Archivio Mensile: novembre 2016

Medici “che sbagliano”, la Regione cerca una compagnia che li assicuri (fonte: Il Gazzettino – 28.10.2016)

foto valente

VICENZA – (Cs) «Solo nove mesi fa sembrava una cosa impossibile». Lo dicono con soddisfazione gli aderenti a Obiettivo Ippocrate, il “movimento” di medici partito dal San Bortolo di Vicenza, e ora approdato anche in altre strutture sanitarie regionali, con una raccolta di centinaia di firme che sottolineva il problema dei medici “abbandonati” sul fronte delle responsabilità assicurative. La loro posizione, promossa in ogni modo e che ottenne anche udienza alla commissione del Senato, ha prodotto un risultato importante: ovvero la Regione Veneto ha pubblicato il bando per la ricerca di un’azienda assicurativa che dia copertura con una polizza di responsabilità civile a tutto il personale operante nelle aziende sanitarie e ospedaliere.

i medici vicentini alla "conquista" del SenatoSi tratta di un risultato, spiegano all’associazione presieduta da Massimiliano Zaramella, scaturito dal tavolo tecnico regionale fortemente voluto da Obiettivo Ippocrate. «In tutte le riunioni fatte tra la Regione Veneto ed gli esperti tecnici legali nominati dalle varie sigle sindacali e da Obiettivo Ippocrate, l’unica figura sempre presente a tutte le riunioni è stata la consulente nominato da Obiettivo Ippocrate, l’avvocato Alessia Gonzati, a conferma del fatto che il nostro vero interesse è la tutale per tutte le parti coinvolte nell’interesse comune» aggiunge il segretario dell’associazione, Giampaolo Zambon.

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Obiettivo Ippocrate pronto alla discussione del Ddl Gelli nell’aula del Senato (lettera indirizzata al Presidente del Consiglio ed ai Senatori) – 06.11.2016

– FIGLI DI UN DIO MINORE –

Illustre Presidente del Consiglio,
Illustri Onorevoli Senatori,

Vi allego l’art. 2 del decreto del Ministero della Giustizia del 22 settembre 2016 (in G.U. n. 238 dell’11 ottobre 2016)-“Condizioni essenziali e massimali minimi delle polizze assicurative a copertura della responsabilità civile e degli infortuni derivanti dall’esercizio della professione di avvocato”.
art2-polizza-avvocati
Vi sfido a trovare qualcosa che solo si avvicini a questo nel Ddl Gelli sulla responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria.
Vi esorto in sede di discussione del Ddl nell’aula del Senato a porre rimedio a questa intollerabile mancanza, rendendo giustizia ed equità a tutti coloro che lavorano nella sanità e soprattutto ai cittadini e pazienti (presenti e futuri), il diritto alla migliore tutela legale è sacro ma lo è almeno altrettanto il diritto alle migliori cure possibili.
Inguaribilmente fiduciosi nelle istituzioni e fermamente vigili,
Un cordiale saluto,

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate
www.obiettivoippocrate.it

 

Qui di seguito il Decreto del 22 settembre 2016 (G.U. 238 del 11.10.2016) :

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Ddl Gelli. Una voce fuori dal coro (Quotidianosanita.it)

07 NOVGentile Direttore,
sarò, se lei mi permetterà, la solita voce fuori dal coro rispetto alle lodi sperticate che sta ricevendo il ddl Gelli. Mi perdonerà il giurista Luca Benci che leggo sempre con interesse,se non sarò forbita nel linguaggio forense e mi scuserà il “Maestro” Dr. Cavicchi se utilizzerò termini tecnico-amministrativi non consoni, ma sono solo un umile chirurgo ortopedico che ritiene il ddl Gelli un “buco nell’acqua”!
Ancora una volta, assisto impotente ad una proposta di legge che mi lascia molto perplessa e basita, in quanto, a mio modesto avviso non risolve, anzi aumenterà le problematiche che incontro ogni giorno nella pratica sanitaria; tantomeno assicurerà serenità alla mia categoria.
Si nota subito che questo ddl è stato “pensato e redatto” da persone che non credo abbiamo mai avuto modo di approcciarsi con un paziente, o quantomeno abbiano avuto mai “un incontro ravvicinato di terzo tipo” con un qualsiasi malato, almeno in tempi recenti (ogni riferimento al relatore Gelli, Specialista in sanità pubblica, nonché Direttore Sanitario è puramente casuale)!
Ritengo che questo ddl non sia migliorativo, ma anzi esporrà la mia categoria, ad ulteriori difficoltà, ad ulteriori fardelli burocratici, aumentando inesorabilmente la conflittualità medico/paziente ed innescando una esplosione di costi assicurativi che graveranno sulla collettività.
La Responsabilità sanitaria diventerà il nuovo Eldorado della conflittualità medico-paziente avvantaggiando solo le lobbies assicurative, il cui silenzio, a tutt’oggi, è quantomeno assordante.
Al di là delle buone (?) intenzioni dei relatori il ddl persegue non l’obiettivo riparatore del risarcimento da danno, ma sembra favorire l’obiettivo punitivo, ponendo al centro della responsabilità sanitaria il singolo medico, schiacciato fra l’incudine della magistratura/avvocati ed il martello della Azienda Ospedaliera pubblica-privata accreditata/impresa assicuratrice.
Il medico verrà trascinato in giudizio in ogni caso, sia in caso di azione diretta nei confronti dell’assicurazione da parte del paziente danneggiato, in quanto il medico è parte necessaria ( art. 12,comma 1),sia che venga citata la struttura,in quanto il medico è obbligato a partecipare,in quanto parte attiva del procedimento.
Non voglio ergermi a Cassandra, ma prevedo che la medicina difensiva/ astensiva invece che diminuire aumenterà esponenzialmente.

Criticità del ddl Gelli:
1. Manca quello che chiediamo da sempre, la definizione di “Atto medico”, da cui trascende tutta la RC civile e penale. Come afferma la mia Associazione (Nuova Ascoti, chirurghi e ortopedici traumatologi italiani) nell’ultimo numero di Novembre 2016, a pg10 dove si specifica che per atto medico si può intendere: ”I trattamenti medico-chirurgici adeguati alle finalità terapeutiche ed eseguiti secondo le regole dell’arte da un esercente una professione medico-chirurgica o da altra persona legalmente autorizzata allo scopo di prevenire, diagnosticare, curare o alleviare una malattia del corpo o della mente,non si considerano offese all’integrità fisica.”

2. Nel ddl Gelli mancano norme finalizzate a prevenire richieste di risarcimento pretestuose/infondate.

3. Viene data eccessiva importanza e formalizzazione alle Linee guida e buone pratiche accreditate che assurgono a “dogmi inderogabili”. A questo punto mi chiedo dov’è la libertà terapeutica, la libertà del pensiero scientifico,la libertà di ricerca clinica, come sancito dalla Costituzione (art. 33: La scienza è libera e libero ne è l’insegnamento)?

4. Art.2 Attribuzione della funzione di garante per il diritto alla salute al difensore Civico regionale o provinciale e Istituzione di Centri regionali per la gestione del rischio sanitario (tra l’altro ancora da costituirsi!. Era necessario l’ennesimo garante e la relativa megastruttura burocratica? Erano proprio indispensabili questi ulteriori carrozzoni? Vengono aggiunti organismi utili solo ad aumentare la burocrazia e non riesco a capire come il Difensore civico (con tutto il rispetto per questa figura) possa incidere sulla problematica salute/rc medica,ma soprattutto a che titolo sarà delegato a tutelare la salute del cittadino. Per non parlare dell’onere aggiuntivo di predisporre una relazione semestrale,da pubblicare sul sito WEB degli eventi avversi verificatesi nelle strutture e relative cause (?) che hanno prodotto l’evento avverso. Siamo al Delirio. Questi personaggi che stilano i ddl hanno mai visto da vicino un malato, una sala operatoria, o un reparto? L’ultima volta che hanno avuto a che fare con un paz. è stato sulle pagine di qualche testo obsoleto di clinica medica? Ma dove trovano il tempo i medici di una divisione/ reparto, già ridotto ai minimi termini, di approntare una relazione semestrale? Ma venite voi deputati e senatori a scrivere codeste relazioni!

5. All’art. 5 si parla di “Buone pratiche accreditate e linee guida” elaborate da enti ed istituzioni pubbliche e private,nonché società scientifiche e da associazioni tecnico-scientifiche, iscritte in apposito elenco. In primis,qualcuno mi spieghi esattamente cosa e quali siano le linee guida(regionali,nazionali,europee,internazionali,aziendali (?!) e quali siano le buone pratiche,dato che non esiste una definizione chiara ed esaustiva. La buona pratica coincide con la sicurezza della cura, ma vi chiedo, esistono cure sicure al 100%? Inoltre le linee guida che valenza temporale hanno, vista la rapida evoluzione del pensiero scientifico? Prevedo una ulteriore burocratizzazione dell’attività sanitaria che alimenterà la medicina difensiva. Si premieranno coloro che seguono pedessiquamente e acriticamente le linee guida e raccomandazioni varie, penalizzando chi vorrà discostarsene.

Inoltre, attenersi alle linee guida e buone pratiche non esime dalla colpevolezza e per costante giurisprudenza,le linee guida non sono obbligatorie, ma sono meramente orientative, perché devono essere applicate ad un unicum che è il paziente (Sentenza Cassazione n° 16237/2013,N°4391/2012, N°35922/2012). Lo stesso ex Presidente della Corte dei Conti, Antonio Vetro affermava: ”Attenersi esclusivamente ai protocolli ed alle linee guida non è condizione sufficiente per escludere la responsabilità penale medica, in quanto queste ultime sono indicazioni generali, riferibili al caso astratto, mentre il medico è tenuto ad esercitare le proprie scelte considerando le circostanze peculiari che caratterizzano il caso concreto e la specifica situazione del paziente. Inoltre le linee guida ed i protocolli non possono assumere il rango di regole cautelari codificate,rientranti nel paradigma normativo (leggi,regolamenti,ordini o discipline)”( Lex-Italia N.6/2013).

Mi lascia perplessa anche il fatto che ,”la conditio sine qua non”, sia che le società debbano essere obbligatoriamente iscritte in apposito elenco. Mi chiedo e vi chiedo e se le società non sono iscritte nell’elenco suddetto? Per esempio le società europee o internazional i,allora se non si è iscritti non si ha voce in capitolo?

Altra perplessità è la qualifica di società tecnico scientifiche data dal Dr. Gelli. Quindi, per Gelli valgono solo le linee guida di società tecnico scientifiche, quali per es. Gimbe e/o Slow medicine che dovrebbero insegnare alla mia Società di ortopedia e traumatologia, quali sarebbero le buone pratiche e le linee guida da seguire? Non concordo assolutamente che sia una “qualsiasi” Società GIMBE ( con tutto il rispetto per la stessa) a dettarmi regole su come deve essere gestita una diagnosi o una terapia. Che qualifiche posseggono per pontificare sulle linee guida, per esempio,d ella Società italiana di ortopedia? Inoltre ,la GIMBE è diventata un esempio di medicina amministrata (vedi il Maestro Cavicchi) e di “ecmmificio”, in quanto ha istituito una serie di corsi per conseguire i crediti annuali obbligatori, rigorosamente tutti a pagamento e molto onerosi per la classe medica ed,a mio avviso, in palese conflitto di interessi per una sua futura iscrizione al suddetto elenco.

In aggiunta vi chiedo e se le linee guida della ipotetica Società tecnico-scientifica non collimano con la Soc. italiana di ortopedia o altra società specialistica,come ci comportiamo?Quale sarà la giusta linea guida da seguire?

6. All’Art.6,si afferma che la Resp.penale dell’esercente la professione sanitaria (art. 589 cp e 590 cp) si esclude, qualora l’evento si sia verificato per imperizia (non per la negligenza e imprudenza), quando siano state rispettate le raccomandazioni e le linee guida. Questo è un puro atto di genuflessione che ci consegnerà legati mani e piedi ai magistrati e tarpa le ali alla libertà terapeutica ed aprirà la strada ai “lineaguidari”, ben descritti dal maestro Cavicchi. La medicina diventerà sempre di più una medicina amministrata dalla politica (Cavicchi docet!),quando invece la Corte di Cassazione, Sez. IV sentenza 11493/2013 afferma nettamente che… le linee guida non devono interferire con la cura del paziente”. Quindi caro Gelli,come la mettiamo? Accantoniamo per un momento la possibile eccezione di incostituzionalità che alcuni magistrati (presenti al 101° congresso della Soc. Italiana di Ortopedia tenutosi ad ottobre a Torino) potrebbero far valere come violazione del principio di uguaglianza ( art. 3 Cost.), art. 32( diritto alla salute) ,art.  24 (diritto alla difesa),la sottoscritta non ammette che le linee guida e le buone pratiche siano redatte da un GIMBE qualsiasi! Non solo, io ortopedico, mi sento di essere come il tappeto erboso, nel bel mezzo di un combattimento fra elefanti (rappresentati dalle assicurazioni, magistrati,a vvocati, AO), dove sarò inesorabilmente schiacciata!

7. Perché non avete introdotto nella responsabilità medica un comma, limitandola alla colpa grave, definita come: “da azione sanitaria determinata da negligenza inescusabile”,come è definita quella che regolamenta i casi di responsabilità dei magistrati (art.3 legge 117 del 1998) .In aggiunta ribadisco che i magistrati hanno una clausola di salvaguardia che asserisce: ”Nell’esercizio della funzione giudiziaria non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto,né quella di valutazione del fatto e delle prove”. Mi chiedo perché non applicare una norma simile anche per i medici? Perchè il legislatore adotta due pesi e 2 misure nel tutelare il bene giustizia ed il bene salute?

8. Art .10 (Obbligo di Assicurazione). Non è regolamentato chiaramente il sistema della RC sanitaria. Andate a leggervi l’art.1 e 2 delle condizioni essenziali delle polizze assicurative a copertura della RC degli avvocati (comma 1 e 2 del Decreto 22 settembre 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ° 238 dell’11/10/2016) ,in cui si evince che: ”…L’assicurazione deve prevedere la copertura della RC per tutti i danni che dovesse colposamente causare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale”(Art.1)..L’assicurazione prevede,anche a favore degli eredi, una retroattività illimitata e una ultra attività almeno decennale. L’assicurazione deve contenere clausole che escludano espressamente il diritto di recesso a seguito di denuncia di sinistro o del suo risarcimento(Art.2).”. Mi chiedo e vi chiedo perché gli stessi commi non sono contemplati nel farraginoso DDL Gelli? Non li conoscono? Se non li conoscono e molto grave perché noi medici non siamo figli di un Dio minore!

9. Tutti si dovranno assicurare, se troveranno chi li assicura però,guarda caso, non esiste un obbligo per le imprese assicuratrici di assicurare! E’indispensabile introdurre un comma dove le imprese assicuratrici siano tenute ad accettare i soggetti che ne facciano richiesta, in misura simile alla clausola presente nel settore RC auto, laddove è chiaramente specificato che le imprese non possono sottrarsi dall’obbligo di assicurare l’automobilista! Qualcuno mi spieghi perchè non esiste alcun obbligo a contrarre da parte delle imprese assicuratrici, a fronte dell’obbligo tassativo a contrarre da parte del medico? Risulta assente una norma fondamentale che obblighi l’assicurazione ad assicurare,quando,tra l’altro, esiste una precisa sentenza della Seconda sezione del Consiglio di Stato (Adunanza di sez.17/12/2014,n° affare 02471/2014, Pres. Santoro) da cui discende che:  “…l’obbligo assicurativo per l’esercente la professione sanitaria non può ritenersi operante fino a che non sarà avvenuta la pubblicazione prevista dall’art. 3 Dl 13/09/2012 n° 158, convertito in lg 8/11/2012,n.189 che disciplinerà i requisiti minimi per l’idoneità dei contratti assicurativi, quindi non potrà essere considerato illecito, sino ad allora,la mancata stipula di una polizza assicurativa da parte gli esercenti la professione sanitaria”. Dato che tutti si dovranno assicurare prevedo un aumento dei costi della sanità che si ripercuoterà sui cittadini-pazienti. Vi sembra una operazione sensata? Ovvio che i 10.000-20.000 euro della mia assicurazione, la sottoscritta li dovrà scaricare a qualcuno, quindi aumenterò le parcelle! Il Dl Gelli espone la sanità pubblica e privata a costi aggiuntivi, a divenire più farraginosa, più litigiosa, meno efficiente e più costosa.

10. Perché non avete abolito l’inaccettabile imposizione da parte dell’impresa assicuratrice del Claims Made (assicurazione valevole per le richieste di risarcimento pervenute per la prima volta all’assicurato nel corso di validità della polizza), obbligando il medico a tutelarsi ulteriormente per la postuma e per i periodi di retroattività, con esborsi aggiuntivi esorbitanti,facendo salire i premi della polizza, oltre i 15.000-20.000 euro per noi ortopedici liberi professionisti, sempre che si trovi qualcuno che ci voglia assicurare. Non è corretto che ci vengano sottoposte clausole che definire vessatorie è un eufemismo e che andrebbero sottoposte ad “un giudizio di meritevolezza” (Cassaz. SU 9140/2016), in quanto clausole miste o Impure che possono essere dichiarate nulle,in quanto espongono il garantito a buchi di copertura!

11. Art.12, comma 3: “L’Impresa di assicurazione ha il diritto di rivalsa vs l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o ridurre la propria prestazione.. Se venisse approvato questo comma il medico cadrebbe dalla padella alla brace. Qualcuno, nello specifico il dr.Gelli (dato che è il Relatore di questo ddl), mi spieghi chiaramente cosa si intende per “…..avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare la propria prestazione..”.S e questa norma verrà approvata dalla Camera,si consentirebbe all’assicurazione, dopo aver risarcito il paziente,di rivalersi nei confronti del medico. A questo punto, l’attività medico-chirurgica diventa sempre più pericolosa, in quanto io medico, non sono tutelato, né dalla mia Rc professionale, né dal mio ospedale, né dalla Corte dei Conti anzi, corro il rischio concreto che la mia Rc professionale abbia la facoltà di rivalersi su di me. Siamo alle comiche finali, anche se non c’è niente da ridere! Io chirurgo sono l’unico che rimane con il cerino acceso in mano! Ovviamente per evitare eventuali richieste da parte della mia RC ridimensionerò il mio atteggiamento nei confronti dei pazienti complessi/problematici e, nel dubbio, mi asterrò. Vero che sarò sempre punibile, ma con conseguenze giuridiche, forse, meno cogenti. Se questo comma venisse approvato (come spiegato egregiamente dall’associazione Obiettivo Ippocrate, Presidente Dr. Zaramella) non solo verrò chiamata, giustamente, a rispondere del mio operato nei confronti del paziente, ma verrò chiamata anche dalla mia assicurazione,senza peraltro conoscerne i limiti e le fattispecie. Cosa dovrei fare? Sarò costretta a stipulare una seconda assicurazione che mi “copra” quello che non copre la prima?

12. All’art. 14 compare un,non meglio specificato, fondo di Garanzia che non ha niente a che vedere con il Fondo di solidarietà ”vittime dell’alea terapeutica” proposto con la specifica funzione di indennizzare i pazienti vittime di danni non riconducibili a responsabilità professionale del personale sanitario (leggasi infezioni,rotture presidi protesici,etc). Il paradosso è che questo fondo non è immediatamente applicabile e lo si demanda a successivi decreti ministeriali. Oltretutto il fantomatico Fondo di garanzia concorre al risarcimento del danno, nei limiti delle effettive disponibilità finanziarie (art.14, comma 3).Quali siano queste disponibilità finanziarie? Non è dato sapere!

13. Dulcis in fundo analizziamo l’art. 16 Modifiche alla legge 28 dicembre 2015: Chiedo al relatore Gelli perché ha previsto che l’attività di gestione del rischio sanitario nelle strutture pubbliche e private debba essere coordinata da personale medico dotato delle specializzazioni in igiene-sanità pubblica (guarda caso proprio la specialità di Gelli!) ed in medicina legale, ma non sia prevista la figura dello specialista della branca materia del contenzioso,di comprovata esperienza? Inoltre,mi spieghi perché non è contemplato un laureato in giurisprudenza,specializzato sia nel ramo penale che civile.

Avrei tanto da aggiungere ma,per ora,può bastare per capire che questo ddl peggiorerà la conflittualità medico-paziente,medico-ospedale,medico-impresa assicuratrice e,come affermava il buon Tomasi di Lampedusa: “..Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”!

Dr.ssa Mirka Cocconcelli
Chirugo Ortopedico
Bologna

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Il Ddl Gelli inaugurerà una nuova stagione di ‘caccia alle streghe’ (Quotidianosanita.it)

13 novembre 2016 –

Gentile direttore,
è diventato ufficiale, si è diradata la nebbia, il sipario si è spalancato, il tabù è caduto e non esiste neanche più il pudore nel dire ciò che, purtroppo da mesi, come Obiettivo Ippocrate, andiamo ripetendo, oggi senza neanche avere più la lontana speranza di essere smentiti nei fatti: la politica ha deciso che l’esercente la professione sanitaria deve essere il capo espiatorio in un Ddl che, se verrà convertito in legge, senza le irrinunciabili e profonde modifiche, inaugurerà una nuova e violenta stagione di caccia alle streghe. È stato deciso nelle Aule di Montecitorio, è stato detto nelle stanze dove dovrebbero essere tutelati e, soprattutto, difesi i nostri diritti, è stato detto da coloro che hanno tra le mani i mezzi per compiere scelte coraggiose anche se difficili. Il Ddl Gelli nell’attuale impianto spalancherà le porte ad una aggressione individuale, “ad personam” di medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari e tutte le professionalità che operano nella Sanità. Orde di avvocati di basso profilo ed eticamente propensi al facile guadagno, armeranno le menti ed i cuori, fragili e propensi, di centinaia di migliaia di cittadini con l’illusione, il miraggio menzognero, di un facile guadagno, travestito da giusto rimborso, se non dovuto e fallace vendetta.
L’esercente la professione sanitaria sarà la strega da sacrificare sul rogo dei nostri bisogni economici, il più facile, quanto improbabile, ammortizzatore sociale, in un momento di profonda crisi socio-economica e, purtroppo, morale. Brokers, con il sorriso dello squalo che si appresta a consumare la propria preda, abbandonata sola nel mare magno delle compagnie assicurative, si presenteranno con prodotti assicurativi estetici o giocattolo, che potranno tranquillizzare solo le coscienze di chi non sa o di chi sa, e per questo si crogiola per futuri facili guadagni, a fronte di rischi irrisori o addirittura inesistenti.  Giudici soffocati da miriade di denunce, si troveranno ad arrabattarsi con una legge che si regge né su valori morali né norme giuridiche chiare e corrette, bensì su uno scheletro giuridico fragile sia sotto il profilo civilistico che penale, frutto della fretta e pressione (di chi?), di dare una parvenza estetica di soluzione ad una questione estremamente complessa, variegata e troppo delicata per essere lasciata in mano a poche persone, che non possono essere in grado da sole di dare una soluzione equa ed equilibrata, in un ambito così legato concretamente, umanamente, intimamente a ciascun individuo.  La scelta è stata fatta, la vittime di questo trasferimento di responsabilità sono state individuate ed ora ce lo dicono in faccia: siamo noi, tutti coloro che lavorano nei Pronto Soccorso, nelle sale operatorie, nei reparti, negli ambulatori, nei laboratori, sul territorio per cercare di garantire le migliori cure possibili a ciascuno di noi, a ciascuno di voi!  Ma siete veramente sicuri di questo? La realtà sfortunatamente per voi e per noi è ben più complessa. Se permetterete che nelle nostre menti e nei nostri cuori si instilli e lì cresca la paura, l’autotutela piuttosto che la tutela dei nostri pazienti, sapete cosa accadrà veramente?
Accadrà che a malincuore, magari con rabbia e delusione noi cambieremo il nostro modo di lavorare, nelle situazioni più difficili, più rischiose, nelle zone di grigio faremo, non ciò che offre le maggiori possibilità e speranze al nostro malato, ma ciò che meno ci espone, noi e le nostre famiglie, al rischio di vederci denunciati, perseguiti, vessati. Succederà che apprenderemo un nuovo lavoro, come ce lo impone questa politica, ma continueremo a lavorare. Salveremo meno persone, cureremo peggio, spenderemo di più ma cercheremo di proteggerci. Chi non avrà scelta saranno i pazienti, i cittadini e quindi anche ognuno di voi e, purtroppo di noi, che non avranno, non avremo, la certezza che venga fatto per la nostra salute, e quindi per la nostra vita ogni atto umanamente possibile, che venga per noi giocata anche l’ultima carta disponibile. Permettere che l’esercente la professione sanitaria possa essere denunciato come singolo professionista, anche se nel contesto di un servizio sanitario di garanzia, al di là di tante chiacchiere, tecnicismi, leggi ed emendamenti, questo comporterà. Se il diritto alle migliori cure possibili è un diritto secondario rispetto al diritto ad un giusto processo, per cui la tutela della serenità di un magistrato è più importante della serenità di un chirurgo che ha tra le mani la vita di un paziente, allora ditecelo, anzi scrivetelo nella nostra Costituzione e sfornate leggi a supportare e puntellare questo assioma.

Le vere domande sono quindi:

– Siete veramente coscienti di ciò che vi apprestate a votare?
– Siete veramente decisi ad assumervi la responsabilità di compiere questa scelta e comunicarla ad ogni singolo cittadino? Perché non saremo certo noi a farvi da portavoce in questa decisione scellerata!
– Esiste una politica che abbia abbastanza coraggio, intelligenza, lungimiranza, etica e cuore per impedire che tutto ciò avvenga?

Non serve che rispondiate a noi, ce ne accorgeremo da soli subito, ma abbiate l’onestà, e la temerarietà di dirlo a 60 milioni di italiani.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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20 novembre 2016

SAVE THE DATE

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Ddl Gelli. Attività privata senza copertura assicurativa? (fonte: quotidianosanita.it)

 19 NOV 2016 Gentile Direttore,

sono a chiderle quasi con imbarazzo ospitalità per l’ennesima volta per parlare del Ddl Gelli, che tornerà nell’aula del Senato giovedì prossimo per riceve forse il via libero definitivo. In quella sede verrà affrontato e quindi votato il cuore del Ddl, con gli articoli che vanno dal 6 al 13. Il mio imbarazzo è legato alla consapevolezza che la nostra voce, che da mesi lancia messaggi critici al Ddl Gelli, mentre trova sempre più conferme e seguaci in altri ambienti, appare ancora abbastanza isolata nel mondo dei professionisti della sanità.
Mi spiego meglio: nelle ultime settimane, alcuni sindacati, società scientifiche e perfino la FNOMCeO, hanno espresso un giudizio positivo sul decreto in esame, auspicandone la conversione in legge entro l’anno.
Questo rende particolarmente difficile il nostro lavoro di sensibilizzazione ed informazione e mette in imbarazzo i nostri interlocutori istituzionali che, seppur dimostratisi spesso disponibili, e spesso condotti a condividere i nostri ragionamenti e le nostre preoccupazioni, concludono chiedendoci: come mai gli ordini nazionali, le vostre sigle sindacali e le vostre società scientifiche non hanno sollevato queste problematiche e, tutto sommato, esprimono un giudizio sostanzialmente positivo sul Ddl Gelli, attendendone la conversione in legge per risistemare in modo soddisfacente la questione della responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria?
E a seguire: come pensate di portarci a fare cambiamenti sostanziali senza la spinta dei soggetti di cui sopra?
Vede Direttore, io avrei più di una risposta alla prima domanda, ma le esterno solo quella più politically correct: la questione è talmente complessa tecnicamente e lontana dalle nostre conoscenze medie, che solo uno studio minuzioso per un tempo assai lungo e con il supporto di tecnici idonei, ne permetterebbe la giusta comprensione. Questo non può essere chiesto a ciascuno di noi, ma deve essere preteso da chi ci deve rappresentare e tutelare.

Le rinnovo quindi almeno tre ambiti di criticità toccati da quegli articoli che saranno votati giovedì prossimo in aula:

Ambito Penale: l’art. 6 contiene una previsione peggiorativa rispetto alla disciplina attuale (Legge Balduzzi) ed alla sua interpretazione giurisprudenziale, restringendo ad esempio l’applicazione delle linee guida alla sola imperizia si mantiene la punibilità -oggi invece esclusa- per le altre due forme di colpa (negligenza e imprudenza);

Ambito Civile: nel Ddl 2224 sono inserite diverse norme (tra cui l’art. 8, comma 4) potenzialmente lesive del principio di uguaglianza e parità in giudizio e del contraddittorio tra le parti, oltre che tese ad acutizzare ed incentivare la conflittualità tra le diverse parti in causa (paziente-azienda-esercente la professione sanitaria-assicurazione).

Profilo Assicurativo (di maggior gravità e preoccupazione): si obbligano gli esercenti la professione sanitaria a dotarsi di copertura assicurativa, mentre non si prevede corrispettivo obbligo a carico delle compagnie assicurative ovvero senza intervenire nel mercato assicurativo ed anzi, con gli ultimi emendamenti presentati dal relatore, si esime la struttura sanitaria pubblica e privata ad assicurarsi per i danni commessi a terzi da alcune tipologie di professionisti che operino in loro favore, con evidenti e gravi danni per gli stessi pazienti che vengono privati di una garanzia risarcitoria.
Si mutuano senza alcuna valutazione critica (art. 12, comma 2) norme relative all’RCA che non trovano alcuna applicazione in altra disciplina di responsabilità professionale.

Ed ora Gentile Direttore una provocazione:

richiamo gli ultimi tre emendamenti presentati dal relatore di cui sopra (art. 9 comma 6; art. 10 comma 1; art 10 comma 2) traducendoli in un linguaggio che possa essere chiaro a tutti: “tutti coloro che prestano opera in una struttura pubblica, convenzionata o privata in regime di libera professione, compresa l’intramoenia, dovranno fornirsi a proprie spese di propria polizza assicurativa (compreso il primo rischio), inoltre, in caso di rivalsa da parte della Corte dei Conti per colpa grave, per tali professionisti non varrà come limite il tetto massimo delle tre annualità lorde.”

Queste motivazioni, magari meno eleganti e meno eticamente spendibili, riusciranno a risvegliare la lucidità e le motivazioni di chi dovrebbe rappresentarci e tutelarci?

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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24 novembre 2016

SAVE THE DATE 02.12.2016 – Programma Definitivo

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Responsabilità professionale. La Regione Veneto anticipa il Parlamento? (fonte: quotidianosanita.it)

29.11.2016 –

Gentile Direttore,
Il Ddl Gelli sappiamo essersi bloccato in Senato, probabilmente ostaggio anche dei risultati del referendum del 4 dicembre. Difficilmente vedrà la luce in questo anno solare ed altrettanto difficilmente la vedrà durante questa legislatura. A ciascuno di noi e di voi decidere se questa sia una buona od una cattiva notizia. Come Lei ben sa, in questi mesi Obiettivo Ippocrate è stato molto presente e critico nei confronti del disegno di legge, durante tutto l’iter parlamentare, spesso sulle pagine del Suo giornale. Nonostante questo non me la sento di essere soddisfatto né tantomeno di festeggiare per l’arenarsi di questo tentativo di iniziativa parlamentare che tenta (tentava?) di affrontare la questione della responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria.
Attualmente vige la giungla: le regole, i comportamenti, gli esiti variano da regione a regione, se non da ospedale ad ospedale o da tribunale a tribunale. Tutto questo è inaccettabile per chi lavora nella sanità, ma lo è soprattutto per chi si rivolge al nostro Sistema Sanitario per ricevere le migliori cure possibili e che vuole la certezza che ogni azione possibile sia compiuta per la propria salute e per la propria vita, e che vorrebbe respirare, pur nella preoccupazione e nella paura, un senso di fiducia verso le persone e verso le strutture a cui si rivolge. E’ chiaro ed intuitivo che l’offrire ed il ricevere le “giuste cure” non può prescindere dall’affrontare in modo corretto ed equo la questione della responsabilità professionale in ambito sanitario.
Il nostro Parlamento pur provandoci, ancora non è riuscito a rispondere a questa impellente richiesta.
Ritengo pertanto che vada accolta con grande interesse e fiducia, in prospettiva anche futura, l’iniziativa della Regione Veneto che, su sollecitazione di Obiettivo Ippocrate e quindi in collaborazione con noi, ha fatto proprio un progetto pilota per la creazione di una polizza regionale per tutti i lavoratori della sanità regionale. Nonostante la diffidenza di molti e il tentativo da parte di qualcuno di boicottare l’iniziativa, è stato creato un tavolo tecnico regionale a cui oltre a rappresentanti della regione hanno partecipato esperti indicati dai principali sindacati medici e da Obiettivo Ippocrate. Il lavoro di questo tavolo tecnico è iniziato in primavera ed ha portato alla pubblicazione di un avviso regionale per un sondaggio rivolto al mercato assicurativo, scaduto lo scorso 25 novembre. Lo schema di contratto pubblicato dalla Regione Veneto comprende quattro coperture assicurative:
• Responsabilità civile professionale per colpa grave;
• Tutela legale;
• RC professionale estensione di garanzia per colpa lieve;
• Responsabilità amministrativa e contabile.

Volutamente le caratteristiche contenute nell’avviso delineano un prodotto assicurativo con caratteristiche tali da renderlo altamente competitivo nei confronti di analoghi prodotti già presenti sul mercato, facendo leva sul possibile portafoglio clienti, calcolato per la sola regione veneto in 40.000 potenziali professionisti interessati, e sulla figura di garanzia delle regione in questa operazione.
Ebbene, andando oltre le più rosee aspettative le offerte sono arrivate, ne sono arrivate molte, di compagnie italiane, europee ed anche di compagnie oltreoceano ed attualmente sono al vaglio dei membri del tavolo tecnico per valutarne le caratteristiche.

Credo sia un segnale forte ed importante per almeno due aspetti:
1. Il mercato assicurativo, al di là di tante chiacchiere, è interessato al mondo sanità, purché gli interlocutori siano affidabili, chiari e capaci;
2. Per la prima volta siamo noi a indirizzare, modulare e plasmare le offerte delle compagnie assicurative rendendole il più vicino possibile alle nostre necessità, senza più essere costretti ad adeguarci a prodotti assicurativi spesso definiti “giocattolo” od “estetici”.

In attesa di trovare una soluzione nazionale alla tutela di pazienti e lavoratori della sanità questa iniziativa sarà sicuramente di esempio e da traino a moltissime altre regioni, aziende sanitarie ed ospedali.
Di questo, del Ddl Gelli e di tutela in sanità in senso ampio, si parlerà il 2 dicembre a Vicenza, all’Assemblea Nazionale di Obiettivo Ippocrate, presso l’Aula Magna del Polo Universitario Didattico dell’Ospedale San Bortolo.
Saranno presenti tra gli altri il Dr. Domenico Mantoan, Direttore Generale Area Sanità e Sociale Regione Veneto forte sostenitore del progetto regionale; il Prof. Daniele Rodriguez Ordinario di Medicina Legale dell’Università di Padova, che già sulle pagine del Suo giornale aveva intuito la portata dell’iniziativa regionale appena era stata ufficializzata; il Dr. Pietro Bagnoli, chirurgo oncologo ed autore del libro “Reato di Cura” pubblicato ad ottobre e già caso letterario nazionale con la seconda ristampa in due mesi; la D.ssa Mirka Cocconcelli, chirurgo ortopedico tra i primi medici a sollevare la questione responsabilità professionale, spesso ospite della Sua rubrica.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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