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Art. 3 Legge Balduzzi

Art. 3
Responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitarie

  1. Fermo restando il disposto dell’articolo 2236 del codice civile, nell’accertamento della colpa lieve nell’attività dell’esercente le professioni sanitarie il giudice, ai sensi dell’articolo 1176 del codice civile, tiene conto in particolare dell’osservanza, nel caso concreto, delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.
  2. Con decreto del Presidente della Repubblica, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della salute, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze, sentite l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (ANIA), le Federazioni nazionali degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative delle categorie professionali interessate, anche in attuazione dell’articolo 3, comma 5, lettera e), del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, al fine di agevolare l’accesso alla copertura assicurativa agli esercenti le professioni sanitarie, sono disciplinati le procedure e i requisiti minimi e uniformi per l’idoneità dei relativi contratti, in conformità ai seguenti criteri:
    1. determinare i casi nei quali, sulla base di definite categorie di rischio professionale, prevedere l’obbligo, in capo ad un fondo appositamente costituito, di garantire idonea copertura assicurativa agli esercenti le professioni sanitarie. Il fondo viene finanziato dal contributo dei professionisti che ne facciano espressa richiesta e da un ulteriore contributo a carico delle imprese autorizzate all’esercizio dell’assicurazione per danni derivanti dall’attività medico-professionale, determinato in misura percentuale ai premi incassati nel precedente esercizio, comunque non superiore al 4 per cento del premio stesso, con provvedimento adottato dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della salute e il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Federazioni nazionali degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie;
    2. determinare il soggetto gestore del Fondo di cui alla lettera a)  e le sue competenze senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica;
    3. prevedere che i contratti di assicurazione debbano essere stipulati anche in base a condizioni che dispongano alla scadenza la variazione in aumento o in diminuzione del premio in relazione al verificarsi o meno di sinistri e subordinare comunque la disdetta della polizza alla reiterazione di una condotta colposa da parte del sanitario.
  3. Il danno biologico conseguente all’attività dell’esercente della professione sanitaria è risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, eventualmente integrate con la procedura di cui al comma 1 del predetto articolo 138 e sulla base dei criteri di cui ai citati articoli, per tener conto delle fattispecie da esse non previste, afferenti all’attività di cui al presente articolo.
  4. Per i contenuti e le procedure inerenti ai contratti assicurativi per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale resa nell’ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto di convenzione, il decreto di cui al comma 2 viene adottato sentita altresì la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Resta comunque esclusa a carico degli enti del Servizio sanitario nazionale ogni copertura assicurativa della responsabilità civile ulteriore rispetto a quella prevista, per il relativo personale, dalla normativa contrattuale vigente.
  5. Gli albi dei consulenti tecnici d’ufficio di cui all’articolo 13 del regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, recante disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, devono essere aggiornati con cadenza almeno quinquennale, al fine di garantire, oltre a quella medico legale, una idonea e qualificata rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche dell’area sanitaria, anche con il coinvolgimento delle società scientifiche.
  6. Dall’applicazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

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Tutela assicurativa per i professionisti sanitari. Da proposta Veneto possibili sviluppi positivi (Quotidianosanita.it)

30 agosto 2016,

La disponibilità di una polizza che assicuri adeguatamente tutti i possibili rischi, garantendo serenità nell’esercizio della professione, è effettivamente strumento di deterrenza rispetto ai fenomeni di medicina difensiva. Se diffusamente accolta, potrebbe risultare idonea ad evitare, da un lato, “costi impropri a carico del Ssr” e, dall’altro, “gravi malfunzionamenti”, ponendosi dunque a tutela della qualità delle prestazioni erogate al cittadino.

Abbiamo proposto più volte, in alcuni contributi pubblicati in questo Quotidiano Sanità (18 gennaio 2016; 25 gennaio 2016; 14 febbraio 2016), le nostre riflessioni sul tema della rivalsa per colpa grave, con particolare riferimento ai disposti contemplati, in materia, nel d.d.l. 2224, noto con il nome del suo relatore alla Camera, on. Federico Gelli. Il comma 3 dell’art. 10 del testo approvato dalla Camera stessa ed ora all’esame del Senato contempla che “Al fine di garantire efficacia all’azione di rivalsa di cui all’articolo 9, ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in aziende del Servizio sanitario nazionale, in strutture o in enti privati provvede alla stipula, con oneri a proprio carico, di un’adeguata polizza di assicurazione.”
La facoltà di assicurarsi sussiste a prescindere dall’obbligo che eventualmente scaturirà dalla definitiva approvazione del d.d.l. 2224. Che per il professionista sanitario sia opportuno avvalersi di un’assicurazione per il rischio della rivalsa è oggi evidente, perché il regime di autoritenzione, che varie Regioni hanno adottato, potrà instaurare prassi per cui il ricorso alla rivalsa diventerà più frequente rispetto al passato, quando la materia rivestiva interesse solo relativamente alle franchigie dei contratti di assicurazione ed ai periodi di scopertura assicurativa, che si verificavano, per esempio, in caso di mancata partecipazione delle compagnie assicuratrici alle gare pubbliche indette dalle aziende sanitarie. Occorre anche ricordare che non esiste una definizione di legge di colpa grave: ne consegue la possibilità di un’ampia estensione interpretativa della locuzione nella sua applicazione pratica, e conseguentemente di un incremento delle azioni di rivalsa da parte dei titolari dell’obbligo. Va altresì considerata la opportunità di una assicurazione per la responsabilità civile e le spese legali e di consulenza di parte anche in ambito penale. Non di rado, infatti, il paziente che ritiene di aver subito un danno o i suoi familiari intraprendono un’iniziativa volta al riconoscimento della responsabilità penale del professionista per svariate ragioni, sulle quali non intendiamo trattenerci in questa sede, se non per ricordarne una, che è la seguente. Il pubblico ministero, per far luce nella vicenda denunciata, designa abitualmente un consulente tecnico che ha il compito di ricostruire la vicenda clinica e di individuare eventuali profili di responsabilità. Si tratta di un’evenienza che consente alla parte offesa di ottenere una valutazione tecnica senza sobbarcarsi l’onere della prestazione di un proprio consulente, dal momento che, come noto, le spese di giustizia connesse all’attività del consulente del pubblico ministero sono a carico dello Stato. Quando la consulenza tecnica del pubblico ministero ravvisi elementi di criticità nella condotta dei professionisti, a prescindere dalla rilevanza causale che tale criticità possa assumere nel contesto della valutazione della responsabilità in ambito penale, la parte offesa si trova a disporre di una relazione utile al fine di ottenere il risarcimento per i noti diversi criteri ai verifica della causalità in ambito civile. Il medico che riceva l’avviso di garanzia, invece, si avvale di un legale e di un proprio consulente tecnico, dovendosi farsi carico dei relativi onorari e spese. Ora la giunta della Regione Veneto affronta la questione – del singolo professionista chiamato ad assicurarsi per il rischio della rivalsa da colpa grave e per tutti gli altri possibili rischi – in una delibera, foriera di sviluppi prevedibilmente di notevole interesse. Si tratta della delibera n. 1171 del 19 luglio 2016 (BUR n. 75 del 5 agosto 2016), avente un triplice oggetto, sull’ultimo dei quali – senza nulla togliere all’importanza degli altri due – intendiamo esclusivamente soffermarci in questa nota; si tratta dell’ “Affidamento al Centro Regionale per gli Acquisti in Sanità (CRAS) di ricerca di mercato per il reperimento di polizza assicurativa per il personale SSR”. Testualmente, il punto 2 della delibera in discussione stabilisce di incaricare il Coordinamento Regionale per gli Acquisti in Sanità (CRAS), supportato dal broker regionale, di procedere, entro la data del 30.11.2016, all’espletamento della ricerca di mercato, nelle modalità ritenute più idonee, per il reperimento di una copertura assicurativa, su base volontaria- principalmente in favore della dirigenza medico-veterinaria, della dirigenza sanitaria non medica e delle professioni sanitarie del comparato, a qualsiasi titolo operante presso le Aziende sanitarie e ospedaliere, medici specializzandi compresi – per colpa grave, con spese interamente a carico dei sottoscrittori che, compatibilmente con le procedure in uso nell’attuale modello gestionale, possa contemplare:

• la copertura per le richieste risarcimento sia da parte di soggetti terzi (RCT) che per le richieste derivanti da ascrizione di colpa grave, da qualsiasi fonte acclarata, giudiziale e stragiudiziale (es transazioni, conciliazioni, sentenze civili, processi penali, procedimenti di rivalsa, sentenze della Corte dei Conti)
• la copertura delle spese legali e peritali connesse ai procedimenti di cui al punto precedente
• una idonea retroattività e ultrattività contrattuale”.

Con questo decreto, la giunta della Regione Veneto promuove dunque una ricerca di mercato finalizzata al reperimento di una copertura assicurativa, su base volontaria, per il personale del SSR, che contempli le coperture riportate nel precedente elenco. Inoltre, il punto 3 della delibera procede ad “incaricare il Direttore della Sezione Controlli Governo e Personale SSR di provvedere con decreto alla istituzione del gruppo tecnico di supporto per la stesura del capitolato tecnico che veda rappresentate anche le OO.SS. tramite legali, esperti del settore assicurativo e di diritto del lavoro”.
Questo gruppo tecnico è chiamato pertanto ad articolare in concreto e ad approfondire nel dettaglio i principi generali enunciati nella delibera di giunta.

Le premesse della delibera
Nelle ampie premesse, che sono parte integrante della delibera (come indicato nel punto 1 della delibera stessa), l’Assessore alla sanità:

I) illustra alcuni aspetti fondamentali del modello regionale di ritenzione del rischio;

II) pone in risalto il valore delle politiche di gestione del rischio per conseguire la massima compressione della fascia di errore;

III) chiarisce i riferimenti normativi pertinenti ai profili assicurativi:

– legge n. 244/2007 (finanziaria 2008), art 3, comma 59: “È nullo il contratto di assicurazione con il quale un ente pubblico assicuri propri amministratori per i rischi derivanti dall’espletamento dei compiti istituzionali connessi con la carica e riguardanti la responsabilità per danni cagionati allo Stato o ad enti pubblici e la responsabilità contabile. …”;

– d.l. n. 90/2014 convertito con modificazioni dalla legge n. 114/2014, art. 27, comma 1 bis: “A ciascuna azienda del Servizio sanitario nazionale (SSN), a ciascuna struttura o ente privato operante in regime autonomo o accreditato con il SSN e a ciascuna struttura o ente che, a qualunque titolo, renda prestazioni sanitarie a favore di terzi è fatto obbligo di dotarsi di copertura assicurativa o di altre analoghe misure per la responsabilità civile verso terzi (RCT) e per la responsabilità civile verso prestatori d’opera (RCO), a tutela dei pazienti e del personale. …”;

– C.C.N.L., area della dirigenza medica e veterinaria del Servizio sanitario nazionale, parte normativa, quadriennio 2002/2005, art. 21: “le aziende garantiscono una adeguata copertura assicurativa della responsabilità civile di tutti i dirigenti della presente area, ivi comprese le spese di giudizio ai sensi dell’art. 25 del CCNL dell’8 giugno 2000 per le eventuali conseguenze derivanti da azioni giudiziarie dei terzi, relativamente alla loro attività, ivi compresa la libera professione intramuraria, senza diritto di rivalsa, salvo le ipotesi di dolo o colpa grave”;

– “le disposizioni, anche contrattuali, relative ai dipendenti esercenti le professioni sanitarie”, non meglio specificate nelle premesse, ma identificabili con il C.C.N.L. Comparto Sanità 20 settembre 2001 (integrativo del C.C.N.L. 7 aprile 1999), art. 25: “Le aziende assumono tutte le iniziative necessarie per garantire la copertura assicurativa della responsabilità civile dei dipendenti, ivi comprese le spese di giudizio ai sensi dell’art. 26, per le eventuali conseguenze derivanti da azioni giudiziarie dei terzi, relativamente allo loro attività senza diritto di rivalsa, salvo le ipotesi di dolo o colpa grave”; nonché art. 26: “L’Azienda, nella tutela dei propri diritti ed interessi, ove si verifichi l’apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti del dipendente per fatti o atti connessi all’espletamento del servizio ed all’adempimento dei compiti di ufficio, assume a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interesse, ogni onere di difesa fin dall’apertura del procedimento e per tutti i gradi di giudizio, facendo assistere il dipendente da un legale, previa comunicazione all’interessato per il relativo assenso”;

IV) riferisce le eventualità – alternative o cumulative – che il danneggiato possa rivolgersi al professionista sanitario o al datore di lavoro per chiedere il risarcimento, o promuovere azioni penali (“che appaiono spesso strumentalmente orientate alla mera richiesta di danno”);

V) enuncia il nodo logico del provvedimento: “al solo fine di poter esercitare con effettivo frutto le prerogative e obblighi a procedere che la normativa assegna all’Amministrazione in caso di acclarata responsabilità del proprio dipendente per colpa grave, si reputa opportuno prendere in considerazione alcuni aspetti relativi alla possibile ricerca di copertura del personale che possono riverberarsi positivamente anche verso il datore di lavoro pubblico”;

VI) esplicita la linea interpretativa e pratico-applicativa per cui: “il criterio teorico di distinzione tra colpa lieve e colpa grave per la responsabilità fra Azienda e medico non trova, nella pratica, una facile applicazione, di talché il pagamento di danni da sinistri per prestazioni sanitarie risarciti con risorse economiche pubbliche, comporta come ricordato dalla DGRV n 1020/2011, la segnalazione obbligatoria alla Corte dei Conti”; menziona, fra le possibili ulteriori eventualità, che “la Procura contabile … potrebbe richiedere al dipendente ritenuto responsabile (medico o esercitante professione sanitaria) di rifondere la somma risarcita, ferma l’applicazione dell’azione di riduzione, cioè la valutazione dell’insieme degli elementi che hanno cagionato il verificarsi dell’evento per la definizione dell’effettivo quantum da versare alla P.A.”;

VII) ricorda l’audizione delle organizzazioni sindacali, previamente avvenuta;

VIII) dichiara che la delibera è “in ossequio al principio di leale collaborazione con i propri dipendenti”;

IX) formula l’”auspicio”, che attraverso la copertura assicurativa per colpa grave in favore del personale medico o esercente professioni sanitarie “si possa:
– porre in essere concreti strumenti di deterrenza sia rispetto al fenomeno della c.d. «medicina difensiva», che, se praticata dal personale SSR,, può condurre nel medio periodo a gravi malfunzionamenti e costi impropri a carico del sistema sanitario regionale che verso la c.d. «medicina astensionistica»;
– essere ancora più aderente alle indicazioni sul punto contenute nella contrattazione collettiva;
– garantire, coerentemente con il modello di gestione dei sinistri in vigore, una migliore qualità ai contributi tecnici da parte del soggetto asseritamente responsabile;
– assicurare un effettivo recupero della quota di pagamenti per danni avvenuti a causa di colpa grave, con concreti benefici sui bilanci delle Aziende Sanitarie”.

Alcuni punti del precedente elenco meritano una specifica riflessione.
Abbiamo definito quanto enunciato in V) il “nodo logico” del provvedimento. L’obiettivo finale cui, muovendo da questa delibera, tende la giunta della Regione Veneto è una polizza, di contenuto affidabile, stipulata in base alle indicazioni del capitolato tecnico, che permetta all’amministrazione di procedere, in caso di acclarata responsabilità per colpa grave del proprio dipendente, alla rivalsa nei confronti dello stesso, adeguatamente coperto sotto il profilo assicurativo. In sostanza, si prospetta la volontà dell’amministrazione di entrare nel merito della congruità delle condizioni di polizza, svolgendo un ruolo di calmiere – anche se non è mai espressamente citato – a fronte di richieste di premi eccessivamente onerosi e, più in generale, un ruolo di “garante” nella contrattazione tra professionisti e compagnia di assicurazione che, qualora gestita dal singolo professionista, esporrebbe quest’ultimo a confrontarsi nel mercato assicurativo in una situazione di debolezza. In questo contesto va vista la dichiarazione, riportata in VIII), del riconoscimento del “principio di leale collaborazione con i propri dipendenti”, nella duplice prospettiva di tutelarli nei confronti delle compagnie in punto sia di entità del premio, sia di congruità delle condizioni di polizza. Le premesse in analisi sono focalizzate sul tema della colpa grave e della connessa rivalsa. La casistica pratica, che presenta problemi non limitati a questo tema, è tratteggiata nel punto IV), in termini piuttosto sintetici ancorché precisi e completi. Un maggior dettaglio esplicativo, circa le proteiformi caratteristiche della possibile casistica giudiziale e stragiudiziale, sarebbe stato opportuno per chiarire nella sua globalità il contenuto della delibera, che riguarda non solo la colpa grave, ma i vari rischi riconducibili alle variegate situazioni, che possono vedere il professionista sanitario coinvolto dal punto di vista penale e/o da quello civile, in quest’ultimo caso da solo o congiuntamente al datore di lavoro-azienda sanitaria. Su quanto indicato in IX), che costituisce l’obiettivo generale della delibera, ci soffermeremo poco oltre, nelle nostre Conclusioni.

Il disposto della delibera
In primo luogo, la delibera promuove una ricerca di mercato finalizzata al reperimento di una copertura assicurativa, su base volontaria, per il personale del SSR, in riferimento alle tre condizioni già menzionate nel paragrafo introduttivo, ossia:
• la copertura per le richieste risarcimento sia da parte di soggetti terzi (RCT) che per le richieste derivanti da ascrizione di colpa grave, da qualsiasi fonte acclarata, giudiziale e stragiudiziale (es transazioni, conciliazioni, sentenze civili, processi penali, procedimenti di rivalsa, sentenze della Corte dei Conti);
• la copertura delle spese legali e peritali connesse ai procedimenti di cui al punto precedente;
• una idonea retroattività e ultrattività contrattuale.

Il primo punto riguarda la copertura assicurativa per due tipi di richieste; cioè: 1) sia di risarcimento per responsabilità civile del professionista provenienti da parte di soggetti terzi, 2) sia di rivalsa derivanti da ascrizione di colpa grave. In altre parole, questa copertura assicurativa riguarda due delle possibili eventualità, indicate nelle premesse della delibera e riportate nel precedente punto IV), sopra commentato.
Il secondo punto prevede la copertura delle spese legali e peritali connesse ai procedimenti di cui al punto precedente, anche in caso di difesa tecnica necessaria per far fronte ad azioni penali. È pacifico che il riferimento è agli onorari dell’avvocato difensore e del consulente tecnico di parte, incontrate in una o più delle fasi – giudiziale e stragiudiziale – menzionate nelle premesse della delibera e così esemplificate: transazioni, conciliazioni, sentenze civili, processi penali, procedimenti di rivalsa, sentenze della Corte dei Conti.
Il terzo punto concerne l’idonea retroattività e ultrattività contrattuale: si tratta di aspetto che dovrà essere particolarmente curato nel contratto, poiché la nostra esperienza ci pone di continuo di fronte a casi scaturenti da richieste di risarcimento per danni, c.d. lungo latenti, per i quali è concreto il rischio, per il professionista, di trovarsi esposto personalmente, in carenza di copertura derivante da contratti “standard”.

In secondo luogo la delibera istituisce un gruppo tecnico di supporto per la stesura del capitolato tecnico “che veda rappresentate anche le OO.SS. tramite legali, esperti del settore assicurativo e di diritto del lavoro”. Concordiamo sull’opportunità di dar voce alle organizzazioni sindacali dei professionisti e sulla necessità di individuare legali esperti che, a nostro avviso, dovranno essere non solo competenti nei settori indicati, ma anche forniti di particolare conoscenza delle problematiche assicurative attinenti la responsabilità sanitaria, per le peculiarità e l’assoluta specificità della materia.

Conclusioni
La tutela assicurativa per i professionisti sanitari, così come propugnata dalla giunta della Regione Veneto è suscettibile di sviluppi positivi. Questi possibili sviluppi sono già tratteggiati – come di auspicata realizzazione – nelle premesse della delibera in commento e meritano una puntualizzazione.
Si tratta di tre obiettivi, da noi riportati nel precedente punto IX), che riguardano diversi destinatari: i medici ed i professionisti sanitari, i pazienti, le amministrazioni.
La disponibilità di una polizza, strutturata secondo le caratteristiche di copertura riportate nella delibera di giunta della Regione Veneto, che assicuri adeguatamente tutti i possibili rischi, garantendo serenità nell’esercizio della professione, è effettivamente strumento di deterrenza rispetto ai fenomeni delle c.d. «medicina difensiva» e «medicina astensionistica». Se diffusamente accolta, siffatta polizza può dunque risultare idonea ad evitare, da un lato, “costi impropri a carico del sistema sanitario regionale” e, dall’altro, “gravi malfunzionamenti”, ponendosi dunque a tutela della qualità delle prestazioni erogate al cittadino. La polizza è pertanto strumento che si rivolge ai professionisti sanitari e che tutela anche e soprattutto il cittadino.
La proposta di una siffatta polizza è concreta manifestazione della leale collaborazione con i dipendenti, risultando così aderente alle indicazioni ed allo spirito della contrattazione collettiva. Infatti, assicura un effettivo recupero della quota di pagamenti per danni avvenuti a causa di colpa grave, con reali benefici sui bilanci delle aziende sanitarie.

Daniele Rodriguez , Anna Aprile
Professori di Medicina legale nell’Università degli Studi di Padova 

(fonte quotidianosanita.it, link all’articolo: CLICCA QUI )

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Art 21 CCNL medici

Art. 21

Copertura assicurativa

  1. Le aziende garantiscono una adeguata copertura assicurativa della responsabilità civile di tutti i dirigenti della presente area, ivi comprese le spese di giudizio ai sensi dell’art. 25 del CCNL dell’ 8 giugno 2000 per le eventuali conseguenze derivanti da azioni giudiziarie dei terzi, relativamente alla loro attività, ivi compresa la libera professione intramuraria, senza diritto di rivalsa, salvo le ipotesi di dolo o colpa grave.
  2. Le aziende ed enti provvedono alla copertura degli oneri di cui al comma 1 con le risorse destinate a tal fine nei bilanci, incrementate con la trattenuta di misura pro-capite da un minimo di € 26,00 mensili (già previsti dall’art. 24, comma 3 del CCNL dell’8 giugno 2000) ad un massimo di € 50,00, posta a carico di ciascun dirigente per la copertura di ulteriori rischi non coperti dalla polizza generale. La trattenuta decorre dall’entrata in vigore della polizza con la quale viene estesa al dirigente la copertura assicurativa citata.
  3. Le aziende ed enti informano i soggetti di cui all’art. 10 del CCNL 8 giugno 2000 di quanto stabilito ai sensi del comma 2.
  4. Sono fatte salve eventuali iniziative regionali per la copertura assicurativa attuate anche sulla base delle risultanze della Commissione istituita ai sensi dell’ex art. 24 del CCNL 8 giugno 2000.
  5. Le aziende attivano sistemi e strutture per la gestione dei rischi, anche tramite sistemi di valutazione e certificazione della qualità, volti a fornire strumenti organizzativi e tecnici adeguati per una corretta valutazione delle modalità di lavoro da parte dei professionisti nell’ottica di diminuire le potenzialità di errore e, quindi, di responsabilità professionale nonché di ridurre la complessiva sinistrosità delle strutture sanitarie, consentendo anche un più agevole confronto con il mercato assicurativo. Al fine di favorire tali processi le aziende ed enti informano le organizzazioni sindacali di cui all’art. 9 del CCNL dell’8 giugno 2000.
  6. Sono disapplicati i commi da 1 a 4 dell’art. 24 del CCNL 8 giugno 2000.

NOTA ESPLICATIVA DELL’ART. 21
Le parti, a titolo di interpretazione autentica, chiariscono che l’espressione “ulteriori rischi” del comma 2 può significare tanto la copertura da parte del dirigente – mediante gli oneri a suo carico – di ulteriori rischi professionali derivanti dalla specifica attività svolta quanto la copertura dal rischio dell’azione di rivalsa da parte dell’azienda o ente in caso di accertamento di responsabilità per colpa grave.

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Ddl Gelli. Una voce fuori dal coro (Quotidianosanita.it)

07 NOVGentile Direttore,
sarò, se lei mi permetterà, la solita voce fuori dal coro rispetto alle lodi sperticate che sta ricevendo il ddl Gelli. Mi perdonerà il giurista Luca Benci che leggo sempre con interesse,se non sarò forbita nel linguaggio forense e mi scuserà il “Maestro” Dr. Cavicchi se utilizzerò termini tecnico-amministrativi non consoni, ma sono solo un umile chirurgo ortopedico che ritiene il ddl Gelli un “buco nell’acqua”!
Ancora una volta, assisto impotente ad una proposta di legge che mi lascia molto perplessa e basita, in quanto, a mio modesto avviso non risolve, anzi aumenterà le problematiche che incontro ogni giorno nella pratica sanitaria; tantomeno assicurerà serenità alla mia categoria.
Si nota subito che questo ddl è stato “pensato e redatto” da persone che non credo abbiamo mai avuto modo di approcciarsi con un paziente, o quantomeno abbiano avuto mai “un incontro ravvicinato di terzo tipo” con un qualsiasi malato, almeno in tempi recenti (ogni riferimento al relatore Gelli, Specialista in sanità pubblica, nonché Direttore Sanitario è puramente casuale)!
Ritengo che questo ddl non sia migliorativo, ma anzi esporrà la mia categoria, ad ulteriori difficoltà, ad ulteriori fardelli burocratici, aumentando inesorabilmente la conflittualità medico/paziente ed innescando una esplosione di costi assicurativi che graveranno sulla collettività.
La Responsabilità sanitaria diventerà il nuovo Eldorado della conflittualità medico-paziente avvantaggiando solo le lobbies assicurative, il cui silenzio, a tutt’oggi, è quantomeno assordante.
Al di là delle buone (?) intenzioni dei relatori il ddl persegue non l’obiettivo riparatore del risarcimento da danno, ma sembra favorire l’obiettivo punitivo, ponendo al centro della responsabilità sanitaria il singolo medico, schiacciato fra l’incudine della magistratura/avvocati ed il martello della Azienda Ospedaliera pubblica-privata accreditata/impresa assicuratrice.
Il medico verrà trascinato in giudizio in ogni caso, sia in caso di azione diretta nei confronti dell’assicurazione da parte del paziente danneggiato, in quanto il medico è parte necessaria ( art. 12,comma 1),sia che venga citata la struttura,in quanto il medico è obbligato a partecipare,in quanto parte attiva del procedimento.
Non voglio ergermi a Cassandra, ma prevedo che la medicina difensiva/ astensiva invece che diminuire aumenterà esponenzialmente.

Criticità del ddl Gelli:
1. Manca quello che chiediamo da sempre, la definizione di “Atto medico”, da cui trascende tutta la RC civile e penale. Come afferma la mia Associazione (Nuova Ascoti, chirurghi e ortopedici traumatologi italiani) nell’ultimo numero di Novembre 2016, a pg10 dove si specifica che per atto medico si può intendere: ”I trattamenti medico-chirurgici adeguati alle finalità terapeutiche ed eseguiti secondo le regole dell’arte da un esercente una professione medico-chirurgica o da altra persona legalmente autorizzata allo scopo di prevenire, diagnosticare, curare o alleviare una malattia del corpo o della mente,non si considerano offese all’integrità fisica.”

2. Nel ddl Gelli mancano norme finalizzate a prevenire richieste di risarcimento pretestuose/infondate.

3. Viene data eccessiva importanza e formalizzazione alle Linee guida e buone pratiche accreditate che assurgono a “dogmi inderogabili”. A questo punto mi chiedo dov’è la libertà terapeutica, la libertà del pensiero scientifico,la libertà di ricerca clinica, come sancito dalla Costituzione (art. 33: La scienza è libera e libero ne è l’insegnamento)?

4. Art.2 Attribuzione della funzione di garante per il diritto alla salute al difensore Civico regionale o provinciale e Istituzione di Centri regionali per la gestione del rischio sanitario (tra l’altro ancora da costituirsi!. Era necessario l’ennesimo garante e la relativa megastruttura burocratica? Erano proprio indispensabili questi ulteriori carrozzoni? Vengono aggiunti organismi utili solo ad aumentare la burocrazia e non riesco a capire come il Difensore civico (con tutto il rispetto per questa figura) possa incidere sulla problematica salute/rc medica,ma soprattutto a che titolo sarà delegato a tutelare la salute del cittadino. Per non parlare dell’onere aggiuntivo di predisporre una relazione semestrale,da pubblicare sul sito WEB degli eventi avversi verificatesi nelle strutture e relative cause (?) che hanno prodotto l’evento avverso. Siamo al Delirio. Questi personaggi che stilano i ddl hanno mai visto da vicino un malato, una sala operatoria, o un reparto? L’ultima volta che hanno avuto a che fare con un paz. è stato sulle pagine di qualche testo obsoleto di clinica medica? Ma dove trovano il tempo i medici di una divisione/ reparto, già ridotto ai minimi termini, di approntare una relazione semestrale? Ma venite voi deputati e senatori a scrivere codeste relazioni!

5. All’art. 5 si parla di “Buone pratiche accreditate e linee guida” elaborate da enti ed istituzioni pubbliche e private,nonché società scientifiche e da associazioni tecnico-scientifiche, iscritte in apposito elenco. In primis,qualcuno mi spieghi esattamente cosa e quali siano le linee guida(regionali,nazionali,europee,internazionali,aziendali (?!) e quali siano le buone pratiche,dato che non esiste una definizione chiara ed esaustiva. La buona pratica coincide con la sicurezza della cura, ma vi chiedo, esistono cure sicure al 100%? Inoltre le linee guida che valenza temporale hanno, vista la rapida evoluzione del pensiero scientifico? Prevedo una ulteriore burocratizzazione dell’attività sanitaria che alimenterà la medicina difensiva. Si premieranno coloro che seguono pedessiquamente e acriticamente le linee guida e raccomandazioni varie, penalizzando chi vorrà discostarsene.

Inoltre, attenersi alle linee guida e buone pratiche non esime dalla colpevolezza e per costante giurisprudenza,le linee guida non sono obbligatorie, ma sono meramente orientative, perché devono essere applicate ad un unicum che è il paziente (Sentenza Cassazione n° 16237/2013,N°4391/2012, N°35922/2012). Lo stesso ex Presidente della Corte dei Conti, Antonio Vetro affermava: ”Attenersi esclusivamente ai protocolli ed alle linee guida non è condizione sufficiente per escludere la responsabilità penale medica, in quanto queste ultime sono indicazioni generali, riferibili al caso astratto, mentre il medico è tenuto ad esercitare le proprie scelte considerando le circostanze peculiari che caratterizzano il caso concreto e la specifica situazione del paziente. Inoltre le linee guida ed i protocolli non possono assumere il rango di regole cautelari codificate,rientranti nel paradigma normativo (leggi,regolamenti,ordini o discipline)”( Lex-Italia N.6/2013).

Mi lascia perplessa anche il fatto che ,”la conditio sine qua non”, sia che le società debbano essere obbligatoriamente iscritte in apposito elenco. Mi chiedo e vi chiedo e se le società non sono iscritte nell’elenco suddetto? Per esempio le società europee o internazional i,allora se non si è iscritti non si ha voce in capitolo?

Altra perplessità è la qualifica di società tecnico scientifiche data dal Dr. Gelli. Quindi, per Gelli valgono solo le linee guida di società tecnico scientifiche, quali per es. Gimbe e/o Slow medicine che dovrebbero insegnare alla mia Società di ortopedia e traumatologia, quali sarebbero le buone pratiche e le linee guida da seguire? Non concordo assolutamente che sia una “qualsiasi” Società GIMBE ( con tutto il rispetto per la stessa) a dettarmi regole su come deve essere gestita una diagnosi o una terapia. Che qualifiche posseggono per pontificare sulle linee guida, per esempio,d ella Società italiana di ortopedia? Inoltre ,la GIMBE è diventata un esempio di medicina amministrata (vedi il Maestro Cavicchi) e di “ecmmificio”, in quanto ha istituito una serie di corsi per conseguire i crediti annuali obbligatori, rigorosamente tutti a pagamento e molto onerosi per la classe medica ed,a mio avviso, in palese conflitto di interessi per una sua futura iscrizione al suddetto elenco.

In aggiunta vi chiedo e se le linee guida della ipotetica Società tecnico-scientifica non collimano con la Soc. italiana di ortopedia o altra società specialistica,come ci comportiamo?Quale sarà la giusta linea guida da seguire?

6. All’Art.6,si afferma che la Resp.penale dell’esercente la professione sanitaria (art. 589 cp e 590 cp) si esclude, qualora l’evento si sia verificato per imperizia (non per la negligenza e imprudenza), quando siano state rispettate le raccomandazioni e le linee guida. Questo è un puro atto di genuflessione che ci consegnerà legati mani e piedi ai magistrati e tarpa le ali alla libertà terapeutica ed aprirà la strada ai “lineaguidari”, ben descritti dal maestro Cavicchi. La medicina diventerà sempre di più una medicina amministrata dalla politica (Cavicchi docet!),quando invece la Corte di Cassazione, Sez. IV sentenza 11493/2013 afferma nettamente che… le linee guida non devono interferire con la cura del paziente”. Quindi caro Gelli,come la mettiamo? Accantoniamo per un momento la possibile eccezione di incostituzionalità che alcuni magistrati (presenti al 101° congresso della Soc. Italiana di Ortopedia tenutosi ad ottobre a Torino) potrebbero far valere come violazione del principio di uguaglianza ( art. 3 Cost.), art. 32( diritto alla salute) ,art.  24 (diritto alla difesa),la sottoscritta non ammette che le linee guida e le buone pratiche siano redatte da un GIMBE qualsiasi! Non solo, io ortopedico, mi sento di essere come il tappeto erboso, nel bel mezzo di un combattimento fra elefanti (rappresentati dalle assicurazioni, magistrati,a vvocati, AO), dove sarò inesorabilmente schiacciata!

7. Perché non avete introdotto nella responsabilità medica un comma, limitandola alla colpa grave, definita come: “da azione sanitaria determinata da negligenza inescusabile”,come è definita quella che regolamenta i casi di responsabilità dei magistrati (art.3 legge 117 del 1998) .In aggiunta ribadisco che i magistrati hanno una clausola di salvaguardia che asserisce: ”Nell’esercizio della funzione giudiziaria non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto,né quella di valutazione del fatto e delle prove”. Mi chiedo perché non applicare una norma simile anche per i medici? Perchè il legislatore adotta due pesi e 2 misure nel tutelare il bene giustizia ed il bene salute?

8. Art .10 (Obbligo di Assicurazione). Non è regolamentato chiaramente il sistema della RC sanitaria. Andate a leggervi l’art.1 e 2 delle condizioni essenziali delle polizze assicurative a copertura della RC degli avvocati (comma 1 e 2 del Decreto 22 settembre 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ° 238 dell’11/10/2016) ,in cui si evince che: ”…L’assicurazione deve prevedere la copertura della RC per tutti i danni che dovesse colposamente causare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale”(Art.1)..L’assicurazione prevede,anche a favore degli eredi, una retroattività illimitata e una ultra attività almeno decennale. L’assicurazione deve contenere clausole che escludano espressamente il diritto di recesso a seguito di denuncia di sinistro o del suo risarcimento(Art.2).”. Mi chiedo e vi chiedo perché gli stessi commi non sono contemplati nel farraginoso DDL Gelli? Non li conoscono? Se non li conoscono e molto grave perché noi medici non siamo figli di un Dio minore!

9. Tutti si dovranno assicurare, se troveranno chi li assicura però,guarda caso, non esiste un obbligo per le imprese assicuratrici di assicurare! E’indispensabile introdurre un comma dove le imprese assicuratrici siano tenute ad accettare i soggetti che ne facciano richiesta, in misura simile alla clausola presente nel settore RC auto, laddove è chiaramente specificato che le imprese non possono sottrarsi dall’obbligo di assicurare l’automobilista! Qualcuno mi spieghi perchè non esiste alcun obbligo a contrarre da parte delle imprese assicuratrici, a fronte dell’obbligo tassativo a contrarre da parte del medico? Risulta assente una norma fondamentale che obblighi l’assicurazione ad assicurare,quando,tra l’altro, esiste una precisa sentenza della Seconda sezione del Consiglio di Stato (Adunanza di sez.17/12/2014,n° affare 02471/2014, Pres. Santoro) da cui discende che:  “…l’obbligo assicurativo per l’esercente la professione sanitaria non può ritenersi operante fino a che non sarà avvenuta la pubblicazione prevista dall’art. 3 Dl 13/09/2012 n° 158, convertito in lg 8/11/2012,n.189 che disciplinerà i requisiti minimi per l’idoneità dei contratti assicurativi, quindi non potrà essere considerato illecito, sino ad allora,la mancata stipula di una polizza assicurativa da parte gli esercenti la professione sanitaria”. Dato che tutti si dovranno assicurare prevedo un aumento dei costi della sanità che si ripercuoterà sui cittadini-pazienti. Vi sembra una operazione sensata? Ovvio che i 10.000-20.000 euro della mia assicurazione, la sottoscritta li dovrà scaricare a qualcuno, quindi aumenterò le parcelle! Il Dl Gelli espone la sanità pubblica e privata a costi aggiuntivi, a divenire più farraginosa, più litigiosa, meno efficiente e più costosa.

10. Perché non avete abolito l’inaccettabile imposizione da parte dell’impresa assicuratrice del Claims Made (assicurazione valevole per le richieste di risarcimento pervenute per la prima volta all’assicurato nel corso di validità della polizza), obbligando il medico a tutelarsi ulteriormente per la postuma e per i periodi di retroattività, con esborsi aggiuntivi esorbitanti,facendo salire i premi della polizza, oltre i 15.000-20.000 euro per noi ortopedici liberi professionisti, sempre che si trovi qualcuno che ci voglia assicurare. Non è corretto che ci vengano sottoposte clausole che definire vessatorie è un eufemismo e che andrebbero sottoposte ad “un giudizio di meritevolezza” (Cassaz. SU 9140/2016), in quanto clausole miste o Impure che possono essere dichiarate nulle,in quanto espongono il garantito a buchi di copertura!

11. Art.12, comma 3: “L’Impresa di assicurazione ha il diritto di rivalsa vs l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o ridurre la propria prestazione.. Se venisse approvato questo comma il medico cadrebbe dalla padella alla brace. Qualcuno, nello specifico il dr.Gelli (dato che è il Relatore di questo ddl), mi spieghi chiaramente cosa si intende per “…..avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare la propria prestazione..”.S e questa norma verrà approvata dalla Camera,si consentirebbe all’assicurazione, dopo aver risarcito il paziente,di rivalersi nei confronti del medico. A questo punto, l’attività medico-chirurgica diventa sempre più pericolosa, in quanto io medico, non sono tutelato, né dalla mia Rc professionale, né dal mio ospedale, né dalla Corte dei Conti anzi, corro il rischio concreto che la mia Rc professionale abbia la facoltà di rivalersi su di me. Siamo alle comiche finali, anche se non c’è niente da ridere! Io chirurgo sono l’unico che rimane con il cerino acceso in mano! Ovviamente per evitare eventuali richieste da parte della mia RC ridimensionerò il mio atteggiamento nei confronti dei pazienti complessi/problematici e, nel dubbio, mi asterrò. Vero che sarò sempre punibile, ma con conseguenze giuridiche, forse, meno cogenti. Se questo comma venisse approvato (come spiegato egregiamente dall’associazione Obiettivo Ippocrate, Presidente Dr. Zaramella) non solo verrò chiamata, giustamente, a rispondere del mio operato nei confronti del paziente, ma verrò chiamata anche dalla mia assicurazione,senza peraltro conoscerne i limiti e le fattispecie. Cosa dovrei fare? Sarò costretta a stipulare una seconda assicurazione che mi “copra” quello che non copre la prima?

12. All’art. 14 compare un,non meglio specificato, fondo di Garanzia che non ha niente a che vedere con il Fondo di solidarietà ”vittime dell’alea terapeutica” proposto con la specifica funzione di indennizzare i pazienti vittime di danni non riconducibili a responsabilità professionale del personale sanitario (leggasi infezioni,rotture presidi protesici,etc). Il paradosso è che questo fondo non è immediatamente applicabile e lo si demanda a successivi decreti ministeriali. Oltretutto il fantomatico Fondo di garanzia concorre al risarcimento del danno, nei limiti delle effettive disponibilità finanziarie (art.14, comma 3).Quali siano queste disponibilità finanziarie? Non è dato sapere!

13. Dulcis in fundo analizziamo l’art. 16 Modifiche alla legge 28 dicembre 2015: Chiedo al relatore Gelli perché ha previsto che l’attività di gestione del rischio sanitario nelle strutture pubbliche e private debba essere coordinata da personale medico dotato delle specializzazioni in igiene-sanità pubblica (guarda caso proprio la specialità di Gelli!) ed in medicina legale, ma non sia prevista la figura dello specialista della branca materia del contenzioso,di comprovata esperienza? Inoltre,mi spieghi perché non è contemplato un laureato in giurisprudenza,specializzato sia nel ramo penale che civile.

Avrei tanto da aggiungere ma,per ora,può bastare per capire che questo ddl peggiorerà la conflittualità medico-paziente,medico-ospedale,medico-impresa assicuratrice e,come affermava il buon Tomasi di Lampedusa: “..Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”!

Dr.ssa Mirka Cocconcelli
Chirugo Ortopedico
Bologna

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Decreto Gelli

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Il Ddl Gelli inaugurerà una nuova stagione di ‘caccia alle streghe’ (Quotidianosanita.it)

13 novembre 2016 –

Gentile direttore,
è diventato ufficiale, si è diradata la nebbia, il sipario si è spalancato, il tabù è caduto e non esiste neanche più il pudore nel dire ciò che, purtroppo da mesi, come Obiettivo Ippocrate, andiamo ripetendo, oggi senza neanche avere più la lontana speranza di essere smentiti nei fatti: la politica ha deciso che l’esercente la professione sanitaria deve essere il capo espiatorio in un Ddl che, se verrà convertito in legge, senza le irrinunciabili e profonde modifiche, inaugurerà una nuova e violenta stagione di caccia alle streghe. È stato deciso nelle Aule di Montecitorio, è stato detto nelle stanze dove dovrebbero essere tutelati e, soprattutto, difesi i nostri diritti, è stato detto da coloro che hanno tra le mani i mezzi per compiere scelte coraggiose anche se difficili. Il Ddl Gelli nell’attuale impianto spalancherà le porte ad una aggressione individuale, “ad personam” di medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari e tutte le professionalità che operano nella Sanità. Orde di avvocati di basso profilo ed eticamente propensi al facile guadagno, armeranno le menti ed i cuori, fragili e propensi, di centinaia di migliaia di cittadini con l’illusione, il miraggio menzognero, di un facile guadagno, travestito da giusto rimborso, se non dovuto e fallace vendetta.
L’esercente la professione sanitaria sarà la strega da sacrificare sul rogo dei nostri bisogni economici, il più facile, quanto improbabile, ammortizzatore sociale, in un momento di profonda crisi socio-economica e, purtroppo, morale. Brokers, con il sorriso dello squalo che si appresta a consumare la propria preda, abbandonata sola nel mare magno delle compagnie assicurative, si presenteranno con prodotti assicurativi estetici o giocattolo, che potranno tranquillizzare solo le coscienze di chi non sa o di chi sa, e per questo si crogiola per futuri facili guadagni, a fronte di rischi irrisori o addirittura inesistenti.  Giudici soffocati da miriade di denunce, si troveranno ad arrabattarsi con una legge che si regge né su valori morali né norme giuridiche chiare e corrette, bensì su uno scheletro giuridico fragile sia sotto il profilo civilistico che penale, frutto della fretta e pressione (di chi?), di dare una parvenza estetica di soluzione ad una questione estremamente complessa, variegata e troppo delicata per essere lasciata in mano a poche persone, che non possono essere in grado da sole di dare una soluzione equa ed equilibrata, in un ambito così legato concretamente, umanamente, intimamente a ciascun individuo.  La scelta è stata fatta, la vittime di questo trasferimento di responsabilità sono state individuate ed ora ce lo dicono in faccia: siamo noi, tutti coloro che lavorano nei Pronto Soccorso, nelle sale operatorie, nei reparti, negli ambulatori, nei laboratori, sul territorio per cercare di garantire le migliori cure possibili a ciascuno di noi, a ciascuno di voi!  Ma siete veramente sicuri di questo? La realtà sfortunatamente per voi e per noi è ben più complessa. Se permetterete che nelle nostre menti e nei nostri cuori si instilli e lì cresca la paura, l’autotutela piuttosto che la tutela dei nostri pazienti, sapete cosa accadrà veramente?
Accadrà che a malincuore, magari con rabbia e delusione noi cambieremo il nostro modo di lavorare, nelle situazioni più difficili, più rischiose, nelle zone di grigio faremo, non ciò che offre le maggiori possibilità e speranze al nostro malato, ma ciò che meno ci espone, noi e le nostre famiglie, al rischio di vederci denunciati, perseguiti, vessati. Succederà che apprenderemo un nuovo lavoro, come ce lo impone questa politica, ma continueremo a lavorare. Salveremo meno persone, cureremo peggio, spenderemo di più ma cercheremo di proteggerci. Chi non avrà scelta saranno i pazienti, i cittadini e quindi anche ognuno di voi e, purtroppo di noi, che non avranno, non avremo, la certezza che venga fatto per la nostra salute, e quindi per la nostra vita ogni atto umanamente possibile, che venga per noi giocata anche l’ultima carta disponibile. Permettere che l’esercente la professione sanitaria possa essere denunciato come singolo professionista, anche se nel contesto di un servizio sanitario di garanzia, al di là di tante chiacchiere, tecnicismi, leggi ed emendamenti, questo comporterà. Se il diritto alle migliori cure possibili è un diritto secondario rispetto al diritto ad un giusto processo, per cui la tutela della serenità di un magistrato è più importante della serenità di un chirurgo che ha tra le mani la vita di un paziente, allora ditecelo, anzi scrivetelo nella nostra Costituzione e sfornate leggi a supportare e puntellare questo assioma.

Le vere domande sono quindi:

– Siete veramente coscienti di ciò che vi apprestate a votare?
– Siete veramente decisi ad assumervi la responsabilità di compiere questa scelta e comunicarla ad ogni singolo cittadino? Perché non saremo certo noi a farvi da portavoce in questa decisione scellerata!
– Esiste una politica che abbia abbastanza coraggio, intelligenza, lungimiranza, etica e cuore per impedire che tutto ciò avvenga?

Non serve che rispondiate a noi, ce ne accorgeremo da soli subito, ma abbiate l’onestà, e la temerarietà di dirlo a 60 milioni di italiani.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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26 febbraio 2016

il medico è solo

 

Esegui il file audio oppure clicca su seguente link per ascoltare l’estratto da intervista a Gelli (tratto da Bianco e Nero – Radio 1 Rai) :  il medico è solo – estratto intervista Gelli

 

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Ddl Gelli. Attività privata senza copertura assicurativa? (fonte: quotidianosanita.it)

 19 NOV 2016 Gentile Direttore,

sono a chiderle quasi con imbarazzo ospitalità per l’ennesima volta per parlare del Ddl Gelli, che tornerà nell’aula del Senato giovedì prossimo per riceve forse il via libero definitivo. In quella sede verrà affrontato e quindi votato il cuore del Ddl, con gli articoli che vanno dal 6 al 13. Il mio imbarazzo è legato alla consapevolezza che la nostra voce, che da mesi lancia messaggi critici al Ddl Gelli, mentre trova sempre più conferme e seguaci in altri ambienti, appare ancora abbastanza isolata nel mondo dei professionisti della sanità.
Mi spiego meglio: nelle ultime settimane, alcuni sindacati, società scientifiche e perfino la FNOMCeO, hanno espresso un giudizio positivo sul decreto in esame, auspicandone la conversione in legge entro l’anno.
Questo rende particolarmente difficile il nostro lavoro di sensibilizzazione ed informazione e mette in imbarazzo i nostri interlocutori istituzionali che, seppur dimostratisi spesso disponibili, e spesso condotti a condividere i nostri ragionamenti e le nostre preoccupazioni, concludono chiedendoci: come mai gli ordini nazionali, le vostre sigle sindacali e le vostre società scientifiche non hanno sollevato queste problematiche e, tutto sommato, esprimono un giudizio sostanzialmente positivo sul Ddl Gelli, attendendone la conversione in legge per risistemare in modo soddisfacente la questione della responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria?
E a seguire: come pensate di portarci a fare cambiamenti sostanziali senza la spinta dei soggetti di cui sopra?
Vede Direttore, io avrei più di una risposta alla prima domanda, ma le esterno solo quella più politically correct: la questione è talmente complessa tecnicamente e lontana dalle nostre conoscenze medie, che solo uno studio minuzioso per un tempo assai lungo e con il supporto di tecnici idonei, ne permetterebbe la giusta comprensione. Questo non può essere chiesto a ciascuno di noi, ma deve essere preteso da chi ci deve rappresentare e tutelare.

Le rinnovo quindi almeno tre ambiti di criticità toccati da quegli articoli che saranno votati giovedì prossimo in aula:

Ambito Penale: l’art. 6 contiene una previsione peggiorativa rispetto alla disciplina attuale (Legge Balduzzi) ed alla sua interpretazione giurisprudenziale, restringendo ad esempio l’applicazione delle linee guida alla sola imperizia si mantiene la punibilità -oggi invece esclusa- per le altre due forme di colpa (negligenza e imprudenza);

Ambito Civile: nel Ddl 2224 sono inserite diverse norme (tra cui l’art. 8, comma 4) potenzialmente lesive del principio di uguaglianza e parità in giudizio e del contraddittorio tra le parti, oltre che tese ad acutizzare ed incentivare la conflittualità tra le diverse parti in causa (paziente-azienda-esercente la professione sanitaria-assicurazione).

Profilo Assicurativo (di maggior gravità e preoccupazione): si obbligano gli esercenti la professione sanitaria a dotarsi di copertura assicurativa, mentre non si prevede corrispettivo obbligo a carico delle compagnie assicurative ovvero senza intervenire nel mercato assicurativo ed anzi, con gli ultimi emendamenti presentati dal relatore, si esime la struttura sanitaria pubblica e privata ad assicurarsi per i danni commessi a terzi da alcune tipologie di professionisti che operino in loro favore, con evidenti e gravi danni per gli stessi pazienti che vengono privati di una garanzia risarcitoria.
Si mutuano senza alcuna valutazione critica (art. 12, comma 2) norme relative all’RCA che non trovano alcuna applicazione in altra disciplina di responsabilità professionale.

Ed ora Gentile Direttore una provocazione:

richiamo gli ultimi tre emendamenti presentati dal relatore di cui sopra (art. 9 comma 6; art. 10 comma 1; art 10 comma 2) traducendoli in un linguaggio che possa essere chiaro a tutti: “tutti coloro che prestano opera in una struttura pubblica, convenzionata o privata in regime di libera professione, compresa l’intramoenia, dovranno fornirsi a proprie spese di propria polizza assicurativa (compreso il primo rischio), inoltre, in caso di rivalsa da parte della Corte dei Conti per colpa grave, per tali professionisti non varrà come limite il tetto massimo delle tre annualità lorde.”

Queste motivazioni, magari meno eleganti e meno eticamente spendibili, riusciranno a risvegliare la lucidità e le motivazioni di chi dovrebbe rappresentarci e tutelarci?

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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D.P.R. del 16 aprile 2013, n. 62 – Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici (Pubbl. G.U. n.129 del 4 giugno 2013)

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 aprile 2013, n. 62

Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Pubbl. G.U. n.129 del 4 giugno 2013)

Fonte: Guritel

Clicca sul segunete link per visualizzare il documento:  dpr 62 del 16-apr-2013 codice comportamento dipendenti pubblici

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NEWS ….ULTIM’ORA!!!!

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Venezia 21.12.2016 –

Questa mattina si è tenuto presso Palazzo Molin a Venezia l’incontro informativo voluto dalla Regione Veneto per mettere a conoscenza le sigle sindacali e le associazioni non sindacali come Obiettivo Ippocrate, dell’esito dell’indagine di mercato eseguita dal tavolo tecnico nominato quest’estate, tra i quali la nostra legale Avv. Alessia Gonzati. Tavolo tecnico che ha dimostrato un impegno non comune nel portare a termine in tempi brevi questa impresa.

Il prodotto assicurativo selezionato è della compagnia AM TRUST ed è ritenuto dagli specialisti che lo hanno analizzato e selezionato, come il miglior prodotto assicurativo sul mercato ad oggi in termini di tutela e copertura dei rischi.

Nei prossimi giorni verranno ufficializzati i dettagli tecnici che ci sono stati illustrati oggi ed inizieranno le sottoscrizioni delle polizze.

Grazie alla Regione Veneto che ha condiviso le preoccupazioni ed aspettative di Obiettivo Ippocrate, portiamo a casa un risultato impensabile 11 mesi fa.

Avanti sempre !!!!

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Sindacato Medici Italiani – Considerazioni a margine degli effetti derivanti dall’applicazione della legge 30 ottobre 2014, n. 161

Considerazioni e linee operative per i dirigenti sindacali rappresentanti in sede Regionale e Aziendale, a margine degli effetti derivanti dall’applicazione della Legge 30 ottobre 2014, n. 161, esecutivi con decorrenza 25 novembre 2015

Clicca sul seguente link per visualizzare il documento:  ricadute_25_11_15_orario_lavoro Rivellini

 

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Caratteristiche peculiari polizza Regionale Obiettivo Ippocrate

caratteristiche-peculiari-polizza-regionale-obiettivo-ippocrate

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DDL Gelli pieno di criticità (fonte Sole24ore)

MEDICI/ L’ANAAO STRONCA IL TESTO PARLAMENTARE – Trappole ed errori del Ddl targato Gelli : Il “DDL Gelli” presenta criticità giuridiche, metodologiche e culturali.

Clicca sul seguente link per visualizzare il documento:  Sole24ore Sanità – criticità DDL Gelli

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Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

news

il Senato della Repubblica, l’11 gennaio 2017, ha approvato, con modificazioni, il seguente disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall’unificazione dei disegni di legge d’iniziativa dei deputati….

Link al documento del Senato della Repubblica:

Ddl Gelli – Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

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Considerazioni del Dr. A. Terrevoli, Presidente Regionale di Aaroi-Emac, dopo l’incontro con on. Gelli

Carissimi,

concordo con Massimiliano Zaramella sulle riserve relative alle rassicurazioni dell’On Gelli che sinceramente ho visto in difficoltà in qualche momento.
Unico dato incontrovertibilmente positivo è la limitazione della rivalsa a tre annualità stipendiali, con una serie di riserve sul piano dei principi generali, ma con un indiscutibile vantaggio sul piano individuale.
Meno trasparenti e comprensibili sembrano altri presunti vantaggi.
Il primo, relativo all’ambito penale, sarebbe legato alla non perseguibilità neppure per colpa grave in caso di rispetto delle buone pratiche e delle linee guida, ma solo per l’ipotesi di imperizia.
La cosa appare abbastanza scontata: chi fa le cose previste non può essere accusato di non saperle, magari lo sarà comunque di come, quando o perchè le ha messe in pratica.
Resta comunque aperta l’autostrada della denuncia penale, dato che comunque l’entità e la tipologia della colpa vengono definite solo dopo il processo e non certo prima.
La via da perseguire è invece quella della totale depenalizzazione dell’atto medico-sanitario (ad eccezione ovviamente delle ipotesi di dolo), in modo che sia percorribile solo la via civilistica per il giusto indennizzo del danno subito.
L’altro presunto vantaggio è quello del rapporto non contrattuale fra medico e paziente: è pur vero che in questo caso si riduce la prescrizione a 5 anni e l’onere della prova compete all’attore, ma in effetti si sancisce la possibilità per il danneggiato di agire direttamente contro il cosiddetto esercente la professione sanitaria.
In questo modo non basta la copertura assicurativa per la colpa grave: è necessaria una assicurazione RCT, i cui costi non sono più quelli prospettati per la colpa grave col limite dei tre anni di stipendio.
Avremmo preferito che fosse affermata l’esclusiva possibilità di rifarsi alla responsabilità contrattuale dell’azienda, di cui il sanitario sia operatore a qualsiasi titolo; solo in questo modo la copertura della rivalsa sarebbe stata necessaria e sufficiente.

Per parlare poi dello scenario effettivo che si viene a creare, la necessità del riconoscimento della colpa grave per adire alla rivalsa, unitamente alla sottrazione di tale compito alla Corte dei Conti comporta le seguenti conseguenze:

  1. Una volta liquidato il danno, l’azienda dovrà rivalersi sui potenziali responsabili rei di colpa grave e per fare questo ha un anno di tempo dalla sentenza passata in giudicato o dal pagamento dell’indennizzo concordato in sede extragiudiziale; qualora non lo facesse sarebbe censurata dalla Corte dei Conti per non avervi provveduto, causando così un danno erariale per l’impossibilità di esercitare la rivalsa
  2. Di conseguenza l’azienda deve fare causa entro un anno ai suoi dipendenti ma, non potendo decidere quali e quanti siano responsabili di colpa grave e pertanto assoggettabili a rivalsa, citerà (o meglio: dovrà citare) tutti quelli potenzialmente coinvolti affinchè il giudice ordinario possa valutarne le responsabilità
  3. In alternativa, per risparmiare tempo e doppi passaggi, l’azienda può rinunciare alla gestione conciliativa andando sempre e comunque in causa e convenendo in tale causa tutti i sanitari possibili. Così facendo in un unico passaggio potrà soddisfare le richieste del danneggiato in maniera ineccepibile (perché frutto di sentenza e non di accordo che potrebbe anche essere eccepito dalla CdC in sede di controllo del bilancio) ed eviterà la necessità di una seconda causa contro i sanitari per poter agire la rivalsa.

In questo contesto è evidente che i sanitari non potranno mai accettare di farsi difendere dal legale dell’azienda (che è in realtà loro controparte) e, oltre alla polizza RCT e a quella per colpa grave, dovrà provvedersi di una solida polizza di tutela legale per pagare avvocati e periti per i tre gradi di giudizio e magari  oltre se,  come può succedere, la Cassazione rimandasse la causa ai giudici di merito.
In ogni caso quello che ne esce mortificato è il rapporto fra le aziende e gli operatori sanitari, siano medici, infermieri o qualsiasi altro.
Sarà difficile infatti essere sereni e sentirsi partecipi ed orgogliosi di far parte di un’azienda che alla prima occasione ti sarà opposta in un processo.
Quello che dovrebbe passare invece è il principio che il cittadino che ha subito un danno ingiusto debba esserne indennizzato senza bisogno di dare necessariamente la croce addosso a nessuno: in sanità il danno, anche senza colpa, è dietro ogni angolo.
Sono convinto che, come ha detto l’On Gelli in chiusura di serata, cominciare a fare qualcosa, sia pure perfettibile, sia meglio che restare inchiodati alla realtà attuale, ma è pur vero che, se qualche miglioramento si può tentare, sia meglio oggi che domani.

Cordiali saluti

Dr . Attilio Terrevoli
Direttore U.O. C. Terapia del dolore e cure palliative – Ospedale S. Bortolo Vicenza
Presidente Regionale e Consigliere Nazionale AAROI (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani)

Vicenza, 09 marzo 2016

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