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Il Presidente dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi di Vicenza si iscrive ad Obiettivo Ippocrate

foto valenteIl Dr. Michele Valente, Presidente dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Vicenza, si è iscritto ad Obiettivo Ippocrate. E’ il naturale percorso di una condivisione di pensiero e di obbiettivi che hanno accomunato Obiettivo Ippocrate e l’Ordine dei Medici di Vicenza sin dai primi passi della nostra associazione. Il Dr. Valente è stato, infatti, la prima figura istituzionale che, già a poche settimane dalla nostra nascita, ha preso ufficialmente posizione a favore di un impegno comune per un corretto ed equo inquadramento del tema della responsabilità professionale del personale sanitario, e quindi per una giusta tutela di tutte le professionalità che lavorano per garantire il diritto alle migliori cure possibili per ciascun cittadino. Questo atto formale di condivisione, non solo dei nostri obbiettivi ma anche dei modi con cui Obbiettivo Ippocrate li sta perseguendo, ci inorgoglisce e nel contempo ci carica di ulteriore determinazione e responsabilità. Aver compattato l’intera categoria medica, aver coinvolto in questo percorso tutte le figure professionali del mondo sanità (osteriche, infermieri, tecnici sanitari), aver acquisito immediata credibilità istituzionale a livello nazionale, regionale e locale, sono prove tangibili ed inconfutabili della percezione diffusa di quanto sia concreto e critico il problema che abbiamo sollevato. Ogni nostro singolo malato deve avere la sicurezza che, per quanto sia complessa e difficile la sua situazione, per lui sarà compiuto ogni atto umanamente possibile per salvarlo e curarlo, che nulla verrà lasciato intentato, che la paura non dovrà mai avere il sopravvento nelle nostre menti e nei nostri cuori e che mai dovrà legare le nostre mani.

Obiettivo Ippocrate parte dal presupposto che il diritto all’assistenza sanitaria, dato che la salute in quanto tale non può purtroppo essere un diritto, ed il diritto ad un giusto ed equo indennizzo quando dovuto, sono inalienabili ed intoccabili in una società civile, e continuerà ad impegnarsi strenuamente affinché vengano recuperati e riaffermati due concetti che costituiscono le fondamenta dell’atto medico nella sua nobiltà:

  • Il rapporto medico-paziente, al di là di regole e leggi, che giustamente devono esistere, si fonda sostanzialmente su un rapporto di fiducia reciproca.

  • Il paziente che più può denunciare non sarà mai un paziente meglio curato, perché la rincorsa al responsabile, al colpevole, all’indennizzo già ha modificato l’approccio del medico e potrà accadere che, nelle situazioni più complesse, più difficili, di grigio, la scelta sarà di non fare, o di fare la cosa che esporrà meno il professionista, anche se in quella specifica situazione potrebbe non essere quella che darà maggiori possibilità al paziente.

Ed è in questa ottica, e con questo miraggio di controrivoluzione culturale, che l’Avv. Alessia Gonzati, legale di Obiettivo Ippocrate, ha inviato nei giorni scorsi, a tutti i membri della Commissione Igiene e Sanità del Senato, la proposta di emendamenti al Ddl Gelli sulla responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria, facendo seguito alla relazione già depositata in Senato nell’audizione dello scorso 22 marzo.

Massimiliano Zaramella

Presidente “Obiettivo Ippocrate”

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La Professione al di sopra dei rumori di fondo (Quotidianosanita.it)

22.02.2017 –

Gentile Direttore,
in questa epoca di comunicazione globale, o meglio totale, moltissimi parlano, pochi dicono, pochissimi ascoltano. Per molti il “sapere ascoltare” è una dote insita, con cui persone più sensibili ed intelligenti emotivamente nascono.
Personalmente ho una concezione più Darwiniana di questa capacità, come frutto di un apprendimento, più o meno cosciente, per sopravvivere ai rumori di fondo riconoscendo, tra loro, le voci “da ascoltare”. Generalmente si tende ad ascoltare chi consideriamo credibile e degno di fiducia e questo non te lo meriti per ciò che dici ma per ciò che sei e che fai e per le inevitabili cicatrici che l’essere ed il fare ti portano in dote. Sono queste cicatrici che ti fanno riconoscere gli appartenenti alla tua stessa “specie” rendendoli degni del tuo ascolto, concedendo così alle loro parole il lasciapassare per arrivare alle nostre menti ed ai nostri cuori, passando spesso attraverso il nostro stomaco.
Nel delicatissimo momento che attraversano le professioni sanitarie, sono quattro le persone che ritengo siano recentemente riuscite, di diritto, a conquistarsi il nostro ascolto: Mirka Cocconcelli, Pietro Bagnoli, Giovanni Leoni ed Elsa Frogioni.
Mirka Cocconcelli, chirurgo ortopedico, che il 31 luglio 2015 dalle pagine del Suo giornale, con una lettera intitolata “Ora basta, non costringeteci ad appendere il bisturi al chiodo”, gridò l’insostenibilità etica e professionale dell’attuale sistema di tutela della salute, rivendicando inoltre, il ruolo delle professioni sanitarie nella gestione manageriale ed organizzativa degli Ospedali. Ritengo che questa lettera sia stato il manifesto di un risveglio e di una presa di coscienza delle professioni sanitarie, l’impatto avuto è ad oggi dimostrato dalle oltre 21.000 condivisioni avute su Quotidiano Sanità che credo, con un margine di errore in difetto, si possano tradurre in oltre 100.000 persone che hanno visualizzato la pagina. Alla D.ssa Cocconcelli dobbiamo poi tantissimi altri contributi e negli ultimi giorni è ritornata con “Quei pazienti mai soddisfatti e sempre pronti alla denuncia”, analisi come sempre lucida della responsabilità professionale e del contenzioso in sanità, quasi 3.000 condivisioni (15.000 visualizzazioni?). Evidentemente siamo di fronte ad una persona credibile che per la sua storia umana e professionale è degna di fiducia, quindi da ascoltare.
Paolo Bagnoli, chirurgo oncologo, autore di “Reato di cura”, libro che, oltre ad essere diventato un caso letterario con migliaia di copie vendute in pochissimi mesi, ha aperto gli occhi, soprattutto a chi non lavora nella sanità, sulla pericolosità di instillare la paura nella mente di chi lavora quotidianamente in situazioni difficili, ed i cui risultati possono non rispettare le aspettative e le speranze dei pazienti, ma neanche dei medici, che comunque mirano sempre al migliore risultato ottenibile. Nelle pagine del suo libro ci siamo riconosciuti in tanti, sorprendente è come sia riuscito a raccontare un evento drammatico, per tutti i protagonisti, in punta di piedi, quasi sottovoce con il rispetto di chi si racconta davanti ad uno specchio, rivedendosi addosso le infinite sofferenze di cinque lunghissimi anni di avvisi di garanzia, perizie, interrogatori, studi notturni ed aule di tribunali.
Ho incontrato il Dr. Bagnoli di persona ed abbiamo parlato a lungo, mi chiedevo se la vicenda vissuta in prima persona avesse cambiato il suo modo di essere medico e chirurgo: niente di più sbagliato, non ha modificato in nessun modo il suo modo di curare, operare e seguire i pazienti. Della nostra chiacchierata mi è rimasta la sua grande serenità, la lucidità con cui ha metabolizzato e superato la sua sofferenza indelebilmente comunque presente nelle sue parole, ma soprattutto mi ha colpito l’assenza di astio e di rancore, anzi ha concluso il nostro incontro dicendomi “dobbiamo essere noi medici ad alzare l’asticella”, aumentare le nostre conoscenze, migliorare continuamente le nostre capacità professionali, non stancarci mai di parlare e parlare e parlare con i nostri pazienti. Ecco un’altra persona da ascoltare!
Giovanni Leoni, chirurgo generale, con il suo “Medici che la notte…”, sempre dalle pagine di questo giornale, è riuscito a dare vita ai rumori, agli odori, ai timori che chi lavora in un ospedale vive quotidianamente. Soprattutto ha fotografato la solitudine di fondo di chi deve compiere scelte difficili, spesso nell’arco di pochi minuti se non secondi, e dell’immane peso umano che ciascuno di noi ha consapevolmente accettato di portare nel momento in cui queste scelte possono essere sbagliate o che possono non essere sufficienti, semplicemente perché a volte non esistono più possibilità per chi vediamo in un letto, su di una barella o sopra il tavolo operatorio. Ogni volta che questo succede non abbiamo colpe ma ci sentiamo colpevoli. Il Dr. Leoni chiede comprensione per chi esercita questa professione ma badate bene, comprensione non intesa come benevolenza, bensì come sforzo di capire o quantomeno immaginare cosa possa essere questo lavoro che, nel bene e nel male, non può essere paragonato a nessun altro lavoro.
Elsa Frogioni, infermiera, recentemente ha scritto al Ministro della Sanità chiedendo la tutela dell’integrità e della salute dei sanitari. Noi, che siamo definiti “risorse umane”, costretti a lavorare in un modo che rasenta il disumano, noi che dovremo proteggere e salvaguardare la salute dei cittadini, costretti ad una professione che diventa non tutelante per i nostri pazienti e nemmeno per noi stessi. Mi piace constatare che a rinforzare la sua richiesta siano poi intervenuti anche i maggiori sindacati medici a conferma che, le problematiche e le criticità degli esercenti le professioni sanitarie, sono comuni così come dovranno essere comuni le soluzioni.
Ora chiedo agli Ordini Professionali, alle Società Scientifiche, ai Sindacati: immaginatevi queste quattro persone, bene, alzate lo sguardo ed immaginatevi dietro a loro decine di migliaia di noi, “risorse umane”, in carne ed ossa; noi abbiamo ritrovato nelle loro parole il nostro sentire comune, le nostre preoccupazioni, il nostro senso di sfinimento per un modo di lavorare che non è nostro, non ci appartiene. Allora non siate più oggetti parlanti, diventate soggetti “ascoltanti”, tra righe di queste quattro persone troverete quelle che sono le priorità per le professioni sanitarie, ciò per cui vale la pena lavorare e se serve combattere.
Infine un invito ai nostri politici: in mezzo a queste decine di migliaia di professionisti della sanità, immaginatevi milioni di pazienti e di cittadini, perché anche loro ascoltando queste voci non possono non riconoscere l’attaccamento e la fiducia che abbiamo per il lavoro che svolgiamo e quindi la voglia e la necessità di farlo nel miglior modo possibile. Questa è la garanzia massima affinché, per ciascuno di noi, nel momento del bisogno, verrà fatto tutto ciò che è possibile per curarci nel miglior modo possibile, se non per guarirci o salvarci.
Quindi prendetene atto ed attivatevi di conseguenza perché vi dico la nostra verità: non esiste più né denaro né potere che possano comprare od essere barattati con ciò che chiedono questi nostri portavoce.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Responsabilità Professionale: i Senatori Veneti incontrano Obiettivo Ippocrate

foto riunione con senatori a Vicenza 22.4.2016“Ho ritenuto di promuovere questo incontro nell’interesse dei cittadini, i quali sono i primi toccati dalle conseguenze di queste scelte normative, che vanno incidere sulla qualità dei servizi, che vengono resi quotidianamente nel nostro servizio sanitario. La Commissione Sociale del Comune di Vicenza, che nei mesi scorsi si è riunita più volte per affrontare le questioni della sanità, intende continuare a seguire la questione, monitorando la situazione ed offrendo un luogo di confronto e dialogo.”  [ Raffaele Colombara – Presidente Commissione Sociale del Comune di Vicenza ]

Presso la Commissione Sociale del Comune di Vicenza, Obiettivo Ippocrate, ha incontrato i Sen. Dalla Tor (AP NCD-UDC), Filippin (PD), Gaetti (M5S), Stefani (LN-Aut) ed il Sig. Ruzzato, collaboratore della Sen.ce Puppato (PD). Al tavolo erano inoltre presenti il Prof. Rodriguez, Ordinario di Medicina Legale dell’Università di Padova e l’Avv. Alessia Gonzati, legale di Obiettivo Ippocrate. L’incontro coincide con l’avvicinarsi del 5 maggio, termine ultimo per la presentazione in Senato degli emendamenti al Ddl Gelli sulla responsabilità professionale degli esercenti la professione sanitaria (medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari). Questo evento rappresenta un ulteriore passo nel cammino intrapreso da Obiettivo Ippocrate verso il corretto inquadramento della responsabilità professionale del personale sanitario a tutela di ogni singolo cittadino, per la garanzia alle migliori cure possibili per ogni malato. I Senatori presenti hanno perfettamente colto la criticità dell’attuale situazione e gli ulteriori pericoli futuri, non tanto o non solo per gli operatori sanitari, quanto soprattutto per i pazienti e quindi, potenzialmente, per ogni singolo individuo. E’ chiaro che se al medico non verrà permesso di lavorare con la giusta serenità, e quindi tutela, necessarie ad affrontare situazioni complesse, difficili, con peculiarità individuali per ciascun paziente, le principali conseguenze e ricadute riguarderanno proprio i nostri malati. Infatti è proprio quando la scelta è ardua o deve essere compiuta in pochi minuti se non pochi secondi, che il medico deve essere posto nelle condizioni di agire nel migliore modo possibile per il proprio malato, libero da pesi o da minacce che ne possono indirizzare il comportamento, anche solo a livello inconscio, più verso l’autotutela, che verso l’impegno a compiere ogni gesto possibile per la massima difesa della salute di ciascuno di noi.    I medici di Obbiettivo Ippocrate hanno ribadito la volontà di non volersi piegare a quello che, sembra, un progetto di ridimensionamento del diritto “alla cura migliore possibile”, hanno rinnovato il pressante invito a fare tutto ciò che è nel potere dei legislatori affinché non vengano legate le mani a tutte le professioni sanitarie, ed hanno soprattutto voluto chiarire che, se la volontà politica è questa, sarà dovere e compito di chi l’ha deciso dirlo ai cittadini, non saranno certo i medici e le altre professioni sanitarie a farsi portavoce passivi di una scelta, non solo non condivisa, ma chiaramente osteggiata da parte nostra.  Non saremo certo noi a dire ai nostri malati che verranno in ospedale ad essere curati peggio e a morire di più, perché non ne saremo i responsabili pur diventandone tristemente ed inesorabilmente gli esecutori.   Al termine del confronto tutti i Senatori hanno garantito il loro impegno per sensibilizzare i Colleghi al Senato e per attivarsi, in prima persona, affinché al Ddl Gelli vengano inseriti i correttivi necessari in questo senso, utilizzando anche gli emendamenti già depositati la settimana scorsa, in Commissione Igiene e Sanità del Senato, dall’Ufficio Legale di Obiettivo Ippocrate.  Desidero ringraziare tutti i partecipanti e chi ci ha ospitato, per il contributo apportato e perché, pur di professioni diverse ed appartenenze politiche diverse, siamo riusciti a parlare con la stessa lingua, con la stessa convinzione e con la stessa emotività, di un problema dal quale nessuno purtroppo deve sentirsi immune: la necessità e la consapevolezza di meritarci le cure migliori possibili.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Per cambiare serve essere coraggiosi ed uscire dal gregge

06 MARZO 2017 –
Alcune riflessioni all’indomani della XII Conferenza della Fondazione Gimbe. Gimbe da tempo ci propone un pensiero che collocherei nel quadro del pensiero neoliberale, quello che punta a contro-riformare l’universalismo del nostro sistema sanitario

Mi sarebbe piaciuto essere invitato alla XII Conferenza Nazionale Fondazione Gimbe. “La sanità pubblica affonda?” Non perché “mi si deve invitare” per forza (non esiste nessun obbligo per carità e io sono come il due di coppe quando comanda denari) ma perché se si cercasse davvero il confronto sulle proprie legittime idee, come si dice di voler fare, si dovrebbero invitare coloro che prima di tutto, rispetto a quelle idee, fanno la differenza. Altrimenti prevarrebbe la logica del “Cicero pro domo sua

Ma nessuno lo fa, e nessuno offre confronti, nessuno è interessato a fare in modo di mettere in condizione “qualcuno” di valutare le differenze e costruirsi delle proprie idee. Tutti si comportano come dei persuasori, tutt’altro che occulti, al servizio di qualche scopo, di qualche strategia di qualche schieramento. “Carry water” per citare le donne africane con i secchi in testa del mio passato antropologico.

Gimbe da tempo ci propone un pensiero che interpretando le sue proposte e null’altro collocherei:
· nel quadro del pensiero neoliberale quello che punta a contro-riformare l’universalismo del nostro sistema sanitario,
· nell’ambito del pensiero debole del PD rispetto al quale si propone come una agenzia di sapere tecnico fintamente neutrale e dal quale probabilmente si aspetta  delle contropartite,
· nel novero di coloro che rispetto ad un sistema dato come quello sanitario non riescono a passare sopra gli ostacoli ma passano sotto gli ostacoli proponendoci delle regressioni come le mutue integrative,
· tra coloro che per non essere capaci davvero di riformare qualcosa possono solo contro riformare quello che c’è.

Sulle proposte di merito di Gimbe ho già scritto sul “Il manifesto” (10 giugno 2016) la mia contrarietà culturale e politica (mai personale caro Nino). L’occasione in quella circostanza fu offerta dal “Rapporto sulla sostenibilità 2016/2025” e le cui proposte sono state riproposte tali e quali nella conferenza dell’altro ieri.

Quindi ribadisco quanto già scritto:
· Gimbe ci rifila la solita storiella cara ai teorici dell’universalismo selettivo,
· vi è un problema cronico di insufficienza delle risorse,
· è urgente intervenire con un piano di salvataggio,
· se non si interviene perderemo la sanità pubblica.

Queste tesi sono state riproposte alla XII conferenza come degli a priori categorici quindi metafisici e che vale la pena di ricordare:
· rimodulare i Lea (livelli essenziali di assistenza) sotto il segno del value, per garantire a tutti i cittadini servizi e prestazioni sanitarie di livello elevato,
· ridefinire le tipologie di prestazioni, essenziali e non essenziali,
· escludere dai Lea le prestazioni dal basso value,
· espandere il campo d’azione dei fondi integrativi,
· coinvolgimento di forme di imprenditoria sociale.

In sostanza Gimbe ci propone di comprimere le tutele pubbliche per fare spazio alle mutue integrative. Quindi ci propone:
· una idea di sostenibilità a mio parere sbagliata e ideologica all’insegna del compatibilismo come pensiero unico,
· l’accettazione ineluttabile dei limiti economici, vale a dire la inevitabile rinegoziazione dei diritti, orientamento, comune per altro, ad altri pensatoi fintamente neutrali (come Censis, Crea, Cerm).

Stringi stringi …Gimbe alla fine:
· giustifica il de-finanziamento della spesa sanitaria in rapporto al pil,
· richiama la riforma del terzo settore  nella quale l’impresa sociale da non profit è diventata profit,
· teorizza le mutue integrative, le stesse che, grazie alla loro detassazione integrale  prevista con la legge di stabilità 2016, stanno decollando alla grande.

Quindi l’a priori metafisico di Gimbe è lo stesso del governo Renzi e del PD. Questo a priori è innegabilmente contro riformatore.

La cosa davvero imbarazzante, della quale Gimbe e tutti coloro che sono intervenuti alla XII conferenza probabilmente hanno perso la memoria, è che la politica sanitaria di Renzi non è altro che la forma “retard” del libro bianco di Sacconi (2009) nel quale si teorizzava il “sistema multi pilastro” (mutue integrative, assicurazioni, sanità pubblica residuale) per cui, stando alla regola transitiva, “se il Pd è uguale a Sacconi e Gimbe è uguale al Pd” allora “Gimbe è uguale a Sacconi”.

Nulla di male ..per carità ..la notazione è solo per confermare quanto affermavo  più su, vale a dire che il pensiero di  Gimbe sulla sanità,  ha tutte le caratteristiche del pensiero neoliberale.

A questo punto, mi perdonerà Cartabellotta, ma  mi sembra doveroso correggere alcune sue affermazioni  perché le considero non sbagliate ma semplicemente disoneste cioè intenzionali:
· in primo luogo l’affermazione che rispetto allo stato in cui versa la sanità  “le responsabilità sono di tutti”. Mi verrebbe da esclamare “parla per te”. Per quello che mi riguarda (non perdo tempo a spiegare perché), è una responsabilità che non mi riguarda e meno che mai riguarda coloro che in questi anni hanno difeso a modo loro, la sanità pubblica. E meno che mai riguarda coloro che hanno subito tutti i tagli possibili. Ci mancherebbe altro che fosse San Sebastiano responsabile del suo supplizio. E’ legittimo che i contro-riformatori abbiano le loro idee ma per favore prendetevene interamente la responsabilità. Se stiamo come stiamo è solo colpa vostra.

· In secondo luogo l’altra affermazione “non esiste alcun piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale”. De-finanziamento, terzo settore, mutue, non so se fanno parte di un piano premeditato so però che funzionano come se questo piano ci fosse eccome. Non dico altro. Personalmente lo trovo financo un piano scellerato ma ben congegnato.

· In terzo luogo l’altra affermazione non esiste “un programma esplicito per difendere un modello equo e universalistico di sanità pubblica da consegnare alle future generazioni”. E’ falso, esiste una proposta organica che si chiama “Quarta riforma” (fino ad ora scaricata da quasi 10000 lettori di QuotidianoSanita.it) come esistono tante proposte che puntano a cambiare il sistema senza per questo snaturarlo. Insomma non giustificatevi supponendo l’imbecillità sociale. Non funziona.

Tornando a bomba: perché mai il mio amico Cartabellotta non ha pensato nella sua benignità democratica nel rispetto dello spirito sovrano dell’evidenza, del cui valore dogmatico, lui è il primo assertore, di confrontarsi nella sua conferenza con ciò che è fuori ed oltre il pensiero suo del Pd e di Sacconi? La mia risposta è semplice: ciò che si vuole negare non ha diritto di esistere e se qualcosa non ha diritto di esistere va semplicemente ammazzato…cioè ignorato. E questo per la sanità non è bene.

Morale della favola: i nuovi contro riformatori non sono solo quelli che vogliono tornare indietro ma sono quelli che vogliono impedire agli altri di andare avanti.

Ivan Cavicchi

(fonte: quotidianosanita.it, clicca qui per vedere l’articolo)

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OBIETTIVO IPPOCRATE SULLA STAMPA NAZIONALE COME GLI COMPETE….(fonte L’Espresso)

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Vicenza, 09.06.2017 – Assemblea Obiettivo Ippocrate

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Iscrizione del Dr. Silvio Regis, segretario provinciale FIMMG Vicenza a Obiettivo Ippocrate

IMG_20160527_160623Ad ulteriore dimostrazione dello spirito di coesione che Obiettivo Ippocrate sta creando attorno a sè, registriamo l’iscrizione del Dr. Silvio Regis, segretario provinciale della FIMMG di Vicenza, che già da molto tempo assieme al Presidente dell’Ordine dei Medici di VIcenza Dr. Michele Valente, lavorano per la tutela del valore e della professionalità del medico e a difesa dei pazienti.

Avanti tutti assieme !!!

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Obiettivo Ippocrate partecipa al Care Film Festival a Monza il 21.10.2017

Obiettivo Ippocrate presenta al Care Film Festival oltre al filmato presentato in commissione Igiene e Sanità del Senato  che ha segnato l’esordio dell’associazione, un cortometraggio dal titolo “Come una rosa” basato su una storia vera con la collaborazione della stessa paziente e della sua famiglia.
Il filmato che ha ottenuto il patrocinio dell’ ULSS 8 Berica e dell’Ordine dei Medici di Vicenza, verrà presentato a metà settembre in conferenza stampa in Azienda, parteciperà al festival il 21.10 a Monza e verrà presentato a Novembre (il 10, da confermare) in un evento patrocinato dal Comune di Vicenza.

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Obiettivo Ippocrate invitato a Assemblea Regionale CIMO

In data 10.6.2016 Obiettivo Ippocrate ha partecipato su invito da parte del segretario Regionale CIMO Dr. Luigi Dal Sasso, all’assemblea regionale CIMO. Presentati  come esempio di compattamento della categoria medica, abbiamo nel corso dell’assemblea presentato una  relazione sulla nascita della nostra associazione, sottolineando lo spirito di coesione con cui stiamo coinvolgendo tutta la categoria medica ed i professionisti dell’area sanitaria.
Presenti il presidente Massimiliano Zaramella, il segretario Giampaolo Zambon, per il consiglio direttivo Loredana Bozzola ed il legale dell’associazione Avv. Alessia Gonzati. Nel corso dell’incontro l’Avv. Gonzati ha poi relazionato in merito agli emendamenti in discussione in commissione sanità ed al documento di Obiettivo Ippocrate consegnato nei giorni scorsi ai senatori. Poi ci si è confrontati, condividendo e concordando sulla linea favorevole della CIMO e di Obiettivo Ippocrate, alla  proposta di un bando regionale per la copertura assicurativa e tutela legale dei medici in previsione dell’incontro che ci sarà in Regione a fine mese.
Nel corso dell’incontro segnaliamo con enorme piacere l’intervento del Dr. Giovanni Leoni, Presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia, che ha preannunciato la sua iscrizione ad Obiettivo Ippocrate seguendo quanto già fatto dal Dr. Michele Valente Presidente Ordine dei Medici di Vicenza e dal Dr. Silvio Regis Segretario provinciale FIMMG Vicenza. Inoltre vi è stata la promessa da parte del Dr. Leoni di lavorare col Dr. Valente per l’allargamento e il coinvolgimento in Obiettivo Ippocrate degli altri Presidenti degli Ordini provinciali del Veneto nella consapevolezza condivisa che il Veneto possa essere Regione d’esempio a livello nazionale per lo spirito di coesione e compattezza di  tuttta la categoria in difesa della sanità e dei pazienti.

Giampaolo Zambon
Segretario Obiettivo Ippocrate

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Le linee guida della legge Gelli e l’isterismo delle società scientiche (fonte: quotidianosanita.it)

29 OTTGentile Direttore,
sono giorni di fremente attività per il mondo scientifico-sanitario italiano, o forse sarebbe meglio dire di isterismo delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, impegnate in modifiche volanti di statuti inadeguati, ed ad un reclutamento last-minute di nuovi iscritti con grandi offerte e super sconti per l’avvicinarsi del fatidico 8 novembre, termine ultimo entro il quale presentare domanda al Ministero della Salute per ottenere l’accreditamento a partorire le future  linee guida, fondamento della legge Gelli-Bianco sulla responsabilità professionale in ambito sanitario.
In questi ultimi mesi numerosissimi sono stati i consigli direttivi straordinari e le assemblee di soci convocati per adeguare gli statuti societari alle indicazioni del Decreto Ministeriale del 2 agosto 2017 denominato “Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie”.
E come non rimanere quasi divertiti dall’offerta improvvisa di alcune società scientifiche mediche d’iscrivere gratuitamente i medici specializzandi o di attirare medici specialisti under 40 con sconti degni delle migliori offerte natalizie; o dall’improvviso spirito di fratellanza e comunione di società scientifiche nel desiderio di convogliare a giuste nozze in federazioni e consociazioni, favorite peraltro dagli stessi chiarimenti ministeriali; o ancora dal tempismo che ha portato alla nascita di associazioni scientifiche di professioni sanitarie non mediche.
Purtroppo, come troppo spesso avviene nel mondo delle professioni sanitarie, si è più inclini ad adeguarsi in maniera quasi grottesca a situazioni palesemente scorrette ed inadeguate, piuttosto che attivarsi per correggere scelte ed invertireprospettive francamente inaccettabili, inutili se non dannose, ovvero per proporre alternative efficaci e fattibili.
Sono molti gli aspetti critici relativi ai requisiti richiesti per ottenere l’accreditamento alla stesura delle linee guida. Mi limito ad indicarne solo alcuni che ritengo non specificamente tecnici e quindi di facile comprensione ed oserei dire lampanti.Il valore quantitativo e geografico della credibilità scientifica: per l’accreditamento si richiede che  società ed associazioni possiedano una percentuale di rappresentanza (in questo caso non è importante il numero ma il concetto in sé ), ed una distribuzione sul territorio (inteso come numero di regioni o province autonome in cui siano presenti iscritti). Come se il valore di un articolo scientifico fosse dato dal numero di autori e da quante regioni essi provengano.
Questi requisiti quantitativi possono essere adeguati a determinare il peso di realtà di rappresentanza (Ordini, Collegi, Sindacati), ma ritengo che nessuna pertinenza dovrebbero avere con il sapere scientifico; come la medicina non è democratica (la verità non si misura con il numero like), così la qualità della scienza non può essere garantita dal numero di persone che ci si dedica, bensì dalla loro preparazione, dalle loro conoscenze, dalla loro intelligenza e da tante altre doti qualitative e non quantitative.La funzione di controllo assegnata alle Federazioni ed Associazioni professionali maggiormente rappresentative: la periodica verifica del mantenimento dei requisiti delle società accreditate viene demandato ad organi con caratteristiche di rappresentatività, senza alcuna connotazione scientifica, e quindi, senza che siano garantitele dovute competenze ed i necessari mezzi, indispensabili a valutare l’operato di realtà prettamente scientifiche.Il progetto a costo zero o più elegantemente isorisorse:nessuna spesa aggiuntiva per la finanza pubblica per la costituzione dell’elenco delle Società ed Associazioni accreditate e per la successiva produzione delle linee guida. Sappiamo tutti che una singola linea guida, correttamente prodotta, ha un costo di decine e decine di migliaia di euro. Chi sosterrà le spese? Forse le società scientifiche che naturalmente non hanno alcun conflitto di interesse e vivono solo delle quote degli associati?

Siamo veramente sicuri che questa sia la strada migliore che possiamo offrire per la tutela delle professioni sanitarie e a garanzia delle giuste cure per i cittadini?

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Obiettivo Ippocrate a Padova – Incontro con i Medici A.O., ULSS16, IOV – 28/06/2016

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Responsabilità professionale. Cambia il ruolo del Ctu nella legge Gelli-Bianco? (fonte:Quotidianosanita.it)

15 NOVGentile Direttore,
risale a pochi giorni fa la “Risoluzione in ordine ai criteri per la selezione dei consulenti nei procedimenti per la responsabilità sanitaria” adottata dal Consiglio Superiore della Magistratura – in accoglimento di quanto proposto dalla VII Commissione – e che si pone l’importante obiettivo di uniformare le tempistiche e le modalità di revisione degli albi dei consulenti tecnici dettando un protocollo comune per tutti i Tribunali.L’auspicabile accoglimento e realizzazione di quanto sollecitato dal CSM rappresenterebbe un passo avanti nel corretto inquadramento della responsabilità professionale in ambito sanitario di importanza epocale, dando finalmente, almeno in questo ambito, una forma compiuta alla Legge 24/2017 (Legge Gelli/Bianco), più dei tanti decreti attuativi che stanno vedendo la luce in ordine sparso e con indicazioni spesso di difficile applicazione, salvo poi venire rimodulati, se non smentiti, da note ministeriali (vedi l’accreditamento delle Società Scientifiche per le nuove linee guida, tanto per fare un esempio).

Nei procedimenti giudiziari – sia civili che penali – aventi ad oggetto la responsabilità professionale sanitaria la Consulenza Tecnica d’Ufficio ha difatti sempre avuto un ruolo fondamentale quale strumento probatorio. Tanto che i Giudici, nell’emettere le sentenze, sovente assumono gli esiti della perizia tecnica a fondamento del proprio giudicato.

L’art. 15 della Legge 24/2017 interviene ora nella disciplina della nomina del consulente tecnico d’ufficio dettando regole comuni al procedimento civile e a quello penale.

Il comma 1 dell’art. 15 prevede in particolare che la consulenza tecnica d’ufficio sia sempre collegiale, essendo demandata ad “un medico specializzato in medicina legale e a uno o piu’ specialisti nella disciplina che abbiano specifica e pratica conoscenza di quanto oggetto del procedimento”.

Sempre il comma 1 dispone quindi che la scelta dei componenti del singolo collegio peritale debba avvenire “tra gli iscritti negli albi di cui ai commi 2 e 3” (ovvero negli albi tenuti dai singoli Tribunali) “in cui devono essere indicate e documentate le specializzazioni degli iscritti esperti in medicina”. Albi che il comma 3 dell’art. 15 dispone debbano essere aggiornati ogni 5 anni e che, in sede di revisione, ai sensi del comma 2 “devono indicare l’esperienza professionale maturata dai singoli esperti, con particolare riferimento al numero e alla tipologia degli incarichi conferiti e di quelli revocati”.

Già da una prima lettura della norma emerge come l’art. 15 rischi, purtroppo, di rimanere “lettera morta”. Ovvero di creare un sistema più confuso e meno garantista del precedente.

Il legislatore non ha difatti né disciplinato le procedure di formazione dei nuovi elenchi contenenti i nominativi e le specialità dei singoli consulenti d’ufficio, né stabilito i termini entro i quali detti elenchi debbano essere formati, lasciando quindi alla discrezionalità dei singoli Tribunali la determinazione di tempi e modalità mediante i quali uniformarsi alla nuova normativa.

La prassi attualmente adottata dai Tribunali civili infatti – con l’eccezione di rari casi di virtuosità – è quella di procedere ancora alla nomina dei consulenti tecnici sulla base dei vecchi elenchi, spesso formati da ogni singolo Giudice Istruttore sulla base di un numero ristretto di medici legali di propria fiducia.

Non solo.

Prassi estremamente diffusa presso i Tribunali civili è inoltre quella di procedere ancora alla nomina di un singolo perito, incaricando il Collegio (pur reso obbligatorio dal comma 1 dell’art. 15), solo a fronte dell’eventuale richiesta formulata dal nominato CTU; al consulente tecnico viene pertanto lasciata facoltà di decidere se farsi assistere o meno, nell’espletamento delle operazioni peritali, da un esperto in materia.

Deve essere peraltro precisato che, fino al momento in cui non saranno predisposti gli elenchi di cui ai commi 2 e 3, i Giudici saranno ovviamente sprovvisti degli strumenti necessari per procedere alla nomina dei singoli esperti in materia.

La nuova disciplina dettata dall’art. 15 si presenta quindi, alla stregua di altre innovazioni introdotte dalla Legge 24/2017, come una riforma nata con buoni propositi, ma elaborata dal legislatore con carenze e criticità.

Emerge difatti, in tutta chiarezza, come il sistema delineato dall’art. 15 abbia purtroppo creato difficoltà e disparità applicative tra i singoli Tribunali date ad esempio dal fatto che:
– in assenza di termini, alcuni Tribunali si uniformeranno prima di altri alla nuova normativa;

– in attesa della predisposizione degli elenchi degli esperti nelle discipline specialistiche ogni Tribunale (ovvero ogni Giudice Istruttore) deciderà come ovviare alla carenza dei nominativi, continuando ad esempio ad incaricare un solo consulente (il medico legale), ovvero scegliendo lo specialista sulla base delle indicazioni del nominato consulente o, ancora, selezionandolo sulla base di altre fonti conoscitive;

– in assenza di disposizioni normative di dettaglio, ogni Tribunale adotterà sistemi e modalità applicativi diversi per la predisposizione degli elenchi nonché per la specifica individuazione degli “esperti delle discipline specialistiche riferite a tutte le professioni sanitarie” menzionati al comma 3;

– in assenza di disposizioni normative chiare e specifiche, infine, ogni Tribunale (ovvero ogni singolo Giudice Istruttore) potrà diversamente identificare le “adeguate e comprovate competenze nell’ambito della conciliazione acquisite anche mediante specifici percorsi formativi” richieste per la nomina dei consulenti d’ufficio nei procedimenti di cui all’art. 696 bis c.p.c..

Le difficoltà e differenze applicative sopra menzionate si accompagnano a non pochi dubbi interpretativi.

Nel silenzio della Legge si sono ad esempio già ravvisate interpretazioni giurisprudenziali discordanti in merito all’applicabilità dell’art. 15 ai soli procedimenti incardinati successivamente all’entrata in vigore della Legge 24/2017 ovvero anche ai procedimenti, seppur già iscritti a ruolo, nei quali non si è ancora provveduto alla nomina del CTU.

Viene da chiedersi, quindi, se in materia di nomina dei consulenti tecnici d’ufficio la Legge 24/2017 abbia effettivamente migliorato il sistema preesistente realizzando gli obiettivi e le finalità prefissate dal legislatore.

Certamente fino al momento in cui la nuova normativa non sarà entrata “a regime” in molti Tribunali, pur nella vigenza della Legge 24/2017, continuerà ad applicarsi la precedente normativa.

Altrettanto certamente, purtroppo, in assenza di adeguati correttivi quali indicati nella citata Risoluzione adottata dal CSM, pur raggiunto (non si sa quando) il pieno adeguamento all’art. 15 da parte di tutti i Tribunali, persisteranno nella realtà differenze applicative tra i singoli Fori. Con buona pace del principio di equità.

Alessia Gonzati
Legale Obiettivo Ippocrate

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Medici della ULSS5 incontrano Obiettivo Ippocrate – 30/06/2016

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(senza titolo)

Vicenza 5/01/2018

 

COMUNICATO STAMPA

“La società dei Diritti, che la nostra associazione di Cittadini Attivi prova quotidianamente a tutelare, non potrà dare una buona rappresentazione di sé, se non saprà ricordare il tempo dei Doveri di tutte le componenti della convivenza civica.

Le Istituzioni hanno la responsabilità maggiore di affermare e difendere i diritti acquisiti ricordando che quei diritti sono il risultato di lotte politiche e di garanzia della tenuta del sistema democratico.

Nel contesto della tutela dei Diritti va collocata la morte di una giovane donna di 45 anni deceduta all’Ospedale San Bortolo di Vicenza dopo i primi soccorsi all’Ospedale di Santorso perché ha fatto emergere un dato che non può essere trascurato, perché ormai ricorrente.

La ricerca della responsabilità clinica, giustamente richiesta dai familiari, non può essere la misura che dà ragione a chi ritiene che se un danno è stato provocato ad un cittadino in ambito sanitario, debba necessariamente essere imputabile al medico o all’infermiere di turno verificando l’applicazione delle procedure protocollari e delle linee guida.

Le situazioni non previste non sono imputabili solo a negligenza o imperizia degli operatori ed è necessario, ogni volta, fermarsi ad “ascoltare prima di imputare”.

I medici e i professionisti dell’associazione “Obiettivo Ippocrate”, hanno dichiarato pubblicamente che “si assumono la responsabilità delle loro scelte e vanno oltre le linee guida” salvando così la vita di molti malati. Si comportano come medici autenticamente ancorati al loro giuramento professionale e sono disposti a rischiare soluzioni non lineari di fronte a situazioni che in scienza e coscienza superano i vincoli protocollari.

Riteniamo che così si difendono i Diritti dei Cittadini e si compie il proprio Dovere di medici e di professionisti della salute. Tutto il resto è un rimestare attorno a situazioni che vanno rispettate per la loro rilevanza emotiva e sociale.

Bisogna rifuggire dall’idea onnipotente e ipertecnologica.

Se ben usata la tecnologia apporta benefici mentre se abusata e caricata di attese miracolistiche genera malcontento e disaffezione da chi si aspetta risposte risolutive nel breve tempo e con la certezza di uscirne sempre in buono stato.

Le Istituzioni, i medici, gli amministratori e i cittadini, dobbiamo tutti abituarci a percepire i servizi offerti dal Servizio Sanitario Pubblico e Privato, come una concreta possibilità di contrasto alla malattia e al malessere ma non come la soluzione definitiva ai nostri mali.

La Regione Veneto ha compiuto importanti scelte organizzative negli ultimi due anni e il livello di competenze cliniche dei professionisti è cresciuto. Siamo ancora lontani dalla capacità di favorire un’alleanza terapeutica con i malati e i loro familiari per realizzare una relazione terapeutica improntata all’Ospitalità e va dato atto al Presidente Zaia di essere stato attento e vigile sui temi della salute ma il passo successivo dovrà essere la integrazione delle competenze cliniche con la capacità relazionali degli operatori.

La salute non è un Diritto ma un bene che va preservato sul piano individuale, attraverso comportamenti virtuosi e il riconoscimento del limite.  Le cure invece sono un Diritto che va garantito a tutti i Cittadini!

“Non si muore perché ci si ammala, si muore perché siamo mortali”. Dovremo ricordarlo più spesso, auspicando nel frattempo che cresca il desiderio di fare crescere una coscienza civica dei diritti e dei doveri senza il bisogno di reclamare successi o primati che in Sanità hanno scarso valore se non sono coniugati alla responsabilità di tutti gli attori che concorrono al benessere della Comunità”.

 

Giuseppe Cicciù – Segretario Regionale di Cittadinanzattiva del Veneto

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Iscrizione ad Obiettivo Ippocrate del Dr. Giovanni Leoni, Presidente dell’Ordine dei Medici Venezia

Dr. Leoni

Dopo la promessa fattaci è con immenso piacere che segnaliamo l’iscrizione del Dr. Giovanni Leoni, Presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia a Obiettivo Ippocrate.
Continua il compattamento della categoria medica su Obiettivo Ippocrate a dimostrazione del lavoro, delle ragioni e della serietà d’intenti che ci caratterizza.
Tutti assieme ….avanti !

 

 

 

 

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