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(senza titolo)

Vicenza 5/01/2018

 

COMUNICATO STAMPA

“La società dei Diritti, che la nostra associazione di Cittadini Attivi prova quotidianamente a tutelare, non potrà dare una buona rappresentazione di sé, se non saprà ricordare il tempo dei Doveri di tutte le componenti della convivenza civica.

Le Istituzioni hanno la responsabilità maggiore di affermare e difendere i diritti acquisiti ricordando che quei diritti sono il risultato di lotte politiche e di garanzia della tenuta del sistema democratico.

Nel contesto della tutela dei Diritti va collocata la morte di una giovane donna di 45 anni deceduta all’Ospedale San Bortolo di Vicenza dopo i primi soccorsi all’Ospedale di Santorso perché ha fatto emergere un dato che non può essere trascurato, perché ormai ricorrente.

La ricerca della responsabilità clinica, giustamente richiesta dai familiari, non può essere la misura che dà ragione a chi ritiene che se un danno è stato provocato ad un cittadino in ambito sanitario, debba necessariamente essere imputabile al medico o all’infermiere di turno verificando l’applicazione delle procedure protocollari e delle linee guida.

Le situazioni non previste non sono imputabili solo a negligenza o imperizia degli operatori ed è necessario, ogni volta, fermarsi ad “ascoltare prima di imputare”.

I medici e i professionisti dell’associazione “Obiettivo Ippocrate”, hanno dichiarato pubblicamente che “si assumono la responsabilità delle loro scelte e vanno oltre le linee guida” salvando così la vita di molti malati. Si comportano come medici autenticamente ancorati al loro giuramento professionale e sono disposti a rischiare soluzioni non lineari di fronte a situazioni che in scienza e coscienza superano i vincoli protocollari.

Riteniamo che così si difendono i Diritti dei Cittadini e si compie il proprio Dovere di medici e di professionisti della salute. Tutto il resto è un rimestare attorno a situazioni che vanno rispettate per la loro rilevanza emotiva e sociale.

Bisogna rifuggire dall’idea onnipotente e ipertecnologica.

Se ben usata la tecnologia apporta benefici mentre se abusata e caricata di attese miracolistiche genera malcontento e disaffezione da chi si aspetta risposte risolutive nel breve tempo e con la certezza di uscirne sempre in buono stato.

Le Istituzioni, i medici, gli amministratori e i cittadini, dobbiamo tutti abituarci a percepire i servizi offerti dal Servizio Sanitario Pubblico e Privato, come una concreta possibilità di contrasto alla malattia e al malessere ma non come la soluzione definitiva ai nostri mali.

La Regione Veneto ha compiuto importanti scelte organizzative negli ultimi due anni e il livello di competenze cliniche dei professionisti è cresciuto. Siamo ancora lontani dalla capacità di favorire un’alleanza terapeutica con i malati e i loro familiari per realizzare una relazione terapeutica improntata all’Ospitalità e va dato atto al Presidente Zaia di essere stato attento e vigile sui temi della salute ma il passo successivo dovrà essere la integrazione delle competenze cliniche con la capacità relazionali degli operatori.

La salute non è un Diritto ma un bene che va preservato sul piano individuale, attraverso comportamenti virtuosi e il riconoscimento del limite.  Le cure invece sono un Diritto che va garantito a tutti i Cittadini!

“Non si muore perché ci si ammala, si muore perché siamo mortali”. Dovremo ricordarlo più spesso, auspicando nel frattempo che cresca il desiderio di fare crescere una coscienza civica dei diritti e dei doveri senza il bisogno di reclamare successi o primati che in Sanità hanno scarso valore se non sono coniugati alla responsabilità di tutti gli attori che concorrono al benessere della Comunità”.

 

Giuseppe Cicciù – Segretario Regionale di Cittadinanzattiva del Veneto

Permalink link a questo articolo: http://www.obiettivoippocrate.it/2018/01/1520/

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