Archivio Mensile: febbraio 2017

Quei pazienti mai soddisfatti e sempre pronti alla denuncia (Quotidianosanita.it)

– 15.02.2017 –

Gentile Direttore,
nel 2015, in Emilia-Romagna, sono stati pagati 19 milioni di euro, a fronte di 1.500 richieste di risarcimento danno per errore medico ed 1 su 4 riguardano interventi chirurgici. A fronte di un totale di circa 350.000 medici, i contenziosi sono 35.000 all’anno per una spesa di 191 mln di euro (Adn Kronos Salute 23/12/2016). Significa che il 10% dei colleghi è inquisito, percentuale assolutamente ipertrofica che non si riscontra in nessuna altra categoria professionale, a meno che non si pensi che la mia categoria sia diventata, in ampia percentuale, imperita,imprudente e negligente!
I pazienti e/o i loro familiari non vogliono giustizia cercano vendetta e ristoro finanziario,ma l’arte di curare è fatta da uomini che assumono decisioni difficili,spesso in solitudine ed in carenza di mezzi, salvo poi trovare il “Solone” di turno che, ex post, li giudica senza aver mai visitato un paz.
Il vero problema, insito nella conflittualità medico-paziente, è che si è interrotto il rapporto di fiducia e si è interrotto quando gli ospedali sono diventati aziende ed hanno adottato tutti i termini propri delle stesse: Budget, tariffe, dirigenti (senza mai esserlo effettivamente!), rapporti costi/qualità, premi di risultato ed invece di essere motivato il personale sanitario è martirizzato!
L’ospedale non è un’azienda, non deve produrre profitto (almeno non solo!),deve produrre salute!
In un’azienda vera, si attuerebbero il turn-over e tutte le procedure atte a ridurre il carico di lavoro e responsabilità, invece il personale sanitario e parasanitario è proletarizzato, balcanizzato, bistrattato, sfruttato e deve far fronte a carenze strutturali generate da una politica imbelle che applica il motto romano: “Divide et impera!”

Medici ed infermieri vengono etichettati come “risorse umane in sanità”, tutte belle parole che non significano assolutamente nulla, in quanto non siamo un valore aggiunto, ma il valore! Il clima che, attualmente, si respira negli ospedali è povero di sorrisi, di cortesia, perché siamo soffocati da turni stressanti, da disfunzioni organizzative e carenze di organico, da macchinari obsoleti, da materiale spesso scadente o insufficiente ed il tutto crea frustrazione e demotivazione; sentimenti più difficili da gestire della rabbia e della contestazione!

Perchè non ci viene concesso quello che chiediamo da anni:
1) Deburocratizzare,

2) Sbloccare il turn over e infondere fiducia nel personale,

3) Creare premi economici per i colleghi che lavorano nelle emergenze/urgenze, Utic,T.I.rianimazioni, dialisi, sale operatorie. Lavori che comportano una usura precoce e che necessiterebbero incentivi per pre-pensionamenti. Il medico che, da anni, lotta contro la morte, la malattia, l’ignoranza, la supponenza e la protervia, si usura! La sala operatoria usura, la dialisi usura, un reparto oncologico usura, l’ostetricia e l’ortopedia usurano. I sanitari che lavorano in ospedali come quello di Nola e di Ancona si usurano precocemente.

L’ansia di contenere la spesa ha logorato il rapporto medico-paziente ed il paziente, parte già diffidente, non si fida più del medico, vuole tutto e subito, pretende di guarire, non accetta il concetto di morte, nemmeno a 100 anni ed ogni malattia deve essere guarita per forza.
La nostra categoria avrà molte colpe, ma vogliamo analizzare i comportamenti ambigui di certi pazienti?
Vogliamo parlare dei pazienti che “tendono tranelli”, che sottacciono volutamente particolari di storia clinica e di patologie e/o terapie mediche in atto o pregresse?
Vogliamo parlare delle schiere di pazienti che denunciano falsi colpi di frusta (ne ho visti a decine nel Ps ortopedico dove lavoravo che mi hanno fatto perdere tempo prezioso, tempo sottratto ai malati veri)?
Vogliamo parlare dei loschi individui che distribuiscono pubblicità di infortunistiche ai pazienti in sala d’attesa dei PS italici e che illustrano come denunciare il medico?
Vogliamo parlare dei pazienti negligenti che non seguono pedessiquamente i consigli del chirurgo che li ha operati o dei pazienti che abbandonano la medicina ufficiale per chi promette loro pronte guarigioni senza sacrifici? Vogliamo parlare dei familiari che ti chiedono una medicina onnipotente e guarigioni impossibili?
Ecco perché sono/siamo sempre sulla difensiva! Perchè frastornati dalle migliaia di avvisi di garanzia (il 95% finisce in un nulla di fatto!!). Perchè perennemente criticati dai pazienti e dai loro familiari che pretendono di proporre diagnosi e terapie lette sull’infallibile “Dr. Google”!
Evitiamo interventi”pericolosi” che, negli anni ’80, facevamo ad “occhi chiusi” per il bene del paziente, mentre adesso ci trinceriamo dietro a un: “..Ma chi me lo fa fare, perché se mi va male, becco pure una denuncia” e non sarà certo il DDL Gelli a farci rinunciare ad una medicina difensiva; unica arma che ci è rimasta per evitare problematiche legali!

Caro Gelli, questo è il risultato prodotto anche dall’ignavia della politica, associato alla passività dei sindacati di categoria che, come le stelle di Cronin, sono rimasti a guardare lo sfascio del SSN!
Oggi a chi interessa ricreare un clima di collaborazione?
Agli avvocati? No di certo, in quanto sulle nostre sfortune ci guadagnano.

Ai tribunali dei diritti dell’ammalato? No, oltretutto, in ogni tribunale esiste il diritto all’accusa ed il diritto alla difesa; dov’è il diritto alla difesa del medico in questo tribunale? In aggiunta, alcuni personaggi hanno costruito una carriera politica sfruttando la “gogna mediatica” nei confronti della mia categoria.

Alla magistratura? Io credo nei magistrati,in quanto sono gli unici che hanno a cuore la nostra situazione, in quanto nel 95% dei procedimenti penali ci assolvono e nel 65% in ambito civile! Ergo, ringrazio la magistratura per il lavoro meritorio nei confronti della mia categoria!

Alle assicurazioni? Figuriamoci, guadagnano fior di quattrini sulle nostre polizze.

Ai politici? Meno che meno. L’intervento del legislatore, fortemente richiesto dai medici è ben lungi dal concretizzarsi e il DDL Gelli è solo un pannicello caldo somministrato ad un moribondo!

Gli unici interessati a che, questo rapporto, si ristabilisca sono gli stessi medici ed i pazienti, attualmente categorie volutamente contrapposte, pertanto, l’alta reattività giudiziaria nei confronti della nostra categoria deve essere disincentivata per i seguenti motivi:

1) si deve prendere atto che la medicina non è onnipotente ed ha dei limiti legati alla biologia ed al tempo. La morte non si sconfigge e le malattie, a volte, ma non sempre, si curano!

2) spesso i pazienti/familiari prendono decisioni in un momento in cui sono psicologicamente esposti ed indotti ad attribuire possibili colpe e responsabilità a chi, professionalmente, ha come unica mission la cura, il sollievo dalle sofferenze ed ha dovuto correre rischi notevoli per fare il proprio dovere.

3) la presentazione di una denuncia/querela non comporta costi di alcun genere.

4) in caso di archiviazione o proscioglimento del medico indagato il denunciante/querelante e tantomeno il perito medico e l’avvocato che l’hanno consigliato non rischiano nulla,non potendo quasi mai, essere provato il dolo/malafede.

Come afferma l’autorevole magistrato Marco Rossetti (nel suo testo:”Qualità della consulenza medico-legale e responsabilità del consulente): “…Ci sono alcuni squallidi operatori che sobillano denunce di malpractice per interessi di bottega!

Per il giudice Rossetti, il consulente tecnico di parte che abbia svolto male il suo operato è responsabile anzitutto nei confronti della parte che ha mal consigliato, ma è anche responsabile nei confronti di chi ha subito ingiustamente (come imputato) l’azione giudiziaria incardinata su una relazione colposamente o dolosamente inesatta. Infatti, la consulenza tecnica errata può essere la “conditio sine qua non” di una sentenza (errata) con la quale il giudice ha accolto le tesi del CTU (Trib. Napoli 22 gennaio 2000, Trib. Bologna 12 maggio 1999).

Inoltre, se il consulente agisce con dolo eventuale o con colpa con previsione dell’evento, siffatta attività può collocarsi nell’ambito di abuso del diritto di difesa, nel cui ambito l’attività del consulente tecnico è la più autentica espressione. Ne deriva, per il medico denunciato sulla base di una relazione consapevolmente faziosa del consulente tecnico della controparte, la possibilità di chiedergli il risarcimento dei danni ingiustamente patiti in sede civile.

Il diritto alla salute del paziente non implica il dovere di guarigione del medico e solo chi è passato da innocente, sotto le “forche caudine” di un avviso di garanzia, sa cosa vuol dire essere indagati, imputati ed assolti, dopo un iter infinito di anni, come è successo a migliaia di colleghi chirurghi!

Concludo con una frase del Procuratore capo di Venezia, Dr. Nordio: “Le denunce false per presunti casi di malasanità sono, in percentuali molto rilevanti, tentativi di arricchimento che fanno danni enormi alla tutela della salute dei cittadini ed alle casse dello Stato. E’ un fenomeno datato che cresce esponenzialmente e parallelamente all’accentuarsi della crisi economica”.

Dr.ssa Mirka Cocconcelli
Chirurgo ortopedico
Bologna 

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La Professione al di sopra dei rumori di fondo (Quotidianosanita.it)

22.02.2017 –

Gentile Direttore,
in questa epoca di comunicazione globale, o meglio totale, moltissimi parlano, pochi dicono, pochissimi ascoltano. Per molti il “sapere ascoltare” è una dote insita, con cui persone più sensibili ed intelligenti emotivamente nascono.
Personalmente ho una concezione più Darwiniana di questa capacità, come frutto di un apprendimento, più o meno cosciente, per sopravvivere ai rumori di fondo riconoscendo, tra loro, le voci “da ascoltare”. Generalmente si tende ad ascoltare chi consideriamo credibile e degno di fiducia e questo non te lo meriti per ciò che dici ma per ciò che sei e che fai e per le inevitabili cicatrici che l’essere ed il fare ti portano in dote. Sono queste cicatrici che ti fanno riconoscere gli appartenenti alla tua stessa “specie” rendendoli degni del tuo ascolto, concedendo così alle loro parole il lasciapassare per arrivare alle nostre menti ed ai nostri cuori, passando spesso attraverso il nostro stomaco.
Nel delicatissimo momento che attraversano le professioni sanitarie, sono quattro le persone che ritengo siano recentemente riuscite, di diritto, a conquistarsi il nostro ascolto: Mirka Cocconcelli, Pietro Bagnoli, Giovanni Leoni ed Elsa Frogioni.
Mirka Cocconcelli, chirurgo ortopedico, che il 31 luglio 2015 dalle pagine del Suo giornale, con una lettera intitolata “Ora basta, non costringeteci ad appendere il bisturi al chiodo”, gridò l’insostenibilità etica e professionale dell’attuale sistema di tutela della salute, rivendicando inoltre, il ruolo delle professioni sanitarie nella gestione manageriale ed organizzativa degli Ospedali. Ritengo che questa lettera sia stato il manifesto di un risveglio e di una presa di coscienza delle professioni sanitarie, l’impatto avuto è ad oggi dimostrato dalle oltre 21.000 condivisioni avute su Quotidiano Sanità che credo, con un margine di errore in difetto, si possano tradurre in oltre 100.000 persone che hanno visualizzato la pagina. Alla D.ssa Cocconcelli dobbiamo poi tantissimi altri contributi e negli ultimi giorni è ritornata con “Quei pazienti mai soddisfatti e sempre pronti alla denuncia”, analisi come sempre lucida della responsabilità professionale e del contenzioso in sanità, quasi 3.000 condivisioni (15.000 visualizzazioni?). Evidentemente siamo di fronte ad una persona credibile che per la sua storia umana e professionale è degna di fiducia, quindi da ascoltare.
Paolo Bagnoli, chirurgo oncologo, autore di “Reato di cura”, libro che, oltre ad essere diventato un caso letterario con migliaia di copie vendute in pochissimi mesi, ha aperto gli occhi, soprattutto a chi non lavora nella sanità, sulla pericolosità di instillare la paura nella mente di chi lavora quotidianamente in situazioni difficili, ed i cui risultati possono non rispettare le aspettative e le speranze dei pazienti, ma neanche dei medici, che comunque mirano sempre al migliore risultato ottenibile. Nelle pagine del suo libro ci siamo riconosciuti in tanti, sorprendente è come sia riuscito a raccontare un evento drammatico, per tutti i protagonisti, in punta di piedi, quasi sottovoce con il rispetto di chi si racconta davanti ad uno specchio, rivedendosi addosso le infinite sofferenze di cinque lunghissimi anni di avvisi di garanzia, perizie, interrogatori, studi notturni ed aule di tribunali.
Ho incontrato il Dr. Bagnoli di persona ed abbiamo parlato a lungo, mi chiedevo se la vicenda vissuta in prima persona avesse cambiato il suo modo di essere medico e chirurgo: niente di più sbagliato, non ha modificato in nessun modo il suo modo di curare, operare e seguire i pazienti. Della nostra chiacchierata mi è rimasta la sua grande serenità, la lucidità con cui ha metabolizzato e superato la sua sofferenza indelebilmente comunque presente nelle sue parole, ma soprattutto mi ha colpito l’assenza di astio e di rancore, anzi ha concluso il nostro incontro dicendomi “dobbiamo essere noi medici ad alzare l’asticella”, aumentare le nostre conoscenze, migliorare continuamente le nostre capacità professionali, non stancarci mai di parlare e parlare e parlare con i nostri pazienti. Ecco un’altra persona da ascoltare!
Giovanni Leoni, chirurgo generale, con il suo “Medici che la notte…”, sempre dalle pagine di questo giornale, è riuscito a dare vita ai rumori, agli odori, ai timori che chi lavora in un ospedale vive quotidianamente. Soprattutto ha fotografato la solitudine di fondo di chi deve compiere scelte difficili, spesso nell’arco di pochi minuti se non secondi, e dell’immane peso umano che ciascuno di noi ha consapevolmente accettato di portare nel momento in cui queste scelte possono essere sbagliate o che possono non essere sufficienti, semplicemente perché a volte non esistono più possibilità per chi vediamo in un letto, su di una barella o sopra il tavolo operatorio. Ogni volta che questo succede non abbiamo colpe ma ci sentiamo colpevoli. Il Dr. Leoni chiede comprensione per chi esercita questa professione ma badate bene, comprensione non intesa come benevolenza, bensì come sforzo di capire o quantomeno immaginare cosa possa essere questo lavoro che, nel bene e nel male, non può essere paragonato a nessun altro lavoro.
Elsa Frogioni, infermiera, recentemente ha scritto al Ministro della Sanità chiedendo la tutela dell’integrità e della salute dei sanitari. Noi, che siamo definiti “risorse umane”, costretti a lavorare in un modo che rasenta il disumano, noi che dovremo proteggere e salvaguardare la salute dei cittadini, costretti ad una professione che diventa non tutelante per i nostri pazienti e nemmeno per noi stessi. Mi piace constatare che a rinforzare la sua richiesta siano poi intervenuti anche i maggiori sindacati medici a conferma che, le problematiche e le criticità degli esercenti le professioni sanitarie, sono comuni così come dovranno essere comuni le soluzioni.
Ora chiedo agli Ordini Professionali, alle Società Scientifiche, ai Sindacati: immaginatevi queste quattro persone, bene, alzate lo sguardo ed immaginatevi dietro a loro decine di migliaia di noi, “risorse umane”, in carne ed ossa; noi abbiamo ritrovato nelle loro parole il nostro sentire comune, le nostre preoccupazioni, il nostro senso di sfinimento per un modo di lavorare che non è nostro, non ci appartiene. Allora non siate più oggetti parlanti, diventate soggetti “ascoltanti”, tra righe di queste quattro persone troverete quelle che sono le priorità per le professioni sanitarie, ciò per cui vale la pena lavorare e se serve combattere.
Infine un invito ai nostri politici: in mezzo a queste decine di migliaia di professionisti della sanità, immaginatevi milioni di pazienti e di cittadini, perché anche loro ascoltando queste voci non possono non riconoscere l’attaccamento e la fiducia che abbiamo per il lavoro che svolgiamo e quindi la voglia e la necessità di farlo nel miglior modo possibile. Questa è la garanzia massima affinché, per ciascuno di noi, nel momento del bisogno, verrà fatto tutto ciò che è possibile per curarci nel miglior modo possibile, se non per guarirci o salvarci.
Quindi prendetene atto ed attivatevi di conseguenza perché vi dico la nostra verità: non esiste più né denaro né potere che possano comprare od essere barattati con ciò che chiedono questi nostri portavoce.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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26 febbraio 2017

XXVIII Congresso Nazionale SPIGC – Varese (22-24 marzo 2017)

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Ddl Responsabilità professionale: possibilità di rivalsa sulle professioni sanitarie per miliardi di euro?

Questa settimana è data per certa l’approvazione alla Camera del Ddl Gelli che diventerà pertanto legge nazionale. Uno dei punti di forza di questo disegno di legge, a detta dei relatori On. Gelli e Sen. Bianco, sarebbe quello di porre un calmiere ai prezzi delle polizze assicurative, prevedendo un tetto massimo alla possibilità di rivalsa da parte dell’azienda (o di regresso da parte dell’assicurazione dell’azienda stessa che abbia risarcito il danno), in caso di colpa grave, nei confronti dell’esercente le professioni sanitarie e quindi invogliare le compagnie assicurative a ritornare in un mercato via via abbandonato. Ci è sempre stato detto, e così il Ddl era giunto al Senato, licenziato in prima lettura dalla Camera (comma 5 dell’art. 9), che il limite massimo per la rivalsa avrebbe coinciso con triplo della retribuzione lorda annua. Curiosamente l’art 9 è stato modificato in Senato ed attualmente invece recita “L’importo……, non può superare una somma pari al valore maggiore della retribuzione lorda dell’anno…moltiplicato per il triplo”.
Traduciamo in cifre: un medico con un reddito lordo annuale di 50.000 euro potrà essere condannato, per singolo evento, in sede di rivalsa (o regresso) al pagamento di una cifra computata in 50.000 euro x 150.000 euro (il triplo della retribuzione lorda) = 7.500.000.000 euro, in lettere sette miliardi e 500 milioni di euro.
Analogo conteggio lo si può applicare alle retribuzioni di infermieri, tecnici sanitari, ostriche e perfusionisti: la cifra sarà sempre nell’ordine di miliardi di euro.

Evidentemente queste sono cifre che non possono calmierare proprio nulla!

Voglio credere che la modifica dell’art. 9 in tal senso  sia frutto di un errore commesso in buona fede, circostanza che comunque non ridimensiona l’errore macroscopico rispetto agli intendimenti iniziali del legislatore, ma voglio anche pensare che il nostro Parlamento troverà il modo di porre rimedio a tale “svista” per una questione di giustizia ma anche di buongusto e a tutela della sua credibilità.
Le soluzioni percorribili credo siano solamente due: modificare l’art. 9 alla Camera, facendo così proseguire l’iter parlamentare del Disegno di Legge Gelli, ovvero rinviare la rettifica di questo grossolano errore all’emanazione di un provvedimento normativo successivo.
Rimango perplesso sui reali tempi di tale emanazione successiva e preoccupato del pericolo di consegnare ai professionisti della sanità una legge già zoppa in uno dei suoi obbiettivi principali sin dall’inizio dichiarati.

La parola ora al Parlamento.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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