Nel mondo della sanità si deve entrare in punta di piedi

30 SETGentile Direttore,
recentemente,dalle pagine del Suo giornale, Maurizio Hazan ed Irene Avaldi, dello studio legale Taurini & Hazan, nel riprendere la questione ECM e legge Gelli, hanno fatto riferimento ad una mia lettera inviataLe sullo stesso argomento, pochi giorni prima. Ritengo doveroso ritornare sull’argomento per chiarire alcuni concetti e ripetere alcuni passaggi che sono stati male interpretati, o su cui forse io non sono stato abbastanza chiaro.

La mia reazione “critica”, quasi “sdegnante” non riguarda il valore concettuale dell’educazione continua in medicina (ECM), né la possibilità di associare una corretta formazione ad un’adeguata tutela assicurativa, la mia profonda irritazione nasce proprio dal valore estremo di queste due componenti del mio lavoro quotidiano che non ritrova però riscontro nella validità di ciò che ci viene offerto, o meglio imposto.
La formazione e le assicurazioni in sanità campano sulle nostre spalle, sul lavoro di medici, infermieri, tecnici sanitari, psicologi, operatori per cui le vogliamo efficaci, giuste ed oneste.

Ad oggi non sono niente di tutto questo. Tralascio l’aspetto ECM, in quanto non di pertinenza di uno studio legale che fa del diritto assicurativo una delle sue due aree di riferimento, e mi limito a riproporre due domande già poste nel mio precedete articolo a cui però non è stata data risposta, nonostante fosse una delle questioni centrale.
Perché le compagnie assicurative in ambito sanitario non hanno l’obbligo di assicurare? Noi medici siamo obbligati ad assicurarci ma la compagnia può rifiutarsi e allora poi noi che facciamo? Smettiamo di lavorare? Giustamente è stato sottolineato come l’impianto della legge Gelli, e inevitabilmente dei successivi decreti attuativi, prenda molto dalla rc auto, ma sappiamo tutti che ogni automobile deve essere assicurata ed ogni compagnia ha l’obbligo di assicurare. Forse la sicurezza di un atto sanitario e meno importante della sicurezza di un’auto? Basterebbe che per le compagnie assicurative fosse previsto l’obbligo vincolante di assicurare i professionisti sanitari.
Perché nella maggior parte dei contratti assicurativi per responsabilità professionale sanitaria, differentemente da quanto avviene per l’rc auto, è prevista la possibilità per la compagnia assicurativa di recedere unilateralmente alla segnalazione del primo sinistro senza neanche la necessità di aspettare l’esito del contenzioso.
Ecco questi sono solo due aspetti che se affrontati e risolti a tutela nostra e dei nostri pazienti, darebbero un segnale importante nella giusta direzione e riequilibrerebbero il rapporto tra noi lavoratori e le compagnie assicurative.
Nell’attuale sistema non vi è equilibrio ed il concetto di lobby come di “gruppo organizzato di persone che cerca di influenzare dall’esterno le istituzioni per favorire particolari interessi” è palese, che piaccia o no.
In una logica di business lo posso anche capire ma è bene che tutti capiscano che il mondo della sanità è un mondo fatto di fatica, sudore, sofferenza, debolezza, paura e chi vuole entrarci con fini imprenditoriali e di guadagno deve farlo in punta di piedi: qui l’etica, il rispetto, la correttezza e l’equilibrio valgono infinitamente di più che in qualsiasi altro ambito affaristico.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate

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