Giugno 2019 archive

Lettere degli studenti dell’Istituto U. MASOTTO

B.V.

Il 5 febbraio noi alunni dell’istituto U. Masotto abbiamo partecipato al progetto Ippocrate il cui tema principale è stato “la professione medica è più un lavoro o una missione?”.  Questo programma ha illustrato il dovere di tutto il personale medico di prendere decisioni non semplici quotidianamente.

La prima domanda che ci è venuta in mente, dopo aver ascoltato la storia di medico del Professor Zambon e che lui ci ha anticipato, è stata “Come si fa a convivere con la morte?”. Il neurochirurgo ha spiegato che, in un primo momento cercava di mantenere il suo lavoro separato dalla sua vita privata; tuttavia questa sua “strategia” non è durata a lungo. Ancora adesso non trova risposta alla domanda. L’incontro ha inoltre portato dei chiarimenti riguardo all’importanza dell’aiuto della professione medica nei paesi del terzo mondo poiché anch’essi hanno diritto alle cure. Il professor D’Agostino responsabile Surgery for children’s Onlus; ci ha spiegato come questa Onlus non solo salva molte vite in questi paesi, ma, cerca anche di formare il personale locale in campo medico per favorire lo sviluppo sul territorio. Il progetto ha portato alla luce numerose questioni sulle quali normalmente non siamo abituati a riflettere come l’importanza del rispetto e della relazione medico-paziente. La visione del cortometraggio “Come una rosa” e la testimonianza dell’ex alunna Eliana Righetto su come ha affrontato un periodo pieno di difficoltà, senza arrendersi mai, ha sottolineato l’importanza della vita e soprattutto la sua fragilità. Da questo incontro ho capito l’importanza della professione medica che, dal mio punto di vista non è solo una professione o una missione ma anche una vocazione che ha come unico fine di tutelare il bene più prezioso, la salute.


B.

La settimana scorsa ho potuto partecipare con la mia classe ad un incontro tenuto da due membri delle associazioni “Obiettivo Ippocrate” e “Surgery for children”, rispettivamente il neurochirurgo Giampaolo Zambon e il chirurgo pediatra Sergio d’Agostino. Come introduzione è stato proiettato il cortometraggio “Come una Rosa”, filmato che racconta l’esperienza di Eliana Righetto, una paziente che si è trovata a lottare tra la vita e la morte e che deve la sua vita proprio al dottor Zambon poiché, nonostante le sue pessime condizioni all’arrivo in ospedale, egli ha voluto ugualmente operarla, salvandola miracolosamente.
A questo punto si è aperto il dibattitto sulla professione medica: lavoro o missione? Per entrambi i relatori aiutare e salvare le persone è stato un sogno che avevano fin da bambini, la loro è stata una vera e propria vocazione, ed è questo che rende un medico degno di essere definito come tale. L’aspetto più importante al pari con la formazione scientifica è infatti quello che riguarda la dimensione umana e morale: bisogna “sentirsi” medico, non solo conseguire il titolo di dottore.
Altra tematica emersa è quella riguardante il rapporto tra dottore e paziente; rapporto che deve implicitamente essere caratterizzato dalla piena fiducia del paziente nei confronti del medico. La fiducia, assieme alla confidenza e alla familiarità, costituisce i tre pilastri su cui deve poggiare questa relazione.
Il lavoro del medico non deve quindi rischiare di essere ritenuto soltanto una professione, ma è qualcosa che va oltre. Pertanto tutti dobbiamo sforzarci di comprendere che la loro è soprattutto una missione e non dobbiamo pretendere di sapere più di loro in fatto di cure, perché la cosa che sta loro più a cuore è la nostra salute.


B.E.

“Obiettivo Ippocrate e Surgery for children” ha offerto ottime e quasi toccanti testimonianze riguardanti il settore medico sanitario.

All’inizio è stato proiettato il cortometraggio “Come una rosa” che, nonostante sia un prodotto amatoriale, ha vinto vari premi in quanto è molto commovente. Infatti racconta la vera storia di Eliana Righetto la quale ha avuto una emorragia celebrale tuttavia miracolosamente si è salvata.
Successivamente il medico che ha tenuto l’operazione ha esposto il suo punto di vista ed ha affermato che secondo quanto spiegano i libri in una situazione del genere non si poteva più fare niente tuttavia lui è intervenuto salvandola.
Un altro punto importante è quando lo stesso medico ha raccontato la sua storia facendo capire la determinazione necessaria per svolgere quel lavoro. Infatti gli anni di università sono molti e difficili inoltre lo stesso lavoro è impossibile da svolgere senza questa determinazione in quanto i medici vengono sotto pagati e hanno orari molto intensi.
Poi vi è stato criticato l’utilizzo sbagliato di google come medico. Tuttavia questo non ha una laurea, neanche esperienza professionale e nemmeno l’umanità per potersi adattare a parlare con colui che necessita di cure. Tuttavia vi sono persone che vi fanno un cieco affidamento e quindi poi contestano ciò che viene detto loro dal medico creando così una situazione di contrasto.


C.

Il 5 febbraio abbiamo partecipato al primo incontro del Progetto Ippocrate, il cui obiettivo è stato quello di far conoscere in maniera più approfondita il sistema sanitario italiano in particolare attraverso il racconto diretto dell’esperienza di una paziente, Eliana, oltretutto ex studentessa del Liceo Masotto.
L’incontro è iniziato con la visione del cortometraggio “Come una rosa”, dedicato alla storia di Eliana e alla sua forza  nel lottare tra la vita e la morte. Questo filmato è risultato vincitore di un premio speciale al “Care film festival”, manifestazione destinata al tema del prendersi cura, per aver saputo emozionare raccontando una storia vera.
In seguito il dottor Giampaolo Zambon, neurochirurgo presso l’ospedale San Bortolo di Vicenza, e il dottor Sergio D’Agostino, chirurgo pediatra e missionario in Africa, hanno trattato temi come la salute, la sanità e la professione medica, raccontando soprattutto la loro esperienza di medici e come la maggior parte dei dottori svolgano questo lavoro non per soldi, ma per vocazione. Ed è proprio questo il caso del dottor Zambon, che ci ha mostrato un tema scritto da lui stesso all’età di 11 anni dalla traccia “Esprimi un desiderio”; nonostante fosse così giovane aveva già le idee molto chiare sul suo futuro, infatti in quel quaderno scrisse di voler fare il medico per poter aiutare le persone che stavano male. Tra le righe una frase mi ha colpito particolarmente: “Ho desiderato fare il dottore e non cambierò mestiere”. A questo punto ci si chiede se fare il medico sia un lavoro o una missione. Penso innanzitutto che per svolgere tale lavoro sia necessaria una fortissima motivazione in quanto salvare vite, dover essere sempre pronto a qualsiasi evenienza, stare a stretto contatto con le persone ed aiutarle a combattere ciò per cui soffrono non è per niente semplice, e non tutti riescono ad affrontare queste difficoltà.
Proprio per questo quello del medico non è forse un semplice lavoro ma una vera e propria missione, una lotta quotidiana per cercare di salvare il maggior numero di vite e per concedere a tutti il diritto alle cure.
Tuttavia un medico in caso di emergenza ha pochissimi secondi per decidere come intervenire, determinando quindi il destino del paziente, dunque sorge il problema delle responsabilità degli operatori sanitari, i quali hanno nelle proprie mani la vita delle persone. Nel caso di Eliana, colpita da emorragia cerebrale, probabilmente alcuni medici non avrebbero nemmeno provato a salvarla, tuttavia quel giorno il dottor Zambon ha deciso di tentare e grazie a lui oggi Eliana è qui e sta bene. Spesso quindi è forse meglio rischiare e non aver paura di ciò che dobbiamo affrontare.
Concludendo questo incontro è stato sicuramente molto significativo, interessante e ricco di emozioni che non dimenticheremo.


C.E.

Progetto Ippocrate

Il 5 febbraio abbiamo partecipato ad un incontro con dei medici e con una loro fortunata paziente, che fino a pochi anni fa si trovò ad essere in bilico tra la vita e la morte a causa di un’emorragia cerebrale; il fatto che lei quel giorno si trovasse con noi è merito di scelte di medici e operatori sanitari, che hanno dovuto decidere della sua vita nell’arco di pochi istanti. Le scelte a cui ogni giorno sono sottoposti i medici non hanno eguali perchè le loro decisioni poi si ripercuoteranno oltre che sul paziente, anche sulla sua famiglia e sui suoi amici, ma anche sulla carriera degli stessi medici, la quale è perennemente sospesa su quel fragile filo della fiducia, che si spezza al minimo errore, alla prima mossa sbagliata di un qualunque medico, anche quello considerato più bravo e capace.

Durante l’incontro è emerso che essere medici è una scelta simile ad una missione, che si deve fare per passione e non per soldi ed anche che il rapporto tra sanitari e pazienti spesso e volentieri è complesso a causa della mancanza di fiducia dei pazienti nei confronti dei medici, ma quale può essere la causa di questa sfiducia? La risposta è semplice: quante volte consultiamo il cosiddetto “dottor google”, anziché chiedere consiglio ad un dottore in carne e ossa quando ci sentiamo poco bene? Ad essere sinceri la maggior parte delle volte ed è proprio questo il punto; internet è un luogo ricchissimo di informazioni, ma decidere quali sono vere e quali no, non è sempre un compito nostro e se un dottore ci propone una determinata cura, non si può mettere in discussione dicendo:  “si dottore, ma su Internet ho letto che…”, cosa sempre più frequente.


F.N.

Il 5 febbraio abbiamo partecipato ad un incontro con tre rappresentanti del Progetto Ippocrate, Giampaolo Zambon, neurochirurgo, Sergio D’Agostino, chirurgo pediatrico, e Eliana Righetto, paziente del dr. Zambon. È stato un incontro molto interessante che ci ha condotto a delle riflessioni importanti. Noi tutti sappiamo quanto l’assistenza medica sia fondamentale in quanto, senza di essa, molte persone rischierebbero di perdere la vita a causa di malattie facilmente curabili, proprio come accadeva secoli fa quando la medicina non aveva acquisito ancora certe conoscenze. Oggi la medicina e in particolare la chirurgia ha fatto passi da gigante: il progetto Ippocrate ci ha presentato sotto i nostri occhi un caso di una donna, Eliana, vittima di un’emorragia celebrale la quale, senza l’abilità dei chirurghi che l’hanno assistita e un pizzico di fortuna, l’avrebbe sicuramente portata alla morte. Eliana è stata molto fortunata sotto vari aspetti, partendo dalla disponibilità di un’ambulanza pronta a soccorrerla e ad una sala operatoria libera, ma il riconoscimento più grande va di certo al dr. Zambon che trovandosi per le mani un caso così grave, di una paziente più vicina alla morte che alla vita, ha comunque avuto un coraggio e una forza d’animo tale da tentare di salvarla anche con così poche possibilità di successo. È proprio grazie a esempi concreti come questi che possiamo renderci conto della passione di alcuni medici, dell’amore per il proprio lavoro e per le persone. Noi spesso ci lamentiamo del personale ospedaliero in quanto vorremo ricevere attenzioni non appena varchiamo la soglia degli ospedali quando in realtà dovremo riflettere sul fatto che non ci sono mai abbastanza medici per ogni paziente che necessita di cure e che questi potrebbero essere impegnati ad assistere casi più gravi del nostro, come per esempio quello di Eliana.  Il dr. Sergio D’Agostino ci ha parlato della sua esperienza nell’assistere popolazioni del sud del mondo, dei suoi viaggi in sud America e in Europa orientale, dove vivono comunità molto povere in cui l’assistenza medica è praticamente inesistente. Il dr. D’Agostino infatti, oltre che chirurgo pediatra, è anche uno dei principali responsabili di Surgery for children, un’associazione che si occupa di portare assistenza sanitaria in quelle zone del mondo che ne necessitano. Questi volontari si occupano anche di istruire il personale medico locale in modo che riescano ad offrire assistenza in modo autonomo.


G.M.

Il 5 febbraio 2019 noi alunni delle classi 4cl e 4bl abbiamo partecipato ad un incontro facente parte di un progetto medico volto alla sensibilizzazione dei ragazzi rispetto ad il mondo sanitario, soprattutto attraverso le storie di coloro che, per molteplici ragioni, ne sono fortemente legati.
Durante l’incontro abbiamo conosciuto Giampaolo Zambon, neurochirurgo dell’ospedale di Vicenza e Sergio D’Agostino, chirurgo-pediatra  da tempo impegnato in missioni sanitarie negli stati africani.
Ad accompagnare i due medici vi era inoltre Eliana, giovane donna e madre, che ha voluto raccontare a tutti noi la sua storia come vittima di un trauma celebrale che l’ha colpita improvvisamente e rapidamente, ma che non l’ha fermata dalla sua volontà di vivere.
Innanzitutto il primo argomento di riflessione che i medici hanno voluto presentare si basava sul significato del termine “prendersi cura”.
“Prendersi cura” infatti non significa solamente dare le proprie attenzioni o dedicarsi a qualcosa o a qualcuno, tuttavia il suo vero significato si può esprimere come l’ impiegare il proprio cuore e la propria anima in ogni nostra azione, si tratta di un gesto caritatevole ed involontario che prevede molti sacrifici, altrettanto tempo e volontà e che è totalmente finalizzato al benessere dell’altra persona.
Con questo messaggio, dunque, tutti i presenti hanno considerato il proprio concetto di “prendersi cura” poiché tutti noi, nel bene o nel male, abbiamo qualcuno da proteggere o rassicurare.
Durante l’incontro c’è stato modo, inoltre, di approfondire il tema dell’universo sanitario e di tutte le tematiche ad esso collegate. Di conseguenza si è parlato di fare il medico per professione o per missione poiché, ancora oggi, molti professionisti del campo sembrano non avere del tutto compreso l’importanza del loro lavoro e di come esso costituisca in realtà uno vero e proprio impegno volto a proteggere, garantire e salvare la vita, come attestato nel giuramento di Ippocrate.
Queste riflessioni sono state dunque fondamentali per comprendere al meglio l’importanza della nostra salute, ovvero il nostro benessere fisico, psicologico e sociale, che non dovrebbe mai essere trascurato.


“LE DIFFICOLTA’ DEL MEDICO”
Martedì 5 febbraio le classi 4CL e 4BLSA del Liceo hanno partecipato all’incontro relativo al Progetto “Obiettivo Ippocrate – professione medica : lavoro o missione?”, nel quale si è discusso insieme ad alcuni medici esperti su vari temi legati alla loro professione, come quello del prendersi cura dei pazienti, delle decisioni coraggiose che possono essere prese sul campo e delle responsabilità che derivano dalle proprie scelte.
All’incontro erano presenti Sergio D’Agostino, chirurgo pediatrico, il quale ci ha illustrato tutte le difficoltà dell’attività medica e la complessità nel scegliere le procedure più adeguate per salvare e garantire una vita dignitosa al paziente, insieme al neurochirurgo Giampaolo Zambon, che ha raccontato della sua partecipazione a diverse missioni in Africa e Oriente sottolineando l’importanza del mettere al servizio dei più deboli le risorse del sapere. Infine
all’incontro era presente anche Eliana Righetto, ex studentessa del nostro istituto che ha portato la propria esperienza di paziente, raccontata agli alunni attraverso il cortometraggio “Come una rosa”, realizzato da Obiettivo Ippocrate col patrocinio di ULSS8 Berica e Ordine dei medici di Vicenza con attori interpretati da reali medici, infermieri e pazienti che ha vinto il premio internazionale speciale sul prendersi cura al Care Film Festival di Monza.
Questo incontro formativo è stato importante per i ragazzi, in quanto ha portato a riflettere sui temi caratterizzanti la professione medica, mostrando come in questo ambito lavorativo sia importante la capacità di scelta nei momenti critici e che ha sottolineato il fatto che l’intraprendere questo tipo di carriera lavorativa deve includere moltissimo sacrificio e impegno.


M.A.

Il giorno 5 febbraio abbiamo partecipato ad un incontro chiamato ‘Progetto Ippocrate’ tenuto da Giampaolo Zambon, neurochirurgo, Sergio d’Agostino, chirurgo pediatra ed Eliana Righetto che ha portato a tutti noi la sua testimonianza. Dopo la visione di un cortometraggio intitolato “Come una rosa” che vede come protagonista Eliana, c’è stata una discussione sul significato di ‘prendersi cura’; questo è stato definito come la dedizione con cuore e anima nei confronti di una persona, un animale o una cosa, in modo incondizionato, senza pretendere nulla in cambio. Sono stati trattati temi molto importanti come la salute, intesa come benessere psico-fisico della persona, la sanità, la professione medica e la responsabilità degli operatori sanitari che lavorano con impegno e dedizione. Si sono toccati temi come la sanità globale, le fake news, che spesso ostacolano il lavoro degli operatori sanitari poiché, offrendo soluzioni scorrette, rendono difficile il rapporto di fiducia che il medico deve necessariamente creare con il paziente. E’ stato un incontro che ha proposto stimoli di riflessione e che ci ha fatto capire che nella vita ci sono scelte importanti da prendere alle quali spesso non si può fuggire, come nel caso del neurochirurgo Zambon che grazie alla sua decisione ha potuto salvare la vita di Eliana.


P.

Lo scorso 5 febbraio si è tenuto nell’aula magna del liceo un incontro col neurochirurgo Giampaolo Zambon dell’associazione “Obbiettivo Ippocrate” e con Sergio D’Agostino, chirurgo pediatra  di “Surgery For Children”. Fondamentale è stata anche la testimonianza di Eliana Righetto, sopravvissuta ad una emorragia celebrale che avrebbe dovuto condurla alla morte ma che invece il prof. Zambon e la sua equipe medica , grazie alla loro determinazione, sono stati in grado di fermare con conseguenze minime sulla paziente.
Nella prima mezz’ora dell’incontro è stato proiettato il cortometraggio “Come una rosa”, interpretato da medici e infermieri dell’ospedale “San Bortolo” di Vicenza e dedicato alla vera storia di Eliana, che ha avuto un impatto più che positivo sui ragazzi.
Si è iniziato poi a parlare delle difficoltà della professione medica, questa non è solo un lavoro il cui fine ultimo sono i soldi  ma una vera e propria missione: quella di salvare vite. Difficile è il rapporto medico- paziente, quest’ultimo infatti molto spesso contesta le scelte del medico  rispetto al tempo in cui viene lasciato in sala d’attesa, in cui giustamente viene data la precedenza a casi clinici più gravi, e rispetto alle cure proposte in seguito alla diagnosi.
D’Agostino ha poi illustrato attraverso delle slide quella che è la situazione sanitaria a livello globale facendo riflettere tutti su quanto sia importante il lavoro dei professionisti sanitari che operano in zone dove regna la povertà e dove anche i fabbisogni primari sono messi a repentaglio.
La domanda che è sorta spontanea un po’ a tutti è  la seguente :” ma come fate a convivere ogni giorno con la morte?” Di certo non deve essere facile ma, come hanno sostenuto i due medici, bisogna pensare a tutte le persone, come Eliana, che sono stati in grado di salvare e che adesso hanno un futuro proprio grazie al loro operato.


V.M.   – Classe 4CL

In merito al progetto Ippocrate a cui ho partecipato con interesse il 5 febbraio 2019, esprimo la mia soddisfazione. Infatti, noi studenti abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare ed interagire liberamente con alcuni medici sulle tematiche più significative inerenti il campo della sanità. Personalmente stimo le professioni sanitarie e in particolare quella medica in quanto il loro operato è fondamentale per ognuno di noi.
Durante la giornata sono state trattate alcune questioni di interesse mondiale come il diritto alle cure e la responsabilità a cui sono legati tutti i medici. Sono stato particolarmente colpito dalle slyde mostrate da un chirurgo pediatrico perché mostravano in modo chiaro la situazione di malasanità critica che persiste nel mondo, specialmente in Africa, Asia e America Latina. E’ stata alquanto toccante anche la storia di un’ex studentessa del nostro Istituto che, insieme al neurochirurgo che le ha salvato la vita, ha raccontato la sua brutta esperienza in seguito a un’emorragia cerebrale. In questa circostanza è stato ammirevole l’eroismo del medico nell’affrontare una situazione particolarmente rischiosa per la paziente ma anche per se stesso. Sono fermamente convinto che la professione medica dia tante soddisfazioni; tuttavia esige turni di lavoro fino a dodici ore, straordinari non sempre retribuiti, responsabilità altissime e soprattutto una grande dose di coraggio e pazienza con certi pazienti. Non ritengo quindi moralmente corretto che i medici possano essere penalmente denunciati in caso di mancato successo di operazioni in cui essi decidano di provare a salvare la vita a persone il cui destino sarebbe altrimenti già segnato. Questo progetto è una bellissima iniziativa in quanto permette ad aspiranti futuri medici di conoscere il retroscena di questa nobile professione e informa anche su tanti aspetti della sanità.

 

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