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Via gli sciacalli della Sanità: firma la petizione

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Spot con la Bonaccorti su risarcimento danni per malasanità: Coas medici contro la Rai (fonte Quotidianosanita.it):
27 DIC – “La tutela della salute e dei diritti di tutti i pazienti è anche una nostra priorità, ma lo spot della signora Enrica Bonaccorti proposto dalla Rai rischia di peggiorare un clima già pesante ed avverso nei confronti dei medici che lavorano negli ospedali pubblici. Sarebbe stato bello se lo spot avesse raccontato che il Ssn riceve sempre meno risorse, che manca personale e che spesso i nostri colleghi lavorano in condizioni impossibili. Ancora meglio sarebbe stato se lo spot avesse contestualmente denunciato il fatto che quasi ogni giorno un medico viene aggredito negli ospedali italiani”. E’ quanto dichiara Alessandro Garau, segretario generale del Coas Medici dirigenti in una nota.
“Si rischia di imbarbarire e peggiorare e amplificare – aggiunge Garau – in pejus il clima di diffidenza verso la sanità e i medici pubblici, a tutto vantaggio delle Assicurazioni e della Sanità privata. Un altro grave colpo alla sanità pubblica, che favorisce in questo modo l’esodo dei medici verso il privato ed i suoi sistemi assicurativi. Gli effetti negativi si potranno valutare negli anni”.

“Obiettivo dignità”: Fnomceo lancia petizione online contro gli spot che sollecitano risarcimenti danni in ambito sanitario
28 DIC – Una petizione online per chiedere al Ministro della Salute, Giulia Grillo, di sollecitare l’adozione di strumenti di controllo preventivo, al fine di evitare che messaggi distorti, veicolati su canali pubblici, arrechino danno al Servizio sanitario nazionale, che, nonostante tutte le difficoltà, assicura elevati livelli certificati di tutela della salute e di assistenza ai cittadini”. È quanto si legge in una nota della Fnomceo.
“È questo il primo intervento messo in atto dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, come reazione alla messa in onda, anche sulle reti Tv della Rai, del nuovo spot di una società nota per intentare – e sollecitare – azioni di rivalsa, anche temerarie, verso il Servizio sanitario nazionale da parte di pazienti che non si ritengano soddisfatti delle prestazioni ricevute. L’appello – prosegue la nota -, pubblicato nella tarda serata di ieri sulla piattaforma avaaz.org, che rilancia appelli internazionali a tutela dei diritti umani, ha già raggiunto in poche ore quasi 3000 adesioni di medici, pazienti, cittadini, opinion leader”. Adesioni che crescono a vista d’occhio e che nel frattempo sono raddoppiate.
“Inutile sottolineare l’allarmismo ingiustificato che simile messaggio ha destato nei cittadini e negli operatori, amplificato dalla diffusione su reti pubbliche – scrive il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, nella petizione -. L’effetto perverso del messaggio non è solo quello di ‘procurare’ clienti alla srl, ammesso che per una srl sia davvero un effetto perverso, ma anche quello di incentivare il ricorso alla medicina difensiva come meccanismo di tutela nell’esercizio della professione da parte dei medici”.
“Purtroppo, in questo modo, si determina nella classe medica la perdita della serenità indispensabile per effettuare le scelte terapeutiche in favore dei pazienti – continua il presidente nel suo appello al Ministro -. Ne deriva, soprattutto, un discredito immeritato per la classe medica che ogni anno per assicurare il funzionamento del Ssn, a causa delle gravissime carenze strutturali e di personale, è costretta a effettuare 15 milioni di ore di straordinario non pagato (fonte Anaao)”.
“Pertanto – conclude – si chiede che siano attivati tutti gli strumenti di controllo e di repressione degli illeciti, ove ravvisati, a disposizione del suo Ministero”.
“Invitiamo tutti a firmarla e a condividerla – dichiara oggi il presidente Anelli -. Si tratta di una battaglia di civiltà che va condotta tutti insieme, medici, operatori, cittadini, con l’appoggio delle Istituzioni. Siamo tutti dalla stessa parte: noi medici, che curiamo i nostri pazienti nella maniera migliore, vicariando anche le lacune strutturali del sistema; i pazienti, che hanno diritto alle cure e, nel caso di danni reali, anche a un giusto risarcimento; le Istituzioni, che hanno il dovere di tutelare il nostro Servizio sanitario, tra i migliori al mondo, da chi mette in atto danni che non sono solo di immagine. È profondamente ingiusto, oltre che pericoloso per la sostenibilità del sistema, che risorse finanziarie, già scarse, vengano ulteriormente erose da cause temerarie”.

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COSA FARE PER TRANQUILLIZZARE MEDICI e PAZIENTI? Teoria e pratica.

simbolo-medicina-fig1Chi ci conosce sa che, in qualità di medici dipendenti (con significative responsabilità cliniche e gestionali) ed in qualità di sindacalisti medici (con responsabilità nazionali del secondo sindacato medico autonomo, prima, e di una confederazione autonoma della dirigenza, poi) ci siamo battuti, per decenni (era il lontano 1990) perchè i medici dipendenti (e non solo loro, ovviamente) fossero coperti da una adeguata assicurazione professionale, che li tutelasse pienamente relativamente alla professione medica (che non è una scienza esatta) e che consentisse loro di affrontare con serenità le quotidiane, difficili, decisioni cliniche. Anamnesi pignola, Esame obiettivo accurato, Preparazione specifica aggiornata, Ipotesi diagnostiche probabili e possibili, Accertamenti diagnostici corretti e disponibili, Diagnosi finale, Terapia conseguente (medica, chirurgica, riabilitativa), Colloquio chiaro con il paziente, etc etc etc…NON ESCLUDONO CHE, poi, NON POSSA NASCERE UN CONTENZIOSO LEGALE, inizialmente penale e poi civile.
In questi 27 anni, le cronache sanitarie si sono riempite di migliaia di procedimenti legali, inizialmente solo contro i medici e poi – sempre più frequentemente – contro intere equipe sanitarie. Non scriviamo nulla di nuovo, se focalizziamo il fatto che, in 20 anni di professione, l’80% dei medici ha la possibilità di essere “travolto” da almeno 2 contenziosi legali, che gli sconvolgeranno la vita, anche se alla fine tutto finisse in una bolla di sapone. E’ quello che, per 2 volte, è successo a chi scrive. Per carità, nessun rinvio a giudizio. Ma le 2 cause mi hanno rovinato almeno 6 anni di vita professionale, oltre ad avermi fatto capire alcune VERITA’ FONDAMENTALI. LA PRIMA in un PAESE CIVILE, quale il nostro non è, il cittadino, la persona (malata o no) che si rivolga ad una struttura sanitaria (pubblica e privata) dovrebbe AVERE la CERTEZZA AUTOMATICA che essa sia PIENAMENTE COPERTA dai RISCHI PROFESSIONALI e dagli incidenti “occasionali” (es. rottura di letto; black-out energetico etc etc). Chi entra in una siffatta struttura dovrebbe sentirsi protetto, sul piano personale, professionale e strutturale. Ma l’Italia non è un paese civile e, così, ancora nel 2016 il 98% delle strutture sanitarie non dispone di una siffatta copertura assicurativa globale. Anzi, la pesante crisi economica ha fatto sì che, anche nelle Regioni del Nord, le ASL abbiano attivato (su input regionale) una copertura assicurativa che prevede FRANCHIGIE, financo di 400-500.000 euro. Per non parlare di altre quisquilie quali la vetustà del 50% degli ospedali pubblici (aspetteremo altri terremoti?), i persistenti sotto-organici, rispetto agli standard UE ed USA, financo il mancato rispetto degli ultra-trentennali standard di Donat Cattin, mai aggiornati totalmente. Anzi, peggiorati dalla crisi economica che induce le Regioni a tagliare i REPARTI SPECIALISTICI, a ridurre il numero dei DIPARTIMENTI e dei PRIMARIATI (od equivalenti), a taglieggiare sull’aggiornamento tecnologico e sulla copertura delle piante organiche.
LA SECONDA: L’EMERGENZA. La seconda verità nasce da quanto sopra ricordato. Le principali criticità ospedaliere, oggi, riguardano l’INTERO SETTORE dell’EMERGENZA, territoriale ed ospedaliera, con quel che ne segue, di notte e nei festivi, in quante sale operatorie l’organico medico è “numericamente corretto ed adeguatamente specialistico”?.
LA TERZA: I CONTRATTI PUBBLICI. Se il rischio professionale medico è un po’ piu’ contenuto, oggi, rispetto a 26 anni fa non è merito delle leggi, ma dei contratti. Per decenni abbiamo sperato che la politica si facesse carico del rischio sanitario. Invano. Noi, di persona, abbiamo avuto una serie di ripetuti incontri su questo tema con una serie di Ministri e Sottosegretari: De Lorenzo, Garavaglia, Costa, Guzzanti, Bindi, Veronesi, Sirchia, Storace, Turco, Fazio. Altri, dopo di noi, li hanno avuti con Balduzzi e con la Lorenzin. Invano. Abbiamo scritto disegni di legge in merito, mai arrivati in aula. E non ci si venga a dire che la legge Balduzzi abbia risolto i problemi. Anzi. Basta analizzare le pubblicità radiofoniche, quotidiane. Per fortuna che i sindacalisti medici (soprattutto quelli della CIMO) sono riusciti a far inserire all’interno dei contratti di lavoro alcuni articoli, che hanno parzialmente tutelato la categoria. Si tratta degli articoli 24 e 25 del CCNL 08/06/2000; dell’art.21 del CCNL 3/11/2005, innanzitutto. Ma ancor oggi ci chiediamo quale sia stata la loro applicazione concreta e come sarebbero, oggi, riscritti quei testi, se finalmente il governo Renzi decidesse di riavviare seriamente il rinnovo dei CCNL e delle Convenzioni.
LA QUARTA: I MEDICI. I corsi di risk-management non sono risolutivi. Conosciamo troppo bene i colleghi, per non sapere che una percentuale importante di loro ritiene  di non dover attivare una polizza assicurativa personale perchè “tanto c’è quella dell’Ospedale”. Oppure, se ce l’hanno, sono privi di una tutela legale specifica. Il tutto, con coperture adeguate e con clausolette ben chiare!.
LA QUINTA: L’AVVISO di GARANZIA. Coglie impreparato il medico che, non sapendo bene cosa fare, o si fida dell’ASL o commette una serie di errori procedurali. Tanto piu’ gravi se la cartella clinica è sequestrata e se viene richiesta l’autopsia, atto irripetibile. Da richiedere sempre la presenza di un perito di parte, esperto.
LA SESTA: I PAZIENTI ed i loro PARENTI. Che, spesso, si fanno abbindolare dall’Avvocato che trovano sulle porte della struttura, dalla pubblicità ingannevole, dal fatto che – nel contenzioso penale – non sono costretti a spendere, subito, grosse cifre. Anzi…..
LA SETTIMA: Sindacati si, sindacati no. Ci sono sindacati medici che, all’interno della tessera sindacale, prevedono una qualche forma di tutela legale. Ma ognuno può capire che un singolo avvocato (sia esso o civilista o penalista) non può nè essere a conoscenza delle specificità delle singole specialità nè essere in grado di coprire tutta la penisola. Conseguenze? Ovvie… Il medico è lasciato solo, si agita, sbaglia procedure, sbaglia scelta del legale e del perito, si imbarca in un’avventura costosa, anche se finisse “bene”.
ED ALLORA?
Poiché il parlamento non ha varato norme che OBBLIGHINO le ASL ad ASSICURARE  INTEGRALMENTE PERSONALE, PAZIENTI e STRUTTURE, occorre che il professionista si tuteli pienamente, per la sua tranquillità personale, professionale e di vita. Come? Non solo attivando una polizza assicurativa specifica e con buona copertura, ma anche spendendo qualche euro supplettivo per garantirsi UN CONSULENTE GLOBALE. Quello che gli controlli la validità della polizza e CHE, soprattutto, GLI GARANTISCA – in caso di avviso di garanzia o di ipotesi di contenzioso – una CONSULENZA IMMEDIATA e SPECIFICA, 24 ore su 24 e su tutto il territorio nazionale. In altri termini, un MUTUO SOCCORSO LEGALE per MEDICI, con legali e consulenti tecnici a fianco dei medici, per ottimizzare la difesa.
PER NOI, questo dovrà essere il futuro.  C’è da chiedersi se i vertici attuali della CATEGORIA MEDICA siano concretamente sensibili, o meno, a questo fondamentale aspetto professionale.
Ad maiora!

Stefano Biasioli
Gia’ Capo Dipartimento di Medicina Specialistica Ex-Presidente CIMO Past-President CONFEDIR Presidente FEDERSPeV Vicenza Consigliere del CNEL Pensionato con Libera Professione.

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Il NO dei medici alle assicurazioni. Prime vie d’uscita

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La richiesta di modifica del decreto Gelli è arrivata da rappresentanti di 200 camici bianchi ospedalieri. “La caccia al colpevole non dà più tutele al paziente”. I portavoce di Obiettivo Ippocrate subito ricevuti in Senato (fonte: il Giornale di Vicenza).

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Lettera alle Autorità di 300 MEDICI dell’Ospedale SAN BORTOLO di Vicenza per il PROBLEMA ASSICURATIVO

Clicca sul seguente link per leggere la lettera inviata il 21 dicembre 2015 alle Autorità da parte di 300 MEDICI dell’OSPEDALE SAN BORTOLO di VICENZA sulla questione del PROBLEMA ASSICURATIVO: LETTERA MEDICI ULSS6 VICENZA (21-12-2015)

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PETIZIONE: Non costringeteci ad appendere il bisturi al chiodo

Nelle ultime settimane abbiamo assistito al dibattito sulla riorganizzazione della spesa sanitaria. La medicina difensiva è valutata intorno ai 10 miliardi di euro (0,75% del PIL secondo la commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari). Per aspirare ad avere un Sistema Sanitario Nazionale di qualità basato sulla corretta pratica medica bisogna fornire ai medici il giusto sostegno, in termini di organizzazione e di tutela legislativo-legale. Non si chiede un salva condotti agli errori, la negligenza dovrà sempre essere perseguita, indagata, accertata e condannata. Ma non è più possibile vivere e lavorare all’interno di questo sistema che ci lascia sempre più soli. Ieri è stata pubblicata dal quotidianosanita.it ( http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=30354 ), una lettera aperta al Direttore, firmata dalla Dott.ssa Mirka Cocconcelli, dove viene analizzata l’attuale situazione nazionale e sono presenti 8 proposte.   Chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e a tutto il Parlamento Italiano di fornire risposte adeguate alle nostre richieste. Per cambiare davvero e migliorare, c’è bisogno di un lavoro di squadra, noi continueremo a fare la nostra parte ma abbiamo bisogno di aiuto.

Clicca  sul link qui  di seguito per firmare la petizione: Non costringeteci ad appendere il bisturi al chiodo (Luca Rosato, Roma)

 

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PETIZIONE: Il Servizio notturno in reperibilità interrompe ed azzera il riposo già fruito

Numerosi Assessorati Regionali alla Sanità (Lombardia, Veneto, Puglie, Sardegna, etc.) hanno fornito un’interpretazione delle Norme Europee sulla salute dei Lavoratori in antitesi con lo spirito della Legge; hanno deliberato che il lavoro notturno svolto da un medico in regime di reperibilità “sospende” il riposo, ma “non lo interrompe”. Da questa interpretazione discende la conclusione che, poche ore dopo – nella stessa mattina della notte lavorata -, il medico può essere costretto a ripresentarsi al lavoro in contrasto assoluto con il concetto di “adeguato riposo” che le norme europee e nazionali (66/2003) vorrebbero e dovrebbero tutelare. Tutti i Medici Ospedaliri Italiani sono invitati a firmare questa petizione per segnalare al Ministro Lorenzin questa interpretazione aberrante.

Clicca il link qui di seguito per firmare la petizione: Il Servizio notturno in reperibilità interrompe ed azzera il riposo già fruito (Coas Medici Dirigenti Ospedalieri)

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