Archivio Mensile: dicembre 2017

1.12.2017 Obiettivo Ippocrate presente al Corso residenziale “il prenderci cura della vita” organizzato in occasione del Congresso del Collegio IPASVI di Milano

La mattinata ha visto diversi interventi a partire dal Consigliere Miriam Magri che conosciutoci a Monza in occasione del Care Film Festival ci ha voluti presenti nella mattinata dedidcata alla multiculturalità e la cultura dell’accoglienza sanitaria assieme al Prof. Inghilleri, al Prof. Vergani, alla Dr.ssa Rosanna Supino Presidente dell’Associazione Medica Ebraica oltre a Ven Tenzin monaco buddista.
Ottimo ritorno dalla platea presente che si è dimostrata attenta e stimolata dagli interventi di Obiettivo Ippocrate. Crediamo che anche col Collegio IPASVI di Milano possa essere iniziato un percorso di collaborazione legato a sensibilità comuni.

 

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3.12.2017 Obiettivo Ippocrate a Sovizzo

Il 3.12.2017 presso l’Auditorium del Comune di Sovizzo, Obiettivo Ippocrate è stato invitato a presentare “Come una rosa” il cortometraggio vincitore al Care Film Festval.
Il pomeriggio ha visto la rappresentazione teatrale in apertura del gruppo del Lelio “Il piacere dell’onestà”.
La giornata è stata dedicata alla raccolta di fondi per la Città della Speranza.
Ha suscitato forte emozione la trasmissione del cortometraggio e la testimonianza di Eliana presente alla proiezione.
Ringraziamo il Sindaco Prof.ssa Munari Marilisa per averci invitato.
Un grazie ad Anna Maria Sanson per aver favorito la nostra presenza.

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Obiettivo Ippocrate a ‘Dopo il Tg’ (intervistati: Zambon, Zaramella)

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Lo sfascio della sanità è iniziato quando hanno trasformato gli ospedali in “aziende” (Quotidianosanita.it)

12 DICGentile direttore,
ritengo che lo sfascio della sanità sia iniziato quando i politici hanno trasformato gli ospedali in “aziende”! Nel 1992 i politici trasformarono gli ospedali in “Aziende”, aziende che dovevano produrre profitti, mentre la mission del Sistema Sanitario era e deve essere la qualità delle cure erogate e non la quantità delle stesse. Io mi oppongo con forza ad una deriva economicistica del SSR, legata al metodo di lavoro “fordista”, di inizio ‘900 che paragona il lavoro sanitario a quello di una catena di montaggio per auto, legato unicamente ai tempi medi di produzione di un pezzo meccanico.
Ribadisco che l’ospedale produce salute, non produce profitti e chi ha la competenza di gestire il Servizio Sanitario Regionale e Nazionale ha il dovere di affrontare il tema del Personale Sanitario ed ha il compito di investire su di esso, non fosse altro perché rappresenta il cardine fondamentale su cui ruota la sanità.
Invece continuano imperterriti i tagli lineari alla sanità da parte di tutti i governi e, come denuncia la Fp Cgil, si è verificata una emorragia di personale sanitario, dal 2009 al 2016, di 50.000 lavoratori. Per non parlare poi degli 80.000 posti letti tagliati negli ultimi 10 anni.

In tutti questi anni di blocco del turn over, di pensionamenti, di gravidanze non sostituite, di ipertrofia e precarizzazione dell’orario di lavoro medico e infermieristico, il SSN si è retto solo grazie alla abnegazione degli operatori, che si sono fatti carico di condizioni di lavoro al limite dello schiavismo, effettuando una quantità impressionante di ore di lavoro eccedenti il dovuto, pari a circa 10 milioni ogni anno per i soli medici ospedalieri, ore che non verranno mai retribuite o recuperate. Non dico falsità, se affermo che ogni sanitario lavora, mediamente, ben oltre le canoniche 48 ore settimanali,nell’ottica di un nuovo caporalato 2!
La politica deve capire che è prioritario incentivare il capitale professionale sanitario, mentre attualmente lo demotiva, con stipendi bloccati da 8 anni, con il peggioramento delle condizioni di lavoro, con una vistosa emorragia delle dotazioni organiche e con numerosi medici ed infermieri affetti da burn out!
Mi chiedo e vi chiedo, quale Azienda con 653.352 dipendenti (dati 2015) agisce per anni, solo sui costi generali e non si interessa delle condizioni di lavoro e della “soddisfazione” dei propri dipendenti?
Ecco perché per superare l’attuale sfascio della sanità è indispensabile puntare sulla “gratificazione” del personale, perché senza un personale motivato e gratificato non si risolvono i problemi che affossano la Sanità.
La gratificazione del personale è un elemento fondamentale come la consapevolezza che chi opera in sanità opera per il più essenziale dei diritti umani: la salute.
Gli eventi avversi che si stanno verificando negli ospedali sono legati all’ insufficienza organizzativa e d’organico, ma sono stati cinicamente riversati sul personale dagli stessi politici che sono i veri responsabili della attuale disorganizzazione, ma i politici sappiano che il sanitario è immune da censure e viene assolto da qualsiasi tribunale, se l’ospedale è carente o disorganizzato, come recita la Sentenza Cassazione N° 46.336, del 10 novembre 2014.
Dalle motivazioni di questa storica sentenza si evince che :”Il pz. avrebbe potuto essere salvato, ma disguidi e disorganizzazioni non imputabili all’unico sanitario presente in PS ortopedico,l’hanno impedito”, quindi anche la giurisprudenza riconosce le colpe di amministratori poco accorti.
E’ arrivato il momento di risollevare la testa e di attuare una “legittima difesa”, perchè l’unico colpevole della situazione attuale è una classe politica imbelle che ha permesso di preservare i propri gruppi dirigenti, invece di garantire i livelli minimi di sicurezza clinica ed organizzativa.
Investire in Sanità significa agire non solo sul versante economico, ma soprattutto nell’ottica di tutele professionali e di riconoscimento del merito e della professionalità.
Dato che la classe medica ci mette quotidianamente la faccia, è arrivato il momento che anche la politica ci metta la propria, di faccia, per salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini, sancito come fondamentale dalla Costituzione.

Dott.ssa Mirka Cocconcelli
Chirurgo ortopedico – Bologna
socio onorario di Obiettivo Ippocrate

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Quando e a chi notificare una denuncia: difficoltà applicative della Legge Gelli

19 DICGentile direttore,
sta oramai proliferando una produzione quasi isterica di “comunicazioni ex art. 13 della Legge 24/2017”, trasmesse a pioggia al proprio personale, dalle aziende che abbiano ricevuto la notifica dell’atto introduttivo di un giudizio, instaurato nei loro confronti dal paziente.
Notifica di cui le aziende, ai sensi del citato art. 13 della Legge 24/2017 (“Legge Gelli-Bianco”) devono ora dare comunicazione agli esercenti la professione sanitaria.
I destinatari di tali comunicazioni non sono però, purtroppo, solo i sanitari effettivamente implicati nel singolo sinistro, quanto piuttosto coloro che hanno la sfortuna di vedere il proprio nominativo menzionato nella cartella clinica del paziente che richiede il risarcimento dei danni.
Con il conseguente caos e disorientamento che serpeggia nelle corsie dei nostri ospedali e che porta all’ormai quotidiano quesito: “devo formalizzare l’apertura del sinistro con la mia assicurazione?”, “devo affrettarmi a stipulare una polizza assicurativa, sperando che la comunicazione ricevuta non configuri un fatto noto?”, “devo nominare un avvocato?”

Del resto, nulla si può obiettare alla singola azienda che, ricevuta la notifica di un atto di citazione o di un ricorso ex art. 696 bis, è ora obbligata dall’art. 13 della Legge 24/2017 a notiziare l’esercente la professione sanitaria nel termine a dir poco ristretto di dieci giorni. (“Le strutture sanitarie e sociosanitarie di cui all’articolo 7, comma 1, e le imprese di assicurazione che prestano la copertura assicurativa nei confronti dei soggetti di cui all’articolo 10, commi 1 e 2, comunicano all’esercente la professione sanitaria l’instaurazione del giudizio promosso nei loro confronti dal danneggiato, entro dieci giorni dalla ricezione della notifica dell’atto introduttivo, mediante posta elettronica certificata o lettera raccomandata con avviso di ricevimento contenente copia dell’atto introduttivo del giudizio”).

Pena, in caso di omissione, tardività’ o incompletezza della notifica, l’inammissibilità delle azioni di rivalsa o di responsabilità amministrativa esperibili dalla stessa azienda nei confronti dell’esercente la professione sanitaria (“L’omissione, la tardività o l’incompletezza delle comunicazioni di cui al presente comma preclude l’ammissibilità delle azioni di rivalsa o di responsabilità amministrativa di cui all’articolo 9”).
Evidente che detto termine di dieci giorni (ora fortunatamente in fase di rettifica e di estensione a 60 giorni), impedisce l’esperimento da parte della stessa azienda di qualsivoglia istruttoria volta, se non ad individuare i singoli sanitari implicati nel sinistro, quantomeno a restringere l’elenco dei nominativi a cui trasmettere la comunicazione. Istruttoria che consentirebbe invece di evitare o, se non altro, di limitare, la menzionata notifica a pioggia e la conseguente diffusione del panico nel personale sanitario.
E’ un dato di fatto che l’innovazione introdotta dall’articolo 13 della Legge 24/2017 risponde alle esigenze ripetutamente manifestate dal mondo medico-sanitario di rendere partecipe fin dall’inizio ciascun esercente la professione sanitaria nel procedimento risarcitorio che coinvolge il suo operato, per poter avere accesso alla relativa documentazione, partecipare al dibattimento ed instaurare eventualmente una linea difensiva.
Ovvero di intervenire per fermare la preesistente e criticata prassi in forza della quale l’esercente la professione sanitaria veniva a conoscenza della pretesa risarcitoria formulata dal paziente solo a fronte del giudizio promosso nei suoi confronti in Corte dei Conti a risarcimento già versato in favore del danneggiato, e quindi in veste di colpevole.
Non si può però nemmeno tacere che il sistema delineato dallo stesso articolo 13 sta contribuendo a minare la serenità delle professioni sanitarie rischiando di coinvolgere chiunque nel procedimento altrui.
Siamo difatti passati da un sistema in cui il sanitario nulla conosceva del contenzioso fino al procedimento in Corte dei Conti, ad un procedimento in cui egli viene ripetutamente travolto da comunicazioni che, nella maggior parte dei casi, nemmeno lo riguardano direttamente.
Giova invece all’attuale situazione la non chiara formulazione dell’articolo 13 in relazione all’obbligo di notificare l’avvio di trattative stragiudiziali. La norma difatti nulla precisa in merito al dies a quo, ovvero al momento specifico da cui i fatidici dieci giorni iniziano a decorrere, concedendo un fondamentale margine di discrezionalità alla struttura sanitaria o sociosanitaria nell’identificare detto termine. E, pertanto, di svolgere più compiute indagini ed istruttorie aziendali.
In questo caso la tanto vituperata approssimativa e lacunosa tecnica legislativa, viene quindi in aiuto nell’interpretare ed applicare la norma, secondo modalità consone all’obiettivo effettivamente perseguito dal legislatore.
Un plauso, sotto questo aspetto – ovvero il raggiungimento del fattivo e proficuo coinvolgimento degli esercenti le professioni sanitarie nei procedimenti risarcitori implicanti il loro operato – deve essere rivolto a nostro parere alla Regione Veneto che, con tempestiva e lungimirante nota prot. n. 283203 del 10.07.2017 ha trasmesso alle Aziende del SSR un modello di gestione dei sinistri che, ponendosi quale strumento per uniformare su tutto il territorio regionale la procedura applicativa dell’articolo 13 della Legge 24/017, prevede esplicitamente la partecipazione concreta del professionista sanitario nella gestione aziendale del sinistro che lo vede coinvolto fin dalle prime fasi di avvio dell’istruttoria e di valutazione medico legale della richiesta risarcitoria.

Ci si auspica ovviamente che l’estensione del termine di decadenza da 10 a 60 giorni, previsto dall’art. 11, comma 1, lett. b-bis) del DDL S. 1324 (“DDL Lorenzin”), venga definitivamente approvato e possa limitare le conseguenze virali che l’obbligata rigida applicazione dell’art. 13 sta creando, minando la serenità del personale sanitario.

Alessia Gonzati
Legale Obiettivo Ippocrate

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Orgogliosi della Dr.ssa Marcella Gulisano, iscritta di Obiettivo Ippocrate

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