Category: comunicato stampa

Il caporalato in medicina

13 SET – Gentile Direttore,
è comparsa nei giorni scorsi sulla stampa la notizia che la Regione Sicilia, sembra aver trovato una soluzione che possa rispondere alla carenza di medici nei pronto soccorso regionali, oltre che offrire una possibilità lavorativa ai colleghi abilitati ma non specializzati. Da quanto si legge, questa nuova trovata mirabolante prevede un corso di formazione di 360 ore, presso il Cefpas, il centro di formazione permanente della Regione Sicilia, alla modica cifra di 2000 euro, che da quello che si intuisce, sarebbero a carico di ciascun partecipante, ma con la generosa possibilità, così si legge, per ciascun collega di chiedere un “mutuo professionalizzante” a Banca Intesa San Paolo, a cui poi restituire il denaro, una volta che arriverà l’assunzione per ben 24 mesi a ben 1300 euro netti al mese.
Si precisa poi che i neoassunti, se vorranno (in realtà la legge Gelli lo pone come obbligo), potranno pagarsi, naturalmente a propri spese (come da legge), una polizza assicurativa per colpa grave (a cui io assocerei quantomeno una tutela legale), sapendo comunque, ammette l’intervistato, che parte della responsabilità potrebbe ricadere sui colleghi strutturati affiancati come tutor ai neo assunti.
Interessanti appaiono decisamente le reazioni di alcuni sindacati, la Fials Sicilia sostiene che la soluzione, pur non ottimale, smaltisce le file (di cosa?), evita il sovraffollamento (di chi e dove?), ed offre un lavorare ai giovani medici (ma dai!?). Meglio decisamente fa la Cgil, che non vede nulla di scandaloso nell’azione, che andrebbe anzi ripresa ed esportata, dato che appare coerente con la capacità dei medici neolaureati non specializzati, che già lavorano come guardie mediche e sulle ambulanze medicalizzate.
Recentemente, in occasione di una delibera della Regione Veneto per l’assunzione di 500 medici abilitati ma non specializzati, ho espresso il mio pensiero sul problema qualitativo e non quantitativo che affligge la nostra professione e che ritengo essere alla base della mancanza di medici, ma mai avrei pensato che la contorta mente umana potesse arrivare a tanto: giovani colleghi costretti a pagare per potere accede ad un lavoro sottopagato e per pochi mesi.

Forse sarebbe più opportuno e proficuo che come professionisti facessimo afferenza al Ministero dell’Agricoltura, vista l’esperienza e le capacità che il nuovo Ministro ha dimostrato nella lotta al Caporalato.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Obiettivo Ippocrate sulla Delibera della Regione Veneto

Nessuno ha il coraggio di dire la verità.

 

Lo scandalo della Regione Veneto?

 

Gentile Direttore,

sono passati ormai parecchi giorni dalla delibera della Regione Veneto circa la volontà di assumere 500 medici abilitati, ma non specializzati, da ridistribuire, previo un periodo di formazione teorico-pratico di 3 mesi scarsi, nei reparti di pronto soccorso, geriatria e medicina interna degli ospedali regionali.
Molte le voci che si sono levate contro questo progetto, L’Ordine dei Medici (nazionale e provinciali veneti), i Sindacati Medici (anche se non in maniera uniforme, in ordine sparso, con dei distinguo e con tempismi diversi e con dichiarazioni che si sono modificate strada facendo), le Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università di Padova e Verona, le Associazioni di Malati (prima tra tutti Cittadinanza Attiva/Tribunale dei Malati). A queste rappresentanze istituzionali si sono aggiunte anche molti liberi pensatori. Le motivazioni di opposizione a questa nuova idea della Regione Veneto appaiono direi lapalissiane e tutte condivisibili.
Dall’altra parte ci sono le voci di chi motiva questa delibera, il Presidente della Regione Zaia, l’Assessore della Sanità Lanzarin, il Direttore Generale della Sanità Mantoan, ed alcune voci più o meno istituzionali che, se non appoggiano apertamente l’iniziativa, l’accolgono con curiosità, in attesa di valutarne gli ulteriori sviluppo e l’eventuale applicazione.
In tutta questa discussione, che sembra comunque aver risvegliato realtà rappresentative tradizionalmente sopite se non soporose, e che dà una immagine di compattezza di chi ci forma, rappresenta, difende e tutela di cui io non ho memoria, io non riesco né ad entusiasmarmi né ad arrabbiarmi.
Osservo ed ascolto persone che parlano del medesimo problema e propongono le stesse soluzioni anche se ognuno lo fa dall’alto della propria posizione, a difesa di interessi politici, economici, organizzativi e di casta.
Possibile che un panorama così variegato per estrazione, cultura, preparazione ed obbiettivi, sia accomunato dall’incapacità di riconoscere il vero problema e quindi dal proporre soluzioni, ognuno secondo il proprio pensiero, inevitabilmente sbagliate, con la capacità anche di andare allo scontro per difendere quella meno sbagliata?
Per entrambe gli schieramenti la situazione è di piena emergenza e l’emergenza è legata alla mancanza di medici, ma fate ben attenzione, per entrambe gli schieramenti la mancanza è una questione meramente quantitativa: ci sono pochi medici, pochi specialisti, ergo, aumentiamone la produzione!!
Togliamo il numero chiuso a medicina, aumentiamo le borse di specializzazione, assumiamo i neo laureati, assumiamo i futuri specializzandi, estendiamo le competenze degli infermieri, richiamiamo i medici in pensioni e resuscitiamo i medici morti negli ultimi 6 mesi!
Ma mi domando: veramente pensate che il problema sia quantitativo? Non posso credere siate tanto miopi e grossolani!
Il vero problema, chiedetelo a coloro che formate, rappresentate, tutelate, difendete, è esclusivamente QUALITATIVO. I medici mancano perché negli anni siete riusciti nell’impresa di farci disinnamorare del nostro lavoro, fare il medico oggi ha meno appeal di qualsiasi lavoro imprenditoriale, il medico evoca meno rispetto di qualsiasi altro professionista. La tutela della salute, così come il valore della cultura e dell’istruzione, sono ormai dei disvalori, per cui medici e insegnanti diventano burattini nel teatro di una quotidianità grigia di non valori. Non abbiamo una tutela adeguata al tipo di lavoro che svolgiamo, non abbiamo la possibilità di una carriera professionale legata alle capacità ed ai meriti, la nostra autonomia decisionale è affondata da catene amministrative, economiche e da ingerenze politiche che ci hanno trasformato, sapientemente e volutamente, in manovalanza per corpi malati, cancellando il concetto reale di persona (io, il malato, la sua famiglia, la mia famiglia).
Ultimo non ultimo, il valore di una professione nel mondo moderno è dato anche dalla retribuzione che le viene riconosciuta, ebbene io so che nel mio Paese il mio lavoro ha lo stesso valore orario, in retribuzione, di quello di un barbiere di media capacità. A conferma di questo il tanto agognato rinnovo di contratto per i medici, che dopo 10 anni, dovrebbe portare ad un aumento netto massimo di 4 euro al giorno.
Veramente pensate che una moltitudine, un esercito di nuovi medici saprà vincere il ribrezzo per questo modo di lavorare, calpesterà la propria dignità e la dignità di una professione di così alto valore sociale ed accetterà questa occupazione prona ed umiliante?
No, non succederà, succederà invece che, se anche ne formeremo 100, 1000, 100.000 od 1 milione, il nostro paese rimarrà comunque con pochi medici perché se ne andranno in Inghilterra, in Francia, in Germania, nei paesi del nord Europa, negli Stati Uniti, nei paesi arabi o in qualsiasi buco del mondo, dove i medici mancano, ma dove viene loro riconosciuto il giusto valore e dove viene permesso loro di esercitare la vera professione.
Allora il vero scandalo è solo la Regione Veneto, che risponde comunque a pulsioni e spinte politiche immediate, o sono tutti coloro che hanno permesso di arrivare a questa vergogna?

 

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Ordini dei medici del Veneto chiedono incontro immediato con Zaia per correggere le Delibere di agosto.

COMUNICATO STAMPA

Gli scriventi Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri del Veneto apprendono con stupore che la Delibera della Regione Veneto sulla “Assunzione e Formazione di 500 giovani laureati non specializzati” sia stata preparata e promulgata senza contattare l’Università di Padova e di Verona.

Gli Ordini ricordano che è compito fondamentale dell’Università provvedere alla specializzazione dei medici neolaureati e che eventuali master e corsi post specialità da parte della Regione Veneto debbono essere preparati in accordo con le strutture universitarie e gli ordini professionisti.

A carenze straordinarie, cioè fuori dalla realtà ordinaria, servono interventi straordinari, ma questo non giustifica la messa in discussione dei canali formativi istituzionali e la drastica riduzione del tempo di studio a vantaggio di un orario assistenziale di qualità ridotta, con medici la cui tutela assicurativa è tutta da inventare visto che la loro posizione non è attualmente contemplata, nel massimo storico del contenzioso medico legale, con buona pace della Legge Gelli.

Il problema centrale è l’abbassamento della qualità dell’assistenza al cittadino in un Sistema Sanitario Regionale che ha retto essenzialmente grazie al senso di responsabilità degli operatori.

Come Ordini del Veneto concordiamo con la posizione della FNOMCeO espressa dal Presidente Filippo Anelli, ed in particolare siamo contro un invio allo sbaraglio di una “manodopera professionale” a basso costo.

Le istituzioni professionali da molto tempo denunciano questo stato di cose, con articoli, interviste, curve di pensionamento e statistiche.

La responsabilità è di chi non solo non ha programmato ma pure lasciato inascoltato ogni nostro appello. Su di loro il peso di questo fallimento che ormai è strutturale e lascia i medici e gli altri operatori sanitari da soli a fare fronte ad una situazione che non hanno contribuito a creare.

Se il Pronto Soccorso è la porta d’ingresso di un ospedale, i reparti di Medicina e di Geriatria sono da sempre quelli deputati ai ricoveri in urgenza, reparti a cui serve la guida di un medico esperto perché le sue reaponsabilità sulla vita e la morte dei pazienti sono gravi ed immediate.

La Delibera di Ferragosto 2019 della Regione Veneto vuole contribuire a risolvere il problema, una delibera rivoluzionaria per la quale è stato dichiarato un lavoro preparatorio di mesi senza che ci sia mai stato il tempo per un confronto fra la Regione Veneto e le rappresentanze della Professione su questo argomento.

Era stato proposto da tempo un allargamento straordinario dei posti in Specializzazione facendo restare la formazione teorica a carico dell’Università e la formazione sul campo a livello di Ospedali in convenzione, realtà peraltro già presenti ed operative ma in minima parte a livello della nostra regione.

Da considerare anche l’immediato inserimento in organico negli Ospedali dove ci sono le maggiori carenze dei medici specializzandi degli ultimi anni con ulteriore bando per i posti liberati.

Ma evidentemente anche qui non c’è stato il minimo confronto.

Il problema principale per noi resta l’immissione di medici ancora da formare in una realtà quotidiana estremamente difficile.

In qualità di Enti Sussidiari dello Stato posti a garanzia della qualità della professione medica ed odontoiatrica chiediamo al Presidente Zaia un incontro per superare le criticità che ravvediamo nelle delibere citate ed avere garanzie sul percorso formativo e sull’assistenza qualificata ai nostri malati.

Distinti saluti.

Gli Ordini firmatari

OMCeO Belluno – Presidente Dott. Umberto Rossa
OMCeO Rovigo – Presidente Dott. Francesco Noce
OMCeO Treviso – Presidente Dott. Luigino Guarini
OMCeO Padova – Presidente Prof. Paolo Simioni
OMCeO Venezia – Presidente Dott. Giovanni Leoni
OMCeO Verona – Presidente Dott. Carlo Rugiu
OMCeO Vicenza – Presidente Dott. Michele Valente

 

 

 

Health worker gap in Italy: the untold truth (The Lancet)

17 agosto 2019 – Luca La Colla (Department of Anesthesiology, Duke University, Durham, NC 27703, USA)

I read with interest the World Report by Marta Paterlini about the shortfall of doctors in Italy. I commend Paterlini for highlighting this unsolved problem, but unfortunately, the piece fails to identify its real cause. Born, raised, and trained as an anaesthesiologist in Italy, then re-trained in the USA, I have had the privilege of living and working in different countries, and in my opinion, this issue is far from being addressed in a thorough and systematic way.
It is true that a real emergency now exists, up to the point where several Italian regions are trying to recruit doctors from Eastern Europe and Pakistan, are hiring Italian trainees in their last year of training, and doctors with no specialisation in emergency departments. Nevertheless, a couple of crucial points are missed in the World Report.
There is some uncertainty about the exact number of Italian doctors working abroad; EU data suggest that 1000 doctors leave the country every year, but this is probably an underestimate. Retaining these doctors in Italy could at least partially solve the problem.
Yes, not enough training positions exist compared with the number of graduates. Simply increasing the number of training positions (with no reassessment of the training pathway) would result in an uncertain curriculum. The number training positions have not been substantially increased this year; however, hiring doctors straight out of medical school with no specialisation (which is mainly being done in emergency departments) poses serious questions about quality of care. Hiring doctors in their last year of specialisation is allowed as long as they start working once their training is complete.
The real problem does not lie in the mismatch between the number of new specialists entering the workforce and the number of doctors who retire at the end of their career, but in the mismatch between the number of doctors leaving (ie, either retiring or leaving the country to work abroad) and entering the system. The real problem is not the scarcity of specialists but rather how unattractive the Italian system is to foreign specialists.
Have those politicians, press journalists, and representative of doctors’ unions who have been making their opinions known ever wondered why no doctor wants to move from France, Germany, the UK, or North America to Italy to work? Why does Italy have to recruit from countries with a lower income and worse working conditions rather than just improving its own working environment and ultimately becoming a more attractive place to work? The benefits of making these improvements would be enormous for patients and the whole medical community.
Italy is not an attractive place to work. Inadequate working conditions, little stability, growth, or potential for career progression, low salaries, the commixture of politics and the health-care system, and fake recruitment committees (the notorious Concorsi Truccati) hit the headlines regularly. Many other countries have plenty of well educated Italian and non-Italian doctors with great skills and ideas who would be willing to work in Italy if circumstances changed.
I do not think (and certainly do not hope) that politicians, doctors’ unions, and journalists are purposefully hiding the problem and diverting the public attention from what the issues are, but I do think that there is inadequate understanding of the real problems. The rest of the world is moving fast, and Italy is reaching a point of no return.

 

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COMUNICATO STAMPA OBIETTIVO IPPOCRATE PER SCIOPERO MEDICI DEL 23.11.2018

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Uniti si vince?

Ieri, leggendo le dichiarazioni del presidente della FNOMCeO Filippo Anelli, al termine del primo congresso della neonata Federazione Nazionale delle Professioni Sanitarie (FNOPI), ho avuto un sussulto di speranza ed orgoglio: “occorre migliorare il rapporto medico-paziente e garantire unità di intenti tra professioni sanitarie……”, “per stabilire un rapporto più proficuo tra professionista sanitario e paziente, occorre del ʹtempoʹ”.

http://www.sanitainformazione.it/salute/professioni-sanitarie-anelli-fnomceo-stop-ai-tempari-medici-bisogno-tempo-costruire-un-rapporto-dialogo-ascolto-paziente/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=n130318

Ho ritrovato nelle parole del nostro presidente molte delle idee e dei progetti che da due anni, cioè dalla nostra nascita, animano e guidano Obiettivo Ippocrate.

Mi piace immaginare che, al di là del valore incontrovertibile e palese di queste affermazioni, un ruolo importante l’abbia giocato anche la figura di Giovanni Leoni, vicepresidente della FNOMCeO ed uno dei primi presidenti provinciali dell’Ordine che si sono iscritti ad Obiettivo Ippocrate.

Il Dr. Leoni conosce bene il nostro pensiero, i nostri progetti ed il nostro lavorare quotidiano in prima linea tra i colleghi (di ogni professione), i malati, i loro famigliari, gli amministratori, i politici. Lavoriamo con i piedi nel fango ma con la schiena ben diritta, la testa alta e lo sguardo rivolto molto molto in avanti. Sono sicuro che il Dr. Leoni, condividendo il nostro percorso, abbia portato un po’ del nostro spirito e della nostra spregiudicatezza in FNOMCeO e di questo non lo ringrazieremo mai abbastanza.

Già in un lettera pubblicata su Quotidiano Sanità, in tempi non sospetti, avevo sottolineato come le problematiche e le criticità di tutti gli esercenti le professioni sanitarie, fossero comuni così come dovranno essere comuni o quantomeno condivise le soluzioni.

http://www.quotidianosanita.it/m/lettere-al-direttore/articolo.php?articoloid=48102

Questo ci ha portato, su pressione delle altre professioni sanitarie, a modificare il nostro statuto, che inizialmente prevedeva la possibilità di iscrizione ai soli medici, aprendoci a tutti coloro che lavorano nel mondo della sanità. Oggi tra i nostri iscritti abbiamo medici, psicologi, infermieri, ostetriche, tecnici sanitari, non so se in Italia esistano altri esempi di questo tipo, al di là di affermazioni di intenti.

Sempre sulla stessa testata giornalistica ho sottolineato la necessità di tempo, spazi adeguati e fiducia reciproca come fondamenta dell’Alleanza terapeutica

http://www.quotidianosanita.it/m/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=57915

per rinsaldare, o in alcuni casi recuperare, quel rapporto di reciproca collaborazione in una relazione di cura. A tal proposito mi permetto di aggiungere alle parole del presidente Anelli che l’unità d’intenti deve coinvolgere non solo le professioni sanitarie, ma anche e soprattutto i malati e, più in generale, tutti i cittadini.

Ora spero vivamente che la FNOMCeO alimenti e rinvigorisca a lungo termine questi miei sentimenti di speranza ed orgoglio, facendo seguire a queste bellissime e condivisibili dichiarazioni delle azioni chiare, forti e coraggiose per dare contenuti alle parole e risultati concreti ai pensieri.

Da parte nostra, come inizio, mi permetto di rivolgere un invito al presidente Anelli: perché non venire proprio a Vicenza, dove è nato Obiettivo Ippocrate, magari coinvolgendo il presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli, per illustrarci i vostri progetti futuri?

Vi assicuro una platea attenta, partecipe, propositiva, concreta e calda, molto calda.

Massimiliano Zaramella

Presidente Obiettivo Ippocrate

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(No title)

Vicenza 5/01/2018

 

COMUNICATO STAMPA

“La società dei Diritti, che la nostra associazione di Cittadini Attivi prova quotidianamente a tutelare, non potrà dare una buona rappresentazione di sé, se non saprà ricordare il tempo dei Doveri di tutte le componenti della convivenza civica.

Le Istituzioni hanno la responsabilità maggiore di affermare e difendere i diritti acquisiti ricordando che quei diritti sono il risultato di lotte politiche e di garanzia della tenuta del sistema democratico.

Nel contesto della tutela dei Diritti va collocata la morte di una giovane donna di 45 anni deceduta all’Ospedale San Bortolo di Vicenza dopo i primi soccorsi all’Ospedale di Santorso perché ha fatto emergere un dato che non può essere trascurato, perché ormai ricorrente.

La ricerca della responsabilità clinica, giustamente richiesta dai familiari, non può essere la misura che dà ragione a chi ritiene che se un danno è stato provocato ad un cittadino in ambito sanitario, debba necessariamente essere imputabile al medico o all’infermiere di turno verificando l’applicazione delle procedure protocollari e delle linee guida.

Le situazioni non previste non sono imputabili solo a negligenza o imperizia degli operatori ed è necessario, ogni volta, fermarsi ad “ascoltare prima di imputare”.

I medici e i professionisti dell’associazione “Obiettivo Ippocrate”, hanno dichiarato pubblicamente che “si assumono la responsabilità delle loro scelte e vanno oltre le linee guida” salvando così la vita di molti malati. Si comportano come medici autenticamente ancorati al loro giuramento professionale e sono disposti a rischiare soluzioni non lineari di fronte a situazioni che in scienza e coscienza superano i vincoli protocollari.

Riteniamo che così si difendono i Diritti dei Cittadini e si compie il proprio Dovere di medici e di professionisti della salute. Tutto il resto è un rimestare attorno a situazioni che vanno rispettate per la loro rilevanza emotiva e sociale.

Bisogna rifuggire dall’idea onnipotente e ipertecnologica.

Se ben usata la tecnologia apporta benefici mentre se abusata e caricata di attese miracolistiche genera malcontento e disaffezione da chi si aspetta risposte risolutive nel breve tempo e con la certezza di uscirne sempre in buono stato.

Le Istituzioni, i medici, gli amministratori e i cittadini, dobbiamo tutti abituarci a percepire i servizi offerti dal Servizio Sanitario Pubblico e Privato, come una concreta possibilità di contrasto alla malattia e al malessere ma non come la soluzione definitiva ai nostri mali.

La Regione Veneto ha compiuto importanti scelte organizzative negli ultimi due anni e il livello di competenze cliniche dei professionisti è cresciuto. Siamo ancora lontani dalla capacità di favorire un’alleanza terapeutica con i malati e i loro familiari per realizzare una relazione terapeutica improntata all’Ospitalità e va dato atto al Presidente Zaia di essere stato attento e vigile sui temi della salute ma il passo successivo dovrà essere la integrazione delle competenze cliniche con la capacità relazionali degli operatori.

La salute non è un Diritto ma un bene che va preservato sul piano individuale, attraverso comportamenti virtuosi e il riconoscimento del limite.  Le cure invece sono un Diritto che va garantito a tutti i Cittadini!

“Non si muore perché ci si ammala, si muore perché siamo mortali”. Dovremo ricordarlo più spesso, auspicando nel frattempo che cresca il desiderio di fare crescere una coscienza civica dei diritti e dei doveri senza il bisogno di reclamare successi o primati che in Sanità hanno scarso valore se non sono coniugati alla responsabilità di tutti gli attori che concorrono al benessere della Comunità”.

 

Giuseppe Cicciù – Segretario Regionale di Cittadinanzattiva del Veneto

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Responsabilità professionale. Cambia il ruolo del Ctu nella legge Gelli-Bianco? (fonte:Quotidianosanita.it)

15 NOVGentile Direttore,
risale a pochi giorni fa la “Risoluzione in ordine ai criteri per la selezione dei consulenti nei procedimenti per la responsabilità sanitaria” adottata dal Consiglio Superiore della Magistratura – in accoglimento di quanto proposto dalla VII Commissione – e che si pone l’importante obiettivo di uniformare le tempistiche e le modalità di revisione degli albi dei consulenti tecnici dettando un protocollo comune per tutti i Tribunali.L’auspicabile accoglimento e realizzazione di quanto sollecitato dal CSM rappresenterebbe un passo avanti nel corretto inquadramento della responsabilità professionale in ambito sanitario di importanza epocale, dando finalmente, almeno in questo ambito, una forma compiuta alla Legge 24/2017 (Legge Gelli/Bianco), più dei tanti decreti attuativi che stanno vedendo la luce in ordine sparso e con indicazioni spesso di difficile applicazione, salvo poi venire rimodulati, se non smentiti, da note ministeriali (vedi l’accreditamento delle Società Scientifiche per le nuove linee guida, tanto per fare un esempio).

Nei procedimenti giudiziari – sia civili che penali – aventi ad oggetto la responsabilità professionale sanitaria la Consulenza Tecnica d’Ufficio ha difatti sempre avuto un ruolo fondamentale quale strumento probatorio. Tanto che i Giudici, nell’emettere le sentenze, sovente assumono gli esiti della perizia tecnica a fondamento del proprio giudicato.

L’art. 15 della Legge 24/2017 interviene ora nella disciplina della nomina del consulente tecnico d’ufficio dettando regole comuni al procedimento civile e a quello penale.

Il comma 1 dell’art. 15 prevede in particolare che la consulenza tecnica d’ufficio sia sempre collegiale, essendo demandata ad “un medico specializzato in medicina legale e a uno o piu’ specialisti nella disciplina che abbiano specifica e pratica conoscenza di quanto oggetto del procedimento”.

Sempre il comma 1 dispone quindi che la scelta dei componenti del singolo collegio peritale debba avvenire “tra gli iscritti negli albi di cui ai commi 2 e 3” (ovvero negli albi tenuti dai singoli Tribunali) “in cui devono essere indicate e documentate le specializzazioni degli iscritti esperti in medicina”. Albi che il comma 3 dell’art. 15 dispone debbano essere aggiornati ogni 5 anni e che, in sede di revisione, ai sensi del comma 2 “devono indicare l’esperienza professionale maturata dai singoli esperti, con particolare riferimento al numero e alla tipologia degli incarichi conferiti e di quelli revocati”.

Già da una prima lettura della norma emerge come l’art. 15 rischi, purtroppo, di rimanere “lettera morta”. Ovvero di creare un sistema più confuso e meno garantista del precedente.

Il legislatore non ha difatti né disciplinato le procedure di formazione dei nuovi elenchi contenenti i nominativi e le specialità dei singoli consulenti d’ufficio, né stabilito i termini entro i quali detti elenchi debbano essere formati, lasciando quindi alla discrezionalità dei singoli Tribunali la determinazione di tempi e modalità mediante i quali uniformarsi alla nuova normativa.

La prassi attualmente adottata dai Tribunali civili infatti – con l’eccezione di rari casi di virtuosità – è quella di procedere ancora alla nomina dei consulenti tecnici sulla base dei vecchi elenchi, spesso formati da ogni singolo Giudice Istruttore sulla base di un numero ristretto di medici legali di propria fiducia.

Non solo.

Prassi estremamente diffusa presso i Tribunali civili è inoltre quella di procedere ancora alla nomina di un singolo perito, incaricando il Collegio (pur reso obbligatorio dal comma 1 dell’art. 15), solo a fronte dell’eventuale richiesta formulata dal nominato CTU; al consulente tecnico viene pertanto lasciata facoltà di decidere se farsi assistere o meno, nell’espletamento delle operazioni peritali, da un esperto in materia.

Deve essere peraltro precisato che, fino al momento in cui non saranno predisposti gli elenchi di cui ai commi 2 e 3, i Giudici saranno ovviamente sprovvisti degli strumenti necessari per procedere alla nomina dei singoli esperti in materia.

La nuova disciplina dettata dall’art. 15 si presenta quindi, alla stregua di altre innovazioni introdotte dalla Legge 24/2017, come una riforma nata con buoni propositi, ma elaborata dal legislatore con carenze e criticità.

Emerge difatti, in tutta chiarezza, come il sistema delineato dall’art. 15 abbia purtroppo creato difficoltà e disparità applicative tra i singoli Tribunali date ad esempio dal fatto che:
– in assenza di termini, alcuni Tribunali si uniformeranno prima di altri alla nuova normativa;

– in attesa della predisposizione degli elenchi degli esperti nelle discipline specialistiche ogni Tribunale (ovvero ogni Giudice Istruttore) deciderà come ovviare alla carenza dei nominativi, continuando ad esempio ad incaricare un solo consulente (il medico legale), ovvero scegliendo lo specialista sulla base delle indicazioni del nominato consulente o, ancora, selezionandolo sulla base di altre fonti conoscitive;

– in assenza di disposizioni normative di dettaglio, ogni Tribunale adotterà sistemi e modalità applicativi diversi per la predisposizione degli elenchi nonché per la specifica individuazione degli “esperti delle discipline specialistiche riferite a tutte le professioni sanitarie” menzionati al comma 3;

– in assenza di disposizioni normative chiare e specifiche, infine, ogni Tribunale (ovvero ogni singolo Giudice Istruttore) potrà diversamente identificare le “adeguate e comprovate competenze nell’ambito della conciliazione acquisite anche mediante specifici percorsi formativi” richieste per la nomina dei consulenti d’ufficio nei procedimenti di cui all’art. 696 bis c.p.c..

Le difficoltà e differenze applicative sopra menzionate si accompagnano a non pochi dubbi interpretativi.

Nel silenzio della Legge si sono ad esempio già ravvisate interpretazioni giurisprudenziali discordanti in merito all’applicabilità dell’art. 15 ai soli procedimenti incardinati successivamente all’entrata in vigore della Legge 24/2017 ovvero anche ai procedimenti, seppur già iscritti a ruolo, nei quali non si è ancora provveduto alla nomina del CTU.

Viene da chiedersi, quindi, se in materia di nomina dei consulenti tecnici d’ufficio la Legge 24/2017 abbia effettivamente migliorato il sistema preesistente realizzando gli obiettivi e le finalità prefissate dal legislatore.

Certamente fino al momento in cui la nuova normativa non sarà entrata “a regime” in molti Tribunali, pur nella vigenza della Legge 24/2017, continuerà ad applicarsi la precedente normativa.

Altrettanto certamente, purtroppo, in assenza di adeguati correttivi quali indicati nella citata Risoluzione adottata dal CSM, pur raggiunto (non si sa quando) il pieno adeguamento all’art. 15 da parte di tutti i Tribunali, persisteranno nella realtà differenze applicative tra i singoli Fori. Con buona pace del principio di equità.

Alessia Gonzati
Legale Obiettivo Ippocrate

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Le linee guida della legge Gelli e l’isterismo delle società scientiche (fonte: quotidianosanita.it)

29 OTTGentile Direttore,
sono giorni di fremente attività per il mondo scientifico-sanitario italiano, o forse sarebbe meglio dire di isterismo delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, impegnate in modifiche volanti di statuti inadeguati, ed ad un reclutamento last-minute di nuovi iscritti con grandi offerte e super sconti per l’avvicinarsi del fatidico 8 novembre, termine ultimo entro il quale presentare domanda al Ministero della Salute per ottenere l’accreditamento a partorire le future  linee guida, fondamento della legge Gelli-Bianco sulla responsabilità professionale in ambito sanitario.
In questi ultimi mesi numerosissimi sono stati i consigli direttivi straordinari e le assemblee di soci convocati per adeguare gli statuti societari alle indicazioni del Decreto Ministeriale del 2 agosto 2017 denominato “Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie”.
E come non rimanere quasi divertiti dall’offerta improvvisa di alcune società scientifiche mediche d’iscrivere gratuitamente i medici specializzandi o di attirare medici specialisti under 40 con sconti degni delle migliori offerte natalizie; o dall’improvviso spirito di fratellanza e comunione di società scientifiche nel desiderio di convogliare a giuste nozze in federazioni e consociazioni, favorite peraltro dagli stessi chiarimenti ministeriali; o ancora dal tempismo che ha portato alla nascita di associazioni scientifiche di professioni sanitarie non mediche.
Purtroppo, come troppo spesso avviene nel mondo delle professioni sanitarie, si è più inclini ad adeguarsi in maniera quasi grottesca a situazioni palesemente scorrette ed inadeguate, piuttosto che attivarsi per correggere scelte ed invertireprospettive francamente inaccettabili, inutili se non dannose, ovvero per proporre alternative efficaci e fattibili.
Sono molti gli aspetti critici relativi ai requisiti richiesti per ottenere l’accreditamento alla stesura delle linee guida. Mi limito ad indicarne solo alcuni che ritengo non specificamente tecnici e quindi di facile comprensione ed oserei dire lampanti.Il valore quantitativo e geografico della credibilità scientifica: per l’accreditamento si richiede che  società ed associazioni possiedano una percentuale di rappresentanza (in questo caso non è importante il numero ma il concetto in sé ), ed una distribuzione sul territorio (inteso come numero di regioni o province autonome in cui siano presenti iscritti). Come se il valore di un articolo scientifico fosse dato dal numero di autori e da quante regioni essi provengano.
Questi requisiti quantitativi possono essere adeguati a determinare il peso di realtà di rappresentanza (Ordini, Collegi, Sindacati), ma ritengo che nessuna pertinenza dovrebbero avere con il sapere scientifico; come la medicina non è democratica (la verità non si misura con il numero like), così la qualità della scienza non può essere garantita dal numero di persone che ci si dedica, bensì dalla loro preparazione, dalle loro conoscenze, dalla loro intelligenza e da tante altre doti qualitative e non quantitative.La funzione di controllo assegnata alle Federazioni ed Associazioni professionali maggiormente rappresentative: la periodica verifica del mantenimento dei requisiti delle società accreditate viene demandato ad organi con caratteristiche di rappresentatività, senza alcuna connotazione scientifica, e quindi, senza che siano garantitele dovute competenze ed i necessari mezzi, indispensabili a valutare l’operato di realtà prettamente scientifiche.Il progetto a costo zero o più elegantemente isorisorse:nessuna spesa aggiuntiva per la finanza pubblica per la costituzione dell’elenco delle Società ed Associazioni accreditate e per la successiva produzione delle linee guida. Sappiamo tutti che una singola linea guida, correttamente prodotta, ha un costo di decine e decine di migliaia di euro. Chi sosterrà le spese? Forse le società scientifiche che naturalmente non hanno alcun conflitto di interesse e vivono solo delle quote degli associati?

Siamo veramente sicuri che questa sia la strada migliore che possiamo offrire per la tutela delle professioni sanitarie e a garanzia delle giuste cure per i cittadini?

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Obiettivo Ippocrate premiato al Care Film Festival (fonte Quotidianosanita.it)

17OTT- Gentile Direttore,
Obiettivo Ippocrate nasce ufficialmente nel febbraio 2016, per volontà di molti dei medici dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza. La scintilla è stata la questione della responsabilità professionale e della medicina difensiva che ormai ci soffoca, e che portiamo come un peso insopportabile, quotidiano sulle nostre spalle.

Al di là dei costi economici e sociali, ciò che ci logora negli anni, è la consapevolezza che la mancanza di serenità nel nostro lavoro ed il timore di contenziosi legali, dagli esiti drammatici per noi e per le nostre famiglie, ci fa tremare le mani. Abbiamo paura, capita che le nostre scelte, magari anche solo a livello inconscio, non siano più guidate solo verso il bene del paziente ma anche verso il tentativo di autotutelarci.

Questa non è la nostra medicina, queste non sono le cure di cui hanno bisogno i nostri pazienti, non può continuare a succedere che in situazioni limite, complesse, nelle zone di grigio, le nostre scelte siano pesantemente influenzate dall’eccessiva prudenza e verso la protezione di noi stessi e delle nostre famiglie, per il timore di essere denunciati: diventa meno rischioso astenersi e non fare nulla piuttosto che rischiare atti e procedure estreme con poche, ma badi reali, possibilità; è questa ormai l’epoca della medicina astensionistica. Per i nostri pazienti, se lo vogliono, dobbiamo poterci giocare ogni singola carta, anche quella più difficile e con meno possibilità se l’alternativa è il nulla.

La nostra attività si è svolta a livello locale, regionale e nazionale ottenendo visibilità, apprezzamenti e risultati, ma siamo convinti che l’unica vera speranza e possibilità per noi ed i nostri malati, e quindi per tutti i cittadini, sia rinsaldare e rendere ancora più forte quel rapporto di sincera ed onesta fiducia reciproca, indebolitosi negli ultimi 15-20 anni.

I malati devono sapere che, al di là dell’articolo 32 della nostra costituzione, la salute non è e non può essere un diritto, la salute dipende in piccola parte dal nostro stile di vita e in gran parte dal buon Dio, o da chi per esso, ciò che invece deve essere un sacrosanto diritto sono le cure, cure intese in senso ampio, come una grande coperta che copre molto e tanti, se non tutto e tutti. La gente deve sapere che la medicina può tanto ma non tutto, che negli ospedali qualche volta si guarisce ma più spesso ci si cura per tornare ad una vita, si spera, accettabile se non migliore, e che spesso si muore.

Troppo spesso e troppo a lungo per colpe ed incapacità nostre, o per voluta mistificazione e manipolazione di altri, queste verità non state negate, nascoste, omesse. Ecco ora noi vogliamo farci carico di queste verità, anche se forse non sarebbe spettato a noi dirlo ai nostri pazienti, qualcun altro avrebbe dovuto prepararli prima di arrivare a noi; ma ormai non ha più importanza, è una priorità ed una necessità a cui vogliamo dare una risposta reale, onesta e concreta.

Da questa volontà è nata l’idea di partecipare al Care Film Festival di Monza la cui serata finale si terrà il 21 ottobre prossimo, concorso internazionale per cortometraggi dedicati al tema del “prendersi cura”, con un film che ripercorre la storia vera di una giovane mamma, arrivata al pronto soccorso dell’ospedale di Vicenza, in condizioni disperate per una emorragia cerebrale che, alla luce delle ultime linee guida, non avrebbe avuto alcuna speranza e senza indicazioni ad alcun trattamento. In realtà nel nostro ospedale, andando oltre le linee guida, vista la giovane età, e quindi assumendoci una grande responsabilità etica, professionale e legale, si è deciso di fare tutto quello che poteva essere umanamente possibile anche se la speranza era un flebile lumicino. Tutti gli operatori sanitari hanno protetto, curato ed accudito quel piccolo lumicino che ha potuto così tornare ad essere una luce, magari a volte un po’ tremula, ma che può continuare ad illuminare e scaldare le vite di tutti i suoi cari e la sua……nonostante le linee guida.

Tutti gli attori del video sono i reali protagonisti della vicenda, la mamma, la bambina, la nonna, gli amici, gli infermieri, i medici, tutti hanno accettato con entusiasmo di rivivere quei pur tragici eventi, conclusisi in maniera quasi miracolosa. Per tutti il messaggio da trasmettere è chiaro: bisogna credere, combattere, fidarsi, avere coraggio, non bisogna essere timorosi, impauriti, sfiduciati, le cure devono andare oltre il tecnicismo scientifico, occorre saper superare anche le linee guida, perché la complessità e l’unicità di ciascuno di noi non potranno mai essere descritti e contenuti da nessuna linea guida, pur rimanendo esse un prezioso ed irrinunciabile aiuto ed orientamento.

Il premio che ci verrà consegnato sabato al Care Film Festival “…poiché, utilizzando un linguaggio non appartenente alla vostra disciplina, avete saputo comunicare e trasmettere emozioni…” non può che renderci orgogliosi perché proprio comunicare e spiegare con il cuore ciò che è la nostra professione è l’obiettivo di Obiettivo Ippocrate.

Il cortometraggio, dal titolo “Come una Rosa”, verrà poi presentato il 10 novembre alla cittadinanza, presso la Sala degli Stucchi del comune di Vicenza, in una serata che vuole essere la serata dei pazienti, dei curati anche se non guariti, dei coraggiosi oltre il probabile ed il possibile, dei felici anche se feriti.
Sarà presente Eliana, la protagonista del cortometraggio, saranno presenti altri pazienti per raccontare le loro storie, le loro sofferenze, i loro successi, le loro fatiche quotidiane, e per far sapere come si può essere amorevolmente curati pur non essendo completamente guariti.

Massimiliano Zaramella
www.obiettivoippocrate.it 

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Obiettivo Ippocrate partecipa al Care Film Festival a Monza il 21.10.2017

Obiettivo Ippocrate presenta al Care Film Festival oltre al filmato presentato in commissione Igiene e Sanità del Senato  che ha segnato l’esordio dell’associazione, un cortometraggio dal titolo “Come una rosa” basato su una storia vera con la collaborazione della stessa paziente e della sua famiglia.
Il filmato che ha ottenuto il patrocinio dell’ ULSS 8 Berica e dell’Ordine dei Medici di Vicenza, verrà presentato a metà settembre in conferenza stampa in Azienda, parteciperà al festival il 21.10 a Monza e verrà presentato a Novembre (il 10, da confermare) in un evento patrocinato dal Comune di Vicenza.

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Vicenza, 09.06.2017 – Assemblea Obiettivo Ippocrate

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Per cambiare serve essere coraggiosi ed uscire dal gregge

06 MARZO 2017 –
Alcune riflessioni all’indomani della XII Conferenza della Fondazione Gimbe. Gimbe da tempo ci propone un pensiero che collocherei nel quadro del pensiero neoliberale, quello che punta a contro-riformare l’universalismo del nostro sistema sanitario

Mi sarebbe piaciuto essere invitato alla XII Conferenza Nazionale Fondazione Gimbe. “La sanità pubblica affonda?” Non perché “mi si deve invitare” per forza (non esiste nessun obbligo per carità e io sono come il due di coppe quando comanda denari) ma perché se si cercasse davvero il confronto sulle proprie legittime idee, come si dice di voler fare, si dovrebbero invitare coloro che prima di tutto, rispetto a quelle idee, fanno la differenza. Altrimenti prevarrebbe la logica del “Cicero pro domo sua

Ma nessuno lo fa, e nessuno offre confronti, nessuno è interessato a fare in modo di mettere in condizione “qualcuno” di valutare le differenze e costruirsi delle proprie idee. Tutti si comportano come dei persuasori, tutt’altro che occulti, al servizio di qualche scopo, di qualche strategia di qualche schieramento. “Carry water” per citare le donne africane con i secchi in testa del mio passato antropologico.

Gimbe da tempo ci propone un pensiero che interpretando le sue proposte e null’altro collocherei:
· nel quadro del pensiero neoliberale quello che punta a contro-riformare l’universalismo del nostro sistema sanitario,
· nell’ambito del pensiero debole del PD rispetto al quale si propone come una agenzia di sapere tecnico fintamente neutrale e dal quale probabilmente si aspetta  delle contropartite,
· nel novero di coloro che rispetto ad un sistema dato come quello sanitario non riescono a passare sopra gli ostacoli ma passano sotto gli ostacoli proponendoci delle regressioni come le mutue integrative,
· tra coloro che per non essere capaci davvero di riformare qualcosa possono solo contro riformare quello che c’è.

Sulle proposte di merito di Gimbe ho già scritto sul “Il manifesto” (10 giugno 2016) la mia contrarietà culturale e politica (mai personale caro Nino). L’occasione in quella circostanza fu offerta dal “Rapporto sulla sostenibilità 2016/2025” e le cui proposte sono state riproposte tali e quali nella conferenza dell’altro ieri.

Quindi ribadisco quanto già scritto:
· Gimbe ci rifila la solita storiella cara ai teorici dell’universalismo selettivo,
· vi è un problema cronico di insufficienza delle risorse,
· è urgente intervenire con un piano di salvataggio,
· se non si interviene perderemo la sanità pubblica.

Queste tesi sono state riproposte alla XII conferenza come degli a priori categorici quindi metafisici e che vale la pena di ricordare:
· rimodulare i Lea (livelli essenziali di assistenza) sotto il segno del value, per garantire a tutti i cittadini servizi e prestazioni sanitarie di livello elevato,
· ridefinire le tipologie di prestazioni, essenziali e non essenziali,
· escludere dai Lea le prestazioni dal basso value,
· espandere il campo d’azione dei fondi integrativi,
· coinvolgimento di forme di imprenditoria sociale.

In sostanza Gimbe ci propone di comprimere le tutele pubbliche per fare spazio alle mutue integrative. Quindi ci propone:
· una idea di sostenibilità a mio parere sbagliata e ideologica all’insegna del compatibilismo come pensiero unico,
· l’accettazione ineluttabile dei limiti economici, vale a dire la inevitabile rinegoziazione dei diritti, orientamento, comune per altro, ad altri pensatoi fintamente neutrali (come Censis, Crea, Cerm).

Stringi stringi …Gimbe alla fine:
· giustifica il de-finanziamento della spesa sanitaria in rapporto al pil,
· richiama la riforma del terzo settore  nella quale l’impresa sociale da non profit è diventata profit,
· teorizza le mutue integrative, le stesse che, grazie alla loro detassazione integrale  prevista con la legge di stabilità 2016, stanno decollando alla grande.

Quindi l’a priori metafisico di Gimbe è lo stesso del governo Renzi e del PD. Questo a priori è innegabilmente contro riformatore.

La cosa davvero imbarazzante, della quale Gimbe e tutti coloro che sono intervenuti alla XII conferenza probabilmente hanno perso la memoria, è che la politica sanitaria di Renzi non è altro che la forma “retard” del libro bianco di Sacconi (2009) nel quale si teorizzava il “sistema multi pilastro” (mutue integrative, assicurazioni, sanità pubblica residuale) per cui, stando alla regola transitiva, “se il Pd è uguale a Sacconi e Gimbe è uguale al Pd” allora “Gimbe è uguale a Sacconi”.

Nulla di male ..per carità ..la notazione è solo per confermare quanto affermavo  più su, vale a dire che il pensiero di  Gimbe sulla sanità,  ha tutte le caratteristiche del pensiero neoliberale.

A questo punto, mi perdonerà Cartabellotta, ma  mi sembra doveroso correggere alcune sue affermazioni  perché le considero non sbagliate ma semplicemente disoneste cioè intenzionali:
· in primo luogo l’affermazione che rispetto allo stato in cui versa la sanità  “le responsabilità sono di tutti”. Mi verrebbe da esclamare “parla per te”. Per quello che mi riguarda (non perdo tempo a spiegare perché), è una responsabilità che non mi riguarda e meno che mai riguarda coloro che in questi anni hanno difeso a modo loro, la sanità pubblica. E meno che mai riguarda coloro che hanno subito tutti i tagli possibili. Ci mancherebbe altro che fosse San Sebastiano responsabile del suo supplizio. E’ legittimo che i contro-riformatori abbiano le loro idee ma per favore prendetevene interamente la responsabilità. Se stiamo come stiamo è solo colpa vostra.

· In secondo luogo l’altra affermazione “non esiste alcun piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale”. De-finanziamento, terzo settore, mutue, non so se fanno parte di un piano premeditato so però che funzionano come se questo piano ci fosse eccome. Non dico altro. Personalmente lo trovo financo un piano scellerato ma ben congegnato.

· In terzo luogo l’altra affermazione non esiste “un programma esplicito per difendere un modello equo e universalistico di sanità pubblica da consegnare alle future generazioni”. E’ falso, esiste una proposta organica che si chiama “Quarta riforma” (fino ad ora scaricata da quasi 10000 lettori di QuotidianoSanita.it) come esistono tante proposte che puntano a cambiare il sistema senza per questo snaturarlo. Insomma non giustificatevi supponendo l’imbecillità sociale. Non funziona.

Tornando a bomba: perché mai il mio amico Cartabellotta non ha pensato nella sua benignità democratica nel rispetto dello spirito sovrano dell’evidenza, del cui valore dogmatico, lui è il primo assertore, di confrontarsi nella sua conferenza con ciò che è fuori ed oltre il pensiero suo del Pd e di Sacconi? La mia risposta è semplice: ciò che si vuole negare non ha diritto di esistere e se qualcosa non ha diritto di esistere va semplicemente ammazzato…cioè ignorato. E questo per la sanità non è bene.

Morale della favola: i nuovi contro riformatori non sono solo quelli che vogliono tornare indietro ma sono quelli che vogliono impedire agli altri di andare avanti.

Ivan Cavicchi

(fonte: quotidianosanita.it, clicca qui per vedere l’articolo)

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Ddl Responsabilità professionale: possibilità di rivalsa sulle professioni sanitarie per miliardi di euro?

Questa settimana è data per certa l’approvazione alla Camera del Ddl Gelli che diventerà pertanto legge nazionale. Uno dei punti di forza di questo disegno di legge, a detta dei relatori On. Gelli e Sen. Bianco, sarebbe quello di porre un calmiere ai prezzi delle polizze assicurative, prevedendo un tetto massimo alla possibilità di rivalsa da parte dell’azienda (o di regresso da parte dell’assicurazione dell’azienda stessa che abbia risarcito il danno), in caso di colpa grave, nei confronti dell’esercente le professioni sanitarie e quindi invogliare le compagnie assicurative a ritornare in un mercato via via abbandonato. Ci è sempre stato detto, e così il Ddl era giunto al Senato, licenziato in prima lettura dalla Camera (comma 5 dell’art. 9), che il limite massimo per la rivalsa avrebbe coinciso con triplo della retribuzione lorda annua. Curiosamente l’art 9 è stato modificato in Senato ed attualmente invece recita “L’importo……, non può superare una somma pari al valore maggiore della retribuzione lorda dell’anno…moltiplicato per il triplo”.
Traduciamo in cifre: un medico con un reddito lordo annuale di 50.000 euro potrà essere condannato, per singolo evento, in sede di rivalsa (o regresso) al pagamento di una cifra computata in 50.000 euro x 150.000 euro (il triplo della retribuzione lorda) = 7.500.000.000 euro, in lettere sette miliardi e 500 milioni di euro.
Analogo conteggio lo si può applicare alle retribuzioni di infermieri, tecnici sanitari, ostriche e perfusionisti: la cifra sarà sempre nell’ordine di miliardi di euro.

Evidentemente queste sono cifre che non possono calmierare proprio nulla!

Voglio credere che la modifica dell’art. 9 in tal senso  sia frutto di un errore commesso in buona fede, circostanza che comunque non ridimensiona l’errore macroscopico rispetto agli intendimenti iniziali del legislatore, ma voglio anche pensare che il nostro Parlamento troverà il modo di porre rimedio a tale “svista” per una questione di giustizia ma anche di buongusto e a tutela della sua credibilità.
Le soluzioni percorribili credo siano solamente due: modificare l’art. 9 alla Camera, facendo così proseguire l’iter parlamentare del Disegno di Legge Gelli, ovvero rinviare la rettifica di questo grossolano errore all’emanazione di un provvedimento normativo successivo.
Rimango perplesso sui reali tempi di tale emanazione successiva e preoccupato del pericolo di consegnare ai professionisti della sanità una legge già zoppa in uno dei suoi obbiettivi principali sin dall’inizio dichiarati.

La parola ora al Parlamento.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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La Professione al di sopra dei rumori di fondo (Quotidianosanita.it)

22.02.2017 –

Gentile Direttore,
in questa epoca di comunicazione globale, o meglio totale, moltissimi parlano, pochi dicono, pochissimi ascoltano. Per molti il “sapere ascoltare” è una dote insita, con cui persone più sensibili ed intelligenti emotivamente nascono.
Personalmente ho una concezione più Darwiniana di questa capacità, come frutto di un apprendimento, più o meno cosciente, per sopravvivere ai rumori di fondo riconoscendo, tra loro, le voci “da ascoltare”. Generalmente si tende ad ascoltare chi consideriamo credibile e degno di fiducia e questo non te lo meriti per ciò che dici ma per ciò che sei e che fai e per le inevitabili cicatrici che l’essere ed il fare ti portano in dote. Sono queste cicatrici che ti fanno riconoscere gli appartenenti alla tua stessa “specie” rendendoli degni del tuo ascolto, concedendo così alle loro parole il lasciapassare per arrivare alle nostre menti ed ai nostri cuori, passando spesso attraverso il nostro stomaco.
Nel delicatissimo momento che attraversano le professioni sanitarie, sono quattro le persone che ritengo siano recentemente riuscite, di diritto, a conquistarsi il nostro ascolto: Mirka Cocconcelli, Pietro Bagnoli, Giovanni Leoni ed Elsa Frogioni.
Mirka Cocconcelli, chirurgo ortopedico, che il 31 luglio 2015 dalle pagine del Suo giornale, con una lettera intitolata “Ora basta, non costringeteci ad appendere il bisturi al chiodo”, gridò l’insostenibilità etica e professionale dell’attuale sistema di tutela della salute, rivendicando inoltre, il ruolo delle professioni sanitarie nella gestione manageriale ed organizzativa degli Ospedali. Ritengo che questa lettera sia stato il manifesto di un risveglio e di una presa di coscienza delle professioni sanitarie, l’impatto avuto è ad oggi dimostrato dalle oltre 21.000 condivisioni avute su Quotidiano Sanità che credo, con un margine di errore in difetto, si possano tradurre in oltre 100.000 persone che hanno visualizzato la pagina. Alla D.ssa Cocconcelli dobbiamo poi tantissimi altri contributi e negli ultimi giorni è ritornata con “Quei pazienti mai soddisfatti e sempre pronti alla denuncia”, analisi come sempre lucida della responsabilità professionale e del contenzioso in sanità, quasi 3.000 condivisioni (15.000 visualizzazioni?). Evidentemente siamo di fronte ad una persona credibile che per la sua storia umana e professionale è degna di fiducia, quindi da ascoltare.
Paolo Bagnoli, chirurgo oncologo, autore di “Reato di cura”, libro che, oltre ad essere diventato un caso letterario con migliaia di copie vendute in pochissimi mesi, ha aperto gli occhi, soprattutto a chi non lavora nella sanità, sulla pericolosità di instillare la paura nella mente di chi lavora quotidianamente in situazioni difficili, ed i cui risultati possono non rispettare le aspettative e le speranze dei pazienti, ma neanche dei medici, che comunque mirano sempre al migliore risultato ottenibile. Nelle pagine del suo libro ci siamo riconosciuti in tanti, sorprendente è come sia riuscito a raccontare un evento drammatico, per tutti i protagonisti, in punta di piedi, quasi sottovoce con il rispetto di chi si racconta davanti ad uno specchio, rivedendosi addosso le infinite sofferenze di cinque lunghissimi anni di avvisi di garanzia, perizie, interrogatori, studi notturni ed aule di tribunali.
Ho incontrato il Dr. Bagnoli di persona ed abbiamo parlato a lungo, mi chiedevo se la vicenda vissuta in prima persona avesse cambiato il suo modo di essere medico e chirurgo: niente di più sbagliato, non ha modificato in nessun modo il suo modo di curare, operare e seguire i pazienti. Della nostra chiacchierata mi è rimasta la sua grande serenità, la lucidità con cui ha metabolizzato e superato la sua sofferenza indelebilmente comunque presente nelle sue parole, ma soprattutto mi ha colpito l’assenza di astio e di rancore, anzi ha concluso il nostro incontro dicendomi “dobbiamo essere noi medici ad alzare l’asticella”, aumentare le nostre conoscenze, migliorare continuamente le nostre capacità professionali, non stancarci mai di parlare e parlare e parlare con i nostri pazienti. Ecco un’altra persona da ascoltare!
Giovanni Leoni, chirurgo generale, con il suo “Medici che la notte…”, sempre dalle pagine di questo giornale, è riuscito a dare vita ai rumori, agli odori, ai timori che chi lavora in un ospedale vive quotidianamente. Soprattutto ha fotografato la solitudine di fondo di chi deve compiere scelte difficili, spesso nell’arco di pochi minuti se non secondi, e dell’immane peso umano che ciascuno di noi ha consapevolmente accettato di portare nel momento in cui queste scelte possono essere sbagliate o che possono non essere sufficienti, semplicemente perché a volte non esistono più possibilità per chi vediamo in un letto, su di una barella o sopra il tavolo operatorio. Ogni volta che questo succede non abbiamo colpe ma ci sentiamo colpevoli. Il Dr. Leoni chiede comprensione per chi esercita questa professione ma badate bene, comprensione non intesa come benevolenza, bensì come sforzo di capire o quantomeno immaginare cosa possa essere questo lavoro che, nel bene e nel male, non può essere paragonato a nessun altro lavoro.
Elsa Frogioni, infermiera, recentemente ha scritto al Ministro della Sanità chiedendo la tutela dell’integrità e della salute dei sanitari. Noi, che siamo definiti “risorse umane”, costretti a lavorare in un modo che rasenta il disumano, noi che dovremo proteggere e salvaguardare la salute dei cittadini, costretti ad una professione che diventa non tutelante per i nostri pazienti e nemmeno per noi stessi. Mi piace constatare che a rinforzare la sua richiesta siano poi intervenuti anche i maggiori sindacati medici a conferma che, le problematiche e le criticità degli esercenti le professioni sanitarie, sono comuni così come dovranno essere comuni le soluzioni.
Ora chiedo agli Ordini Professionali, alle Società Scientifiche, ai Sindacati: immaginatevi queste quattro persone, bene, alzate lo sguardo ed immaginatevi dietro a loro decine di migliaia di noi, “risorse umane”, in carne ed ossa; noi abbiamo ritrovato nelle loro parole il nostro sentire comune, le nostre preoccupazioni, il nostro senso di sfinimento per un modo di lavorare che non è nostro, non ci appartiene. Allora non siate più oggetti parlanti, diventate soggetti “ascoltanti”, tra righe di queste quattro persone troverete quelle che sono le priorità per le professioni sanitarie, ciò per cui vale la pena lavorare e se serve combattere.
Infine un invito ai nostri politici: in mezzo a queste decine di migliaia di professionisti della sanità, immaginatevi milioni di pazienti e di cittadini, perché anche loro ascoltando queste voci non possono non riconoscere l’attaccamento e la fiducia che abbiamo per il lavoro che svolgiamo e quindi la voglia e la necessità di farlo nel miglior modo possibile. Questa è la garanzia massima affinché, per ciascuno di noi, nel momento del bisogno, verrà fatto tutto ciò che è possibile per curarci nel miglior modo possibile, se non per guarirci o salvarci.
Quindi prendetene atto ed attivatevi di conseguenza perché vi dico la nostra verità: non esiste più né denaro né potere che possano comprare od essere barattati con ciò che chiedono questi nostri portavoce.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Obiettivo Ippocrate nelle parole di un altro paziente

lettera paziente 2

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