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06.12.2016 – I pericoli per sanità e pazienti dall’assurda “caccia al medico” (fonte: Rubrica Stetoscopio da ‘Il Giornale di Vicenza’)

Il problema delle “causa temerarie” ai medici, più volte affrontato da queste colonne di dialogo con i colleghi e la cittadinanza, va assumendo contorni sempre più preoccupanti. La “caccia al medico” è diventato un business, un fenomeno in continua crescita grazie anche alla martellante pubblicità, soprattutto via Internet, di Agenzie specializzate in cause risarcitorie che offrono i propri servigi “gratuiti” per denunciare e chiedere risarcimenti ai medici, agli ospedali e alle assicurazioni. Le azioni legali di questo tipo sono in forte ascesa per quantità e valore, seconde solo alle denunce contro le banche.
Le cifre parlano da sole: nello scorso anno sono state intentate 30 mila cause civili per “malasanità” e 300 mila cause a sfondo medico sono pendenti presso i Tribunali che impiegano una media di 4 anni per esprimere un giudizio che nel 95 per cento delle cause penali è di assoluzione per il medico.
Sono questi i numeri di quella che il Corriere della Sera ha già definito “guerra legale preventiva ai medici”. Una guerra che è figlia della crisi economica, perché sono in molti a tentare di speculare sulle disgrazie proprie o di un parente, ma anche di una discutibile professionalità di troppi legali. Lo dice l’avvocato Giuseppe Badolato, 25 anni di professione, che fa parte del Tribunale per la tutela della Salute, “purtroppo attorno alla malasanità ci sono vari tentativi di speculazione ed è molto antipatico. L’errore va punito ma qui è una giungla e la malasanità è diventata malagiustizia. Ci vuole più serietà da parte di tutti e spesso faccio più fatica a convincere una famiglia che è bene lasciar stare la causa anziché il contrario.”
Ma per un avvocato che studia bene le carte e non si muove se prima non ha almeno una relazione specialistica di un medico dell’Istituto di Medicina legale,  innumerevoli sono i “kamikaze” che ci provano comunque con cause lunghissime che vanno a buon fine solo nel 5 per cento dei casi ma che spesso si arenano fra pareri discordanti delle commissioni di periti fino a diventare degli inestricabili gineprai.
Il fenomeno è tutto italiano e si dipana nel difficile dialogo tra scienza, politica e magistratura, la quale si avvale di liste di consulenti tecnici spesso stilate senza tener conto delle effettive competenze. Negli USA, per citare un esempio, i Tribunali seguono la “procedura Daubert” che ritiene prove ammissibili solo quelle basate su ipotesi ed esperimenti che siano controllabili e incentrati su una solida letteratura scientifica. Su questi presupposti non sarebbe stato possibile emettere una sentenza aberrante come quella del giudice italiano che ha condannato a un pesante risarcimento dando credito alla scientificamente inesistente relazione autismo- vaccini.
Le conseguenze di quello che possiamo definire il “caso Italia” sono pesanti. E’ stato valutato che il costo della cosiddetta medicina difensiva è di 10 miliardi solo per quanto attiene il valore delle prestazioni terapeutiche e diagnostiche non strettamente necessarie per la salute del paziente prescritte per tutelarsi dalle cause. Ma quello che è più grave è che i troppi contenziosi e il timore di una denuncia fanno da freno per i chirurghi i quali, con una media di tre su dieci, rinunciano a interventi troppo delicati che potrebbero essere risolutori per il paziente. Inoltre, come ha denunciato Diego Piazza, presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri, “la situazione sta causando anche un crollo della vocazione chirurgica perché sempre meno studenti si iscrivono alle scuole di specialità”.
Per arginare le innumerevoli cause infondate e i costi della medicina difensiva si è mosso anche il Parlamento con il Disegno di Legge presentato dal senatore Federico Gelli che però – causa anche il deprecabile rallentamento dell’attività di troppi parlamentari impegnati a fare campagna elettorale per il si e il no al referendum – giace in Senato.
In attesa che sia una legge dello Stato a scoraggiare inutili e dannose azioni legali, al medico non resta che il salvagente dell’assicurazione i cui costi sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni. Nel 2015 i premi assicurativi versati dai medici ha sfiorato i 190 milioni – 40 in più del 2014- con una media pro capite di 15mila euro.
In questo campo va dato atto alla Regione Veneto di essere un passo avanti rispetto al Parlamento. Ha infatti fatto proprio un progetto pilota per la creazione di una polizza regionale per tutti i lavoratori della Sanità, ha dato vita a un sondaggio che ha visto la risposta di Compagnie assicurative italiane e straniere che sono ora al vaglio di un tavolo tecnico.
L’iniziativa ha un sigillo vicentino poiché nasce dall’Associazione “Obiettivo Ippocrate” che si è distinta, in nemmeno un anno di attività, per numerose prese di posizione a tutela della categoria e che venerdì scorso ha dato vita a un Convegno su questo delicato tema, con la presenza del Direttore Generale della Sanità, Domenico Mantoan.
Un bell’esempio di come, lavorando in collaborazione e non imponendo diktat dall’alto, medici, tecnici e politici possono migliorare la nostra Sanità.

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