Marzo 2019 archive

Appello alla mobilitazione, Obiettivo Ippocrate presente

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CHI DI FACEBOOK FERISCE… (fonte: Stetoscopio – Ordine dei Medici di Vicenza)

(STETOSCOPIO, n. 4 del 18 Marzo 2019)


Se qualcuno ancora dubitava che il disagio dei medici e la misura del loro scontento fossero ormai oltre il limite di guardia, se qualcuno si illudeva che la gente (il “popolo” di cui si riempiono la bocca troppi politici per giustificare ogni loro fatto o misfatto) non capisse le sacrosante ragioni di chi, malgrado tutto, riesce a prestare loro un’assistenza medica dignitosa, quei qualcuno si convincano che dubbi e illusioni non hanno ragione di esistere.
Lo ha clamorosamente dimostrato il successo di firme, like, condivisioni e commenti che ha ottenuto la lettera aperta al Presidente Zaia di un gruppo di medici ospedalieri, iscritti al nostro Ordine e pubblicata nella nostra rivista online. La lettera è stata ripresa su Facebook e quindi inviata – con il consueto tam tam dei social – a innumerevoli indirizzi WhatsApp.
L’iniziativa aveva il sapore della sfida. Poco avvezzi a usare i social media per esternare e affrontare i problemi di una professione che si sta rivelando ogni giorno più difficile per chi la esercita e proibitiva per chi vorrebbe esercitarla, i medici vicentini non hanno gradito l’uso “garibaldino” che Zaia ha fatto di Facebook per affrontare i temi più scottanti della sanità veneta. Avrebbero preferito un approccio più istituzionale, un confronto sul campo per capire le soluzioni previste dal Governatore. Che invece ha preferito seguire la moda (o l’andazzo?) dei social media senza possibilità di un civile contraddittorio.
Troppo facile, Governatore, si sono detti i medici vicentini, che hanno voluto accettare la sfida. I numeri dimostrano che l’hanno vinta, che la categoria è compatta nel denunciare errori, storture, forzature e mancanza di idee valide del sistema veneto che va deteriorandosi sempre più. Gli stessi numeri dimostrano che la gente non è un parco buoi da maneggiare a piacimento. Dimostrano che la gente capisce, si fa carico del disagio dei suoi medici e che non si fa illusioni sul valore taumaturgico di un’Autonomia che, secondo Zaia, dovrebbe risolvere tutti i mali della sanità veneta.
Caro Zaia i social sono pericolosi anche per chi ha alle proprie dipendenze fior di addetti stampa che se ne occupano da mane a sera.
È bastata l’iniziativa di un pugno di medici vicentini, che sono scesi sul terreno scelto dal politico, per dimostrare che la verità è un’altra.
I colleghi e il “popolo” l’hanno capito…e hanno chattato! E ora sono in attesa di un confronto veramente costruttivo nell’interesse di tutti i cittadini della nostra regione.

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Prima gli italiani (medici), lo dicono all’estero!

22 FEBGentile Direttore,
“Prima gli italiani!” Più che uno slogan (mutuato dal più famoso “America first” col quale Trump vinse le elezioni) in Italia è diventato un mantra. Dall’assegnazione delle case popolari ai bandi di assunzione, dalle mense popolari al reddito di cittadinanza, il “prima gli italiani” è sulla bocca di tutti coloro che protestano, in questa Italia “del nostro scontento”.
Al di là del sapore populista e della valenza sciovinista del mantra, la realtà ci dice che in Italia le cose non sono e non funzionano come vorrebbero i più duri e puri proseliti di “prima gli italiani”, perché gli stranieri che operano e vivono nel nostro Paese da oltre dieci anni hanno la cittadinanza italiana così come la stragrande maggioranza di rom e sinti, per non parlare delle liste d’attesa e dei Pronto soccorso che non possono (e non devono) discriminare la sofferenza.
Dove invece il “prima gli italiani” sta diventando quasi una regola aurea è nell’ambito della nostra professione: i medici italiani sono richiestissimi all’estero! Dalla Germania all’Olanda, dall’Inghilterra alla Danimarca e alla Francia, la “caccia” ai nostri giovani (e non solo) è sempre più serrata, con offerte di lavoro e di carriera allettanti.
All’estero non badano a spese: stipendi elevati, casa assicurata, facilitazioni per le famiglie. Non sarà tutto oro ciò che luccica, qualche difficoltà di inserimento andrà tenuta in conto, ma è nei fatti che l’emigrazione dei nostri medici è in costante e preoccupante aumento.
Che dire? Quando negli scorsi anni, da questa rubrica, abbiamo lanciato l’allarme, siamo stati accusati di essere degli arruffapopolo mentre oggi veniamo visti come premonitori di una situazione evidente a tutti: un giovane medico su cinque va a lavorare all’estero. Non eravamo gufi né siamo profeti, ma attenti osservatori delle difficoltà nelle quali si dibatte la professione medica in Italia, dove gli ospedali si vanno vuotando di camici bianchi, per scelte personali e per pensionamenti obbligatori, e dove i concorsi non attirano più i nostri giovani perché fare il medico diventato complicato e con troppi ostacoli – anche di natura deontologica – da superare.
Come sempre i politici si fanno vivi quando l’emergenza non è più negabile. Ma intervengono con chiacchiere e vaghe assicurazioni. E non solo a livello nazionale con i timidi interventi del Ministro alla Sanità, la quasi inesistente Giulia Grillo, ma anche a livello regionale dove Zaia sostiene che i nostri problemi si risolveranno con la tanto attesa e reclamizzata “autonomia”, la panacea di tutti i mali.
Nella pratica però nulla succede, se non vogliamo prendere sul serio il tentativo (andato a vuoto) dell’ULSS di Treviso di attirare in Italia medici ungheresi e romeni. Se all’estero vige il “prima gli italiani” non è che i medici stranieri, se sono bravi e vedendo come sta andando la nostra Sanità, siano tanto sprovveduti da venire in Italia!

Michele Valente
Presidente Ordine Vicenza

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