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Ddl Responsabilità professionale: possibilità di rivalsa sulle professioni sanitarie per miliardi di euro?

Questa settimana è data per certa l’approvazione alla Camera del Ddl Gelli che diventerà pertanto legge nazionale. Uno dei punti di forza di questo disegno di legge, a detta dei relatori On. Gelli e Sen. Bianco, sarebbe quello di porre un calmiere ai prezzi delle polizze assicurative, prevedendo un tetto massimo alla possibilità di rivalsa da parte dell’azienda (o di regresso da parte dell’assicurazione dell’azienda stessa che abbia risarcito il danno), in caso di colpa grave, nei confronti dell’esercente le professioni sanitarie e quindi invogliare le compagnie assicurative a ritornare in un mercato via via abbandonato. Ci è sempre stato detto, e così il Ddl era giunto al Senato, licenziato in prima lettura dalla Camera (comma 5 dell’art. 9), che il limite massimo per la rivalsa avrebbe coinciso con triplo della retribuzione lorda annua. Curiosamente l’art 9 è stato modificato in Senato ed attualmente invece recita “L’importo……, non può superare una somma pari al valore maggiore della retribuzione lorda dell’anno…moltiplicato per il triplo”.
Traduciamo in cifre: un medico con un reddito lordo annuale di 50.000 euro potrà essere condannato, per singolo evento, in sede di rivalsa (o regresso) al pagamento di una cifra computata in 50.000 euro x 150.000 euro (il triplo della retribuzione lorda) = 7.500.000.000 euro, in lettere sette miliardi e 500 milioni di euro.
Analogo conteggio lo si può applicare alle retribuzioni di infermieri, tecnici sanitari, ostriche e perfusionisti: la cifra sarà sempre nell’ordine di miliardi di euro.

Evidentemente queste sono cifre che non possono calmierare proprio nulla!

Voglio credere che la modifica dell’art. 9 in tal senso  sia frutto di un errore commesso in buona fede, circostanza che comunque non ridimensiona l’errore macroscopico rispetto agli intendimenti iniziali del legislatore, ma voglio anche pensare che il nostro Parlamento troverà il modo di porre rimedio a tale “svista” per una questione di giustizia ma anche di buongusto e a tutela della sua credibilità.
Le soluzioni percorribili credo siano solamente due: modificare l’art. 9 alla Camera, facendo così proseguire l’iter parlamentare del Disegno di Legge Gelli, ovvero rinviare la rettifica di questo grossolano errore all’emanazione di un provvedimento normativo successivo.
Rimango perplesso sui reali tempi di tale emanazione successiva e preoccupato del pericolo di consegnare ai professionisti della sanità una legge già zoppa in uno dei suoi obbiettivi principali sin dall’inizio dichiarati.

La parola ora al Parlamento.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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