Archivio Mensile: aprile 2018

Riconciliare scienza e umanesimo. Il comunicato di Slow Medicine e di altre associazioni

 7 APR – In occasione della Giornata Mondiale della Salute che si celebra ogni anno il 7 aprile, sotto il patrocinio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Slow Medicine (www.slowmedicine.it), insieme al movimento americano Right Care Alliance, promosso dalla Lown Foundation,  Slow Medicine Brasil  e Alliance of Doctors for Ethical Health Care recentemente fondata in India ha sottoscritto un comunicato congiunto.
Dopo la pubblicazione nel 2001, da parte del JAMA e del European Journal di Internal Medicine, della Carta della Professionalità Medica, in varie parti del mondo si stanno di fatto costituendo reti di alleanze fra cittadini e professionisti che ne promuovono l’applicazione. Questi movimenti per la salute si impegnano a riconciliare scienza e umanesimo, a perseguire obiettivi di salute piuttosto che interessi economici e ad assicurare a tutti i cittadini cure basate sulle migliori conoscenze scientifiche e sul rispetto della persona. Tutto ciò allo scopo di garantire a tutti l’accesso alle cure di riconosciuta efficacia, ridurre l’eccessivo utilizzo di test e trattamenti diagnostici, migliorare il coordinamento fra i diversi ambiti di cura e favorire scelte sagge e condivise, secondo il principio che non sempre fare di più è meglio.
Queste quattro associazioni si incontreranno il 21 e 22 aprile prossimo a New Delhi per rinsaldare la loro alleanza e concordare programmi comuni secondo i principi espressi nel comunicato congiunto.
Sperando possa essere d’interesse per il giornale da lei diretto, le invio i più cordiali saluti.Antonio Bonaldi
Presidente di Slow medicine

IL COMUNICATO CONGIUNTO
In tutto il mondo sempre di più i pazienti, e con loro, le famiglie, i medici, gli infermieri e gli altri professionisti che se ne prendono cura, avvertono un disagio profondo per un ambiente di lavoro troppo orientato al denaro e al profitto. La medicina sta correndo il pericolo di perdere l’anima.
Troppe persone nel mondo non hanno accesso alle cure essenziali mentre nello stesso tempo molte persone ricevono cure di cui non hanno bisogno e che, se fossero bene informate, non vorrebbero affatto.
I motivi di questa situazione sono molti e comprendono il declino della professionalità, la corruzione della scienza, il mancato ascolto dei bisogni espressi dalle comunità, la carenza di democrazia nel progettare i sistemi sanitari, le crescenti disuguaglianze economiche, i governi che ignorano le proprie responsabilità nel perseguire il benessere della società, la crescita dei servizi sanitari privati che restano inaffidabili in gran parte del mondo e controllati dall’industria del farmaco, delle tecnologie mediche e delle assicurazioni private, la crescente aziendalizzazione che tende a considerare l’assistenza sanitaria come una merce da cui trarre profitto. Tutto ciò sta peggiorando questa tendenza.
A fronte di questi problemi vediamo emergere in tutto il globo un nuovo movimento per la salute, mentre società con culture e storie diverse si confrontano su questo tema fondamentale per l’esistenza umana: come ci tratteremo gli uni con gli altri, come ingranaggi di un processo economico-produttivo o come persone che necessitano di sostegno e solidarietà?
Noi dichiariamo che c’è bisogno di un nuovo modo di occuparsi della salute, che anteponga le relazioni all’interesse economico e rispetti l’antica vocazione di coloro che si prendono cura della salute per accompagnare tutti i membri della comunità umana nel viaggio della vita.
Crediamo sia venuto il momento di un rinascimento delle attività di cura, che punti al ripristino della relazione fra i professionisti della salute e le loro comunità. Questo spazio, meritevole di ogni dignità, ha bisogno di essere più protetto dalle forze del denaro, per consentire alla scienza di svolgere il proprio ruolo al servizio dell’uomo piuttosto che del profitto e per garantire che i professionisti della salute mettano a disposizione il loro tempo e le loro conoscenze.
Crediamo che per fare ciò, l’umanità debba prendere la decisione fondamentale che la cura della salute non è una merce ma un bene comune.
Chiamiamo tutti i professionisti e tutti i cittadini che hanno a cuore la salute delle loro famiglie e delle loro comunità ad unirsi a noi per: sviluppare ogni azione, iniziativa e attività politica che sia in grado di promuovere una visione della salute come bene comune e un’assistenza in armonia con la nostra profonda natura sociale e con la nostra capacità di innovazione verso sistemi sanitari che promuovano salute per tutti, fornendo cure di buona qualità e accessibili a tutti. La cura della salute, assieme al cibo e ai bisogni fondamentali di sicurezza e di istruzione devono essere diritti fondamentali per tutti i cittadini del mondo.7 aprile, 2018

Right care alliance
Alliance of doctors for ethical health care
Slow Medicine Italy
Slow Medicine Brazil

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L’“autodimissione” dei medici dagli ospedali

06 APRGentile Direttore,
in questo momento di crisi politica nazionale sulla stampa fatica, ma alla fine emerge, un nuovo aspetto della carriera del medico ospedaliero: l’abbandono anzitempo, il cambio di una vita scelta e costruita con tanta dedizione.
Il termine “autodimissione” in ospedale si riferisce al paziente che rifiuta il ricovero, firma e se ne va, reso edotto dei rischi che derivano dalla sua decisione. Non l’avevo ancora riferita ai medici, che anche loro resi edotti delle attuali condizioni di lavoro, firmano e se ne vanno.
Il mio ruolo istituzionale mi rende oggetto più di altri delle confessioni dei miei colleghi, in particolare di quelli più avanti con l’età, quelli che sarebbero già in pensione senza la riforma Fornero, quella classe di medici che in passato tra i 57 ed i 60-61 anni facevano i 40 anni di servizio e chiudevano una vita di notti e reperibilità, di domeniche e ferragosti in ospedali in cui deserto e ressa invariabilmente si alternano davanti agli occhi del medico di guardia.
Come in un film scorrono anni di caos al Pronto Soccorso, ricoveri impossibili in medicine saturate, occupazione militare con appoggi di quieti reparti specialistici, “code” in sala operatoria dirette dalla coppia collaudata formata da anestesista ed infermiere dell’anestesia, le attese del sangue per iniziare gli interventi e poi il “Fermi tutti, c’è un cesareo!“ Ulteriore ritardo nella gerarchia delle urgenze già in fila. Le assicuro che in ospedale esistono da sempre sensibili differenze fra specialisti come carico di lavoro , lo affermano con precisione le ore straordinarie pagate e mai recuperate , neanche quelle fatte tra mezzanotte e le 6 di mattina: la coronarografia e lo stent delle 3 di notte, la gastroscopia dell’emorragico di turno, “serve una TAC”…
Perché dopo alle 8.00 si ricomincia come se niente fosse, perché il riposo non è previsto, il tuo nome è già scritto sull’ordine di servizio del giorno dopo e non si può restare a casa a dormire, sarebbe diserzione, dovrebbero saltare ambulatori con visite fissate da tempo e sale operatorie in elezione con pazienti entrati apposta per essere operati.
Si ma fino a quando si regge questa vita, fino a quando le personali motivazioni etiche e morali ti fanno reggere il ritmo? La tua coscienza, il senso del dovere? E quanto valgono di fronte al fatto che nessuno di quelli che dovrebbero ti apprezza per quello che fai ma anzi ti sfrutta senza remore, ti ridicolizza con lo stipendio bloccato da 10 anni, con la reperibilità notturna e festiva pagata 1 euro netto all’ora?
Le prove tecniche di contratto di questi mesi saranno destituite del loro fondamento primario, che resta la tutela delle condizioni di lavoro, se le dotazioni organiche non saranno adeguate al recupero immediato dello straordinario notturno dal lavoratore impegnato, medico o infermiere che sia.
In fondo, siamo anche noi degli esseri umani come tutti gli altri, ma c’è chi continua a dimenticarlo, a non affrontare il problema, perché lo considera irrisolvibile, perchè non ci sono i soldi per tutti.
E’ un genio chi ha proposto nel prossimo contratto un medico di guardia ogni cento.
(100!) letti. Vorrei conoscerlo, “gli devo parlare, devo spiegarli di una vita che ho vissuto come medico di guardia e che non ho capito“, (parafrasando Vasco ), vita che faccio – tuttora – dal 1985 .
Il medico che bada ai gravi del suo reparto ed ai ricoveri in appoggio agli estremi opposti del suo ospedale.
Magari alla fine ci capiamo, magari…
E tu caro collega ricordati che il giudice non ti assolverà se nella fretta ti dimenticherai qualcosa, e quando verrà il tuo turno, una radiosa mattina, per essere esaminato in tribunale su quello che hai fatto o non hai fatto quella notte, la tua coscienza ritornerà sempre su quel paziente su cui forse potevi fare meglio con piu’ tempo per riflettere e mentre tu pensavi il telefono continuava a squillare.
Già il tempo, il tempo di comunicazione è tempo di cura, ma al medico serve il tempo per seguire il filo logico delle cose che deve fare in contemporanea su più situazioni, mentre arriva un’altra urgenza.
Quanti sono i colleghi in ospedale che vivono così ? Non tutti ma molti, con capacità di assorbimento e velocità di reazione differenziati, con un comune denominatore: sono stati affascinati da una vita intensa, ma a che prezzo.
“Ridateci i medici che sanno fare le diagnosi” , questa era la richiesta di un giornalista in un recente articolo
Ma per fare la diagnosi prima bisogna avere tanto studiato i testi e gli appunti giusti, poi devi mediarli con l’esperienza di bravi maestri, devi mantenere la mente aggiornata e un ritmo di lavoro costante ma anche accettabile per tue energie che diminuiscono, inesorabilmente anno dopo anno. L’esperienza sarà di aiuto finché il fisico regge , perché fare il medico ospedaliero “ non è un mestiere per vecchi “.
E’ un lavoro che stressa contemporaneamente mente e corpo, come pochi in assoluto, ma si continua ad ignorare volutamente questo passaggio anche se adeguatamente studiato, fare il medico per lo stato non è un lavoro usurante.
Chi percepisce l’inizio del declino fisico, esce di scen , chi giorno dopo giorno non riesce più a smaltire lo stress anche, chi ha delle condizioni di lavoro accettabili non si schiera a difesa dei colleghi più impegnati e si ritira nel suo bozzolo accuratamente costruito.
Ed i giovani? I rari fortunati neoassunti guardano la vita dei più anziani e molti addirittura cominciano a domandarsi se ne vale veramente la pena, se, forse, hanno sbagliato posto.
Una visione pessimistica, ma reale, dieci anni fa non avrei scritto questo articolo, ma vi assicuro che l’età non c’entra.
In bocca al lupo a tutti quelli che comunque restano nel giro, un saluto e tanta comprensione a tutti quelli che se ne vanno.
E, per chi resta, non aspettatevi che altri cambino il vostro stato, dovrete farlo da voi.

Dott. Giovanni Leoni  
Il Segretario CIMO Regione Veneto

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Convegno regionale sul tema “Il valore sociale della sanità, Il protagonismo dei cittadini” (Vicenza, 27 aprile 2018)

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A quando il Tribunale dei diritti del medico?

8 APRGentile direttore,
se me lo permette, intervengo per ringraziare l’amico Giovanni Leoni. Finalmente un chirurgo che ha ribadito il disagio della classe medica ed ha evidenziato le colpe di quella numerosa categoria di “pseudo-esperti” che parlano senza alcuna cognizione di causa, non sapendo cosa significhi essere sfruttati come novelli schiavi/forzati della Cayenna (per un euro netto l’ora: vergogna) e accusati, spesso ingiustamente, di malpractice per colpe che sono legate ai cronici disservizi del sistema sanitario nazionale. L’opinione pubblica non può ritenere che alla base di qualsiasi evento imprevisto ci sia, sempre e comunque, una colpa del medico e/o del personale sanitario! Continuate pure a perorare il motto: Name, blame, shame (addita, incolpa,
umilia), ma vi ritroverete senza professionisti sanitari disposti a sacrificarsi per un piatto di lenticchie. I media continuano ad affermare che si registrano 123 morti al giorno per malasanità, mi domando se la mia categoria si sia improvvisamente rincretinita o se sia composta esclusivamente da serial killer operativi h24 (festivi compresi) oppure, non sia in atto una astuta operazione di marketing per nascondere i veri colpevoli di questo disastro annunciato.   Negli ultimi 15 anni i contenziosi medico-legali sono cresciuti del 255 per cento e ogni anno vengono depositate in tutto il Paese circa 18.000 cause di responsabilità professionale, mentre sono circa cinquemila i siti internet che offrono assistenza legale ai pazienti per casi di presunta “malpractice”.
Nulla di male, per carità: siamo nell’epoca dell’economia di mercato,dove tutto è 
business, per cui sfruttiamo il filone. Forza, dagli addosso al medico, dato che un colpevole deve esserci sempre e comunque, meglio se questo sia il medico che è sempre solvibile e dotato di una buona assicurazione a cui rivolgersi.  Ma forse la battaglia del risarcimento nei confronti della classe medica ha caratteristiche diverse perchè ci sono in ballo fattori differenti e, su tutti, la speranza di trovare un “colpevole”, sempre e comunque a cui “far pagare” in moneta sonante una probabile “colpa”, imputabile spesso ai disservizi organizzativi ascrivibili ai vari direttori generali emanazione dei vari potentati locali.
Caro Giovanni, fa comodo a tante persone incolpare noi medici di “tutti i mali del mondo”, per questo, fare l’ortopedico è ormai diventata una professione “pericolosa”: in vent’anni di carriera quattro medici su cinque devono fronteggiare una denuncia e finiscono così per trascorrere un quinto del loro tempo a barcamenarsi fra carte bollate e processi, per questo tanti colleghi abbandonano…perchè non ci sono più stimoli per proseguire, a fronte di stipendi risibili! Possibile che tutti noi si sia diventati improvvisamente imprudenti,negligenti e imperiti? O c’è qualcosa che non funziona nel sistema? 
 E cosa mi dici dei vari colleghi che hanno “pagato” con la propria salute: ”Un collega ortopedico, 45enne, ha avuto un infarto mentre riduceva un anca in Ps ortopedico, un’altro, 50 enne, mentre eseguiva un intervento correttivo per un alluce valgo è svenuto per una coronaropatia… per fortuna era in sala operatoria, è transitato dalla sala operatoria ortopedica direttamente all’UTIC… risultato? Angioplastica e impiantati 4 stent coronarici…un anestesista ci ha lasciato le penne nel suo studio”.
Vogliamo continuare? Vogliamo parlare delle innumerevoli aggressioni che subiamo quotidianamente da parte di pazienti inferociti per le ore di attesa in PS (imputabili ai tagli ai PL ed ai servizi,non certo decisi da noi,ma subiti), non sapendo che l’unico ortopedico in servizio transita su 4 ambulatori e vede 110 persone dalle ore 7.30 alle 19.30? E con chi se la prendono pazienti e parenti? Ovvio,non con il Direttore Generale, ma con il personale sanitario in servizio (Ip,Oss,tecnici di radiologia,ostetriche,etcc) utilizzato come punching ball umano!

Secondo te cosa significa? Secondo me è stress associato a demotivazione!

Giovanni, andiamo a cercare i veri colpevoli dello sfascio attuale,ossia una classe politica dissennata ed i loro “vassalli, valvassori e valvassini” fautori di una deriva culturale e sociale che ha contribuito ad erodere il rapporto fiduciario medico-paziente, disorientando tutti noi, professionisti della salute, che siamo indotti a vedere nel paziente, non solo una persona da assistere, quanto piuttosto un soggetto potenzialmente ostile da cui difendersi. Una situazione che crea insicurezza nel paziente e nel professionista e mette in crisi la libertà e l’indipendenza di giudizio cui deve ispirarsi l’esercizio professionale del medico, con conseguenze devastanti per gli uni ed per gli altri.
Chi non è medico-chirurgo non riesce a comprendere cosa significhi consentire ai professionisti di lavorare in un clima sereno che è un prerequisito per raggiungere la sicurezza delle cure! Voi vi fareste operare da un chirurgo demotivato, stressato, stanco? Io no!
La legge Gelli-Bianco poi è stato il colpo di grazia come avevo paventato in tempi non sospetti e come ribadito dal Maestro Cavicchi!
A questo, aggiungiamo la classica ciliegina sulla torta ossia,il fatto di non poter denunciare i disservizi, in quanto la tua azienda può licenziarti per “danno di immagine” e così abbiamo chiuso il cerchio!
Continuate pure ad addittarci al pubblico ludibrio, ad incolparci, ad umiliarci, ma vi ritroverete senza personale, perchè sento che stiamo prendendo coscienza e si sta alzando un “vento di fronda”, rappresentato dalle tante dimissioni, auto-licenziamenti, prepensionamenti, come dimostra non solo il Veneto, la Toscana, la Lombardia,ma anche l’Emilia (solo nella mia divisione nel giro di 2 anni si licenziarono o si pre-pensionarono 9 ortopedici su 18!!) ed il processo sarà inarrestabile. Caro Giovanni, quando istituiremo il Tribunale per i Diritti del Medico?

Sarebbe opportuno che “quelli delle alte sfere” si leggessero uno studio condotto dal National Quality Forum negli Stati Uniti che ha evidenziato quali sono gli ostacoli che impediscono un miglioramento della sicurezza delle cure:
1) il perpetuarsi del mito che un bravo professionista operi sempre perfettamente e che gli eventi avversi siano sempre e solo causati da imperizia,
negligenza ed imprudenza;
2)ignorare che le preoccupazioni concernenti le cause legali per malpractice, impediscono una adeguata comunicazione riguardante i problemi legati alla sicurezza e la condivisione dei dati sugli eventi avversi attuali e potenziali;
3) carenza di personale e demotivazione lavorativa;
4) ignorare che gli eventi avversi hanno spesso una causa sistemica e organizzativa;
5) mancanza di una chiara leadership e governance in ambito sanitario.

Caro Giovanni: “La scienza è fatta di errori che è utile fare perchè, di volta in volta, Aci portano alla verità !” (Feynman )

Dr.ssa Mirka Cocconcelli
Chirurgo ortopedico
Socio onorario di Obiettivo Ippocrate

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V.J.A. e Obiettivo Ippocrate in Prato della Valle a Padova il 18 maggio 2018 – foto e racconto

Viaggi Junghiani Analitici (V.J.A) in collaborazione con Obiettivo Ippocrate organizza il 18 maggio 2018 a Padova (Palazzo Zecco in Prato della Valle)  il convegno dal titolo “Come la folgore di Zeus su Asclepio, Burn-out e disagio emotivo nelle professioni di aiuto: modelli di cura psicoanalitica”.

 

 

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Orgogliosi del Dr. Sergio D’Agostino – Surgery for Children onlus e socio di Obiettivo Ippocrate. Grazie Sergio per quello che fai e come lo fai.

Carissimi
sperando di fare cosa gradita, e consapevole del Vostro interesse per le attività di “Surgery for Children – Onlus” ho il piacere di  condividere l’evento ed il premio concesso per quanto realizzato fino ad oggi con la nostra associazione.
Si tratta di un riconoscimento che giunge inatteso ma è motivo di orgoglio e di soddisfazione, e per  noi tutti è anche uno stimolo ulteriore  per continuare nel nostro percorso di umanità e solidarietà verso i “deboli”

Cari Saluti
Sergio d’Agostino

 

 

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Perché i medici se ne vanno (articolo a cura di Gianmaria Pitton)

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Perché i medici se ne vanno.

16 APR – Gentile Direttore,
esiste sicuramente anche un aspetto economico, retributivo, tra le motivazioni che spingono molti medici ospedalieri a lasciare la sanità pubblica per approdare nel privato, se non a trasferirsi all’estero (dove attualmente il riconoscimento professionale, le progressioni di carriera, e le prospettive economiche sono migliori), se non addirittura ad abbandonare la professione. Ma contano molto anche le condizioni di lavoro, la situazione degli organici, la percezione stessa del lavoro dei medici da parte dei cittadini.
Il percorso per diventare medico è lungo ed impegnativo, con costi importanti che gravano esclusivamente sui singoli e sulle loro famiglie. Il corso di laurea di 6 anni è il più lungo, a cui si devono aggiungere altri 4 o 5 anni di specializzazione con contratti che solo da pochi anni hanno acquisito le minime tutele per un normale lavoratore. Le ore per un medico specializzando “medio” non si contano, si impara sin da subito a soffrire nei reparti e nelle sale operatorie, ma non è importante poiché l’obiettivo è imparare a diventare un bravo Dottore. Finita la specializzazione, alla soglia dei trent’anni, nell’ospedale pubblico, il medico inizia a guadagnare il suo primo stipendio, con concorso a tempo determinato se è fortunato, con contratti a tempo determinato e libero-professionali nella grande maggioranza dei casi. Il contratto nazionale di lavoro stabilisce per 38 ore settimanali una retribuzione netta di circa 16 euro l’ora, naturalmente si può lavorare di giorno, di notte, in qualsiasi festività a seconda del turno.
Superati i 5 anni di anzianità le cose vanno un po’ meglio con una retribuzione oraria al netto di circa 22 euro, rimanendo comunque lo stipendio dei medici italiani uno dei più bassi se paragonato alla media degli stipendi europei. Molti medici superano le 500 ore l’anno di straordinario non retribuito per sopperire alla carenza di personale, non per missione ma per necessità, tutto tempo dedicato volontariamente ai pazienti ma rubato alle proprie famiglie, ai propri figli, alla propria vita privata.
Ci sono poi le reperibilità durante le quali si può essere chiamati di notte, festivo e non, per aprire una sala operatoria per interventi chirurgi urgenti e che vengono pagate al netto poco più di 1 euro l’ora. In aggiunta il medico ha l’obbligo di pagarsi, di tasca propria, una polizza assicurativa per responsabilità penale, civile, amministrativa con costi che raggiungono varie migliaia di euro per le specializzazioni con maggiore sinistrosità, senza che questa spesa possa essere nemmeno detratta ai fini fiscali.
Agli aspetti economici si aggiunge il senso di abbandono da parte delle istituzioni per cui il medico anziché essere una risorsa ed un patrimonio da difendere e valorizzare, è diventato un fastidioso “promemoria”, “un post-it” appiccicato su molte scrivanie a ricordare l’ormai prossimo crollo del nostro Sistema Sanitario Nazionale.
I medici dedicheranno sempre il tempo che serve ai pazienti, continueranno a saltare il pasto se la guardia di dodici ore filate è impegnativa, useranno anche il loro tempo libero se serve per la cura degli ammalati, ma come danno rispetto e dignità, tramite il loro lavoro, alle istituzioni ed ai pazienti, altrettanto rispetto e dignità chiedono.

Massimiliano Zaramella
Simone Frigo
Obiettivo Ippocrate

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12 maggio 2018 – Giornata Internazionale dell’Infermiere : Obiettivo Ippocrate assieme all’Ordine delle Professioni Infermieristiche. Giornata ECM

GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’INFERMIERE

LA RESPONSABILITA’ DELLE PROFESSIONI SANITARIE : DALLE LINEE GUIDA ALLA RESPONSABILITA’ D’EQUIPE

RICHIESTO ACCREDITAMENTO ECM

Premessa

In occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Vicenza in partnership con l’associazione Obiettivo Ippocrate, propone un evento formativo di sicura rilevanza per un proficuo confronto interprofessionale.
La disciplina giuridica della responsabilità in ambito sanitario ha affrontato, da più di un decennio, una vera e propria rivoluzione dei principi e delle regole che disciplinano l’iIstituto, da ultimo con l’approvazione della legge 24/2017(c.d.  Legge Gelli) che fornisce precise indicazioni sul ruolo dei professionisti. In particolare, il vincolo forte assegnato al rispetto delle Linee Guida validate e registrate durante l’esercizio professionale, fa prospettare forme di responsabilità condivisa all’interno dell’equipe sanitaria, in particolare tra la componente infermieristica e quella medica, professioni a stretto contatto nella cura ed assistenza al paziente.

Data:
12 maggio 2018 dalle 9.00 alle 13.45

Luogo e sede: Vicenza (VI) – sala dei Fondatori  Centro Congressi Confartigianato, via Fermi 134

Obiettivo Nazionale
Normativa  in materia sanitaria: i principi etici e civili del SSN (17)

Metodologia di verifica di apprendimento:
Questionario

Destinatari:
Infermieri, Infermeiri Pediatrici, Medici (tutte le discipline)

Numero partecipanti
Max 150 (100 infermieri/infermieri pediatrici, 50 medici)

Docenti e relatori
Prof. Daniele Rodriguez, Ordinario di Medicina Legale Università di Padova
Avv. Giannnantonio Barbieri, esperto di Diritto Sanitario e consulente OPI Vicenza
Avv. Alessia Gonzati, consulente legale Obiettivo Ippocrate
Dott. Massimo Gion, Medico Responsabile Centro Regionale Biomarcatori ULSS3 Serenissima
Dott. Federico Pegoraro, Infermiere Presidente OPI Vicenza
Dott. Massimiliano Zaramella, Medico Presidente Associazione Obiettivo Ippocrate
Dott. Giampaolo Zambon, Medico Segretario Associazione Obiettivo Ippocrate

Iscrizione:
Compilazione del form presente in www.vicenzaipasvi.it
Per i professionisti Infermieri, Infermieri Pediatrici il corso è riservato agli iscritti ad OPI di Vicenza; per i professionisti Medici il corso è riservato agli iscritti ad Obiettivo Ippocrate, o indicati ed autorizzati dalla stessa Associazione.

 

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