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PETIZIONE: Il Servizio notturno in reperibilità interrompe ed azzera il riposo già fruito

Numerosi Assessorati Regionali alla Sanità (Lombardia, Veneto, Puglie, Sardegna, etc.) hanno fornito un’interpretazione delle Norme Europee sulla salute dei Lavoratori in antitesi con lo spirito della Legge; hanno deliberato che il lavoro notturno svolto da un medico in regime di reperibilità “sospende” il riposo, ma “non lo interrompe”. Da questa interpretazione discende la conclusione che, poche ore dopo – nella stessa mattina della notte lavorata -, il medico può essere costretto a ripresentarsi al lavoro in contrasto assoluto con il concetto di “adeguato riposo” che le norme europee e nazionali (66/2003) vorrebbero e dovrebbero tutelare. Tutti i Medici Ospedaliri Italiani sono invitati a firmare questa petizione per segnalare al Ministro Lorenzin questa interpretazione aberrante.

Clicca il link qui di seguito per firmare la petizione: Il Servizio notturno in reperibilità interrompe ed azzera il riposo già fruito (Coas Medici Dirigenti Ospedalieri)

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PETIZIONE: Non costringeteci ad appendere il bisturi al chiodo

Nelle ultime settimane abbiamo assistito al dibattito sulla riorganizzazione della spesa sanitaria. La medicina difensiva è valutata intorno ai 10 miliardi di euro (0,75% del PIL secondo la commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari). Per aspirare ad avere un Sistema Sanitario Nazionale di qualità basato sulla corretta pratica medica bisogna fornire ai medici il giusto sostegno, in termini di organizzazione e di tutela legislativo-legale. Non si chiede un salva condotti agli errori, la negligenza dovrà sempre essere perseguita, indagata, accertata e condannata. Ma non è più possibile vivere e lavorare all’interno di questo sistema che ci lascia sempre più soli. Ieri è stata pubblicata dal quotidianosanita.it ( http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=30354 ), una lettera aperta al Direttore, firmata dalla Dott.ssa Mirka Cocconcelli, dove viene analizzata l’attuale situazione nazionale e sono presenti 8 proposte.   Chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e a tutto il Parlamento Italiano di fornire risposte adeguate alle nostre richieste. Per cambiare davvero e migliorare, c’è bisogno di un lavoro di squadra, noi continueremo a fare la nostra parte ma abbiamo bisogno di aiuto.

Clicca  sul link qui  di seguito per firmare la petizione: Non costringeteci ad appendere il bisturi al chiodo (Luca Rosato, Roma)

 

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Lettera alle Autorità di 300 MEDICI dell’Ospedale SAN BORTOLO di Vicenza per il PROBLEMA ASSICURATIVO

Clicca sul seguente link per leggere la lettera inviata il 21 dicembre 2015 alle Autorità da parte di 300 MEDICI dell’OSPEDALE SAN BORTOLO di VICENZA sulla questione del PROBLEMA ASSICURATIVO: LETTERA MEDICI ULSS6 VICENZA (21-12-2015)

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lettera del Presidente Obiettivo Ippocrate su DDL Gelli 29.02.2016

Ddl Gelli: cala la notte!

L’associazione “Obiettivo Ippocrate” è nata con lo scopo principale di occuparsi della responsabilità professionale in campo medico. La questione è estremamente complessa e coinvolge molteplici ambiti, alquanto eterogenei, ed a volte tra loro in conflitto. Lo spirito che ci anima è fondamentalmente collaborativo e, pur coscienti della gravità drammatica per i cittadini, e per gli operatori sanitari in genere, dell’attuale situazione ma soprattutto degli scenari futuri che si vanno delineando, la nostra volontà è di dare un apporto costruttivo se non alla soluzione della problematica almeno ad affrontarla e sviscerarla in maniera corretta.

In questo contesto non può non avere un ruolo fondamentale il Ddl Gelli attualmente in esame al Senato. Non è mia intenzione in questa sede analizzarne gli aspetti positivi, già sufficientemente sottolineati dai firmatari, né i punti critici già più volte indicati da autorevoli firme (Daniele Rodriguez ed Anna Aprile, Tiziana Frittelli, Alberto Tita, Mirka Cocconcelli solo per fare alcuni nomi).

Come associazione ci limitiamo qui a manifestare la nostra profonda preoccupazione per tre aspetti inseriti nel Ddl Gelli:

  • La possibilità di agire direttamente sull’esercente la professione sanitaria da parte del presunto danneggiato (comma 3 dell’art. 7, comma 2 dell’art. 9, comma 1 dell’art. 12), nell’ambito di un Servizio Sanitario Nazionale, in cui l’esercente la professione sanitaria ricopre un ruolo di pubblica necessità con un rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario.
  • La necessità del singolo esercente la professione sanitaria, anche dipendente del Sistema Sanitario Nazionale, di stipulare singolarmente una adeguata polizza assicurativa (comma 3 art. 10), abbandonando il singolo professionista ad interfacciarsi da solo, coi titani assicurativi nei confronti dei quali le stesse Aziende Sanitarie stanno facendo un passo indietro, pur avendo un potere contrattuale decisamente superiore. Attualmente le polizze proposte hanno durata annuale, con diritto di recesso unilaterale alla sola notifica di sinistro, con aumento esponenziale del premio assicurativo a seguito della sola notifica del sinistro, sempre che si riesca a trovare una compagnia assicurativa disposta a stipulare una nuova polizza. In tal caso che farà il medico? Smetterà di esercitare la professione?
  • Il concetto di autogestione assicurativa o autoassicurazione o autoritenzione del rischio possibile per le Aziende del Servizio Sanitario Aziendale (comma 1 dell’art 10) che, al di là della reale e mera opportunità economica, tutta da dimostrare, ci lascia molto perplessi sulle reali competenze delle Aziende su una problematica che, in ambiti non solo sanitari, è sempre stata gestita da chi si dedica esclusivamente a questo. Vi immaginereste mai una compagnia assicurativa che si apre una proprio ospedale, in cui dislocare parte dei propri dipendenti (avvocati, brokers, assicuratori) e li trasforma in operatori sanitari per risparmiare sui costi delle prestazioni sanitarie?

In questa giungla abbiamo sempre pensato (e vogliamo continuare a pensare) che le criticità di ciò che si va a delineare, fossero la conseguenza della complessità della problematica, che rende impossibile a chiunque focalizzarne le molteplici sfaccettature e coglierne gli infiniti aspetti, se non in un lavoro di squadra che coinvolga attivamente le numerosissime figure, che per competenza e diretta e quotidiana esperienza, possano insieme progettare, creare e poi rendere applicabile una legge giusta ed equa per tutti.

Proprio in quest’ottica di collaborazione richiediamo un confronto con l’On. Federico Gelli su quanto dallo stesso espresso martedì 23 febbraio nell’intervista al programma di Radio 1 Rai “Bianco e Nero”: “……se però il cittadino non è contento di ricevere l’indennizzo economico da parte dell’ospedale e quindi chiede e deve in quel momento indicare che sia proprio quel medico che si chiama………chiedere un indennizzo economico anche direttamente a quel professionista……”. Parole che hanno fatto calare la più buia e fredda delle notti sulle speranze di noi medici di essere parte attiva nella creazione della riforma. Parole che, esposte e divulgate ad una platea di migliaia di persone, quale espressione di un disegno di legge che potrebbe cambiare la sanità per i prossimi decenni, rischiano di far passare il concetto, a nostro parere errato e pericoloso, della futura facilità e convenienza di intraprendere contenziosi nei confronti dei singoli medici solo per raggiungere un indennizzo più soddisfacente e sostanzioso.

Come associazione crediamo che le conseguenze che queste parole avranno sui cittadini, sui pazienti e sugli esercenti le professioni sanitarie siano difficilmente immaginabili e quantificabili.

Partendo dal presupposto che il diritto all’assistenza sanitaria, dato che la salute in quanto tale non può purtroppo essere un diritto, ed il diritto ad un giusto ed equo indennizzo sono inalienabili ed intoccabili in una società civile, credo che servirà uno sforzo immane da parte di tutti per recuperare due concetti che quotidianamente ripeto tra me e me:

  • Il rapporto medico-paziente al di là di regole e leggi, che giustamente devono esistere, si fonda sostanzialmente su un rapporto di fiducia reciproca.
  • Il paziente che più può denunciare non sarà mai un paziente più tutelato, perché l’approccio del medico sarà, anche solo a livello inconscio, influenzato da questa rincorsa al responsabile, al colpevole all’indennizzo e quindi, soprattutto nelle situazioni più complesse, più difficili, di grigio, potrà accadere di scegliere di non fare, o di fare la cosa che espone meno il professionista, anche se in quella specifica situazione potrebbe non essere quella che dà maggiori possibilità al paziente.

 

Massimiliano Zaramella

Presidente “Obiettivo Ippocrate”

www.obiettivoippocrate.it

 

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COSA FARE PER TRANQUILLIZZARE MEDICI e PAZIENTI? Teoria e pratica.

simbolo-medicina-fig1Chi ci conosce sa che, in qualità di medici dipendenti (con significative responsabilità cliniche e gestionali) ed in qualità di sindacalisti medici (con responsabilità nazionali del secondo sindacato medico autonomo, prima, e di una confederazione autonoma della dirigenza, poi) ci siamo battuti, per decenni (era il lontano 1990) perchè i medici dipendenti (e non solo loro, ovviamente) fossero coperti da una adeguata assicurazione professionale, che li tutelasse pienamente relativamente alla professione medica (che non è una scienza esatta) e che consentisse loro di affrontare con serenità le quotidiane, difficili, decisioni cliniche. Anamnesi pignola, Esame obiettivo accurato, Preparazione specifica aggiornata, Ipotesi diagnostiche probabili e possibili, Accertamenti diagnostici corretti e disponibili, Diagnosi finale, Terapia conseguente (medica, chirurgica, riabilitativa), Colloquio chiaro con il paziente, etc etc etc…NON ESCLUDONO CHE, poi, NON POSSA NASCERE UN CONTENZIOSO LEGALE, inizialmente penale e poi civile.
In questi 27 anni, le cronache sanitarie si sono riempite di migliaia di procedimenti legali, inizialmente solo contro i medici e poi – sempre più frequentemente – contro intere equipe sanitarie. Non scriviamo nulla di nuovo, se focalizziamo il fatto che, in 20 anni di professione, l’80% dei medici ha la possibilità di essere “travolto” da almeno 2 contenziosi legali, che gli sconvolgeranno la vita, anche se alla fine tutto finisse in una bolla di sapone. E’ quello che, per 2 volte, è successo a chi scrive. Per carità, nessun rinvio a giudizio. Ma le 2 cause mi hanno rovinato almeno 6 anni di vita professionale, oltre ad avermi fatto capire alcune VERITA’ FONDAMENTALI. LA PRIMA in un PAESE CIVILE, quale il nostro non è, il cittadino, la persona (malata o no) che si rivolga ad una struttura sanitaria (pubblica e privata) dovrebbe AVERE la CERTEZZA AUTOMATICA che essa sia PIENAMENTE COPERTA dai RISCHI PROFESSIONALI e dagli incidenti “occasionali” (es. rottura di letto; black-out energetico etc etc). Chi entra in una siffatta struttura dovrebbe sentirsi protetto, sul piano personale, professionale e strutturale. Ma l’Italia non è un paese civile e, così, ancora nel 2016 il 98% delle strutture sanitarie non dispone di una siffatta copertura assicurativa globale. Anzi, la pesante crisi economica ha fatto sì che, anche nelle Regioni del Nord, le ASL abbiano attivato (su input regionale) una copertura assicurativa che prevede FRANCHIGIE, financo di 400-500.000 euro. Per non parlare di altre quisquilie quali la vetustà del 50% degli ospedali pubblici (aspetteremo altri terremoti?), i persistenti sotto-organici, rispetto agli standard UE ed USA, financo il mancato rispetto degli ultra-trentennali standard di Donat Cattin, mai aggiornati totalmente. Anzi, peggiorati dalla crisi economica che induce le Regioni a tagliare i REPARTI SPECIALISTICI, a ridurre il numero dei DIPARTIMENTI e dei PRIMARIATI (od equivalenti), a taglieggiare sull’aggiornamento tecnologico e sulla copertura delle piante organiche.
LA SECONDA: L’EMERGENZA. La seconda verità nasce da quanto sopra ricordato. Le principali criticità ospedaliere, oggi, riguardano l’INTERO SETTORE dell’EMERGENZA, territoriale ed ospedaliera, con quel che ne segue, di notte e nei festivi, in quante sale operatorie l’organico medico è “numericamente corretto ed adeguatamente specialistico”?.
LA TERZA: I CONTRATTI PUBBLICI. Se il rischio professionale medico è un po’ piu’ contenuto, oggi, rispetto a 26 anni fa non è merito delle leggi, ma dei contratti. Per decenni abbiamo sperato che la politica si facesse carico del rischio sanitario. Invano. Noi, di persona, abbiamo avuto una serie di ripetuti incontri su questo tema con una serie di Ministri e Sottosegretari: De Lorenzo, Garavaglia, Costa, Guzzanti, Bindi, Veronesi, Sirchia, Storace, Turco, Fazio. Altri, dopo di noi, li hanno avuti con Balduzzi e con la Lorenzin. Invano. Abbiamo scritto disegni di legge in merito, mai arrivati in aula. E non ci si venga a dire che la legge Balduzzi abbia risolto i problemi. Anzi. Basta analizzare le pubblicità radiofoniche, quotidiane. Per fortuna che i sindacalisti medici (soprattutto quelli della CIMO) sono riusciti a far inserire all’interno dei contratti di lavoro alcuni articoli, che hanno parzialmente tutelato la categoria. Si tratta degli articoli 24 e 25 del CCNL 08/06/2000; dell’art.21 del CCNL 3/11/2005, innanzitutto. Ma ancor oggi ci chiediamo quale sia stata la loro applicazione concreta e come sarebbero, oggi, riscritti quei testi, se finalmente il governo Renzi decidesse di riavviare seriamente il rinnovo dei CCNL e delle Convenzioni.
LA QUARTA: I MEDICI. I corsi di risk-management non sono risolutivi. Conosciamo troppo bene i colleghi, per non sapere che una percentuale importante di loro ritiene  di non dover attivare una polizza assicurativa personale perchè “tanto c’è quella dell’Ospedale”. Oppure, se ce l’hanno, sono privi di una tutela legale specifica. Il tutto, con coperture adeguate e con clausolette ben chiare!.
LA QUINTA: L’AVVISO di GARANZIA. Coglie impreparato il medico che, non sapendo bene cosa fare, o si fida dell’ASL o commette una serie di errori procedurali. Tanto piu’ gravi se la cartella clinica è sequestrata e se viene richiesta l’autopsia, atto irripetibile. Da richiedere sempre la presenza di un perito di parte, esperto.
LA SESTA: I PAZIENTI ed i loro PARENTI. Che, spesso, si fanno abbindolare dall’Avvocato che trovano sulle porte della struttura, dalla pubblicità ingannevole, dal fatto che – nel contenzioso penale – non sono costretti a spendere, subito, grosse cifre. Anzi…..
LA SETTIMA: Sindacati si, sindacati no. Ci sono sindacati medici che, all’interno della tessera sindacale, prevedono una qualche forma di tutela legale. Ma ognuno può capire che un singolo avvocato (sia esso o civilista o penalista) non può nè essere a conoscenza delle specificità delle singole specialità nè essere in grado di coprire tutta la penisola. Conseguenze? Ovvie… Il medico è lasciato solo, si agita, sbaglia procedure, sbaglia scelta del legale e del perito, si imbarca in un’avventura costosa, anche se finisse “bene”.
ED ALLORA?
Poiché il parlamento non ha varato norme che OBBLIGHINO le ASL ad ASSICURARE  INTEGRALMENTE PERSONALE, PAZIENTI e STRUTTURE, occorre che il professionista si tuteli pienamente, per la sua tranquillità personale, professionale e di vita. Come? Non solo attivando una polizza assicurativa specifica e con buona copertura, ma anche spendendo qualche euro supplettivo per garantirsi UN CONSULENTE GLOBALE. Quello che gli controlli la validità della polizza e CHE, soprattutto, GLI GARANTISCA – in caso di avviso di garanzia o di ipotesi di contenzioso – una CONSULENZA IMMEDIATA e SPECIFICA, 24 ore su 24 e su tutto il territorio nazionale. In altri termini, un MUTUO SOCCORSO LEGALE per MEDICI, con legali e consulenti tecnici a fianco dei medici, per ottimizzare la difesa.
PER NOI, questo dovrà essere il futuro.  C’è da chiedersi se i vertici attuali della CATEGORIA MEDICA siano concretamente sensibili, o meno, a questo fondamentale aspetto professionale.
Ad maiora!

Stefano Biasioli
Gia’ Capo Dipartimento di Medicina Specialistica Ex-Presidente CIMO Past-President CONFEDIR Presidente FEDERSPeV Vicenza Consigliere del CNEL Pensionato con Libera Professione.

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