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Comunicato stampa interrogazione medici ulss6 con Berlato

COMUNICATO STAMPA

Il Consigliere regionale (FdI – An – Mcr), tramite una interrogazione alla Giunta e all’Assessore alla Sanità, accoglie l’appello dei 300 medici dell’Ulss6 fortemente preoccupati per le modifiche apportate alla modifica della copertura assicurativa Responsabilità Civile Professionale Medica.

Venezia, lì 18 FEBBRAIO 2016.
Dopo aver letto la lettera con la quale i 300 medici dell’Ulss 6 di Vicenza manifestavano la loro grande preoccupazione per l’annunciata modifica della copertura assicurativa Responsabilità Civile Professionale Medica a partire dal 1° gennaio 2016 – dichiara il Consigliere regionale Sergio Berlato, capogruppo di Fratelli d’Italia-AN-MCR – ho voluto incontrare una rappresentanza dei camici bianchi in attività al San Bortolo per approfondire meglio la questione e per farmi portavoce nelle sedi opportune delle loro istanze. La questione tecnicamente riguarda una modifica normativa sulla stipula dei premi assicurativi in capo ai medici che parrebbe contrastare i dettami del contratto nazionale collettivo di lavoro – precisa il Consigliere Berlato. Nel caso specifico del Veneto – continua il Consigliere Berlato – con DGR 573 del 2011 e a seguire con DGR 567 del 2015 si è adottato il modello regionale di autoritenzione del rischio per la responsabilità civile verso terzi a far data dal 1 gennaio 2016 per quelle Aziende Sanitarie i cui contratti assicurativi scadevano il 31 dicembre 2015 e di conseguenza anche per le altre Aziende alla scadenza dei relativi contratti. La Giunta regionale ha delineato una nuova modalità di gestione, affidata alle Aziende del SSR, degli eventi di danno in ambito sanitario, prevedendo il trasferimento al mercato assicurativo per i danni eccedenti l’importo di 500 mila euro. I medici fanno notare come la sottoscrizione delle nuove polizze assicurative da parte delle Aziende del SSR non preveda più la copertura in estensione per il caso di colpa grave e tutela legale, prima invece previste, e che le polizze da loro reperibili sul mercato, spesso a premi eccessivi rispetto ai salari, non garantiscono nemmeno un’adeguata e stabile copertura. A questo si aggiunge – sottolinea il Consigliere Berlato – che al Senato è in discussone il DDL “Gelli” il quale prevederebbe che ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in aziende del servizio sanitario nazionale debba provvedere alla stipula con oneri a proprio carico di un’adeguata polizza di assicurazione. I medici fanno notare – conclude Berlato – che tali polizze assicurative a copertura completa primo rischio sono concretamente irreperibili sul mercato o inaccessibili per l’entità dei premi e per le clausole contrattuali che impongono.

Ufficio stampa Sergio Berlato
Presidente Terza Commissione consiliare
Coordinatore per il Veneto di Fratelli d’Italia – AN

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Considerazioni del Dr. A. Terrevoli, Presidente Regionale di Aaroi-Emac, dopo l’incontro con on. Gelli

Carissimi,

concordo con Massimiliano Zaramella sulle riserve relative alle rassicurazioni dell’On Gelli che sinceramente ho visto in difficoltà in qualche momento.
Unico dato incontrovertibilmente positivo è la limitazione della rivalsa a tre annualità stipendiali, con una serie di riserve sul piano dei principi generali, ma con un indiscutibile vantaggio sul piano individuale.
Meno trasparenti e comprensibili sembrano altri presunti vantaggi.
Il primo, relativo all’ambito penale, sarebbe legato alla non perseguibilità neppure per colpa grave in caso di rispetto delle buone pratiche e delle linee guida, ma solo per l’ipotesi di imperizia.
La cosa appare abbastanza scontata: chi fa le cose previste non può essere accusato di non saperle, magari lo sarà comunque di come, quando o perchè le ha messe in pratica.
Resta comunque aperta l’autostrada della denuncia penale, dato che comunque l’entità e la tipologia della colpa vengono definite solo dopo il processo e non certo prima.
La via da perseguire è invece quella della totale depenalizzazione dell’atto medico-sanitario (ad eccezione ovviamente delle ipotesi di dolo), in modo che sia percorribile solo la via civilistica per il giusto indennizzo del danno subito.
L’altro presunto vantaggio è quello del rapporto non contrattuale fra medico e paziente: è pur vero che in questo caso si riduce la prescrizione a 5 anni e l’onere della prova compete all’attore, ma in effetti si sancisce la possibilità per il danneggiato di agire direttamente contro il cosiddetto esercente la professione sanitaria.
In questo modo non basta la copertura assicurativa per la colpa grave: è necessaria una assicurazione RCT, i cui costi non sono più quelli prospettati per la colpa grave col limite dei tre anni di stipendio.
Avremmo preferito che fosse affermata l’esclusiva possibilità di rifarsi alla responsabilità contrattuale dell’azienda, di cui il sanitario sia operatore a qualsiasi titolo; solo in questo modo la copertura della rivalsa sarebbe stata necessaria e sufficiente.

Per parlare poi dello scenario effettivo che si viene a creare, la necessità del riconoscimento della colpa grave per adire alla rivalsa, unitamente alla sottrazione di tale compito alla Corte dei Conti comporta le seguenti conseguenze:

  1. Una volta liquidato il danno, l’azienda dovrà rivalersi sui potenziali responsabili rei di colpa grave e per fare questo ha un anno di tempo dalla sentenza passata in giudicato o dal pagamento dell’indennizzo concordato in sede extragiudiziale; qualora non lo facesse sarebbe censurata dalla Corte dei Conti per non avervi provveduto, causando così un danno erariale per l’impossibilità di esercitare la rivalsa
  2. Di conseguenza l’azienda deve fare causa entro un anno ai suoi dipendenti ma, non potendo decidere quali e quanti siano responsabili di colpa grave e pertanto assoggettabili a rivalsa, citerà (o meglio: dovrà citare) tutti quelli potenzialmente coinvolti affinchè il giudice ordinario possa valutarne le responsabilità
  3. In alternativa, per risparmiare tempo e doppi passaggi, l’azienda può rinunciare alla gestione conciliativa andando sempre e comunque in causa e convenendo in tale causa tutti i sanitari possibili. Così facendo in un unico passaggio potrà soddisfare le richieste del danneggiato in maniera ineccepibile (perché frutto di sentenza e non di accordo che potrebbe anche essere eccepito dalla CdC in sede di controllo del bilancio) ed eviterà la necessità di una seconda causa contro i sanitari per poter agire la rivalsa.

In questo contesto è evidente che i sanitari non potranno mai accettare di farsi difendere dal legale dell’azienda (che è in realtà loro controparte) e, oltre alla polizza RCT e a quella per colpa grave, dovrà provvedersi di una solida polizza di tutela legale per pagare avvocati e periti per i tre gradi di giudizio e magari  oltre se,  come può succedere, la Cassazione rimandasse la causa ai giudici di merito.
In ogni caso quello che ne esce mortificato è il rapporto fra le aziende e gli operatori sanitari, siano medici, infermieri o qualsiasi altro.
Sarà difficile infatti essere sereni e sentirsi partecipi ed orgogliosi di far parte di un’azienda che alla prima occasione ti sarà opposta in un processo.
Quello che dovrebbe passare invece è il principio che il cittadino che ha subito un danno ingiusto debba esserne indennizzato senza bisogno di dare necessariamente la croce addosso a nessuno: in sanità il danno, anche senza colpa, è dietro ogni angolo.
Sono convinto che, come ha detto l’On Gelli in chiusura di serata, cominciare a fare qualcosa, sia pure perfettibile, sia meglio che restare inchiodati alla realtà attuale, ma è pur vero che, se qualche miglioramento si può tentare, sia meglio oggi che domani.

Cordiali saluti

Dr . Attilio Terrevoli
Direttore U.O. C. Terapia del dolore e cure palliative – Ospedale S. Bortolo Vicenza
Presidente Regionale e Consigliere Nazionale AAROI (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani)

Vicenza, 09 marzo 2016

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MEDICI, PAZIENTI ED AVVOLTOI

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Oggi un Collega ha recuperato un articolo scritto dal Presidente dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Vicenza, Dr. Michele Valente, nel Febbraio 2014.
Come potrete vedere nel leggerlo, a distanza di più di due anni, appare di estrema attualità, a voi dare nomi e visi ai protagonisti, come meglio ritenete e vi aggrada. Ancora una volta hanno riempito le nostre giornate di amarezza, incredulità, rabbia, siamo feriti ma in piedi, ogni ferita sarà una cicatrice che ricorderà a noi stessi, ma soprattutto agli altri che siamo lottatori e siamo ancora qui.

C’è chi sta in silenzio, chi grida e chi lotta. Noi si è deciso di lottare.

Colgo inoltre l’occasione per mostravi per la prima volta il nostro logo ufficiale, con la speranza di regalarvi un sorriso ed un’emozione, in queste ore di grigio torpore: vale più di tante parole, mostra chi siamo e dove andiamo, siatene orgogliosi e diffondetelo.

Con grande affetto,
Massimiliano Zaramella

 

 

Medici pazienti e avvoltoi Assolto perchè il fatto non sussiste

 

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Polizza di Responsabilità Civile professionale per le Professioni Sanitarie del Servizio Sanitario Regionale

25 ottobre 2016. A seguito del tavolo tecnico regionale fortemente voluto da Obiettivo Ippocrate, che ne è poi stato attivo partecipe in ciascuno  degli innumerevoli incontri avvenuti a Palazzo Ferro Fini a Venezia, è stato pubblicato sul sito ufficiale della Regione Veneto un avviso per indagine di mercato per la ricerca di copertura assicurativa per tutto il personale operante presso le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere. Un risultato che nove mesi fa sembrava impossibile. Avanti così!

Clicca sul seguente link per visualizzare il documento: POLIZZA DI RESPONSABILITÀ CIVILE PROFESSIONALE PER LE PROFESSIONI SANITARIE DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE

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1.12.2017 Obiettivo Ippocrate presente al Corso residenziale “il prenderci cura della vita” organizzato in occasione del Congresso del Collegio IPASVI di Milano

La mattinata ha visto diversi interventi a partire dal Consigliere Miriam Magri che conosciutoci a Monza in occasione del Care Film Festival ci ha voluti presenti nella mattinata dedidcata alla multiculturalità e la cultura dell’accoglienza sanitaria assieme al Prof. Inghilleri, al Prof. Vergani, alla Dr.ssa Rosanna Supino Presidente dell’Associazione Medica Ebraica oltre a Ven Tenzin monaco buddista.
Ottimo ritorno dalla platea presente che si è dimostrata attenta e stimolata dagli interventi di Obiettivo Ippocrate. Crediamo che anche col Collegio IPASVI di Milano possa essere iniziato un percorso di collaborazione legato a sensibilità comuni.

 

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IRS Copertura Assicurativa Medici SSN regionale 17.2.2016

X LEGISLATURA – INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA – COPERTURA ASSICURATIVA PER I MEDICI DEL S.S.N. REGIONALE  presentata il 17 febbraio 2016 dal Consigliere Sergio Berlato

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Criticità del DDL Gelli

IL SINGOLO MEDICO ABBANDONATO ALLA RICERCA DELL’ADEGUATA POLIZZA ASSICURATIVA PER TUTELARSI DALL’AZIONE DI RIVALSA DEL SUO DATORE DI LAVORO

L’articolo 10 comma 3 del DDL Gelli espone pesantemente il singolo medico all’incertezza di poter esercitare, nel tempo, la sua professione, con conseguente danno economico all’Azienda sanitaria da cui lo stesso medico dipende e, in ultima analisi, al cittadino-paziente.

“Al fine di garantire efficacia all’azione di rivalsa di cui all’articolo 9, ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in aziende del Servizio sanitario nazionale, in strutture o in enti privati provvede alla stipula, con oneri a proprio carico, di una adeguata polizza di assicurazione”.

L’Onorevole Dott. Gelli rassicura: “i premi delle assicurazioni, a fronte di massimali di rivalsa non oltre le tre annualità lorde, non potranno certo superare i 250 euro all’anno!”

Oggettivamente, convince poco. Chi di noi ha stipulato quest’anno la polizza per rivalsa, quando abbia voluto tutelarsi con massimali o retroattività adeguati, pur in assenza di sinistri ha superato abbondantemente i 1000 euro di premio annuo.

Ma il costo del premio è la minore delle preoccupazioni.

I problemi aperti sono ben altri.

Che succede in caso di sinistro? Il rischio più immediato è che l’assicurazione receda dal contratto. Possibile? Certo. Provi, ognuno di voi lettori, ad addentrarsi nelle 50 e più pagine di clausole di contratto delle centinaia di assicurazioni presenti sul mercato. Controllare per credere.

E se l’assicurazione recede, che succede, il medico resta scoperto? Non è previsto, né compatibile con il Disegno Di Legge Gelli: ogni medico è obbligato a provvedere all’assicurazione per rivalsa. Ergo, se l’assicurazione recede e lascia il medico a piedi, c’è un’unica soluzione: camice al chiodo.

Ammettiamo tuttavia che l’assicurazione non receda, e il contratto stipulato giunga fortunatamente al termine dell’anno (anche sulla durata annuale, l’unica disponibile per tali polizze, ci sarebbe da discutere, ma per brevità omettiamo questo tema, in questo scritto).

Quali sono gli altri scenari?

L’anno successivo il premio assicurativo resterà abbordabile al singolo medico o, per “bonus malus”, o per “cappello” delle assicurazioni (a fronte del caro vita? Questa è la motivazione più tipica), aumenterà esponenzialmente? Nessuna certezza (e poco rassicurano promesse di regolamentazione). Soprattutto, è un rischio enorme l’assente potere contrattuale del singolo medico che, come si diceva sopra, viene abbandonato a sé per trovare l’assicurazione “meno peggiore”, con l’obbligo di assicurarsi indipendentemente da logiche di mercato su cui, da singolo, non ha ovviamente alcun potere contrattuale.

Ma se il medico non trova nessuna assicurazione? Perché questo è possibile! Se un medico ha un sinistro in atto, ad esempio, viene logico chiedersi, quale assicurazione – che NON ha obbligo di assicurare – ha interesse ad assumere un caso “rischioso”? Nessuna. Io stesso, se fossi assicuratore, non avrei alcun interesse a farmi carico di una facile esposizione. È pura logica aziendale.

A questo punto che succede? Chi ne ha danno?

Il danno è drammaticamente trasversale.

  • È danneggiato il medico, che non può lavorare.
  • È danneggiata l’Azienda sanitaria per cui il medico lavora, che vede le sue risorse umane venir meno (con riduzione delle prestazioni erogabili e aumento delle famigerate liste d’attesa).

Attenzione: se anche il medico potesse (ad interim, grazie ad una qualche concessione ad personam “per motivi di necessità aziendale”, come quando viene chiesto di superare le 38 ore di lavoro settimanale in condizioni di urgenza) lavorare temporaneamente senza polizza, l’Azienda sarebbe a sua volta pesantemente esposta. Chi pagherebbe infatti la rivalsa, se il medico non è assicurato e, magari, è pure nullatenente (condizione che da oggi verrà sicuramente privilegiata)?

  • È danneggiato il singolo cittadino, qualora divenga “paziente”, poiché troverà meno medici, meno risorse, più attesa, come se non fosse già abbastanza danno per lui l’esser condannato all’inevitabile medicina difensiva.

Esiste una soluzione semplice a questa criticità, e non si tratta di conflitto di interesse, ma piuttosto di primo interesse dell’Azienda del SSN: la soluzione è che sia l’Azienda stessa, forte del suo immenso potenziale di contrattazione, o altra carica istituzionale (ad esempio la Regione), a farsi mediatore di contrattazione stessa, PER LEGGE (e a questo bisogna puntare, con emendamento a DDL Gelli), tra compagnie assicurative e l’insieme dei medici dipendenti dal SSN. Gli stessi medici poi provvederanno ben volentieri al pagamento dell’idoneo premio assicurativo: come succedeva in passato con i CCNL (ahimè, in costante promessa di rinnovo). Solo così i medici potranno così operare sereni nel loro lavoro quotidiano, non distratti dalla loro missione.

Per tutto quanto sopra, e per concludere, è evidente e necessario che i medici, collegialmente, siano tutelati da un’assicurazione frutto della contrattazione dell’ente giuridico da cui loro dipendono (Azienda del SSN, Regione…), senza alternativa: un’assicurazione ottimale e solida, perché ottenuta per l’insieme dei medici, e non fragile risultato della contrattazione del singolo.

Ne beneficerebbero certo i medici, ma in primis l’Azienda per cui gli stessi medici lavorano (vantaggio economico aziendale) e, aspetto cruciale, i cittadini-pazienti (imprescindibile principio morale).

Abbiamo già proposto all’On. Gelli, seppur in via informale, di modificare l’art. 10, comma 3, ponendo a carico delle Aziende del SSN l’obbligo di sottoscrivere polizze assicurative per la copertura dell’azione di rivalsa in favore dei propri dipendenti, specificando che dette polizze, nel rispetto dei principi contabili espressi dalla Corte dei Conti, sarebbero state poste economicamente a carico dei medesimi.

Nulla gravando, in termini finanziari, sulle singole Aziende (e pertanto sulle risorse pubbliche) il correttivo proposto all’art. 10, comma 3 non avrebbe pertanto comportato alcun danno erariale.

Ci è stato risposto che, indipendentemente dall’aspetto strettamente economico, siffatta modifica si sarebbe comunque posta in contrasto con l’impianto normativo dello stesso DDL ovvero con il (nuovo e amplificato) conflitto di interessi esistente tra azienda e medico/dipendente.

Effettivamente l’art. 9 del DDL, attribuendo al giudice ordinario la competenza in materia di azione di rivalsa ha, per la prima volta nel nostro Ordinamento, configurato civilisticamente azienda pubblica e propri dipendenti quali vere e proprie controparti processuali accrescendo in misura esponenziale la conflittualità esistente tra le due parti in sede di rivalsa.

Ciò non significa però che l’art. 9 del DDL, sul quale ci si riserva ulteriore e specifico approfondimento, non necessiti a sua volta, a nostro parere e per molteplici cause, di importanti modifiche.

In questa sede ci limitiamo a rilevare, in risposta a quanto asserito dall’On. Gelli, che se si riportasse  l’azione di rivalsa nell’ambito della competenza funzionale della Corte dei Conti si dovrebbe anche  rivalutare la coerenza logico-giuridica della contrattualizzazione, in capo alle aziende del SSN ma economicamente a carico del proprio personale dipendente, delle polizze assicurative per l’azione di rivalsa.

Dott. Filippo Nigro, Vice Presidente Obiettivo Ippocrate

Dott.ssa Cristina Deluca, Consigliere Obiettivo Ippocrate

Avv. Alessia Gonzati,  Avvocato referente Obiettivo Ippocrate

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OBIETTIVO IPPOCRATE SULLA STAMPA NAZIONALE COME GLI COMPETE….(fonte L’Espresso)

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Lettera del presidente di Obiettivo Ippocrate al Presidente del Consiglio ed ai senatori – 25.10.2016

Ddl Gelli. Tutela assicurativa professionale per l’esercente la professione sanitaria alla stregua di una RCA?

Illustre Presidente, Illustri Onorevoli Senatori,

in questi giorni di febbricitante attività in preparazione al prossimo referendum, Vi chiedo di trovare nel vostro cuore e nella vostra mente uno spazio luminoso per vedere con occhi puri quello che potrebbe accadere al diritto alle migliori cure possibili che riguarda ciascuno di noi e quindi di voi, come malato, futuro malato, famigliare di un malato. Il Ddl Gelli necessità di modifiche che riportino al centro della Vostra attenzione quello stesso cittadino a cui in questi giorni chiedete un voto e che non può accordare la propria fiducia a chi non considera sacro il diritto che venga fatto per ciascuno di noi, nel momento del bisogno, della malattia, tutto quanto sia possibile in qualsiasi situazione per quanto sia difficile e complessa. In questo momento di lucida visione potrete comprendere quanto vado a scriverVi:

L’art. 12, comma 3 del DDL 2224 prevede che: “L’impresa di assicurazione ha diritto di rivalsa verso l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o di ridurre la propria prestazione.

Detta norma, se confermata nel testo definitivamente approvato dalle Camere, consentirebbe pertanto all’assicurazione, dopo aver risarcito il danneggiato, di rivalersi nei confronti del proprio assicurato, l’esercente la professione sanitaria in fattispecie, in riferimento alla condotta dell’assicurato, senza essere definita né codificata dalla disposizione di legge.
Parificando, almeno sotto il profilo che qui interessa, la disciplina dell’assicurazione per responsabilità medica a quella dell’RCA e differenziandola, invece, da tutte le altre forme assicurative professionali.
Le norme del codice civile (quali contenute ad esempio negli articoli 2900, 2055, 1218, 1219 e 1916 c.c.) disciplinano difatti le diverse fattispecie in cui alla compagnia di assicurazione, che abbia risarcito il danno, viene attribuito il diritto di esercitare la surrogazione, ovvero il regresso nei confronti dei soli “soggetti terzi” (quali, ad esempio, i soggetti corresponsabili e coobbligati al risarcimento) al fine di recuperare, integralmente o parzialmente, quanto versato al danneggiato per conto del proprio assicurato.
L’unica disposizione normativa che attualmente riconosce e disciplina il diritto dell’assicurazione di rivalersi nei confronti del proprio assicurato è invece contenuta nell’art. 144, comma 2 del D.Lgs. 209/2005 – Codice delle Assicurazioni Private – ed attinente alla sola polizza RCA.

L’art. 144 comma 2 della Legge – in un testo del tutto identico a quello oggi riportato all’art. 12 del DDL Gelli prevede difatti che: “per l’intero massimale di polizza l’impresa di assicurazione non può opporre al danneggiato eccezioni derivanti dal contratto, né clausole che prevedano l’eventuale contributo dell’assicurato al risarcimento del danno. L’impresa di assicurazione ha tuttavia diritto di rivalsa verso l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o ridurre la propria prestazione”.

La norma contenuta nel predetto art. 144 vede però la propria ratio e il proprio fondamento nelle peculiarità dell’RCA rispetto ad ogni altra forma di copertura assicurativa, ovvero nell’obbligatorietà a contrarre che vincola le assicurazioni nell’RCA, unitamente all’obbligatorietà per legge (art. 18 del regolamento di cui alla Legge 990/69 richiamato nello stesso art. 144, comma 2) a “non opporre eccezioni al danneggiato”.
Appare pertanto di tutta evidenza come mutuare pedissequamente  detta norma nell’art. 12 del DDL Gelli, risulti quantomeno inopportuno, e non solo sotto il profilo strettamente giuridico, per le seguenti ragioni.
Innanzitutto in quanto la disciplina della responsabilità medica non è in alcun modo sussumibile nella disciplina dell’RCA. Nessun obbligo a contrarre è ad esempio posto a carico delle compagnie di assicurazione dal DDL Gelli e, ai sensi dell’art. 12, comma 2 del DDL, la compagnia di assicurazione può liberamente proporre eccezioni al danneggiato derivanti dal contratto e definite nei requisiti minimi di cui all’art. 10, comma 6 del medesimo DDL.
Anzi, nessuna norma di legge prevede analogo diritto di “rivalsa” da parte delle assicurazioni nei confronti dei propri assicurati né per tutte le altre forme di responsabilità professionale né in relazione ad ogni altra tipologia di risarcimento del danno. Nulla viene inoltre specificato in seno all’art. 12 del DDL Gelli in merito a quali siano le fattispecie cui l’espressione “avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o ridurre la propria prestazione” si riferisca.
In merito alla medesima formulazione contenuta nello stesso all’art. 144, comma 2 del Codice delle Assicurazioni la rivalsa dell’assicurazione viene riferita ad alcune condotte da parte dell’assicurato, le cui fattispecie più comuni sono date dalla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti o psicofarmaci, dalla patente scaduta, revocata o sospesa o non del tipo richiesto per il veicolo che si sta guidando ovvero dalla violazione delle norme di carico del veicolo.
A questo punto sorgono le domande più importanti che ci poniamo e che prevaricano ogni considerazione giuridica sulla legittimità e fondatezza della riforma che si vorrebbe attuare, ovvero sulle ragioni che hanno portato il nostro legislatore a ridisegnare la disciplina dell’assicurazione per responsabilità medica, in modo del tutto peculiare rispetto ad ogni altra assicurazione per responsabilità professionale.
Cosa accadrà in materia di responsabilità medica? A quali condotte dell’esercente la professione sanitaria si riferirà il diritto di rivalsa da parte dell’assicurazione?

Di certo la formulazione ampia e generica dell’art. 12 comma 3 lascia lo spazio ad ogni diversa interpretazione ed apre la porta ad un crescendo di contenziosi che coinvolgeranno il singolo esercente la professione sanitaria e la propria compagnia di assicurazione.

In assenza di risposte normative e nell’attesa di ricevere interpretazioni da parte della giurisprudenza riteniamo che l’immediato risultato pratico dell’art. 12 comma 3 del DDL Gelli sarà quello di sottrarre al singolo medico la scelta terapeutica e di costringere i professionisti e le aziende alla medicina difensiva ovvero astensionista, rifiutando o ridimensionando il trattamento sanitario nei casi più complessi, per evitare di subire la rivalsa da parte della propria assicurazione, ovvero di inibire il trattamento terapeutico e chirurgico soprattutto nelle situazioni di maggiore criticità e complessità, negando al paziente il proprio diritto alla cura.
Del resto il professionista, nel sistema così delineato, non solo sarà chiamato a rispondere del proprio operato nei confronti del paziente, ma anche nei confronti della propria assicurazione e, in quest’ultimo caso, senza conoscere nemmeno con quali limiti e in quali fattispecie. Problema che non può trovare adeguata soluzione nella previsione di un’ulteriore copertura assicurativa (prevista all’art. 10, comma 3 del DDL Gelli) e di cui l’esercente dovrebbe farsi carico (un’assicurazione a copertura di un’altra assicurazione!), il tutto senza, ovviamente, che le compagnie di assicurazione siano a loro volta soggette ad un obbligo a contrarre.
Una sconfitta – su cui sollecitiamo ancora una volta il nostro legislatore a ragionare – non solo per gli esercenti la professione sanitaria, ma per tutti noi, potenziali pazienti lasciati senza le cure necessarie, in questo panorama difficilmente garantibili.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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3.12.2017 Obiettivo Ippocrate a Sovizzo

Il 3.12.2017 presso l’Auditorium del Comune di Sovizzo, Obiettivo Ippocrate è stato invitato a presentare “Come una rosa” il cortometraggio vincitore al Care Film Festval.
Il pomeriggio ha visto la rappresentazione teatrale in apertura del gruppo del Lelio “Il piacere dell’onestà”.
La giornata è stata dedicata alla raccolta di fondi per la Città della Speranza.
Ha suscitato forte emozione la trasmissione del cortometraggio e la testimonianza di Eliana presente alla proiezione.
Ringraziamo il Sindaco Prof.ssa Munari Marilisa per averci invitato.
Un grazie ad Anna Maria Sanson per aver favorito la nostra presenza.

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PETIZIONE: Il Servizio notturno in reperibilità interrompe ed azzera il riposo già fruito

Numerosi Assessorati Regionali alla Sanità (Lombardia, Veneto, Puglie, Sardegna, etc.) hanno fornito un’interpretazione delle Norme Europee sulla salute dei Lavoratori in antitesi con lo spirito della Legge; hanno deliberato che il lavoro notturno svolto da un medico in regime di reperibilità “sospende” il riposo, ma “non lo interrompe”. Da questa interpretazione discende la conclusione che, poche ore dopo – nella stessa mattina della notte lavorata -, il medico può essere costretto a ripresentarsi al lavoro in contrasto assoluto con il concetto di “adeguato riposo” che le norme europee e nazionali (66/2003) vorrebbero e dovrebbero tutelare. Tutti i Medici Ospedaliri Italiani sono invitati a firmare questa petizione per segnalare al Ministro Lorenzin questa interpretazione aberrante.

Clicca il link qui di seguito per firmare la petizione: Il Servizio notturno in reperibilità interrompe ed azzera il riposo già fruito (Coas Medici Dirigenti Ospedalieri)

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Convocazione di Obiettivo Ippocrate al Senato della Repubblica

Convocazione Senato Obiettivo Ippocrate

 

 

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Iscrizione del Dr. Silvio Regis, segretario provinciale FIMMG Vicenza a Obiettivo Ippocrate

IMG_20160527_160623Ad ulteriore dimostrazione dello spirito di coesione che Obiettivo Ippocrate sta creando attorno a sè, registriamo l’iscrizione del Dr. Silvio Regis, segretario provinciale della FIMMG di Vicenza, che già da molto tempo assieme al Presidente dell’Ordine dei Medici di VIcenza Dr. Michele Valente, lavorano per la tutela del valore e della professionalità del medico e a difesa dei pazienti.

Avanti tutti assieme !!!

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Obiettivo Ippocrate pronto alla discussione del Ddl Gelli nell’aula del Senato (lettera indirizzata al Presidente del Consiglio ed ai Senatori) – 06.11.2016

– FIGLI DI UN DIO MINORE –

Illustre Presidente del Consiglio,
Illustri Onorevoli Senatori,

Vi allego l’art. 2 del decreto del Ministero della Giustizia del 22 settembre 2016 (in G.U. n. 238 dell’11 ottobre 2016)-“Condizioni essenziali e massimali minimi delle polizze assicurative a copertura della responsabilità civile e degli infortuni derivanti dall’esercizio della professione di avvocato”.
art2-polizza-avvocati
Vi sfido a trovare qualcosa che solo si avvicini a questo nel Ddl Gelli sulla responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria.
Vi esorto in sede di discussione del Ddl nell’aula del Senato a porre rimedio a questa intollerabile mancanza, rendendo giustizia ed equità a tutti coloro che lavorano nella sanità e soprattutto ai cittadini e pazienti (presenti e futuri), il diritto alla migliore tutela legale è sacro ma lo è almeno altrettanto il diritto alle migliori cure possibili.
Inguaribilmente fiduciosi nelle istituzioni e fermamente vigili,
Un cordiale saluto,

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate
www.obiettivoippocrate.it

 

Qui di seguito il Decreto del 22 settembre 2016 (G.U. 238 del 11.10.2016) :

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Obiettivo Ippocrate a ‘Dopo il Tg’ (intervistati: Zambon, Zaramella)

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