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Obiettivo Ippocrate e vertici regionali a confronto sulla resposabilità professionale. Al via monitoraggio periodico

La tutela delle professioni sanitarie a garanzia della qualità delle cure ai cittadini, la salvaguardia ed il mantenimento degli standard della sanità veneta, sono stati temi di immediata confluenza di volontà ed intenti tra i rappresentanti della Regione ed Obiettivo Ippocrate, protagonisti nei giorni scorsi di un incontro che ha registrato la partecipazione dell’assessore alla Sanità Luca Coletto e del Direttore Generale della Sanità Domenico Mantoan. Il confronto si è concluso con l’impegno dell’Assessorato a rendere Obbiettivo Ippocrate interlocutore istituzionale per ciò che concerne la responsabilità professionale medica e tutti gli aspetti ad essi connessi, in particolare assicurativi. Si è deciso inoltre di avviare anche un confronto, sulle azioni che Obiettivo Ippocrate sta svolgendo a livello nazionale, quali le proposte emendamentarie al Ddl Gelli sulla responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria, attualmente all’esame in Senato.

Obiettivo Ippocrate ribadisce la propria determinazione e la propria determinazione di fronte alle istituzioni, “nel voler affrontare – sottolinea il presidente, Massimiliano Zaramella – una questione estremamente complessa e coinvolgente molteplici ambiti, alquanto eterogenei, ed a volte tra loro, almeno apparentemente, in conflitto, con uno spirito fondamentalmente collaborativo. Coscienti della delicatezza per i cittadini, e per gli operatori sanitari in genere, dell’attuale situazione, ma soprattutto degli scenari futuri che si potrebbero andare delineando, la nostra volontà è di dare un apporto costruttivo per garantire la tutela del diritto alle migliori cure possibili al cittadino, assicurando all’esercente la professione sanitaria, di poter svolgere con serenità il proprio lavoro, contrastando così l’aumento vertiginoso della medicina difensivistica, o addirittura della “medicina astensionistica”, l’aumento della spesa sanitaria, il calo delle performance clinico-chirurgiche e quindi l’aumento della mortalità”.

Obiettivo Ippocrate intende far proprio l’intento di recuperare il ruolo fiduciario reciproco medico-paziente, “troppe volte sacrificato sull’altare del vantaggio di poteri ed interessi che nulla hanno a che fare con l’atto medico nella sua nobiltà, a scapito del malato e di chi svolge un lavoro che in tutta la sua complessità e con tutte le sue difficoltà, rimane un baluardo di una società civile che difende e tutela ogni singola persona in quanto – conclude Zaramella – fondamenta su cui si regge tutto il resto”.

(fonte Quotidianosanita.it, per visualizzare l’articolo: clicca qui )

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Responsabilità professionale. Garanzia dell’efficacia della rivalsa, ma per chi?

Gentile direttore,
l’articolo 10 comma 3 del Ddl Gelli, espone pesantemente il singolo medico all’incertezza di poter esercitare, nel tempo e nei modi, la propria professione, con conseguente danno economico all’Azienda Sanitaria da cui lo stesso medico dipende, ma soprattutto con un danno al cittadino-paziente, per la riduzione qualitativa e quantitativa dell’assistenza sanitaria.

“Al fine di garantire efficacia all’azione di rivalsa di cui all’articolo 9, ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in Aziende del Servizio Sanitario Nazionale, in strutture o in enti privati, provvede alla stipula, con oneri a proprio carico, di una adeguata polizza di assicurazione”. L’On. Gelli, in un incontro pubblico, presso la sede dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Vicenza, ha tentato di rassicurarci sostenendo che “i premi delle assicurazioni, a fronte di massimali di rivalsa non oltre le tre annualità stipendiali lorde, non potranno certo superare i 250 euro l’anno”.

Oggettivamente, il postulato convince poco. Chi di noi ha stipulato quest’anno la “polizza per rivalsa”, quando abbia voluto tutelarsi con massimali o retroattività adeguati, pur in assenza di sinistri, ha superato abbondantemente i 1000 euro di premio annuo. In realtà il costo del premio è però la minore delle nostre preoccupazioni. I problemi aperti sono ben altri. Cosa succederebbe in caso di sinistro? Il rischio reale è che l’assicurazione decida di recedere dal contratto. Possibile? Certo. Basta addentrarsi con pazienza ed autocontrollo nelle 50 e più pagine di clausole di contratto delle centinaia di assicurazioni presenti sul mercato. E se l’assicurazione recedesse, quali sarebbero le conseguenze? Il medico resterebbe scoperto? Non è previsto, né compatibile con il Disegno di Legge Gelli, dato che ogni medico deve essere provvisto di una polizza assicurativa per rivalsa. Ergo, se l’assicurazione recede e lascia il medico a piedi, c’è un’unica soluzione: camice al chiodo. Ammettiamo tuttavia che l’assicurazione non receda, e che il contratto stipulato giunga fortunatamente al termine dell’anno (anche sulla durata annuale, l’unica attualmente disponibile per tali polizze, ci sarebbe da discutere, ma per brevità omettiamo di trattare questo aspetto). Quali potrebbero essere gli ulteriori scenari? L’anno successivo il premio assicurativo resterà abbordabile per il singolo medico o, per “bonus malus”, o per “cappello” delle assicurazioni (a fronte del caro vita, la motivazione più tipica), aumenterà esponenzialmente? Nessuna certezza purtroppo, indipendentemente da poco rassicuranti promesse di regolamentazione in campo assicurativo. Particolarmente grave appare, quindi, l’assente potere contrattuale del singolo medico che, come si diceva sopra, viene abbandonato a sé stesso, per trovare l’assicurazione “meno peggio”, alla mercé di logiche di mercato che non gli competono, né tantomeno lo tutelano. E se il medico non trovasse alcuna assicurazione? Perché questo è possibile! Se un medico ha un sinistro in atto, ad esempio, viene logico chiedersi, quale assicurazione – che non ha obbligo per legge di assicurare – avrebbe interesse ad assumere un caso “rischioso”? La risposta è semplice ed intuitiva: nessuna. Nessuno di noi, se fosse assicuratore, avrebbe interesse a farsi carico di una facile esposizione. È pura logica imprenditoriale. A questo punto cosa accadrebbe? Chi ne avrebbe danno?

Il danno sarebbe drammaticamente trasversale.
– Sarebbe danneggiato il medico, che non può lavorare.
– Sarebbe danneggiata l’Azienda Sanitaria per cui il medico lavora, che vedrebbe le proprie risorse umane venir meno (con riduzione delle prestazioni erogabili e aumento delle famigerate liste d’attesa). E se anche il medico potesse (grazie a qualche concessione ad personam “per motivi di necessità aziendale”, come quando viene chiesto di superare le 38 ore di lavoro settimanale in condizioni di urgenza) lavorare temporaneamente senza polizza, l’Azienda sarebbe a sua volta pesantemente esposta. Chi pagherebbe infatti una eventuale azione di rivalsa, se il medico non è assicurato e, magari, è pure nullatenente (condizione che da oggi verrà sicuramente valutata da molti)?
– Sarebbe infine danneggiato soprattutto il singolo cittadino, qualora divenisse “paziente”, poiché troverà meno medici, meno risorse, più attesa; oltre ad essere esposto all’inevitabile medicina difensiva.

Esiste, a nostro avviso, una soluzione semplice a questa criticità, senza alcun conflitto di interesse, ma anzi a tutela e garanzia del medico e delle Aziende del SSN: la soluzione è che sia l’Azienda stessa, forte del suo ben più pesante potere contrattuale, o altra istituzione (ad esempio la Regione), a farse da mediatore nella contrattazione stessa, per legge (e a questo bisogna puntare, con emendamento al Ddl Gelli), tra le compagnie assicurative e l’insieme dei medici dipendenti. Gli stessi medici poi provvederanno al pagamento dell’idoneo premio assicurativo: come succedeva in passato con il CCNL (ahimè, in costante promessa di rinnovo). Solo così i medici potranno essere sereni nel loro lavoro quotidiano, dedicando tutte le loro energie ed attenzioni al bene del malato.

Abbiamo già proposto all’On. Gelli, seppur in via informale, di modificare l’art. 10, comma 3, ponendo a carico delle Aziende del SSN l’obbligo di sottoscrivere le polizze assicurative per la copertura dell’azione di rivalsa in favore dei propri dipendenti, specificando che dette polizze, nel rispetto dei principi contabili espressi dalla Corte dei Conti, sarebbero state poste economicamente a carico dei medesimi. Nulla gravando, in termini finanziari, sulle singole Aziende (e pertanto sulle risorse pubbliche), il correttivo proposto all’art. 10, comma 3 non comporterebbe, pertanto, alcun danno erariale. Ci è stato risposto che, indipendentemente dall’aspetto strettamente economico, siffatta modifica si porrebbe comunque in contrasto con l’impianto normativo dello stesso Ddl, ovvero con il (nuovo e amplificato) conflitto di interessi esistente tra azienda e medico/dipendente. Effettivamente l’art. 9 del Ddl, attribuendo al Giudice Ordinario la competenza in materia di azione di rivalsa ha, per la prima volta nel nostro Ordinamento, configurato civilisticamente azienda pubblica e propri dipendenti, quali vere e proprie controparti processuali, accrescendo in misura esponenziale la possibile conflittualità esistente tra le due parti in sede di rivalsa. Ciò non significa però che l’art. 9 del Ddl, sul quale ci si riserva ulteriore e specifico approfondimento, non necessiti a sua volta, a nostro parere e per molteplici cause, di importanti modifiche. In questa sede ci limitiamo a rilevare, in risposta a quanto asserito dall’On. Gelli, che se si riportasse l’azione di rivalsa nell’ambito della competenza funzionale della Corte dei Conti, si dovrebbe anche rivalutare la coerenza logico-giuridica della contrattualizzazione, in capo alle aziende del SSN, ma economicamente a carico del proprio personale dipendente, delle polizze assicurative per l’azione di rivalsa.

Dr. Filippo Nigro
Vicepresidente Obiettivo Ippocrate

Dr.ssa Cristina De Luca
Consigliere Direttivo Obiettivo Ippocrate

Avv. Alessia Gonzati
Legale Obiettivo Ippocrate

(fonte quotidianosanita.it – Link ad articolo : clicca qui )

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Testimonianza di un collega cardiologo

PROFILI CRITICI DELLA CITAZIONE DIRETTA.

Sono un cardiologo che opera presso una struttura pubblica. Mi è sempre stato detto che come dipendente pubblico avrei risposto dei danni cagionati ai miei pazienti solo in caso di accertata mia colpa grave. Alla prova dei fatti questa affermazione si è rivelata inesatta. Mi è capitato infatti di essere citato direttamente da un paziente e condannato in solido con la mia Azienda a risarcire il danno. Preciso che sono stato condannato senza approfondire assolutamente se il grado della mia colpa aveva assunto il profilo di “grave”. In aggiunta in questi giorni sto rischiando di subire l’esecuzione della sentenza a seguito di un comportamento passivo della mia Azienda. Alla faccia della responsabilità limitata alla colpa grave!

Mi chiedo ora se  veramente il DDL Gelli, quando sarà legge, saprà tutelare gli operatori sanitari in coerenza con la nuova regola. Lei che ne pensa?

Personalmente mi sono sempre stupito ed anche rammaricato per quello che Lei sta evidenziando, ho infatti sempre valutato questo fatto una “stortura”. I giuristi semplicizzano chiarendo che il terzo interessato è estraneo al “patto tra Stato e pubblico dipendente” riguardo la limitazione della responsabilità alla colpa grave. Su questa base, aggiungono, è corretto il fatto che il medico risponda nei confronti del terzo ai sensi del codice civile, salvo poi l’applicazione di quanto previsto circa la colpa grave.

Spero ora che questo aspetto verrà chiarito in sede di stesura finale del DDL evitando auspicabilmente di ricorrere, come troppo spesso accade, al giudizio interpretativo.

 

Ennio Profeta – consulente SanitAssicura

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Criticità del DDL Gelli

IL SINGOLO MEDICO ABBANDONATO ALLA RICERCA DELL’ADEGUATA POLIZZA ASSICURATIVA PER TUTELARSI DALL’AZIONE DI RIVALSA DEL SUO DATORE DI LAVORO

L’articolo 10 comma 3 del DDL Gelli espone pesantemente il singolo medico all’incertezza di poter esercitare, nel tempo, la sua professione, con conseguente danno economico all’Azienda sanitaria da cui lo stesso medico dipende e, in ultima analisi, al cittadino-paziente.

“Al fine di garantire efficacia all’azione di rivalsa di cui all’articolo 9, ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in aziende del Servizio sanitario nazionale, in strutture o in enti privati provvede alla stipula, con oneri a proprio carico, di una adeguata polizza di assicurazione”.

L’Onorevole Dott. Gelli rassicura: “i premi delle assicurazioni, a fronte di massimali di rivalsa non oltre le tre annualità lorde, non potranno certo superare i 250 euro all’anno!”

Oggettivamente, convince poco. Chi di noi ha stipulato quest’anno la polizza per rivalsa, quando abbia voluto tutelarsi con massimali o retroattività adeguati, pur in assenza di sinistri ha superato abbondantemente i 1000 euro di premio annuo.

Ma il costo del premio è la minore delle preoccupazioni.

I problemi aperti sono ben altri.

Che succede in caso di sinistro? Il rischio più immediato è che l’assicurazione receda dal contratto. Possibile? Certo. Provi, ognuno di voi lettori, ad addentrarsi nelle 50 e più pagine di clausole di contratto delle centinaia di assicurazioni presenti sul mercato. Controllare per credere.

E se l’assicurazione recede, che succede, il medico resta scoperto? Non è previsto, né compatibile con il Disegno Di Legge Gelli: ogni medico è obbligato a provvedere all’assicurazione per rivalsa. Ergo, se l’assicurazione recede e lascia il medico a piedi, c’è un’unica soluzione: camice al chiodo.

Ammettiamo tuttavia che l’assicurazione non receda, e il contratto stipulato giunga fortunatamente al termine dell’anno (anche sulla durata annuale, l’unica disponibile per tali polizze, ci sarebbe da discutere, ma per brevità omettiamo questo tema, in questo scritto).

Quali sono gli altri scenari?

L’anno successivo il premio assicurativo resterà abbordabile al singolo medico o, per “bonus malus”, o per “cappello” delle assicurazioni (a fronte del caro vita? Questa è la motivazione più tipica), aumenterà esponenzialmente? Nessuna certezza (e poco rassicurano promesse di regolamentazione). Soprattutto, è un rischio enorme l’assente potere contrattuale del singolo medico che, come si diceva sopra, viene abbandonato a sé per trovare l’assicurazione “meno peggiore”, con l’obbligo di assicurarsi indipendentemente da logiche di mercato su cui, da singolo, non ha ovviamente alcun potere contrattuale.

Ma se il medico non trova nessuna assicurazione? Perché questo è possibile! Se un medico ha un sinistro in atto, ad esempio, viene logico chiedersi, quale assicurazione – che NON ha obbligo di assicurare – ha interesse ad assumere un caso “rischioso”? Nessuna. Io stesso, se fossi assicuratore, non avrei alcun interesse a farmi carico di una facile esposizione. È pura logica aziendale.

A questo punto che succede? Chi ne ha danno?

Il danno è drammaticamente trasversale.

  • È danneggiato il medico, che non può lavorare.
  • È danneggiata l’Azienda sanitaria per cui il medico lavora, che vede le sue risorse umane venir meno (con riduzione delle prestazioni erogabili e aumento delle famigerate liste d’attesa).

Attenzione: se anche il medico potesse (ad interim, grazie ad una qualche concessione ad personam “per motivi di necessità aziendale”, come quando viene chiesto di superare le 38 ore di lavoro settimanale in condizioni di urgenza) lavorare temporaneamente senza polizza, l’Azienda sarebbe a sua volta pesantemente esposta. Chi pagherebbe infatti la rivalsa, se il medico non è assicurato e, magari, è pure nullatenente (condizione che da oggi verrà sicuramente privilegiata)?

  • È danneggiato il singolo cittadino, qualora divenga “paziente”, poiché troverà meno medici, meno risorse, più attesa, come se non fosse già abbastanza danno per lui l’esser condannato all’inevitabile medicina difensiva.

Esiste una soluzione semplice a questa criticità, e non si tratta di conflitto di interesse, ma piuttosto di primo interesse dell’Azienda del SSN: la soluzione è che sia l’Azienda stessa, forte del suo immenso potenziale di contrattazione, o altra carica istituzionale (ad esempio la Regione), a farsi mediatore di contrattazione stessa, PER LEGGE (e a questo bisogna puntare, con emendamento a DDL Gelli), tra compagnie assicurative e l’insieme dei medici dipendenti dal SSN. Gli stessi medici poi provvederanno ben volentieri al pagamento dell’idoneo premio assicurativo: come succedeva in passato con i CCNL (ahimè, in costante promessa di rinnovo). Solo così i medici potranno così operare sereni nel loro lavoro quotidiano, non distratti dalla loro missione.

Per tutto quanto sopra, e per concludere, è evidente e necessario che i medici, collegialmente, siano tutelati da un’assicurazione frutto della contrattazione dell’ente giuridico da cui loro dipendono (Azienda del SSN, Regione…), senza alternativa: un’assicurazione ottimale e solida, perché ottenuta per l’insieme dei medici, e non fragile risultato della contrattazione del singolo.

Ne beneficerebbero certo i medici, ma in primis l’Azienda per cui gli stessi medici lavorano (vantaggio economico aziendale) e, aspetto cruciale, i cittadini-pazienti (imprescindibile principio morale).

Abbiamo già proposto all’On. Gelli, seppur in via informale, di modificare l’art. 10, comma 3, ponendo a carico delle Aziende del SSN l’obbligo di sottoscrivere polizze assicurative per la copertura dell’azione di rivalsa in favore dei propri dipendenti, specificando che dette polizze, nel rispetto dei principi contabili espressi dalla Corte dei Conti, sarebbero state poste economicamente a carico dei medesimi.

Nulla gravando, in termini finanziari, sulle singole Aziende (e pertanto sulle risorse pubbliche) il correttivo proposto all’art. 10, comma 3 non avrebbe pertanto comportato alcun danno erariale.

Ci è stato risposto che, indipendentemente dall’aspetto strettamente economico, siffatta modifica si sarebbe comunque posta in contrasto con l’impianto normativo dello stesso DDL ovvero con il (nuovo e amplificato) conflitto di interessi esistente tra azienda e medico/dipendente.

Effettivamente l’art. 9 del DDL, attribuendo al giudice ordinario la competenza in materia di azione di rivalsa ha, per la prima volta nel nostro Ordinamento, configurato civilisticamente azienda pubblica e propri dipendenti quali vere e proprie controparti processuali accrescendo in misura esponenziale la conflittualità esistente tra le due parti in sede di rivalsa.

Ciò non significa però che l’art. 9 del DDL, sul quale ci si riserva ulteriore e specifico approfondimento, non necessiti a sua volta, a nostro parere e per molteplici cause, di importanti modifiche.

In questa sede ci limitiamo a rilevare, in risposta a quanto asserito dall’On. Gelli, che se si riportasse  l’azione di rivalsa nell’ambito della competenza funzionale della Corte dei Conti si dovrebbe anche  rivalutare la coerenza logico-giuridica della contrattualizzazione, in capo alle aziende del SSN ma economicamente a carico del proprio personale dipendente, delle polizze assicurative per l’azione di rivalsa.

Dott. Filippo Nigro, Vice Presidente Obiettivo Ippocrate

Dott.ssa Cristina Deluca, Consigliere Obiettivo Ippocrate

Avv. Alessia Gonzati,  Avvocato referente Obiettivo Ippocrate

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Responsabilità professionale. La legge è quasi pronta, ma le assicurazioni forse no (fonte Quotidianosanita.it)

Per costruire un sistema di responsabilità assicurata, occorre contare su un mercato assicurativo efficiente, efficace ed a condizioni tariffarie e normative accessibili. Ma l’Autorità nazionale di vigilanza sulle assicurazioni, nella sua ultima relazione annuale di giugno 2015, ha denunciato una perdurante problematicità del rischio med-mal. Per il numero ridottissimo di compagnie e la notevole concentrazione del mercato

Esiste una capacità assicurativa congrua per una responsabilità obbligatoriamente assicurata? In questi giorni il Senato sta esaminando il disegno di legge 2224 “Gelli”, già approvato dalla Camera in gennaio. Sono in corso presso la Commissione Sanità le audizioni e la ricognizione dei vari interessi rappresentati è in fase conclusiva.
Il disegno di legge ha numerosi meriti, cercando in pratica di circoscrivere la responsabilità civile e penale del medico. Meglio di quanto sia riuscito al decreto “Balduzzi”, poi convertito con parecchie, e peggiorative, modifiche nella vigente legge 158/2012. Come già la “Balduzzi”, anche il disegno-legge “Gelli” si fonda su un regime di responsabilità assicurata – polizze obbligatorie per professionisti e strutture – poco curando, però, di accertare preventivamente le condizioni reali del mercato assicurativo. Ossia se l’offerta del mercato assuntivo abbia caratteristiche adeguate ad assorbire la domanda di copertura, generata dall‘obbligo per tutti di assicurarsi, medici ed ospedali.
Ed in effetti il d.pr. – che la “Balduzzi” prevedeva a disciplinare le condizioni minime delle polizze – non ha mai visto la luce, dopo tre anni di trattative tra medici ed assicurazioni. Ognuno comprende, dunque, come il tema sia alla base della riforma e da appianare prima della sua approvazione. Sarebbe stato come se, all’epoca di istituire l’obbligo della r. c. auto, il legislatore non si fosse premurato di verificare con il mondo assicurativo la capacità di accoglimento della generalizzata domanda di garanzia.
Certo si pensa che un mercato, prima insufficiente, si adatti presto alle nuove necessità della domanda. Ma un mercato bloccato non è detto che si sblocchi. Come non si è sbloccato dopo la “Balduzzi”. Peraltro la problematicità dell’offerta assuntiva per la med-mal è nota da anni. Certamente dai tempi, ancora recenti, di quella ristrettezza che aveva permesso alla Faro Assicurazioni di creare la sua posizione dominante nel mercato. E causato il successivo dissesto per centinaia di milioni e la sua messa in liquidazione coatta, lasciando diversi ospedali con sinistri mai pagati.
Oggi fortunatamente non ricorrono questi estremi. Pur tuttavia Ivass (autorità nazionale di vigilanza sulle assicurazioni) nella sua ultima relazione annuale di giugno 2015 ha denunciato una perdurante problematicità del rischio med-mal. Per il numero ridottissimo di compagnie e la notevole concentrazione del mercato. Ivass tiene ora sotto osservazione il mercato e negli scorsi giorni ha inviato una circolare a tutti gli assicuratori ed agli organismi di rappresentanza degli assicurati per seguire da vicino l’andamento di questo ramo. Data la portata dei rilievi, forse una parola di chiarezza anche dall’Autorità di Garanzia della Concorrenza e del Mercato (antitrust) aiuterebbe l’affidamento del settore. Del resto la situazione bloccata del mercato assicurativo med-mal è ribadita nelle audizioni parlamentari in corso dal principale intermediario del mercato, pertanto non può essere trascurata. E’ dunque encomiabile predisporre un regime di responsabilità obbligatoriamente assicurata, perché di depotenziano i conflitti medico-paziente e, contemperando gli interessi contrapposti, si restituisce serenità e fluidità alla professione ed alla sanità tutta, di cui costituisce il perno.
Però per costruire un sistema di responsabilità assicurata, occorre contare su un mercato assicurativo efficiente, efficace ed a condizioni tariffarie e normative accessibili. Come bisogna porre attenzione alla sostenibilità di quel settore assicurativo, indebolito da un rapporto sinistri-premi ingestibile, che ha motivato l’esodo delle principali compagnie.
La cura? E’ nota. Tenere più bassi i risarcimenti e snellire il contenzioso risarcitorio, mantenendo al tempo stesso una quota di cointeressenza in capo all’operatore sanitario, per renderlo sempre partecipe e sensibile della necessità di prevenire il rischio. Mentre sullo snellimento del contenzioso, il disegno-legge Gelli si pronuncia, sul contenimento risarcitorio lascia al ddl Guidi sulla concorrenza il compito di tabelle risarcitorie meno gravose, con limitazione del danno extra-patrimoniale.  Ma il provvedimento sulla concorrenza, che si applica in genere al danno alla persona anche originato da altre cause, come l’incidente stradale, trova diverse resistenze. Dunque, se non si rimuovono gli ostacoli alla sostenibilità dei conti assicurativi, certo da vigilare come prescrive Ivass, è lecito nutrire qualche riserva sul repentino ripopolarsi della fauna di assicuratori med-mal.  Da qui gli interrogativi sulla capacità della riforma Gelli di risolvere la questione della responsabilità professionale medica, mobilitando i risarcimenti assicurativi auspicati.
L’autoassicurazione è la soluzione? O è parte del problema?
Gli incerti contorni del rischio med-mal – a) sinistri elevati per quantità e valori medi; b) statistiche degli eventi avversi poco affidabili; c) regole sulla responsabilità ondivaghe – determinano la scarsa offerta assuntiva. Le coperture, quando si trovano, sono costose e prevedono notevoli franchigie, per le strutture sanitarie. Solitamente dai 500mila euro in su. Lasciando dunque una significativa porzione del rischio in capo alla struttura, che deve perciò gestire in proprio i sinistri entro quella soglia. Da qui la soluzione di ritenere direttamente tutto, o quasi, il rischio med-mal all’interno delle strutture sanitarie. La così detta auto-assicurazione, per la quale hanno optato le regioni Toscana, Liguria, Emilia (vedi ultimo rapporto Agenas 2015).
Gli assicuratori la chiamano auto-ritenzione del rischio e il legislatore (decreto Madia n.90 del 2014) “misure analoghe” alla assicurazione. Ora, come faccia una “misura analoga” ad essere l’opposto di quella cui dovrebbe corrispondere resta un mistero. Se l’assicurazione è – per definizione – trasferimento del rischio ad un terzo, l’auto-ritenzione non può essere misura analoga. E’ misura opposta e, se l’assicurazione è obbligatoria, contra legem. Anzi, vigente l’obbligo assicurativo, già una garanzia assicurativa che lasciasse una quota non residuale (per non dire, di fatto, significativa) del rischio in carico all’ente sanitario, dovrebbe configurare già inadempienza dell’obbligo di trasferimento al terzo assicuratore. Figurarsi la totale auto-ritenzione. Dunque essa non è misura analoga alla polizza.
Ma c’è di più. Se dovesse essere considerata misura (ad ogni effetto) analoga, l’auto-ritenzione dovrebbe andare soggetta alle stesse regole dell’assicurazione. Ovvero la capacità di costituire riserve, garantendole nel tempo come imposto dalle norme sulle assicurazioni (codice, più regolazione di stabilità e vigilanza). Così oggi non è.
La capacità di stanziare idonee riserve implica: a) la valutazione statistica del probabilità di dover risarcire il sinistro denunciato; b) l’appostamento della somma prudenzialmente stimata nell’anno di competenza presunto, in cui la spesa diventa ragionevolmente probabile; c) la possibilità di segregare le somme pretese dei sinistrati, rispetto a quelle degli altri creditori a diverso titolo dell’ente sanitario; d) la individuazione di criteri di sostenibilità delle riserve, rispetto alla dotazione patrimoniale dell’ente sanitario, etc. Senza contare l’impatto dei piani di rientro per quegli enti sanitari che ne presentano necessità. E oggi chi certifica, prima, e vigila, poi, su questi appostamenti di auto-assicurazione delle regioni?
Come previsto nel d.lgs. 118/2011, i bilanci sanitari – da quando la contabilità regionale non va più per cassa, ma per competenza e dunque risponde a criteri di contabilità finanziaria e patrimoniale – devono essere certificati da revisori ufficiali dei conti ed in ogni caso, successivamente, controllati dalle apposite sezioni regionali della Corte dei Conti.  Ma il disegno Gelli prevede che l’osservatorio della sicurezza in sanità sia svolto da Agenas. Bene sarebbe se ci fosse un controllo incrociato con Ivass, attesa l’equivalenza dell’auto-ritenzione alle misure assicurative.  Altri commentatori individuano nella assicuratrice pubblica Consap il soggetto idoneo a controllare la tenuta contabile dell’auto-ritenzione. Tuttavia, data la natura di assicuratrice di questo soggetto, e non di ente vigilante, un tale compito parrebbe estraneo rispetto al mandato istituzionale di Consap. Comunque sia, un controllo sostanziale e non formale si impone nella tenuta della contabilità della auto-ritenzione. Si auspica che il Senato voglia tenere conto di queste semplici osservazioni, che vengono condivise in svariati ambiti tra i professionisti del ramo.

Alberto Tita – Of Counsel, studio legale Lexellent, Milano  (fonte: quotidianosanita.it)

link all’articolo su Quotidiansanita.it: clicca qui

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SOS assicurazioni – i medici a Roma “Sanità a rischio” (fonte: Il Giornale di Vicenza)

SOS assicurazioni - medici a Roma "Sanità a rischio"

LA NEONATA ASSOCIAZIONE “OBIETTIVO IPPOCRATE” SARA’ ASCOLTATA AL SENATO: “LEGGE DA CORREGGERE, SOLTANTO UN’ADEGUATA TUTELA PROFESSIONALE GARANTISCE LE CURE”.

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AGENAS I° Report Nazionale Sinistri

Agenas pubblica il primo rapporto annuale sulle denunce dei sinistri in sanità, che analizza i dati della quasi totalità delle Regioni e Province Autonome (20/21). Il lavoro, realizzato dall’Osservatorio nazionale sinistri gestito da Agenas, rappresenta una tappa fondamentale nel percorso informativo e formativo avviato dall’Agenzia in collaborazione con il Ministero della Salute e il Comitato tecnico delle Regioni per la Sicurezza del Paziente.
Sono 21 gli indicatori sulla base dei quali sono stati organizzati ed elaborati i dati forniti dalle strutture sanitarie pubbliche per l’anno 2014. I risultati sono presentati in forma aggregata a livello nazionale e rendono in questo modo una prima fotografia del contesto di riferimento del nostro Paese. In Italia, ad esempio, il costo medio dei sinistri liquidati corrisponde a 52.368,95 Euro e la grande maggioranza dei sinistri denunciati, circa il 65,86%, riguarda casi di lesioni personali, mentre i decessi rappresentano il 12,88%. L’indice di sinistrosità regionale, che definisce la frequenza con cui si verificano gli errori in sanità denunciati, è pari a 20,94 su 10 mila casi (dimissioni).
Tra i dati più interessanti, la fascia d’età del presunto danneggiato a cui corrisponde il maggior numero di sinistri: il 21,29% delle pratiche interessa la popolazione compresa tra i 65 e gli 80 anni.
Tra le note dolenti il tempo impiegato mediamente in Italia per aprire una causa, 872,53 giorni, e per chiuderla, 542,45 giorni.
L’Osservatorio nazionale sinistri elabora i dati del Simes-ds, Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità del Ministero della Salute, che raccoglie e analizza le informazioni relative alle denunce dei sinistri trasmesse dalle strutture sanitarie pubbliche, tramite le Regioni e le P.A. Obiettivo dell’Osservatorio, istituito con Intesa Stato-Regioni del 2008 e Decreto Ministeriale del 2009 che lo assegnano come specifica funzione istituzionale ad Agenas, è quello di effettuare un monitoraggio costante delle denunce e di produrre per la prima volta dati attendibili a livello nazionale sulla sinistrosità delle strutture pubbliche.

Report disponibile al seguente link:  CLICCA QUI

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Osservazioni e Proposte per la Responsabilità Civile (RC) dei Medici

BOZZA: Osservazioni e Proposte per la Responsabilità Civile (RC) dei Medici

Alcune osservazioni sulla questione assicurativa RC Medici

25 Gennaio 2016
Clicca sul seguente link per visualizzare/scaricare il documento Fascicolo Dr. Segna

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