Febbraio 2016 archive

Lettera alle Autorità di 300 MEDICI dell’Ospedale SAN BORTOLO di Vicenza per il PROBLEMA ASSICURATIVO

Clicca sul seguente link per leggere la lettera inviata il 21 dicembre 2015 alle Autorità da parte di 300 MEDICI dell’OSPEDALE SAN BORTOLO di VICENZA sulla questione del PROBLEMA ASSICURATIVO: LETTERA MEDICI ULSS6 VICENZA (21-12-2015)

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CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI DELL’AZIENDA ULSS n. 6 Vicenza

Premessa –  L’articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come sostituito dall’articolo 1, comma 44, della legge 6 novembre 2012, n. 190, prevede l’emanazione di un Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico.

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Il codice di comportamento dell’Azienda ULSS 6 “Vicenza” ripropone, quindi, i principi contenuti nel codice approvato con il citato DPR 62/2013, integrati con disposizioni dettate in ragione delle funzioni
proprie dell’Azienda. Inoltre, il presente codice completa e rafforza la disciplina interna in tema di incompatibilità e conflitto d’interesse contenuta nel “Regolamento in materia di conflitto di interesse, incompatibilità e autorizzazione allo svolgimento di incarichi non compresi nei compiti e doveri d’ufficio”, approvato con deliberazione n. 773/2013.

Clicca sul seguente link per visualizzare il documento: 1744-CODICE_DI_COMPORTAMENTO_DEI_DIPENDENTI_DELLAZIENDA-ULSS_N_6__VICENZA

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lavoro senza soste

Ecco cosa emerge da alcuni studi:

L’eccesso di stress fa crescere la probabilità di disturbi e patologie. – Le cattive condizioni fisiche allungano anche la durata di esami e interventi. – Se si dorme troppo poco cresce del 16% la probabilità di incidenti d’auto.

 

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orario eccessivo ed infarto del miocardio – Cassazione

L’attitudine del lavoratore a lavorare con grande impegno e al suo coinvolgimento intellettuale ed emotivo nella realizzazione degli obiettivi aziendali non escludono in alcun modo la responsabilità del datore di lavoro ove le condizioni lavorative abbiano svolto un ruolo comunque concausale nella produzione dell’evento lesivo. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 9945 dell’8 maggio 2014.

IL FATTO

Lavorava senza tregua, portandosi anche il lavoro a casa, pur di raggiungere gli obiettivi che il suo datore, una grossa società di telecomunicazioni, gli aveva assegnato. Stefano S. – funzionario della “Ericsson tlc” – non si era mai lamentato per questo stress continuo. Ma un carico di undici ore di lavoro al giorno alla fine lo ha portato all’infarto. Ora la Cassazione ha stabilito che una morte del genere deve essere risarcita dal datore che non può ignorare «le modalità attraverso le quali ciascun dipendente svolge il proprio lavoro».

Alla moglie e alla figlia del dipendente morto per infarto dovuto ai «ritmi insostenibili» dell’attività lavorativa, la società deve corrispondere, rispettivamente, 434mila euro e 425mila euro, oltre agli oneri accessori.
Senza successo, la Ericsson è ricorsa in Cassazione contro la decisione della Corte di Appello di Roma che, nel 2011, aveva accolto la richiesta di risarcimento danni patrimoniali e materiali avanzati dalla vedova di Stefano S. anche in nome della loro unica figlia, ancora minorenne. In primo grado, invece, il Tribunale aveva negato la responsabilità del datore.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Ad avviso della Suprema Corte, «con motivazione logicamente argomentata e giuridicamente corretta», il verdetto di appello ha ritenuto che «la responsabilità del modello organizzativo e della distribuzione del lavoro fa carico alla società, la quale non può sottrarsi agli addebiti per gli effetti lesivi della integrità fisica e morale dei lavoratori che possano derivare dalla inadeguatezza del modello adducendo l’assenza di doglianze mosse dai dipendenti».

Inoltre, secondo gli “ermellini” il datore non può sostenere «di ignorare le particolari condizioni di lavoro in cui le mansioni affidate ai lavoratori vengano in concreto svolte».
Per la Cassazione, «deve infatti presumersi, salvo prova contraria, la conoscenza, in capo all’azienda, delle modalità attraverso le quali ciascun dipendente svolge il proprio lavoro, in quanto espressione ed attuazione concreta dell’assetto organizzativo adottato dall’imprenditore con le proprie direttive e disposizioni interne».

Nel caso in questione era emerso che Stefano S. «per evadere il proprio lavoro, era costretto, ancorché non per sollecitazione diretta, a conformare i propri ritmi di lavoro all’esigenza di realizzare lo smaltimento nei tempi richiesti dalla natura e molteplicità degli incarichi affidatigli dalla “Ericsson».

In base alla ctu, l’infarto che lo colpì, un martedì mattina al lavoro, «era correlabile, in via concausale, con indice di probabilità di alto grado, alle trascorse vicende lavorative». Senza successo la società si è difesa dicendo che i «ritmi serratissimi» adottati da Stefano S. «non erano a lei imputabili ma dipendevano dalla attitudine» del dipendente «a sostenere e a lavorare con grande impegno e al suo coinvolgimento intellettuale ed emotivo nella realizzazione degli obiettivi».

ALCUNI PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI

L’art. 2087 cod. civ. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, in quanto la responsabilità del datore di lavoro va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento

In ordine alla responsabilità del datore di lavoro, Cass. Sez. L, Sentenza n. 2038 del 29 gennaio 2013, secondo il quale l’art. 2087 cod. civ. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, in quanto la responsabilità del datore di lavoro va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento. Ne consegue che incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro, e solo se il lavoratore abbia fornito la prova di tali circostanze sussiste per il datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno e che la malattia del dipendente non è ricollegabile alla inosservanza di tali obblighi. La stessa sentenza, peraltro, in una fattispecie di mobbing, rileva che la riconosciuta dipendenza delle malattie da una “causa di servizio” non implica necessariamente, o può far presumere, che gli eventi dannosi siano derivati dalle condizioni di insicurezza dell’ambiente di lavoro, potendo essi dipendere piuttosto dalla qualità intrinsecamente usurante della ordinaria prestazione lavorativa e dal logoramento dell’organismo del dipendente esposto ad un lavoro impegnativo per un lasso di tempo più o meno lungo, restandosi così fuori dall’ambito dell’art. 2087 cod. civ., che riguarda una responsabilità contrattuale ancorata a criteri probabilistici e non solo possibilistici.

Nel medesimo senso, Cass. Sez. L, Sentenza n. 18626 del 05 agosto 2013 ha affermato il principio generale in materia secondo il quale la responsabilità dell’imprenditore ex art. 2087 cod. civ. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, ma non è circoscritta alla violazione di regole d’esperienza o di regole tecniche preesistenti e collaudate, essendo sanzionata dalla norma l’omessa predisposizione di tutte le misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica del lavoratore nel luogo di lavoro, tenuto conto della concreta realtà aziendale e della maggiore o minore possibilità di indagare sull’esistenza di fattori di rischio in un determinato momento storico. Pertanto, qualora sia accertato che il danno è stato causato dalla nocività dell’attività lavorativa per esposizione all’amianto, è onere del datore di lavoro provare di avere adottato, pur in difetto di una specifica disposizione preventiva, le misure generiche di prudenza necessarie alla tutela della salute dal rischio espositivo secondo le conoscenze del tempo di insorgenza della malattia.

In ordine alla rilevanza dell’infarto sul piano infortunistico sul lavoro, Cass. Sez. L, Sentenza n. 12685 del 29 agosto 2003 ha precisato che, nell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, la causa violenta consiste in un evento che con forza concentrata e straordinaria agisca, in occasione di lavoro, dall’esterno verso l’interno dell’organismo del lavoratore, dando luogo ad alterazioni lesive. Con riguardo a un infarto cardiaco, che di per sè non integra la causa violenta, va accertato se la rottura dell’equilibrio nell’organismo del lavoratore sia da collegare causalmente a specifiche condizioni ambientali e di lavoro improvvisamente eccedenti la normale adattabilità e tollerabilità, sì da poter essere considerate, sia pure in termini di mera probabilità, fattori concorrenti e da far escludere che si sia trattato del semplice effetto logorante esercitato sull’organismo da gravose condizioni di lavoro.

Nel medesimo senso, Cass. Sez. L, Sentenza n. 19682 del 23 dicembre 2003, secondo la quale, in tema di infortuni sul lavoro, lo sforzo fisico, al quale possono essere equiparati stress emotivi e ambientali, costituisce la causa violenta, ex art. 2 D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, che determina con azione rapida e intensa la lesione. La predisposizione morbosa del lavoratore non esclude il nesso causale tra lo stress emotivo e ambientale e l’evento infortunistico, in relazione anche al principio della equivalenza causale di cui all’art. 41 cod. pen., che trova applicazione nella materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, dovendosi riconoscere un ruolo di concausa anche ad una minima accelerazione di una pregressa malattia (nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., ha ritenuto sussistente l’occasione di lavoro in relazione al decesso del responsabile di uno stabilimento, già affetto da patologia cardiaca, avvenuto a causa di un infarto determinato da stress emotivo, conseguente all’attivazione dell’allarme antincendio dello stabilimento e alla necessità di un suo intervento, e da stress ambientale, riconducibile alla rigida temperatura esistente all’esterno).

In precedenza, Cass. Sez. L, Sentenza n. 13982 del 24 ottobre 2000 aveva affermato che, nell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, al fine di determinare se a un infarto cardiaco – che di per sè rappresenta una rottura dell’equilibrio nell’organismo del lavoratore concentrata in una minima misura temporale e quindi integra una “causa violenta” – è riconoscibile un’eziologia lavorativa, va accertato se gli atti lavorativi compiuti, ancorché non caratterizzati da particolari sforzi e non esulanti dalla normale attività lavorativa esercitata dall’assicurato, abbiano avuto l’efficienza di un contributo causale nella verificazione dell’infarto.

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il medico è solo

 

Esegui il file audio oppure clicca su seguente link per ascoltare l’estratto da intervista a Gelli (tratto da Bianco e Nero – Radio 1 Rai) :  il medico è solo – estratto intervista Gelli

 

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intervista a Gelli e Aceti (fonte: Bianco e Nero del 23/02/2016)

biancoeneroraiNuove norme sulla responsabilità di medici e infermieri potrebbero essere approvate a breve. Obbligo di assicurazione per tutte le strutture, pubbliche e private, e per il personale sanitario che risponderebbe di omicidio e lesioni colpose solo in caso di colpa grave. Affrontiamo il tema con il relatore Federico Gelli (Pd) e Tonino Aceti (coordinatore Cittadinanza Attiva) – Fonte: Bianco e Nero,  RadioRai – 23/02/2016 
Premi il PLAY ( ∇ ) qui sotto: 

oppure:  Clicca qui per ascoltare l’intervista

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PETIZIONE: Non costringeteci ad appendere il bisturi al chiodo

Nelle ultime settimane abbiamo assistito al dibattito sulla riorganizzazione della spesa sanitaria. La medicina difensiva è valutata intorno ai 10 miliardi di euro (0,75% del PIL secondo la commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari). Per aspirare ad avere un Sistema Sanitario Nazionale di qualità basato sulla corretta pratica medica bisogna fornire ai medici il giusto sostegno, in termini di organizzazione e di tutela legislativo-legale. Non si chiede un salva condotti agli errori, la negligenza dovrà sempre essere perseguita, indagata, accertata e condannata. Ma non è più possibile vivere e lavorare all’interno di questo sistema che ci lascia sempre più soli. Ieri è stata pubblicata dal quotidianosanita.it ( http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=30354 ), una lettera aperta al Direttore, firmata dalla Dott.ssa Mirka Cocconcelli, dove viene analizzata l’attuale situazione nazionale e sono presenti 8 proposte.   Chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e a tutto il Parlamento Italiano di fornire risposte adeguate alle nostre richieste. Per cambiare davvero e migliorare, c’è bisogno di un lavoro di squadra, noi continueremo a fare la nostra parte ma abbiamo bisogno di aiuto.

Clicca  sul link qui  di seguito per firmare la petizione: Non costringeteci ad appendere il bisturi al chiodo (Luca Rosato, Roma)

 

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PETIZIONE: Il Servizio notturno in reperibilità interrompe ed azzera il riposo già fruito

Numerosi Assessorati Regionali alla Sanità (Lombardia, Veneto, Puglie, Sardegna, etc.) hanno fornito un’interpretazione delle Norme Europee sulla salute dei Lavoratori in antitesi con lo spirito della Legge; hanno deliberato che il lavoro notturno svolto da un medico in regime di reperibilità “sospende” il riposo, ma “non lo interrompe”. Da questa interpretazione discende la conclusione che, poche ore dopo – nella stessa mattina della notte lavorata -, il medico può essere costretto a ripresentarsi al lavoro in contrasto assoluto con il concetto di “adeguato riposo” che le norme europee e nazionali (66/2003) vorrebbero e dovrebbero tutelare. Tutti i Medici Ospedaliri Italiani sono invitati a firmare questa petizione per segnalare al Ministro Lorenzin questa interpretazione aberrante.

Clicca il link qui di seguito per firmare la petizione: Il Servizio notturno in reperibilità interrompe ed azzera il riposo già fruito (Coas Medici Dirigenti Ospedalieri)

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Comunicato stampa interrogazione medici ulss6 con Berlato

COMUNICATO STAMPA

Il Consigliere regionale (FdI – An – Mcr), tramite una interrogazione alla Giunta e all’Assessore alla Sanità, accoglie l’appello dei 300 medici dell’Ulss6 fortemente preoccupati per le modifiche apportate alla modifica della copertura assicurativa Responsabilità Civile Professionale Medica.

Venezia, lì 18 FEBBRAIO 2016.
Dopo aver letto la lettera con la quale i 300 medici dell’Ulss 6 di Vicenza manifestavano la loro grande preoccupazione per l’annunciata modifica della copertura assicurativa Responsabilità Civile Professionale Medica a partire dal 1° gennaio 2016 – dichiara il Consigliere regionale Sergio Berlato, capogruppo di Fratelli d’Italia-AN-MCR – ho voluto incontrare una rappresentanza dei camici bianchi in attività al San Bortolo per approfondire meglio la questione e per farmi portavoce nelle sedi opportune delle loro istanze. La questione tecnicamente riguarda una modifica normativa sulla stipula dei premi assicurativi in capo ai medici che parrebbe contrastare i dettami del contratto nazionale collettivo di lavoro – precisa il Consigliere Berlato. Nel caso specifico del Veneto – continua il Consigliere Berlato – con DGR 573 del 2011 e a seguire con DGR 567 del 2015 si è adottato il modello regionale di autoritenzione del rischio per la responsabilità civile verso terzi a far data dal 1 gennaio 2016 per quelle Aziende Sanitarie i cui contratti assicurativi scadevano il 31 dicembre 2015 e di conseguenza anche per le altre Aziende alla scadenza dei relativi contratti. La Giunta regionale ha delineato una nuova modalità di gestione, affidata alle Aziende del SSR, degli eventi di danno in ambito sanitario, prevedendo il trasferimento al mercato assicurativo per i danni eccedenti l’importo di 500 mila euro. I medici fanno notare come la sottoscrizione delle nuove polizze assicurative da parte delle Aziende del SSR non preveda più la copertura in estensione per il caso di colpa grave e tutela legale, prima invece previste, e che le polizze da loro reperibili sul mercato, spesso a premi eccessivi rispetto ai salari, non garantiscono nemmeno un’adeguata e stabile copertura. A questo si aggiunge – sottolinea il Consigliere Berlato – che al Senato è in discussone il DDL “Gelli” il quale prevederebbe che ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in aziende del servizio sanitario nazionale debba provvedere alla stipula con oneri a proprio carico di un’adeguata polizza di assicurazione. I medici fanno notare – conclude Berlato – che tali polizze assicurative a copertura completa primo rischio sono concretamente irreperibili sul mercato o inaccessibili per l’entità dei premi e per le clausole contrattuali che impongono.

Ufficio stampa Sergio Berlato
Presidente Terza Commissione consiliare
Coordinatore per il Veneto di Fratelli d’Italia – AN

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D.P.R. del 16 aprile 2013, n. 62 – Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici (Pubbl. G.U. n.129 del 4 giugno 2013)

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 aprile 2013, n. 62

Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Pubbl. G.U. n.129 del 4 giugno 2013)

Fonte: Guritel

Clicca sul segunete link per visualizzare il documento:  dpr 62 del 16-apr-2013 codice comportamento dipendenti pubblici

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Sindacato Medici Italiani – Considerazioni a margine degli effetti derivanti dall’applicazione della legge 30 ottobre 2014, n. 161

Considerazioni e linee operative per i dirigenti sindacali rappresentanti in sede Regionale e Aziendale, a margine degli effetti derivanti dall’applicazione della Legge 30 ottobre 2014, n. 161, esecutivi con decorrenza 25 novembre 2015

Clicca sul seguente link per visualizzare il documento:  ricadute_25_11_15_orario_lavoro Rivellini

 

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delibera regionale 2015 autoassicurazione

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delibera regionale 2011 per autoassicurazione

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Art 21 CCNL medici

Art. 21

Copertura assicurativa

  1. Le aziende garantiscono una adeguata copertura assicurativa della responsabilità civile di tutti i dirigenti della presente area, ivi comprese le spese di giudizio ai sensi dell’art. 25 del CCNL dell’ 8 giugno 2000 per le eventuali conseguenze derivanti da azioni giudiziarie dei terzi, relativamente alla loro attività, ivi compresa la libera professione intramuraria, senza diritto di rivalsa, salvo le ipotesi di dolo o colpa grave.
  2. Le aziende ed enti provvedono alla copertura degli oneri di cui al comma 1 con le risorse destinate a tal fine nei bilanci, incrementate con la trattenuta di misura pro-capite da un minimo di € 26,00 mensili (già previsti dall’art. 24, comma 3 del CCNL dell’8 giugno 2000) ad un massimo di € 50,00, posta a carico di ciascun dirigente per la copertura di ulteriori rischi non coperti dalla polizza generale. La trattenuta decorre dall’entrata in vigore della polizza con la quale viene estesa al dirigente la copertura assicurativa citata.
  3. Le aziende ed enti informano i soggetti di cui all’art. 10 del CCNL 8 giugno 2000 di quanto stabilito ai sensi del comma 2.
  4. Sono fatte salve eventuali iniziative regionali per la copertura assicurativa attuate anche sulla base delle risultanze della Commissione istituita ai sensi dell’ex art. 24 del CCNL 8 giugno 2000.
  5. Le aziende attivano sistemi e strutture per la gestione dei rischi, anche tramite sistemi di valutazione e certificazione della qualità, volti a fornire strumenti organizzativi e tecnici adeguati per una corretta valutazione delle modalità di lavoro da parte dei professionisti nell’ottica di diminuire le potenzialità di errore e, quindi, di responsabilità professionale nonché di ridurre la complessiva sinistrosità delle strutture sanitarie, consentendo anche un più agevole confronto con il mercato assicurativo. Al fine di favorire tali processi le aziende ed enti informano le organizzazioni sindacali di cui all’art. 9 del CCNL dell’8 giugno 2000.
  6. Sono disapplicati i commi da 1 a 4 dell’art. 24 del CCNL 8 giugno 2000.

NOTA ESPLICATIVA DELL’ART. 21
Le parti, a titolo di interpretazione autentica, chiariscono che l’espressione “ulteriori rischi” del comma 2 può significare tanto la copertura da parte del dirigente – mediante gli oneri a suo carico – di ulteriori rischi professionali derivanti dalla specifica attività svolta quanto la copertura dal rischio dell’azione di rivalsa da parte dell’azienda o ente in caso di accertamento di responsabilità per colpa grave.

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Art. 3 Legge Balduzzi

Art. 3
Responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitarie

  1. Fermo restando il disposto dell’articolo 2236 del codice civile, nell’accertamento della colpa lieve nell’attività dell’esercente le professioni sanitarie il giudice, ai sensi dell’articolo 1176 del codice civile, tiene conto in particolare dell’osservanza, nel caso concreto, delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.
  2. Con decreto del Presidente della Repubblica, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della salute, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze, sentite l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (ANIA), le Federazioni nazionali degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative delle categorie professionali interessate, anche in attuazione dell’articolo 3, comma 5, lettera e), del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, al fine di agevolare l’accesso alla copertura assicurativa agli esercenti le professioni sanitarie, sono disciplinati le procedure e i requisiti minimi e uniformi per l’idoneità dei relativi contratti, in conformità ai seguenti criteri:
    1. determinare i casi nei quali, sulla base di definite categorie di rischio professionale, prevedere l’obbligo, in capo ad un fondo appositamente costituito, di garantire idonea copertura assicurativa agli esercenti le professioni sanitarie. Il fondo viene finanziato dal contributo dei professionisti che ne facciano espressa richiesta e da un ulteriore contributo a carico delle imprese autorizzate all’esercizio dell’assicurazione per danni derivanti dall’attività medico-professionale, determinato in misura percentuale ai premi incassati nel precedente esercizio, comunque non superiore al 4 per cento del premio stesso, con provvedimento adottato dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della salute e il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Federazioni nazionali degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie;
    2. determinare il soggetto gestore del Fondo di cui alla lettera a)  e le sue competenze senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica;
    3. prevedere che i contratti di assicurazione debbano essere stipulati anche in base a condizioni che dispongano alla scadenza la variazione in aumento o in diminuzione del premio in relazione al verificarsi o meno di sinistri e subordinare comunque la disdetta della polizza alla reiterazione di una condotta colposa da parte del sanitario.
  3. Il danno biologico conseguente all’attività dell’esercente della professione sanitaria è risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, eventualmente integrate con la procedura di cui al comma 1 del predetto articolo 138 e sulla base dei criteri di cui ai citati articoli, per tener conto delle fattispecie da esse non previste, afferenti all’attività di cui al presente articolo.
  4. Per i contenuti e le procedure inerenti ai contratti assicurativi per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale resa nell’ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto di convenzione, il decreto di cui al comma 2 viene adottato sentita altresì la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Resta comunque esclusa a carico degli enti del Servizio sanitario nazionale ogni copertura assicurativa della responsabilità civile ulteriore rispetto a quella prevista, per il relativo personale, dalla normativa contrattuale vigente.
  5. Gli albi dei consulenti tecnici d’ufficio di cui all’articolo 13 del regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, recante disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, devono essere aggiornati con cadenza almeno quinquennale, al fine di garantire, oltre a quella medico legale, una idonea e qualificata rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche dell’area sanitaria, anche con il coinvolgimento delle società scientifiche.
  6. Dall’applicazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

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