Settembre 2019 archive

Nel mondo della sanità si deve entrare in punta di piedi

30 SETGentile Direttore,
recentemente,dalle pagine del Suo giornale, Maurizio Hazan ed Irene Avaldi, dello studio legale Taurini & Hazan, nel riprendere la questione ECM e legge Gelli, hanno fatto riferimento ad una mia lettera inviataLe sullo stesso argomento, pochi giorni prima. Ritengo doveroso ritornare sull’argomento per chiarire alcuni concetti e ripetere alcuni passaggi che sono stati male interpretati, o su cui forse io non sono stato abbastanza chiaro.

La mia reazione “critica”, quasi “sdegnante” non riguarda il valore concettuale dell’educazione continua in medicina (ECM), né la possibilità di associare una corretta formazione ad un’adeguata tutela assicurativa, la mia profonda irritazione nasce proprio dal valore estremo di queste due componenti del mio lavoro quotidiano che non ritrova però riscontro nella validità di ciò che ci viene offerto, o meglio imposto.
La formazione e le assicurazioni in sanità campano sulle nostre spalle, sul lavoro di medici, infermieri, tecnici sanitari, psicologi, operatori per cui le vogliamo efficaci, giuste ed oneste.

Ad oggi non sono niente di tutto questo. Tralascio l’aspetto ECM, in quanto non di pertinenza di uno studio legale che fa del diritto assicurativo una delle sue due aree di riferimento, e mi limito a riproporre due domande già poste nel mio precedete articolo a cui però non è stata data risposta, nonostante fosse una delle questioni centrale.
Perché le compagnie assicurative in ambito sanitario non hanno l’obbligo di assicurare? Noi medici siamo obbligati ad assicurarci ma la compagnia può rifiutarsi e allora poi noi che facciamo? Smettiamo di lavorare? Giustamente è stato sottolineato come l’impianto della legge Gelli, e inevitabilmente dei successivi decreti attuativi, prenda molto dalla rc auto, ma sappiamo tutti che ogni automobile deve essere assicurata ed ogni compagnia ha l’obbligo di assicurare. Forse la sicurezza di un atto sanitario e meno importante della sicurezza di un’auto? Basterebbe che per le compagnie assicurative fosse previsto l’obbligo vincolante di assicurare i professionisti sanitari.
Perché nella maggior parte dei contratti assicurativi per responsabilità professionale sanitaria, differentemente da quanto avviene per l’rc auto, è prevista la possibilità per la compagnia assicurativa di recedere unilateralmente alla segnalazione del primo sinistro senza neanche la necessità di aspettare l’esito del contenzioso.
Ecco questi sono solo due aspetti che se affrontati e risolti a tutela nostra e dei nostri pazienti, darebbero un segnale importante nella giusta direzione e riequilibrerebbero il rapporto tra noi lavoratori e le compagnie assicurative.
Nell’attuale sistema non vi è equilibrio ed il concetto di lobby come di “gruppo organizzato di persone che cerca di influenzare dall’esterno le istituzioni per favorire particolari interessi” è palese, che piaccia o no.
In una logica di business lo posso anche capire ma è bene che tutti capiscano che il mondo della sanità è un mondo fatto di fatica, sudore, sofferenza, debolezza, paura e chi vuole entrarci con fini imprenditoriali e di guadagno deve farlo in punta di piedi: qui l’etica, il rispetto, la correttezza e l’equilibrio valgono infinitamente di più che in qualsiasi altro ambito affaristico.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Ecm e Legge Gelli: tutto da rifare?

29 SETGentile Direttore,
letto lo schema del decreto attuativo recante i requisiti minimi delle polizze assicurative voglio porre alla sua attenzione una problematica attinente la non compatibilità dell’art. 3, comma 3 dello schema del predetto decreto – che disciplina l’azione di rivalsa nei confronti dei professionisti sanitari dipendenti o convenzionati vincolandola al rispetto della formazione ECM – con l’art. 12 comma 3 della Legge Gelli/Bianco (n. 24/2017).
Da una lettura congiunta delle due norme a mio parere emerge difatti come l’art. 3 comma 3 del decreto attuativo, nella sua interpretazione letterale, anziché essere la norma di dettaglio dell’art. 12 comma 3 della Legge 24/2017 – di cui dovrebbe indicare limiti e condizioni per l’esperimento dell’azione di rivalsa da parte dell’assicurazione nei confronti del proprio assicurato – contenga invece una disposizione in contrasto, ovvero incompatibile, con la stessa norma principale.
Se e in quanto incompatibile con la norma principale l’art. 3 comma 3 del decreto risulta quindi, così come formulato, del tutto inapplicabile rendendo peraltro inapplicabile, ai sensi e per gli effetti dell’art. 12 comma 6 della Legge 24/2017, la stessa norma riguardante l’esperibilità dell’azione di rivalsa da parte dell’assicurazione nei confronti del proprio assicurato disciplinata dall’art. 12 comma 3 citato; l’azione di rivalsa rimane difatti priva di una valida normativa di dettaglio.

Più precisamente, ritengo che detta incompatibilità derivi dal fatto che le due norme sopra richiamate abbiano ad oggetto soggetti e fattispecie giuridiche del tutto avulsi gli uni dagli altri.
La norma di dettaglio (art. 3 comma 3 dell’attuale schema di decreto attuativo) disciplina difatti espressamente le sole “coperture di cui all’art. 10, comma 3 della Legge” (n. 24/2017) – ovvero quelle relative agli esercenti le professioni sanitarie operanti a qualunque titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, vincolando quello che dovrebbe essere il diritto di rivalsa esercitabile nei loro confronti al mancato adempimento dell’”obbligo formativo e di aggiornamento previsto dalla normativa vigente in materia di educazione continua in medicina per il triennio formativo precedente la data del fatto generatore di responsabilità”.
Differentemente, invece, l’art. 12, comma 3 della Legge 24/2017, quale richiamato dallo stesso art. 3, comma 3, fa esclusivo riferimento, per quanto attiene l’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicurazione e la conseguente azione di rivalsa dell’assicurazione stessa nei confronti del proprio assicurato, ai differenti soggetti giuridici di cui all’art. 10, commi 1 e 2 della Legge 24/2017 (le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e i liberi professionisti).
Per maggiore completezza ritengo a questo punto necessario richiamare le singole norme della Legge 24/2017.

L’art. 10 distingue espressamente tre categorie di soggetti giuridici:
– le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private (comma 1);
– i liberi professionisti, ovvero“l’esercente la professione sanitaria che svolga la propria attività al di fuori di una delle strutture di cui al comma 1 del presente articolo o che presti la loro opera all’interno della stessa in regime libero-professionale ovvero che si avvalga della stessa nell’adempimento della propria obbligazione contrattuale assunta con il paziente ai sensi dell’articolo 7, comma 3” (comma 2);
– i professionisti dipendenti o convenzionati, ovvero “l’esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private”(comma 3).
A carico di ciascuna categoria di soggetti giuridici lo stesso articolo 10 pone, quindi, distinti obblighi di copertura assicurativa.
-L’art. 12 della medesima Legge 24/2017 nel disciplinare invece, al comma 1, l’azione diretta del soggetto danneggiato – cui è connessa e subordinata l’azione di rivalsa di cui al successivo comma 3 – fa espresso riferimento all’”impresa di assicurazione che presta la copertura assicurativa alle strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private di cui al comma 1 dell’articolo 10 e all’esercente la professione sanitaria di cui al comma 2 del medesimo articolo 10”, con conseguente esclusione dei professionisti sanitari di cui all’art. 10, comma 3.

Quindi, riprendendo le singole norme:
– l’art. 12 della Legge 24/2017 configura l’azione di rivalsa della compagnia di assicurazione contro le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e gli esercenti le professioni sanitarie in regime di libera professione;
– l’art. 12, comma 6 della Legge 24/2017 subordina l’applicazione delle disposizioni dell’art. 12 all’entrata in vigore del “decreto di cui al comma 6 dell’articolo 10 con il quale sono determinati i requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture sanitarie e sociosanitarie e per gli esercenti le professioni sanitarie”.
– l’art. 3, comma 3 dello schema di decreto attuativo, come oggi formulato, disciplina nel dettaglio l’azione di rivalsa solo nei confronti degli esercenti la professione sanitaria operanti a qualunque titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, unici soggetti esclusi dal disposto dell’art. 12.

Quid juris?

A fronte della incompatibilità dello schema di decreto attuativo con le norme della Legge 24/2017 (di cui il decreto stesso si pone evidentemente quale normativa di dettaglio) e del principio gerarchico delle fonti del diritto in base al quale la norma di grado inferiore non può modificare o abrogare quella di grado superiore, derivano, a mio parere, almeno due importanti conseguenze.
La prima è che l’art. 3 comma 3 dello schema del decreto attuativo, se emanato nella sua attuale formulazione, non potrà trovare applicazione nei confronti degli esercenti le professioni sanitarie operanti a qualunque titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, in quanto non soggetti alla disciplina dell’azione di rivalsa di cui all’art. 12, comma 3 della Legge 24/2017.
Pertanto non potrà essere esperita nei confronti dei professionisti sanitari dipendenti e convenzionati alcuna azione di rivalsa condizionata al rispetto degli obblighi formativi.
La seconda è che lo stesso art. 12 comma 3 della Legge 24/2017, in assenza di modifiche allo schema del decreto attuativo e quindi di una valida e conforme normativa di dettaglio, rimarrà privo di applicazione nei confronti delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e degli esercenti le professioni sanitarie in regime libero-professionale, come disposto dal comma 6 dell’art. 12 sopra citato.
Con la conseguenza che non potrà nemmeno essere esperita nei confronti di aziende e liberi professionisti l’azione di rivalsa da parte della propria compagnia di assicurazione seguente all’azione diretta del danneggiato.
Personalmente non posso quindi che auspicarmi una riscrittura, conforme alla Legge Gelli/Bianco, dell’art. 3, comma 3 dell’attuale schema di decreto attuativo.

Avv. Alessia Gonzati 
Consulente legale Associazione Obiettivo Ippocrate

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L’ipocrisia del sistema Ecm e delle polizze assicurative

26 SETGentile Direttore,
due recenti articoli di Luca Benci e Marco Castioni sul decreto attuativo alla legge 24/17 per le misure minime di garanzia delle polizze assicurative per il personale sanitario permettono di riportare l’attenzione sul sistema “Educazione Continua in Medicina” (ECM).
Tale programma nazionale, nato nel 2002 ed inizialmente di competenza del Ministero della Salute, dal 2008 è stato trasferito all’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS).
Nel 2011 il Governo Monti ha stabilito che sarebbe spettato agli Ordini delle varie figure professionali sanitarie controllare e certificare tali percorsi formativi, verificando eventuali inadempienze e stabilendo le sanzioni per i “fuori legge”.
Questo sistema non è mai stato amato dalle professioni sanitarie fondamentalmente perché considerato inadeguato, posticcio, lontano dalla realtà quotidiana di chi lavora nella sanità.
Le perplessità sulla reale utilità professionale degli ECM è legata innanzitutto alla scarsa specificità della possibilità formativa, i crediti infatti possono essere accumulati praticamente senza attinenza alla branca di appartenenza, io che sono chirurgo vascolare potrei accumulare i 50 crediti annuali facendo un corso antincendio, un corso sulla salute ambientale di aria, acqua ed alimentazione, uno sull’ebola, uno sulle cure palliative. A prescindere dall’innegabile valore intrinseco di tutti i suddetti argomenti, non credo che i miei pazienti si sentirebbero più tranquilli circa il mio aggiornamento professionale come chirurgo vascolare.
Altro punto critico l’accessibilità a tali corsi: visto il poco tempo a disposizione, legato alla carenza cronica di personale, i corsi fuori sede e residenziali sono ormai una chimera, sostituiti dalla formazione a distanza (FAD) su varie piattaforme in web. Conosciamo tutti le modalità con cui vengono proposti questi corsi on-line in cui viene lasciata ampia discrezionalità al discente su quanto seriamente dedicarsi all’aggiornamento, tralasciando poi i casi in cui i corsi vengono offerti da soggetti terzi con allegate già le risposte corrette.
Vi sono poi i costi a carico dei singoli professionisti. Infatti, al di là della buona volontà di alcuni Ordini Professionali e di alcune Aziende Sanitarie, che ne organizzano a volte anche a titolo gratuito, la maggior parte sono a pagamento, con costi che possono arrivare a parecchie centinaia di euro, oltretutto in nessuna maniera detraibili per i dipendenti pubblici.
Tutto questo stride con l’impossibilità, al contrario, di acquisire crediti ECM qualora si decidesse di frequentare un centro, anche di riconosciuta eccellenza, per affinare o apprendere una nuova tecnica.
In questo panorama già fastidioso, arriva l’idea di vincolare gli obblighi delle compagnie assicurative nei confronti dei professionisti sanitari, ai crediti ECM maturati nel triennio precedente alla data dell’eventuale sinistro, aprendo le porte ad una possibile rivalsa della compagnia sull’assicurato non in regola con i crediti formativi.
A parte non capire il diverso trattamento riservato a dipendenti e libero professionisti, mi domando tecnicamente se le compagnie assicurative, in caso di sinistro, faranno richiesta agli Ordini piuttosto che all’AGENAS, circa la nostra situazione ECM e se a questo punto il mio Ordine o l’Agenzia Nazionale forniranno questi miei dati personali a dei soggetti terzi.
Al di là di questo aspetto tecnico ciò che mi irrita è che per l’ennesima volta si è sprecata un’occasione per dare un segnale di rispetto e valorizzazione di tutti coloro che lavorano nella sanità.
Già dalle pagine del Suo giornale, appena licenziata la neonata legge Gelli, avevo sollevato la sensazione che aleggiasse tra le righe della legge l’ombra delle lobby assicurative, e purtroppo ancora oggi, sono dell’avviso che, anziché inserire questo nuovo balzello sulle nostre spalle, sarebbe stato un segnale nella giusta direzione pensare ad una modifica della legge stessa, prevedendo l’obbligatorietà per le compagnie assicurative di assicurare il sanitario (come avviene per l’RC auto), magari annullando anche la possibilità delle compagnie di recedere unilateralmente dal contratto assicurativo e, perché no, rendendo detraibile ai fini fiscali il costo di queste polizze.
La mia convinzione ed il pensiero di molti è che si continui a favore gli interessi economici di chi gestisce il mercato degli ECM e delle polizze assicurative, a discapito di chi lavora nella sanità, fornendo un’ipocrita risposta alla coscienza di chi decide, con ricadute inevitabili sui malati e su tutti i cittadini oltre che naturalmente sui professionisti della sanità.
Mi domando se prima o poi qualcuno avrà l’onestà ed il coraggio di permettere che la gestione e l’organizzazione di ciò che riguarda la sanità venga affidato a chi quotidianamente la vive, o se continueremo a vederla nelle mani di chi decide in base al sentito dire o di chi la confonde con una grande mangiatoia.
 
Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate 

 

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Il caporalato in medicina

13 SET – Gentile Direttore,
è comparsa nei giorni scorsi sulla stampa la notizia che la Regione Sicilia, sembra aver trovato una soluzione che possa rispondere alla carenza di medici nei pronto soccorso regionali, oltre che offrire una possibilità lavorativa ai colleghi abilitati ma non specializzati. Da quanto si legge, questa nuova trovata mirabolante prevede un corso di formazione di 360 ore, presso il Cefpas, il centro di formazione permanente della Regione Sicilia, alla modica cifra di 2000 euro, che da quello che si intuisce, sarebbero a carico di ciascun partecipante, ma con la generosa possibilità, così si legge, per ciascun collega di chiedere un “mutuo professionalizzante” a Banca Intesa San Paolo, a cui poi restituire il denaro, una volta che arriverà l’assunzione per ben 24 mesi a ben 1300 euro netti al mese.
Si precisa poi che i neoassunti, se vorranno (in realtà la legge Gelli lo pone come obbligo), potranno pagarsi, naturalmente a propri spese (come da legge), una polizza assicurativa per colpa grave (a cui io assocerei quantomeno una tutela legale), sapendo comunque, ammette l’intervistato, che parte della responsabilità potrebbe ricadere sui colleghi strutturati affiancati come tutor ai neo assunti.
Interessanti appaiono decisamente le reazioni di alcuni sindacati, la Fials Sicilia sostiene che la soluzione, pur non ottimale, smaltisce le file (di cosa?), evita il sovraffollamento (di chi e dove?), ed offre un lavorare ai giovani medici (ma dai!?). Meglio decisamente fa la Cgil, che non vede nulla di scandaloso nell’azione, che andrebbe anzi ripresa ed esportata, dato che appare coerente con la capacità dei medici neolaureati non specializzati, che già lavorano come guardie mediche e sulle ambulanze medicalizzate.
Recentemente, in occasione di una delibera della Regione Veneto per l’assunzione di 500 medici abilitati ma non specializzati, ho espresso il mio pensiero sul problema qualitativo e non quantitativo che affligge la nostra professione e che ritengo essere alla base della mancanza di medici, ma mai avrei pensato che la contorta mente umana potesse arrivare a tanto: giovani colleghi costretti a pagare per potere accede ad un lavoro sottopagato e per pochi mesi.

Forse sarebbe più opportuno e proficuo che come professionisti facessimo afferenza al Ministero dell’Agricoltura, vista l’esperienza e le capacità che il nuovo Ministro ha dimostrato nella lotta al Caporalato.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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Obiettivo Ippocrate e Surgery for Children ancora assieme nel POFT 2019/2020 del Comune di Vicenza. Ora tocca alle Scuole richiederci!

Il progetto “Prendersi Cura” di Obiettivo Ippocrate è stato validato e pubblicato dalla Commissione del Comune di Vicenza all’interno del Piano Offerta Formativa Territoriale 2019/2020.
Il progetto prevede la possibilità per le Scuole superiori di richiedere la nostra presenza assieme a Surgery for children onlus per incontri sul tema sistema sanitario, salute e prendersi cura con la presentazione del nostro cortometraggio nelle scuole che lo richiedano.
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In esecuzione delle modalità per la redazione del P.O.F.T. 2019/2020, comunico che la commissione tecnica ha completato la valutazione dei progetti presentati.
Sulla base dei criteri elencati nella pagina web relativa alla presentazione dei progetti “POFT 2019/2020”, comunico che la commissione ha deliberato di validare e pubblicare la proposta da voi presentata.
Cordiali saluti.

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