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La testimonianza di un medico e la sua «passione tradita»

Ecco arrivato il momento; sento forte il dovere di scrivere una lettera “aperta” perché è giunto il tempo che qualcuno alzi la testa e urli al mondo la propria indignazione e quella di chi, come lui, vive di passione!

Mi spinge una frase di una mia assistente, di quelle che ringrazi il cielo di avere al tuo fianco, di quelle che, come te, hanno alimentato la loro vita con il fuoco della chirurgia, di quelle che studiano sempre, di quelle che amano i loro pazienti, li supportano e li accompagnano, una dottoressa che gratifica e interroga il “tuo ruolo di primario” semplicemente osservandola. Lei mi ha detto: «è giunto il momento in cui debbo riflettere se sia ancora tempo di fare questo lavoro».

Uscivo dal mio studio dopo 10 ore ininterrotte di sala operatoria e ho sentito i brividi corrermi sulla schiena e, mentre la mia macchina trascinava verso casa il mio stanco corpo, la mente ritornava continuamente a quelle parole pronunciate dopo l’ennesima richiesta di risarcimento e conseguente causa (ingiusta) contro un altro componente del reparto.

Allora ho deciso di fare qualcosa e poiché poche sono le cose che so fare bene nella mia vita e si contano su una mano e tra queste credo esserci la scrittura, ho scelto di scrivere questa lettera. Credo che ciascuno che la leggerà, sia un politico, un giornalista, un cittadino si dovrà necessariamente interrogare (ma ancora una volta sono certo di illudermi) su quanto essa contiene.

Inizierò con la constatazione che i chirurghi italiani sono tra i migliori, se non i migliori al mondo; osservando infatti i congressi internazionali sempre più in “live surgery” cioè con chirurgia in diretta si evince chiaramente come la mia affermazione sia vera e priva di dubbi. Il chirurgo italiano ovunque si trovi ad operare dimostra SEMPRE non solo una competenza tecnica paragonabile allo “straniero” ma possiede SEMPRE quella meravigliosa vena di soggettività e di genialità tipica del nostro popolo che gli permette di realizzare capolavori chirurgici laddove gli altri eseguono solo compiti tecnici ripetuti e meccanici.  Il chirurgo italiano è conosciuto e stimato nel mondo molto più di quanto lo siano altre categorie professionali e gli viene universalmente riconosciuto il carisma del “caposcuola”, di chi cioè indica una strada da percorrere.

Purtroppo nel nostro paese si crede ancora che l’America, gli States rappresentino la frontiera del meglio mentre nulla è più falso nel campo chirurgico.  Ma, come dicevo all’inizio di questa mia lettera è giunto il momento che qualcuno alzi la voce: i chirurghi italiano sono stanchi di essere perseguitati (la parola rende perfettamente ciò che proviamo ogni giorno) da richieste di risarcimento e cause che nella quasi totalità delle volte si rivelano ingiuste e inique.

Nessuno può comprendere cosa si provi nel ricevere una richiesta di risarcimento o un avviso di garanzia laddove ritieni di aver agito con correttezza professionale e secondo buona pratica medica. Mi si obietterà: ma molte volte è il chirurgo a credere di essere nella ragione quando invece egli ha causato un danno! E ancora: quanti errori medici e chirurgici!

Ebbene, essendo una lettera aperta appare giusto rispondere a tono: avete mai provato a correre di notte su una macchina lanciata senza pensare al tuo pericolo personale, ma solo a giungere il più in fretta possibile perché sei chiamato in sala operatoria per un’urgenza che senza te non avrebbe scampo? E quando giungi alla sala operatoria che consideri casa tua (non è forse il luogo dove si trascorre più ore quello che consideri casa?) e osservi i volti degli operatori che aspettano solamente te? Provate, voi che state leggendo, ad immaginare se il chirurgo dovesse pensare alle linee guida, alla buona pratica medica, a tutto ciò che l’avvocato o il medico legale o il pm gli chiederà se eseguirà una tecnica invece che un’altra?

Vorrei che provaste ad immaginare se su quel letto operatorio ci fosse vostro figlio e quel chirurgo avesse ricevuto la mattina stessa un avviso di garanzia! Vorrei che lo immaginaste per un’istante! Ma non preoccupatevi e non abbiate timore, quel chirurgo opererà secondo la propria esperienza, secondo la propria moralità, conoscendo perfettamente le linee guida, ma correlandole al caso e al paziente e non ascolterà MAI la vocina che dentro sussurra “aspetta…lascia perdere… se procedi in tal senso sei contro le linee guida…. potresti avere un avviso di garanzia!”, non l’ascolterà MAI, ma proseguirà osservando le linee guida correlate al caso e non perdendo mai di vista l’obiettivo di salvare il proprio paziente che è lo scopo che rende importante e degna la sua vita, la passione che lo divora fin dai tempi del liceo e dell’Università.

E pensando a me, seguendo i miei sogni e lottando contro le ingiustizie e l’immoralità, sono riuscito a realizzare parte del mio progetto, sono divenuto Direttore di Dipartimento, ho un team eccezionale e avrei tranquillamente potuto tacere e dedicare questo tempo futuro all’altra grande passione….avrei potuto realizzare la salita delle seven summits considerato il mio curriculum alpinistico. O forse avrei potuto andare ad operare negli Emirati Arabi o in Qatar dove i chirurghi italiano sono molto considerati anche economicamente!

Ed invece ho deciso, finchè il mio tempo non sarà scaduto, è necessario combattere e lottare. I giovani chirurghi italiani stanno decidendo di mollare, le scuole di chirurgia vanno deserte e soprattutto voi che “contate” state uccidendo la passione che muove i cuori dei giovani. Una giurisprudenza cieca e volgare permette la denuncia penale per i chirurghi (solo in Italia, Messico e Polonia…vergogna!) e la barbaria delle richieste di risarcimento prive di fondamento ma cariche di “voglia di denaro”, riempie ogni giorno le nostre corsie.

Osservo i volti dei miei assistenti ed aiuti: cosa ne sarà della loro passione, dei loro desideri, del loro impegno? Cosa ne sarà di quel ragazzo (e potrebbe essere vostro figlio) che stanotte avrà un incidente in moto e potrebbe non trovare più la stessa passione, lo stesso impegno, lo stesso desiderio di aiutarlo. Cosa ne sarà di quella mamma che stanotte o domenica o a Natale o a Pasqua (già perché i chirurghi lavorano sempre!) arriverà occlusa e potrebbe trovare un chirurgo che legga le linee guida (e osservandole si fermi e magari non attui TUTTO ciò che sarebbe certamente possibile ma magari contrario alle famose linee guida?) prima di operarla?

Che tristezza infinita osservare il volto del mio aiuto che geneticamente è quello che si definisce un fuoriclasse, quello che tra pochi anni sarebbe tra i migliori non solo in Italia e che ha nelle tasche e nel cuore almeno due denunce?  Lo osservo ogni giorno, sempre mi ci rivedo, e scopro che il fuoco della chirurgia riempie ancora la sua vita nonostante tutto. Lo osservo e so che, anche per lui, anche per tutti i giovani chirurghi devo lottare e lotterò.

Non importa se mettendoci la faccia essa verrà infangata come spesso succede in questo Paese che amo ma che non tutela le proprie eccellenze, non importa se mettendoci la faccia molti vi sputeranno sopra…..importa osservare il futuro delle generazioni che verranno…importa sapere che le mie figlie avranno un giorno, se fosse necessario, chirurghi con il cuore simile al loro padre, senza linee guida imposte e mandatarie di assolute certezze, senza il rischio di denunce che impediscano loro di operare sereni, senza magistrati che si lamentino quando richiesti di responsabilità civile ma che addentano i chirurghi senza ricordarsi ciò che essi dicono di loro stessi” con la responsabilità civile non siamo più sereni nel giudicare!” …scusate ma la loro frase non vale forse anche per i chirurghi!

Penso ai miliardi spesi in medicina difensiva spesso inutile e dannosa per la necessità di dover tutelare qualcosa che non deve essere tutelato: il dono di operare e le tue mani che collegate al tuo cervello e al tuo cuore cercano sempre la vita! Chiudo allora con una frase di Luciano Violante che riferendosi alla responsabilità civile dei magistrati (badate solo civile mentre per il chirurgo vale il penale!) afferma: «Servirebbe una norma che punisca l’azione temeraria di chi ricorre ingiustificatamente contro un giudice!» è esattamente ciò che chiedono i chirurghi e lo chiedono a gran voce.

Una norma che tuteli il chirurgo contro chi abusa del proprio diritto di rivalsa, una norma che garantisca la vera giustizia, una norma che riporti la classe chirurgica al valore che gli compete, una norma che permetta al cittadino che si sente danneggiato dal chirurgo di essere tutelato ma senza offenderne ingiustamente la dignità e l’umanità. Non chiediamo molto, chiediamo solamente un nuovo e diverso futuro per i nostri pazienti e per i giovani chirurghi che desiderano far propria la professione più bella del mondo!

Dott. Prof. Marco A. Zappa
Professore a Contratto Università Studi di Milano

(fonte: www.responsabilecivile.it)

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