriori modifiche migliorative rispetto a quelle fino ad ora ottenute compatibilmente con i limiti posti dal governo sulle questioni di nostro interesse. Riteniamo si tratti di due importanti momenti che hanno ripagato le fatiche della trasferta a Roma. Avanti assieme.

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Polizza di Responsabilità Civile professionale per le Professioni Sanitarie del Servizio Sanitario Regionale

25 ottobre 2016. A seguito del tavolo tecnico regionale fortemente voluto da Obiettivo Ippocrate, che ne è poi stato attivo partecipe in ciascuno  degli innumerevoli incontri avvenuti a Palazzo Ferro Fini a Venezia, è stato pubblicato sul sito ufficiale della Regione Veneto un avviso per indagine di mercato per la ricerca di copertura assicurativa per tutto il personale operante presso le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere. Un risultato che nove mesi fa sembrava impossibile. Avanti così!

Clicca sul seguente link per visualizzare il documento: POLIZZA DI RESPONSABILITÀ CIVILE PROFESSIONALE PER LE PROFESSIONI SANITARIE DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE

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Lettera del presidente di Obiettivo Ippocrate al Presidente del Consiglio ed ai senatori – 25.10.2016

Ddl Gelli. Tutela assicurativa professionale per l’esercente la professione sanitaria alla stregua di una RCA?

Illustre Presidente, Illustri Onorevoli Senatori,

in questi giorni di febbricitante attività in preparazione al prossimo referendum, Vi chiedo di trovare nel vostro cuore e nella vostra mente uno spazio luminoso per vedere con occhi puri quello che potrebbe accadere al diritto alle migliori cure possibili che riguarda ciascuno di noi e quindi di voi, come malato, futuro malato, famigliare di un malato. Il Ddl Gelli necessità di modifiche che riportino al centro della Vostra attenzione quello stesso cittadino a cui in questi giorni chiedete un voto e che non può accordare la propria fiducia a chi non considera sacro il diritto che venga fatto per ciascuno di noi, nel momento del bisogno, della malattia, tutto quanto sia possibile in qualsiasi situazione per quanto sia difficile e complessa. In questo momento di lucida visione potrete comprendere quanto vado a scriverVi:

L’art. 12, comma 3 del DDL 2224 prevede che: “L’impresa di assicurazione ha diritto di rivalsa verso l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o di ridurre la propria prestazione.

Detta norma, se confermata nel testo definitivamente approvato dalle Camere, consentirebbe pertanto all’assicurazione, dopo aver risarcito il danneggiato, di rivalersi nei confronti del proprio assicurato, l’esercente la professione sanitaria in fattispecie, in riferimento alla condotta dell’assicurato, senza essere definita né codificata dalla disposizione di legge.
Parificando, almeno sotto il profilo che qui interessa, la disciplina dell’assicurazione per responsabilità medica a quella dell’RCA e differenziandola, invece, da tutte le altre forme assicurative professionali.
Le norme del codice civile (quali contenute ad esempio negli articoli 2900, 2055, 1218, 1219 e 1916 c.c.) disciplinano difatti le diverse fattispecie in cui alla compagnia di assicurazione, che abbia risarcito il danno, viene attribuito il diritto di esercitare la surrogazione, ovvero il regresso nei confronti dei soli “soggetti terzi” (quali, ad esempio, i soggetti corresponsabili e coobbligati al risarcimento) al fine di recuperare, integralmente o parzialmente, quanto versato al danneggiato per conto del proprio assicurato.
L’unica disposizione normativa che attualmente riconosce e disciplina il diritto dell’assicurazione di rivalersi nei confronti del proprio assicurato è invece contenuta nell’art. 144, comma 2 del D.Lgs. 209/2005 – Codice delle Assicurazioni Private – ed attinente alla sola polizza RCA.

L’art. 144 comma 2 della Legge – in un testo del tutto identico a quello oggi riportato all’art. 12 del DDL Gelli prevede difatti che: “per l’intero massimale di polizza l’impresa di assicurazione non può opporre al danneggiato eccezioni derivanti dal contratto, né clausole che prevedano l’eventuale contributo dell’assicurato al risarcimento del danno. L’impresa di assicurazione ha tuttavia diritto di rivalsa verso l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o ridurre la propria prestazione”.

La norma contenuta nel predetto art. 144 vede però la propria ratio e il proprio fondamento nelle peculiarità dell’RCA rispetto ad ogni altra forma di copertura assicurativa, ovvero nell’obbligatorietà a contrarre che vincola le assicurazioni nell’RCA, unitamente all’obbligatorietà per legge (art. 18 del regolamento di cui alla Legge 990/69 richiamato nello stesso art. 144, comma 2) a “non opporre eccezioni al danneggiato”.
Appare pertanto di tutta evidenza come mutuare pedissequamente  detta norma nell’art. 12 del DDL Gelli, risulti quantomeno inopportuno, e non solo sotto il profilo strettamente giuridico, per le seguenti ragioni.
Innanzitutto in quanto la disciplina della responsabilità medica non è in alcun modo sussumibile nella disciplina dell’RCA. Nessun obbligo a contrarre è ad esempio posto a carico delle compagnie di assicurazione dal DDL Gelli e, ai sensi dell’art. 12, comma 2 del DDL, la compagnia di assicurazione può liberamente proporre eccezioni al danneggiato derivanti dal contratto e definite nei requisiti minimi di cui all’art. 10, comma 6 del medesimo DDL.
Anzi, nessuna norma di legge prevede analogo diritto di “rivalsa” da parte delle assicurazioni nei confronti dei propri assicurati né per tutte le altre forme di responsabilità professionale né in relazione ad ogni altra tipologia di risarcimento del danno. Nulla viene inoltre specificato in seno all’art. 12 del DDL Gelli in merito a quali siano le fattispecie cui l’espressione “avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o ridurre la propria prestazione” si riferisca.
In merito alla medesima formulazione contenuta nello stesso all’art. 144, comma 2 del Codice delle Assicurazioni la rivalsa dell’assicurazione viene riferita ad alcune condotte da parte dell’assicurato, le cui fattispecie più comuni sono date dalla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti o psicofarmaci, dalla patente scaduta, revocata o sospesa o non del tipo richiesto per il veicolo che si sta guidando ovvero dalla violazione delle norme di carico del veicolo.
A questo punto sorgono le domande più importanti che ci poniamo e che prevaricano ogni considerazione giuridica sulla legittimità e fondatezza della riforma che si vorrebbe attuare, ovvero sulle ragioni che hanno portato il nostro legislatore a ridisegnare la disciplina dell’assicurazione per responsabilità medica, in modo del tutto peculiare rispetto ad ogni altra assicurazione per responsabilità professionale.
Cosa accadrà in materia di responsabilità medica? A quali condotte dell’esercente la professione sanitaria si riferirà il diritto di rivalsa da parte dell’assicurazione?

Di certo la formulazione ampia e generica dell’art. 12 comma 3 lascia lo spazio ad ogni diversa interpretazione ed apre la porta ad un crescendo di contenziosi che coinvolgeranno il singolo esercente la professione sanitaria e la propria compagnia di assicurazione.

In assenza di risposte normative e nell’attesa di ricevere interpretazioni da parte della giurisprudenza riteniamo che l’immediato risultato pratico dell’art. 12 comma 3 del DDL Gelli sarà quello di sottrarre al singolo medico la scelta terapeutica e di costringere i professionisti e le aziende alla medicina difensiva ovvero astensionista, rifiutando o ridimensionando il trattamento sanitario nei casi più complessi, per evitare di subire la rivalsa da parte della propria assicurazione, ovvero di inibire il trattamento terapeutico e chirurgico soprattutto nelle situazioni di maggiore criticità e complessità, negando al paziente il proprio diritto alla cura.
Del resto il professionista, nel sistema così delineato, non solo sarà chiamato a rispondere del proprio operato nei confronti del paziente, ma anche nei confronti della propria assicurazione e, in quest’ultimo caso, senza conoscere nemmeno con quali limiti e in quali fattispecie. Problema che non può trovare adeguata soluzione nella previsione di un’ulteriore copertura assicurativa (prevista all’art. 10, comma 3 del DDL Gelli) e di cui l’esercente dovrebbe farsi carico (un’assicurazione a copertura di un’altra assicurazione!), il tutto senza, ovviamente, che le compagnie di assicurazione siano a loro volta soggette ad un obbligo a contrarre.
Una sconfitta – su cui sollecitiamo ancora una volta il nostro legislatore a ragionare – non solo per gli esercenti la professione sanitaria, ma per tutti noi, potenziali pazienti lasciati senza le cure necessarie, in questo panorama difficilmente garantibili.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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