Febbraio 2019 archive

“Prima gli italiani” lo dicono all’estero! (fonte: Stetoscopio – Ordine dei Medici di Vicenza)

(STETOSCOPIO, n. 3 del 7 Febbraio 2019)

Prima gli italiani! Più che uno slogan (mutuato dal più famoso “America first” col quale Trump vinse le elezioni) in Italia è diventato un mantra. Dall’assegnazione delle case popolari ai bandi di assunzione, dalle mense popolari al reddito di cittadinanza, il “prima gli italiani” è sulla bocca di tutti coloro che protestano, in questa Italia “del nostro scontento”. Al di là del sapore populista e della valenza sciovinista del mantra, la realtà ci dice che in Italia le cose non sono e non funzionano come vorrebbero i più duri e puri proseliti di “prima gli italiani”, perché gli stranieri che operano e vivono nel nostro Paese da oltre dieci anni hanno la cittadinanza italiana così come la stragrande maggioranza di rom e sinti, per non parlare delle liste d’attesa e dei Pronto soccorso che non possono (e non devono) discriminare la sofferenza.
Dove invece il “prima gli italiani” sta diventando quasi una regola aurea è nell’ambito della nostra professione: i medici italiani sono richiestissimi all’estero!
Dalla Germania all’Olanda, dall’Inghilterra alla Danimarca e alla Francia, la “caccia” ai nostri giovani (e non solo) è sempre più serrata, con offerte di lavoro e di carriera allettanti.
All’estero non badano a spese: stipendi elevati, casa assicurata, facilitazioni per le famiglie. Non sarà tutto oro ciò che luccica, qualche difficoltà di inserimento andrà tenuta in conto, ma è nei fatti che l’emigrazione dei nostri medici è in costante e preoccupante aumento.
Che dire? Quando negli scorsi anni, da questa rubrica, abbiamo lanciato l’allarme, siamo stati accusati di essere degli arruffapopolo mentre oggi veniamo visti come premonitori di una situazione evidente a tutti: un giovane medico su cinque va a lavorare all’estero. Non eravamo gufi né siamo profeti, ma attenti osservatori delle difficoltà nelle quali si dibatte la professione medica in Italia, dove gli ospedali si vanno vuotando di camici bianchi, per scelte personali e per pensionamenti obbligatori, e dove i concorsi non attirano più i nostri giovani perché fare il medico è diventato complicato e con troppi ostacoli – anche di natura deontologica – da superare.
Come sempre i politici si fanno vivi quando l’emergenza non è più negabile. Ma intervengono con chiacchiere e vaghe assicurazioni. E non solo a livello nazionale con i timidi interventi del Ministro alla Sanità, la quasi inesistente Giulia Grillo, ma anche a livello regionale dove Zaia sostiene che i nostri problemi si risolveranno con la tanto attesa e reclamizzata “autonomia”, la panacea di tutti i mali.
Nella pratica però nulla succede, se non vogliamo prendere sul serio il tentativo (andato a vuoto) dell’ULSS di Treviso di attirare in Italia medici ungheresi e romeni.
Se all’estero vige il “prima gli italiani” non è che i medici stranieri, se sono bravi e vedendo come sta andando la nostra Sanità, siano tanto sprovveduti da venire in Italia!

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Obiettivo Ippocrate sarà presente con l’Avv. Alessia Gonzati. Il primo di tre incontri coi colleghi Diabetologi di tutta Italia su responsabilità e linee guida. 3° incontro a Roma il 15-16 aprile

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Obiettivo Ippocrate e Surgery for Children incontrano gli studenti dell’Istituto “U.MASOTTO” – 05.02.2019. Riflessioni e foto della giornata / Articolo del Basso Vicentino a cura di Rino Boseggia

5 febbraio 2019

Istituto “U.Masotto”, Noventa Vicentina

 

OBIETTIVO IPPOCRATE E SURGERY FOR CHILDREN

INCONTRANO GLI STUDENTI DELL’ISTITUTO ” U.MASOTTO “

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Ore 9.00 Presentazione Cortometraggio : “Come una Rosa” di Stefano Capovilla, Vincitore premio speciale della giuria al Care Film Festival di Monza.
Testimonianza di  Eliana Righetto

Ore 9.30 Professione medica: lavoro o missione?
Giampaolo Zambon, neurochirurgo, Obiettivo Ippocrate, Vicenza
Sergio D’Agostino, chirurgo pediatra,  Surgery for Children Onlus Vicenza                    
 

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 OBIETTIVO DELL’INCONTRO

Presentare ad un gruppo di giovani  la realtà del mondo sanitario attraverso il “vissuto” di una paziente, e  le problematiche della professione medica raccontate da chi, nel rispetto dei propri doveri e senza rinunciare ai propri sogni, continua ad impegnarsi per mantenere al centro del proprio lavoro i “bisogni” dei pazienti, sia nella propria realtà quotidiana, che in mondi e contesti diversi.


 

Le emozioni di questa giornata.

Oggi ho avuto il privilegio di esser presente in questo Liceo, dove prima di noi lo scorso anno sono stati invitati i genitori di Valeria Solesin, che ho conosciuto solo, purtroppo, con la tragedia del Bataclan ma che abitava a soli 50 metri da casa mia a Venezia.
In aula il meraviglioso sguardo di Arianna, un sorriso infinito e dirompente, strappata dalla vita troppo presto. Si respira questa intensità. Chi viene qua prova emozioni fortissime e sento la responsabilità di un incontro con chi rappresenterà il nostro futuro. Non facile iniziare a parlare.
I ragazzi e le ragazze entrano in aula, raramente ho visto sguardi tanto intensi e pieni di vita. Bravi loro, ma bravi anche i professori che evidentemente li sanno stimolare e far crescere.
L’incontro, condiviso assieme all’amico Sergio d’Agostino, è stato incentrato su quello che è l’impegno quotidiano dei professionisti sanitari (tutti!) , le difficoltà e le responsabilità che  affrontiamo ogni giorno, nostro malgrado, le scelte che operiamo e quello che è il nostro impegno continuo in Obiettivo Ippocrate e Surgery for children. Lavoro o missione?
Sicuramente non un lavoro come gli altri, ma nemmeno una missione da super eroi. Di sicuro una scelta che abbiamo avuto la fortuna di maturare fin da bambini nel caso mio e di Sergio.
Si è parlato del prendersi cura con l’esperienza di Eliana Righetto e la proiezione del cortometraggio “Come una rosa” sulla sua vera storia…l’applauso a fine proiezione è servito a scaldarci il cuore e renderci ancora più forti nella convinzione che trovarsi a parlare con i ragazzi del nostro lavoro e del nostro impegno contribuisca in qualche modo a farli crescere.
Grazie sempre alla sensibilità dei professori e dei dirigenti scolastici che ci hanno voluto qui, loro come noi, impegnati nella creazione di un futuro migliore per tutti, contribuendo significativamente e con impegno a crescere i nostri ragazzi.
Si sono toccati i temi della sanità globale, dello sviluppo, delle fake news e del rapporto medico-paziente, di scelte irreversibili che si devono compiere in un minuto. Temi certo non facili per chiunque.
Ai ragazzi abbiamo fatto la richiesta di  elaborare delle riflessioni, che saranno spunti di discussione assieme, in occasione del prossimo incontro con loro a Maggio.
Alla fine una domanda che temo sempre arrivi in questi incontri: Ma come fate alla sera ad addormentarvi dopo aver vissuto vicini a sofferenza e morte?
Non ho la risposta per questa domanda. Penso a Eliana, Davit, Annalisa, Viola, Patrizia e molti altri, ricordo i loro sguardi e mi vien facile andare avanti.

Giampaolo Zambon

 

Articolo del Basso Vicentino a cura di Rino Boseggia

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