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Obiettivo Ippocrate premiato al Care Film Festival (fonte Quotidianosanita.it)

17OTT- Gentile Direttore,
Obiettivo Ippocrate nasce ufficialmente nel febbraio 2016, per volontà di molti dei medici dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza. La scintilla è stata la questione della responsabilità professionale e della medicina difensiva che ormai ci soffoca, e che portiamo come un peso insopportabile, quotidiano sulle nostre spalle.

Al di là dei costi economici e sociali, ciò che ci logora negli anni, è la consapevolezza che la mancanza di serenità nel nostro lavoro ed il timore di contenziosi legali, dagli esiti drammatici per noi e per le nostre famiglie, ci fa tremare le mani. Abbiamo paura, capita che le nostre scelte, magari anche solo a livello inconscio, non siano più guidate solo verso il bene del paziente ma anche verso il tentativo di autotutelarci.

Questa non è la nostra medicina, queste non sono le cure di cui hanno bisogno i nostri pazienti, non può continuare a succedere che in situazioni limite, complesse, nelle zone di grigio, le nostre scelte siano pesantemente influenzate dall’eccessiva prudenza e verso la protezione di noi stessi e delle nostre famiglie, per il timore di essere denunciati: diventa meno rischioso astenersi e non fare nulla piuttosto che rischiare atti e procedure estreme con poche, ma badi reali, possibilità; è questa ormai l’epoca della medicina astensionistica. Per i nostri pazienti, se lo vogliono, dobbiamo poterci giocare ogni singola carta, anche quella più difficile e con meno possibilità se l’alternativa è il nulla.

La nostra attività si è svolta a livello locale, regionale e nazionale ottenendo visibilità, apprezzamenti e risultati, ma siamo convinti che l’unica vera speranza e possibilità per noi ed i nostri malati, e quindi per tutti i cittadini, sia rinsaldare e rendere ancora più forte quel rapporto di sincera ed onesta fiducia reciproca, indebolitosi negli ultimi 15-20 anni.

I malati devono sapere che, al di là dell’articolo 32 della nostra costituzione, la salute non è e non può essere un diritto, la salute dipende in piccola parte dal nostro stile di vita e in gran parte dal buon Dio, o da chi per esso, ciò che invece deve essere un sacrosanto diritto sono le cure, cure intese in senso ampio, come una grande coperta che copre molto e tanti, se non tutto e tutti. La gente deve sapere che la medicina può tanto ma non tutto, che negli ospedali qualche volta si guarisce ma più spesso ci si cura per tornare ad una vita, si spera, accettabile se non migliore, e che spesso si muore.

Troppo spesso e troppo a lungo per colpe ed incapacità nostre, o per voluta mistificazione e manipolazione di altri, queste verità non state negate, nascoste, omesse. Ecco ora noi vogliamo farci carico di queste verità, anche se forse non sarebbe spettato a noi dirlo ai nostri pazienti, qualcun altro avrebbe dovuto prepararli prima di arrivare a noi; ma ormai non ha più importanza, è una priorità ed una necessità a cui vogliamo dare una risposta reale, onesta e concreta.

Da questa volontà è nata l’idea di partecipare al Care Film Festival di Monza la cui serata finale si terrà il 21 ottobre prossimo, concorso internazionale per cortometraggi dedicati al tema del “prendersi cura”, con un film che ripercorre la storia vera di una giovane mamma, arrivata al pronto soccorso dell’ospedale di Vicenza, in condizioni disperate per una emorragia cerebrale che, alla luce delle ultime linee guida, non avrebbe avuto alcuna speranza e senza indicazioni ad alcun trattamento. In realtà nel nostro ospedale, andando oltre le linee guida, vista la giovane età, e quindi assumendoci una grande responsabilità etica, professionale e legale, si è deciso di fare tutto quello che poteva essere umanamente possibile anche se la speranza era un flebile lumicino. Tutti gli operatori sanitari hanno protetto, curato ed accudito quel piccolo lumicino che ha potuto così tornare ad essere una luce, magari a volte un po’ tremula, ma che può continuare ad illuminare e scaldare le vite di tutti i suoi cari e la sua……nonostante le linee guida.

Tutti gli attori del video sono i reali protagonisti della vicenda, la mamma, la bambina, la nonna, gli amici, gli infermieri, i medici, tutti hanno accettato con entusiasmo di rivivere quei pur tragici eventi, conclusisi in maniera quasi miracolosa. Per tutti il messaggio da trasmettere è chiaro: bisogna credere, combattere, fidarsi, avere coraggio, non bisogna essere timorosi, impauriti, sfiduciati, le cure devono andare oltre il tecnicismo scientifico, occorre saper superare anche le linee guida, perché la complessità e l’unicità di ciascuno di noi non potranno mai essere descritti e contenuti da nessuna linea guida, pur rimanendo esse un prezioso ed irrinunciabile aiuto ed orientamento.

Il premio che ci verrà consegnato sabato al Care Film Festival “…poiché, utilizzando un linguaggio non appartenente alla vostra disciplina, avete saputo comunicare e trasmettere emozioni…” non può che renderci orgogliosi perché proprio comunicare e spiegare con il cuore ciò che è la nostra professione è l’obiettivo di Obiettivo Ippocrate.

Il cortometraggio, dal titolo “Come una Rosa”, verrà poi presentato il 10 novembre alla cittadinanza, presso la Sala degli Stucchi del comune di Vicenza, in una serata che vuole essere la serata dei pazienti, dei curati anche se non guariti, dei coraggiosi oltre il probabile ed il possibile, dei felici anche se feriti.
Sarà presente Eliana, la protagonista del cortometraggio, saranno presenti altri pazienti per raccontare le loro storie, le loro sofferenze, i loro successi, le loro fatiche quotidiane, e per far sapere come si può essere amorevolmente curati pur non essendo completamente guariti.

Massimiliano Zaramella
www.obiettivoippocrate.it 

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