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Rinnovata la collaborazione col Sindacato delle professioni Infermieristiche Nursind : assieme, uniti fino al 2022

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I professionisti sanitari si uniscono assieme.

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Obiettivo Ippocrate presente nella sezione responsabilità, linee guida, prescrizioni off-label. Crotone 3-5 Ottobre. Diabete tra presente e futuro.

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Ecm e Legge Gelli: tutto da rifare?

29 SETGentile Direttore,
letto lo schema del decreto attuativo recante i requisiti minimi delle polizze assicurative voglio porre alla sua attenzione una problematica attinente la non compatibilità dell’art. 3, comma 3 dello schema del predetto decreto – che disciplina l’azione di rivalsa nei confronti dei professionisti sanitari dipendenti o convenzionati vincolandola al rispetto della formazione ECM – con l’art. 12 comma 3 della Legge Gelli/Bianco (n. 24/2017).
Da una lettura congiunta delle due norme a mio parere emerge difatti come l’art. 3 comma 3 del decreto attuativo, nella sua interpretazione letterale, anziché essere la norma di dettaglio dell’art. 12 comma 3 della Legge 24/2017 – di cui dovrebbe indicare limiti e condizioni per l’esperimento dell’azione di rivalsa da parte dell’assicurazione nei confronti del proprio assicurato – contenga invece una disposizione in contrasto, ovvero incompatibile, con la stessa norma principale.
Se e in quanto incompatibile con la norma principale l’art. 3 comma 3 del decreto risulta quindi, così come formulato, del tutto inapplicabile rendendo peraltro inapplicabile, ai sensi e per gli effetti dell’art. 12 comma 6 della Legge 24/2017, la stessa norma riguardante l’esperibilità dell’azione di rivalsa da parte dell’assicurazione nei confronti del proprio assicurato disciplinata dall’art. 12 comma 3 citato; l’azione di rivalsa rimane difatti priva di una valida normativa di dettaglio.

Più precisamente, ritengo che detta incompatibilità derivi dal fatto che le due norme sopra richiamate abbiano ad oggetto soggetti e fattispecie giuridiche del tutto avulsi gli uni dagli altri.
La norma di dettaglio (art. 3 comma 3 dell’attuale schema di decreto attuativo) disciplina difatti espressamente le sole “coperture di cui all’art. 10, comma 3 della Legge” (n. 24/2017) – ovvero quelle relative agli esercenti le professioni sanitarie operanti a qualunque titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, vincolando quello che dovrebbe essere il diritto di rivalsa esercitabile nei loro confronti al mancato adempimento dell’”obbligo formativo e di aggiornamento previsto dalla normativa vigente in materia di educazione continua in medicina per il triennio formativo precedente la data del fatto generatore di responsabilità”.
Differentemente, invece, l’art. 12, comma 3 della Legge 24/2017, quale richiamato dallo stesso art. 3, comma 3, fa esclusivo riferimento, per quanto attiene l’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicurazione e la conseguente azione di rivalsa dell’assicurazione stessa nei confronti del proprio assicurato, ai differenti soggetti giuridici di cui all’art. 10, commi 1 e 2 della Legge 24/2017 (le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e i liberi professionisti).
Per maggiore completezza ritengo a questo punto necessario richiamare le singole norme della Legge 24/2017.

L’art. 10 distingue espressamente tre categorie di soggetti giuridici:
– le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private (comma 1);
– i liberi professionisti, ovvero“l’esercente la professione sanitaria che svolga la propria attività al di fuori di una delle strutture di cui al comma 1 del presente articolo o che presti la loro opera all’interno della stessa in regime libero-professionale ovvero che si avvalga della stessa nell’adempimento della propria obbligazione contrattuale assunta con il paziente ai sensi dell’articolo 7, comma 3” (comma 2);
– i professionisti dipendenti o convenzionati, ovvero “l’esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private”(comma 3).
A carico di ciascuna categoria di soggetti giuridici lo stesso articolo 10 pone, quindi, distinti obblighi di copertura assicurativa.
-L’art. 12 della medesima Legge 24/2017 nel disciplinare invece, al comma 1, l’azione diretta del soggetto danneggiato – cui è connessa e subordinata l’azione di rivalsa di cui al successivo comma 3 – fa espresso riferimento all’”impresa di assicurazione che presta la copertura assicurativa alle strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private di cui al comma 1 dell’articolo 10 e all’esercente la professione sanitaria di cui al comma 2 del medesimo articolo 10”, con conseguente esclusione dei professionisti sanitari di cui all’art. 10, comma 3.

Quindi, riprendendo le singole norme:
– l’art. 12 della Legge 24/2017 configura l’azione di rivalsa della compagnia di assicurazione contro le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e gli esercenti le professioni sanitarie in regime di libera professione;
– l’art. 12, comma 6 della Legge 24/2017 subordina l’applicazione delle disposizioni dell’art. 12 all’entrata in vigore del “decreto di cui al comma 6 dell’articolo 10 con il quale sono determinati i requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture sanitarie e sociosanitarie e per gli esercenti le professioni sanitarie”.
– l’art. 3, comma 3 dello schema di decreto attuativo, come oggi formulato, disciplina nel dettaglio l’azione di rivalsa solo nei confronti degli esercenti la professione sanitaria operanti a qualunque titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, unici soggetti esclusi dal disposto dell’art. 12.

Quid juris?

A fronte della incompatibilità dello schema di decreto attuativo con le norme della Legge 24/2017 (di cui il decreto stesso si pone evidentemente quale normativa di dettaglio) e del principio gerarchico delle fonti del diritto in base al quale la norma di grado inferiore non può modificare o abrogare quella di grado superiore, derivano, a mio parere, almeno due importanti conseguenze.
La prima è che l’art. 3 comma 3 dello schema del decreto attuativo, se emanato nella sua attuale formulazione, non potrà trovare applicazione nei confronti degli esercenti le professioni sanitarie operanti a qualunque titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, in quanto non soggetti alla disciplina dell’azione di rivalsa di cui all’art. 12, comma 3 della Legge 24/2017.
Pertanto non potrà essere esperita nei confronti dei professionisti sanitari dipendenti e convenzionati alcuna azione di rivalsa condizionata al rispetto degli obblighi formativi.
La seconda è che lo stesso art. 12 comma 3 della Legge 24/2017, in assenza di modifiche allo schema del decreto attuativo e quindi di una valida e conforme normativa di dettaglio, rimarrà privo di applicazione nei confronti delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e degli esercenti le professioni sanitarie in regime libero-professionale, come disposto dal comma 6 dell’art. 12 sopra citato.
Con la conseguenza che non potrà nemmeno essere esperita nei confronti di aziende e liberi professionisti l’azione di rivalsa da parte della propria compagnia di assicurazione seguente all’azione diretta del danneggiato.
Personalmente non posso quindi che auspicarmi una riscrittura, conforme alla Legge Gelli/Bianco, dell’art. 3, comma 3 dell’attuale schema di decreto attuativo.

Avv. Alessia Gonzati 
Consulente legale Associazione Obiettivo Ippocrate

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L’ipocrisia del sistema Ecm e delle polizze assicurative

26 SETGentile Direttore,
due recenti articoli di Luca Benci e Marco Castioni sul decreto attuativo alla legge 24/17 per le misure minime di garanzia delle polizze assicurative per il personale sanitario permettono di riportare l’attenzione sul sistema “Educazione Continua in Medicina” (ECM).
Tale programma nazionale, nato nel 2002 ed inizialmente di competenza del Ministero della Salute, dal 2008 è stato trasferito all’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS).
Nel 2011 il Governo Monti ha stabilito che sarebbe spettato agli Ordini delle varie figure professionali sanitarie controllare e certificare tali percorsi formativi, verificando eventuali inadempienze e stabilendo le sanzioni per i “fuori legge”.
Questo sistema non è mai stato amato dalle professioni sanitarie fondamentalmente perché considerato inadeguato, posticcio, lontano dalla realtà quotidiana di chi lavora nella sanità.
Le perplessità sulla reale utilità professionale degli ECM è legata innanzitutto alla scarsa specificità della possibilità formativa, i crediti infatti possono essere accumulati praticamente senza attinenza alla branca di appartenenza, io che sono chirurgo vascolare potrei accumulare i 50 crediti annuali facendo un corso antincendio, un corso sulla salute ambientale di aria, acqua ed alimentazione, uno sull’ebola, uno sulle cure palliative. A prescindere dall’innegabile valore intrinseco di tutti i suddetti argomenti, non credo che i miei pazienti si sentirebbero più tranquilli circa il mio aggiornamento professionale come chirurgo vascolare.
Altro punto critico l’accessibilità a tali corsi: visto il poco tempo a disposizione, legato alla carenza cronica di personale, i corsi fuori sede e residenziali sono ormai una chimera, sostituiti dalla formazione a distanza (FAD) su varie piattaforme in web. Conosciamo tutti le modalità con cui vengono proposti questi corsi on-line in cui viene lasciata ampia discrezionalità al discente su quanto seriamente dedicarsi all’aggiornamento, tralasciando poi i casi in cui i corsi vengono offerti da soggetti terzi con allegate già le risposte corrette.
Vi sono poi i costi a carico dei singoli professionisti. Infatti, al di là della buona volontà di alcuni Ordini Professionali e di alcune Aziende Sanitarie, che ne organizzano a volte anche a titolo gratuito, la maggior parte sono a pagamento, con costi che possono arrivare a parecchie centinaia di euro, oltretutto in nessuna maniera detraibili per i dipendenti pubblici.
Tutto questo stride con l’impossibilità, al contrario, di acquisire crediti ECM qualora si decidesse di frequentare un centro, anche di riconosciuta eccellenza, per affinare o apprendere una nuova tecnica.
In questo panorama già fastidioso, arriva l’idea di vincolare gli obblighi delle compagnie assicurative nei confronti dei professionisti sanitari, ai crediti ECM maturati nel triennio precedente alla data dell’eventuale sinistro, aprendo le porte ad una possibile rivalsa della compagnia sull’assicurato non in regola con i crediti formativi.
A parte non capire il diverso trattamento riservato a dipendenti e libero professionisti, mi domando tecnicamente se le compagnie assicurative, in caso di sinistro, faranno richiesta agli Ordini piuttosto che all’AGENAS, circa la nostra situazione ECM e se a questo punto il mio Ordine o l’Agenzia Nazionale forniranno questi miei dati personali a dei soggetti terzi.
Al di là di questo aspetto tecnico ciò che mi irrita è che per l’ennesima volta si è sprecata un’occasione per dare un segnale di rispetto e valorizzazione di tutti coloro che lavorano nella sanità.
Già dalle pagine del Suo giornale, appena licenziata la neonata legge Gelli, avevo sollevato la sensazione che aleggiasse tra le righe della legge l’ombra delle lobby assicurative, e purtroppo ancora oggi, sono dell’avviso che, anziché inserire questo nuovo balzello sulle nostre spalle, sarebbe stato un segnale nella giusta direzione pensare ad una modifica della legge stessa, prevedendo l’obbligatorietà per le compagnie assicurative di assicurare il sanitario (come avviene per l’RC auto), magari annullando anche la possibilità delle compagnie di recedere unilateralmente dal contratto assicurativo e, perché no, rendendo detraibile ai fini fiscali il costo di queste polizze.
La mia convinzione ed il pensiero di molti è che si continui a favore gli interessi economici di chi gestisce il mercato degli ECM e delle polizze assicurative, a discapito di chi lavora nella sanità, fornendo un’ipocrita risposta alla coscienza di chi decide, con ricadute inevitabili sui malati e su tutti i cittadini oltre che naturalmente sui professionisti della sanità.
Mi domando se prima o poi qualcuno avrà l’onestà ed il coraggio di permettere che la gestione e l’organizzazione di ciò che riguarda la sanità venga affidato a chi quotidianamente la vive, o se continueremo a vederla nelle mani di chi decide in base al sentito dire o di chi la confonde con una grande mangiatoia.
 
Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate 

 

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Obiettivo Ippocrate e Surgery for Children ancora assieme nel POFT 2019/2020 del Comune di Vicenza. Ora tocca alle Scuole richiederci!

Il progetto “Prendersi Cura” di Obiettivo Ippocrate è stato validato e pubblicato dalla Commissione del Comune di Vicenza all’interno del Piano Offerta Formativa Territoriale 2019/2020.
Il progetto prevede la possibilità per le Scuole superiori di richiedere la nostra presenza assieme a Surgery for children onlus per incontri sul tema sistema sanitario, salute e prendersi cura con la presentazione del nostro cortometraggio nelle scuole che lo richiedano.
– – – –

In esecuzione delle modalità per la redazione del P.O.F.T. 2019/2020, comunico che la commissione tecnica ha completato la valutazione dei progetti presentati.
Sulla base dei criteri elencati nella pagina web relativa alla presentazione dei progetti “POFT 2019/2020”, comunico che la commissione ha deliberato di validare e pubblicare la proposta da voi presentata.
Cordiali saluti.

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Ordini dei medici del Veneto chiedono incontro immediato con Zaia per correggere le Delibere di agosto.

COMUNICATO STAMPA

Gli scriventi Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri del Veneto apprendono con stupore che la Delibera della Regione Veneto sulla “Assunzione e Formazione di 500 giovani laureati non specializzati” sia stata preparata e promulgata senza contattare l’Università di Padova e di Verona.

Gli Ordini ricordano che è compito fondamentale dell’Università provvedere alla specializzazione dei medici neolaureati e che eventuali master e corsi post specialità da parte della Regione Veneto debbono essere preparati in accordo con le strutture universitarie e gli ordini professionisti.

A carenze straordinarie, cioè fuori dalla realtà ordinaria, servono interventi straordinari, ma questo non giustifica la messa in discussione dei canali formativi istituzionali e la drastica riduzione del tempo di studio a vantaggio di un orario assistenziale di qualità ridotta, con medici la cui tutela assicurativa è tutta da inventare visto che la loro posizione non è attualmente contemplata, nel massimo storico del contenzioso medico legale, con buona pace della Legge Gelli.

Il problema centrale è l’abbassamento della qualità dell’assistenza al cittadino in un Sistema Sanitario Regionale che ha retto essenzialmente grazie al senso di responsabilità degli operatori.

Come Ordini del Veneto concordiamo con la posizione della FNOMCeO espressa dal Presidente Filippo Anelli, ed in particolare siamo contro un invio allo sbaraglio di una “manodopera professionale” a basso costo.

Le istituzioni professionali da molto tempo denunciano questo stato di cose, con articoli, interviste, curve di pensionamento e statistiche.

La responsabilità è di chi non solo non ha programmato ma pure lasciato inascoltato ogni nostro appello. Su di loro il peso di questo fallimento che ormai è strutturale e lascia i medici e gli altri operatori sanitari da soli a fare fronte ad una situazione che non hanno contribuito a creare.

Se il Pronto Soccorso è la porta d’ingresso di un ospedale, i reparti di Medicina e di Geriatria sono da sempre quelli deputati ai ricoveri in urgenza, reparti a cui serve la guida di un medico esperto perché le sue reaponsabilità sulla vita e la morte dei pazienti sono gravi ed immediate.

La Delibera di Ferragosto 2019 della Regione Veneto vuole contribuire a risolvere il problema, una delibera rivoluzionaria per la quale è stato dichiarato un lavoro preparatorio di mesi senza che ci sia mai stato il tempo per un confronto fra la Regione Veneto e le rappresentanze della Professione su questo argomento.

Era stato proposto da tempo un allargamento straordinario dei posti in Specializzazione facendo restare la formazione teorica a carico dell’Università e la formazione sul campo a livello di Ospedali in convenzione, realtà peraltro già presenti ed operative ma in minima parte a livello della nostra regione.

Da considerare anche l’immediato inserimento in organico negli Ospedali dove ci sono le maggiori carenze dei medici specializzandi degli ultimi anni con ulteriore bando per i posti liberati.

Ma evidentemente anche qui non c’è stato il minimo confronto.

Il problema principale per noi resta l’immissione di medici ancora da formare in una realtà quotidiana estremamente difficile.

In qualità di Enti Sussidiari dello Stato posti a garanzia della qualità della professione medica ed odontoiatrica chiediamo al Presidente Zaia un incontro per superare le criticità che ravvediamo nelle delibere citate ed avere garanzie sul percorso formativo e sull’assistenza qualificata ai nostri malati.

Distinti saluti.

Gli Ordini firmatari

OMCeO Belluno – Presidente Dott. Umberto Rossa
OMCeO Rovigo – Presidente Dott. Francesco Noce
OMCeO Treviso – Presidente Dott. Luigino Guarini
OMCeO Padova – Presidente Prof. Paolo Simioni
OMCeO Venezia – Presidente Dott. Giovanni Leoni
OMCeO Verona – Presidente Dott. Carlo Rugiu
OMCeO Vicenza – Presidente Dott. Michele Valente

 

 

 

Health worker gap in Italy: the untold truth (The Lancet)

17 agosto 2019 – Luca La Colla (Department of Anesthesiology, Duke University, Durham, NC 27703, USA)

I read with interest the World Report by Marta Paterlini about the shortfall of doctors in Italy. I commend Paterlini for highlighting this unsolved problem, but unfortunately, the piece fails to identify its real cause. Born, raised, and trained as an anaesthesiologist in Italy, then re-trained in the USA, I have had the privilege of living and working in different countries, and in my opinion, this issue is far from being addressed in a thorough and systematic way.
It is true that a real emergency now exists, up to the point where several Italian regions are trying to recruit doctors from Eastern Europe and Pakistan, are hiring Italian trainees in their last year of training, and doctors with no specialisation in emergency departments. Nevertheless, a couple of crucial points are missed in the World Report.
There is some uncertainty about the exact number of Italian doctors working abroad; EU data suggest that 1000 doctors leave the country every year, but this is probably an underestimate. Retaining these doctors in Italy could at least partially solve the problem.
Yes, not enough training positions exist compared with the number of graduates. Simply increasing the number of training positions (with no reassessment of the training pathway) would result in an uncertain curriculum. The number training positions have not been substantially increased this year; however, hiring doctors straight out of medical school with no specialisation (which is mainly being done in emergency departments) poses serious questions about quality of care. Hiring doctors in their last year of specialisation is allowed as long as they start working once their training is complete.
The real problem does not lie in the mismatch between the number of new specialists entering the workforce and the number of doctors who retire at the end of their career, but in the mismatch between the number of doctors leaving (ie, either retiring or leaving the country to work abroad) and entering the system. The real problem is not the scarcity of specialists but rather how unattractive the Italian system is to foreign specialists.
Have those politicians, press journalists, and representative of doctors’ unions who have been making their opinions known ever wondered why no doctor wants to move from France, Germany, the UK, or North America to Italy to work? Why does Italy have to recruit from countries with a lower income and worse working conditions rather than just improving its own working environment and ultimately becoming a more attractive place to work? The benefits of making these improvements would be enormous for patients and the whole medical community.
Italy is not an attractive place to work. Inadequate working conditions, little stability, growth, or potential for career progression, low salaries, the commixture of politics and the health-care system, and fake recruitment committees (the notorious Concorsi Truccati) hit the headlines regularly. Many other countries have plenty of well educated Italian and non-Italian doctors with great skills and ideas who would be willing to work in Italy if circumstances changed.
I do not think (and certainly do not hope) that politicians, doctors’ unions, and journalists are purposefully hiding the problem and diverting the public attention from what the issues are, but I do think that there is inadequate understanding of the real problems. The rest of the world is moving fast, and Italy is reaching a point of no return.

 

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Risarcimenti più veloci ai pazienti: Obiettivo Ippocrate convocato dal Ministero in occasione del Patto per la Salute.

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Obiettivo Ippocrate – Impegno a tutela della sanità.

Dal 31 luglio Obiettivo Ippocrate ha aperto a tutti un canale di comunicazione su Telegram a cui ci si può iscrivere per essere costantemente aggiornati.

https://t.me/obiettivoippocrate

 

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Fnomceo e Cittadinanzattiva in risposta a Money.it …Ormai siamo alla deriva etica!

 

“A quando un manuale pratico per denunciare gli Avvocati, gli Ingegneri e magari anche i Giornalisti?”.

Se lo chiede il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli, alla fine di una lettera di diffida che partirà nei prossimi giorni diretta alla redazione di Money.it, periodico on line che a inizio settimana ha pubblicato un articolo, firmato da dottoressa in Giurisprudenza, dal titolo: “Come si denuncia un medico? Guida pratica per denunciare ed ottenere il risarcimento danni”.

Pronta la reazione della FNOMCeO che ha subito attivato l’Ufficio Legale per chiedere “l’immediata soppressione” dell’iniziativa, riservandosi, in caso contrario, “di porre in essere anche le adeguate azioni di tutela legale della professione medica”.

“Siamo profondamente amareggiati – afferma ora Anelli – dai toni e dai contenuti di questo vademecum. E non perché il medico, come del resto tutti i cittadini, non sia passibile di denuncia, nel momento in cui sia dimostrabile un errore a lui imputabile. Siamo amareggiati perché, in maniera tendenziosa, si fa passare il messaggio che ottenere un risarcimento per presunta malasanità sia facile e quasi scontato. Non è così: i cittadini devono sapere, per completezza di informazione, che nel 90% dei casi la responsabilità del medico o dell’ospedale non viene dimostrata, e il denunciante può essere esposto a una controquerela per diffamazione o per calunnia. Addirittura, una recente sentenza del Tribunale Civile di Catania, dichiarato inesistente il danno, ha condannato il paziente a pagare le spese legali degli avvocati difensori del medico, della struttura e delle compagnie assicurative, oltre che per responsabilità aggravata, per un totale di circa novantamila euro”.

“Siamo amareggiati perché la diffusione di un simile e superficiale messaggio danneggia tutti: danneggia chi denuncia, attratto dal miraggio di facili guadagni e costretto a pagare spese legali per cause senza ‘fumus’; danneggia il Servizio Sanitario nazionale, che deve anticipare le spese legali per difendersi e che viene vieppiù vessato dall’iperprescrizione di visite ed esami dovuta alla cosiddetta ‘medicina difensiva’; danneggia i cittadini, che si vedono sottratte risorse che a loro appartengono, e che dovrebbero essere destinate alle cure – continua Anelli –. Soprattutto, procura un vulnus difficilmente rimarginabile alla Relazione di cura, a quell’affidarsi reciproco di medico e paziente che è alla base di ogni terapia e di ogni guarigione”.

Siamo solidali con tutti i presidenti d’Ordine, con tutti i medici che in queste ore si sono sentiti offesi, e con tutti i pazienti che, vittime di informazioni incomplete e tendenziose, si siano sentiti assaliti dal dubbio e dall’incertezza nei confronti dei medici e del Servizio Sanitario Nazionale, dipinto come inaffidabile – aggiunge –.Vorrei concludere condividendo il monito del Presidente dell’OMCeO di Palermo, Toti Amato: “La responsabilità etica e morale di un simile vademecum riguarda tutti, perché un’informazione incompleta produce danni enormi”. Ebbene, noi, come Ente sussidiario dello Stato, come garanti dei diritti dei cittadini, vogliamo smarcarci da questa responsabilità, denunciando e richiamando a un’informazione corretta, completa e trasparente”.  

 

Ufficio Stampa e Informazione FNOMCeO
informazione@fnomceo.it
www.fnomceo.it

Vicenza, 13 luglio 2019

Gent.le Direttore,

sulle pagine di “Money.it” la giornalista Isabella Policarpio ha voluto informare i Cittadini su “ come procedere e chiedere il risarcimento danni” dopo una denuncia per malasanità. Meno male! Finalmente una buona notizia!
I Cittadini sentivano l’urgenza di sapere come muoversi nei meandri di così complesse e articolate procedure e adesso che ne sono a conoscenza potranno scatenare le loro pulsioni più profonde per irrompere nel delicato sistema di fiducia del rapporto medico paziente e finalmente avere il giusto riconoscimento dei loro diritti anche se il prezzo da pagare sarà quello di distruggere, seppure ce ne fosse stato ancora il bisogno, l’ultimo frammento di relazione significativa tra malato e curante sul quale si è fondata l’antica e la attuale prassi medica. Grazie a questa dettagliata ed esaustiva serie di indicazioni i Cittadini potranno trarre ulteriori buoni vantaggi dal rapporto con la Sanità Pubblica e gli operatori e sarà completato il disegno criminoso di distruggere definitivamente il Servizio Pubblico per dare spazio alla confusione normativa e al passaggio di consegne dell’intero sistema alle organizzazioni private.!

Ormai siamo alla deriva etica!

Tutto è permesso e raramente abbiamo visto alzarsi il grido di sdegno da parte delle Istituzioni.

Cittadinanzattiva e gli oltre 300 sportelli dei Tribunali per i Diritti del Malato presenti in Italia, hanno costruito negli ultimi 40 anni relazioni significative con gli operatori della Sanità Pubblica e Privata, confidando innanzitutto sulla buone pratiche operative e sulla necessità e capacità degli operatori di dare il meglio della loro Scienza, Coscienza e Competenza avendo cura di non ledere i diritti fondamentali del malato e delle loro famiglie.

E’ accaduto talvolta di assistere a degenerazioni delle prassi operative e cliniche che hanno causato gravi conseguenze per i pazienti e allora siamo stati in prima linea a denunciare pubblicamente le azioni dolose o quelle dettate da imperizia e per inadempienze organizzative. Sempre in accordo con gli operatori che non possono non rimanere ancorati al loro giuramento etico e schierarsi dalla parte del malato.

Questa modalità di collaborazione e reciproca fiducia è stata vincente ed ha creato, negli ultimi anni, una crescente sintonia e collaborazione che ha portato a costituire prassi di tipo conciliativo piuttosto che la ricerca assoluta della colpa per finalità che sovente sono sfociate in conseguenze giudiziali. Il dialogo tra cittadini lesi e operatori si è sempre tradotta nel riconoscimento reciproco di avere fatto il meglio per il paziente seppure in presenza di condizioni organizzative precarie.

L’atteggiamento di alcune Agenzie territoriali di pseudo-tutela è invece, dettato dal bisogno di trarre vantaggi economici dal Sistema Sanità e non si riesce a cogliere alcun tentativo di evidenziare aspetti di Tutela e Garanzia scevri dall’agire per via giudiziale.

Soltanto la vergognosa modalità di creare vantaggi immediati per i pazienti lesi e le loro famiglie senza uno sguardo alle conseguenze sistemiche e relazionali che andrebbero preventivamente salvaguardate e tutelate con determinazione e coraggio.

Il SSN è un bene prezioso, un bene che permette a tutti i Cittadini ndistintamente di potersi avvalere dei servizi offerti dal sistema. E’ equo e solidale e deve essere sostenuto da una attenzione speciale agli operatori e ai Cittadini ai quali va riconosciuto impegno e dedizione. Sono l’unico pilastro sul quale si regge la complessa organizzazione del Sistema di Tutela della Salute e oggi assistiamo, per grossolani o voluti errori della programmazione nazionale e regionale, alla deriva e alla omissione dell’impegno nel pubblico.

Mancano, soltanto nel Veneto, circa 1300 medici. Da qui a pochi anni, grazie al prepensionamento per quota 100, ci troveremo a doverci inventare una modalità efficace per tenere in piedi il sistema e ancora oggi con gli occhi bendati e camminando sull’orlo di un burrone assistiamo ai proclami trionfalistici sulla bontà della Sanità Italiana.

Ridiamo valore agli operatori e ai Cittadini, includiamoli nelle decisioni progettando una governance del sistema fluido e decisivo negli impegni. Solo in questo modo saremo in grado di invertire l’attuale tendenza e potremo impedire la deriva etica verso forme di cannibalismo compulsivo che così bene sono rappresentate dall’articolo di Money.it.

I momenti di grave crisi sono quelli che meglio di altri momenti sono in grado di farci cogliere il senso della nostra appartenenza e sono in grado di favorire alleanze trasversali significative. L’alleanza tra medici, operatori della sanità, Cittadini e Istituzioni sarà in grado di invertire l’attuale tendenza che ci condurrà inevitabilmente verso l’impoverimento dei Servizi alla persona? Ci auguriamo di potere incidere, con atti condivisi, sulle coscienze assopite e addormentate perché si risveglino dal torpore del sempre uguale.

Cordialità.

Giuseppe Cicciù

Segretario Regionale di Cittadinanzattiva del Veneto

 

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Obiettivo Ippocrate a Roma a “Maratona Patto per la Salute”

Obiettivo Ippocrate tra le Associazioni di categoria invitate dal Ministero della Salute alla “Maratona Patto per la Salute” che si terrà a Roma lunedì 8.7.2019

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LA CARTA DI VICENZA – 14.06.2019 ore 17, Palazzo Trissino – Sala Stucchi

LA “CARTA DI VICENZA”

Per la centralità del Sistema socio-sanitario Veneto

come “Valore e Bene Comune” sostenibile.

Alleanza tra Associazioni di Cittadini, Onlus, Operatori Sanitari e Ordini professionali.

Documento di indirizzo

PREMESSA

Il cosiddetto “Modello Veneto” della sanità e del sociale, ha subito nel corso degli ultimi anni delle fasi di rallentamento e in taluni casi di arresto. Ciò è dovuto ad una serie di fattori, non ultimi quelli legati a una gestione organizzativa prevalentemente di tipo burocratico e amministrativo.

La carenza dei medici e degli operatori, ma non solo, è una nota dolente di questa fase storica ed è stata determinata della caduta del patto fiduciario tra istituzioni e corpi sociali, oltre che da scellerate scelte della politica nazionale che, in ritardo, sta cercando di recuperare sul numero chiuso in medicina e sulla carenza di risorse economiche per le borse di studio agli specialisti.

Il contesto attuale, dunque, richiede uno sforzo importante di ripensamento e di riprogettazione, oltre che di ridefinizione degli obiettivi che riguardano il Sistema della sanità pubblica sotto il profilo sanitario e sociale. Sono necessarie azioni credibili per salvaguardare il ruolo pubblico e universalistico del Servizio socio-sanitario, evitando politiche di de-finanziamento (già in atto) che stanno mettendo in serio pericolo i servizi ai cittadini.

Diventa necessario, allora, per tutti quelli che hanno a cuore e credono nel Servizio socio-sanitario, nei suoi valori morali e nella sua utilità sociale, assumersi il carico e la responsabilità di mettere a fuoco da una parte le Buone Pratiche, ma dall’altro anche le distorsioni dei sistemi organizzativi, raccogliendo le proposte dei portatori di interesse (stakeholders) dell’intera comunità.

UN’ALLEANZA PER L’ECCELLENZA

Gli elementi di crisi possono essere risolti solo promuovendo un’Alleanza tra i Professionisti e gli Operatori Sanitari, il Volontariato, i Cittadini e le Istituzioni, che ha il solo fine di ridare al “Modello Veneto” quelle caratteristiche di qualità ed efficienza che in passato lo avevano contraddistinto.

A tal fine è necessario recuperare quei margini di scelta che permettano di ridare sbocchi credibili a tutti i professionisti del settore, restituendo dignità e protagonismo attivo nei cambiamenti che interverranno con il nuovo PSSR 2019/23”.

Occorrerà agire sulle più significative e importanti aree di crisi, con interventi puntuali e precisi in grado di rafforzare la presenza delle MGI, dell’ADI e delle strutture intermedie di ricovero, i cosiddetti Ospedali di Comunità, come supporto necessario alla fase post-acuta, indispensabile dopo il ricovero presso i presidi della nostra rete ospedaliera.  Di qui discendono tutte le proposte organizzative che a caduta saranno in grado di collocarsi dentro un quadro dove la Politica si proporrà come motore principale degli avvenimenti, senza subire la prevalenza degli aspetti amministrativi e contabili che fino ad oggi sono stati preminenti.

 

IN DIFESA DELLA SANITÀ PUBBLICA

I firmatari della “Carta di Vicenza” sono convinti che la Sanità Pubblica Solidale e Universale è perseguibile e sostenibile ove tutti si assumano responsabilità e operino in modo condiviso e collaborativo. Se la Sanità smarrisce la sua funzione pubblica ci rimetteremo tutti: cittadini, malati, operatori, politici, sindacati, ordini professionali, fondazioni e il danno per il Paese sarebbe molto grave.

Privatizzando la Sanità di fatto non si riduce la spesa perché va messo in conto un notevole grado di abbandono sociale che spingerà nell’aumentare i costi complessivi. Oggi i poveri assoluti e anche quelli relativi non riescono ad accedere ai servizi del SSN e sono sempre più tagliati fuori da ogni possibilità di tutela.

LA PERSONA AL CENTRO

I firmatari della “Carta di Vicenza” concordano nel ritenere che ogni persona, senza alcuna discriminazione, vada garantita nella sua dignità, nella sua identità e nei suoi diritti fondamentali con riferimento alla organizzazione sanitaria e sociale.

Per tali motivi vanno definite le caratteristiche, generali e particolari, dei servizi e dei presidi ospedalieri e delle comunità di accoglienza, affinché i progressi della biologia, della medicina e dell’approccio psicologico, nonché della tecnologia, siano utilizzati per il beneficio delle generazioni presenti e future.

L’obiettivo della “Carta di Vicenza” è quello di favorire un’analisi disincantata della realtà, individuando e analizzando i problemi, proponendo per ciascuno di essi ipotesi di soluzione, senza voler pretendere che tali soluzioni siano le sole e uniche attuabili.

SONO IN ATTO OMISSIONI RIFORMATRICI

  • Nel Veneto, sono state ridotte le Aziende-Ulss, ma le nuove Aziende non sono state ripensate.
  • Sono stati bloccati il turn-over e gli stipendi degli operatori ma non si è mai ripensato al lavoro e al modo in cui lavorare!
  • Sono stati ridotti i posti letto negli ospedali e non si è riformato l’Ospedale, e sono sorti finora solo alcuni ospedali intermedi di Comunità per le cure nel momento post-acuzie che segue il ricovero ospedaliero.
  • Sono state limitate le autonomie decisionali dei medici, attraverso nomenclatori e definizioni di appropriatezza, senza ripensare ad un ruolo autorevole e responsabile del medico.
  • Le professioni infermieristiche oggi scontano una collocazione che preclude qualsiasi possibilità di vedere valorizzata la loro professionalità, nonostante la formazione e lo sviluppo delle competenze specialistiche consentano all’infermiere di garantire oggi elevati risultati assistenziali in piena sicurezza nel processo di presa in carico del paziente.

UN SERVIZIO SOCIO-SANITARIO SOSTENIBILE

Se non si favorisce, o addirittura si ostacola, il tentativo di evidenziare le criticità, e se non si pongono in essere strategie di governance dei processi decisionali, sarà difficile rimuovere gli ostacoli che si frappongono nel cammino verso la possibilità di generare nuovi e migliori equilibri del Servizio socio-sanitario della nostra regione. Tutto ciò mentre i bisogni di salute aumentano, le risorse tendono ad essere insufficienti ed utilizzate in modo non ottimale, ed il sistema tende ad indebitarsi.

Se le parole d’ordine diventeranno, come già si sembra orientati a fare, de-finanziamento, e decadenza dei servizi territoriali, con gli interessi speculativi che sono potenzialmente in gioco, ciò finirà per provocare un ulteriore scontento dei cittadini,  aggravare la frustrazione, già presente, degli operatori socio-sanitari,  finendo per dare ancora più sostanza ad una società in cui i giovani non riescono a vedere il loro futuro e gli anziani si vedono relegati ai margini, ben cogliendo il peso di chi sa di essere considerato solamente un costo. 

Alla luce di quanto emerge nella quotidianità e nelle prassi ormai consolidate delle organizzazioni, oggi serve un Servizio Sanitario Sostenibile, snello, rapido nel dare risposte, che sia in grado di contenere i costi, in un’ottica di corresponsabilità con una visione di lungo periodo.

LA “CARTA DI VICENZA”: UN DOCUMENTO APERTO

La “Carta di Vicenza” è passibile di ulteriori implementazioni sia da parte degli stessi firmatari, sia da quanti ne vorranno condividere gli ideali e i propositi dopo la pubblicazione.

Obiettivo dei firmatari della “Carta”, e ci auguriamo anche quello dei suoi interlocutori, è quello di perseguire il miglioramento continuo in ambito socio-sanitario, convinti che la partecipazione attiva sia una delle più alte forme di dovere civico.

Inoltre, i soggetti firmatari ritengono fondamentale che tali presupposti debbano favorire la creazione di un Tavolo di dialogo e confronto permanente sui temi legati al Servizio sociale e sanitario con tutti i soggetti interessati del territorio.

I firmatari della “Carta di Vicenza” saranno lieti di collaborare con la Regione nella valutazione e definizione dei progetti di cambiamento che interverranno con il nuovo PSSR.

 

IL DECALOGO DELLA “CARTA DI VICENZA”

  1. Affermare e garantire il valore pubblico e universale del Sistema socio-sanitario come fondamento istitutivo e organizzativo. In tale logica il ricorso a mutue volontarie e assicurazioni da parte dei cittadini deve essere posta come azione complementare, o integrativa, e non sostitutiva del sistema pubblico.
  2. Sviluppare e sostenere una cultura della Cura del Quotidiano, negli ambienti ordinari e non solo nei luoghi classici dell’assistenza, ove sono sempre più l’emergenza e una lettura prevalentemente economicistica del sistema a dettare e definire le modalità e il valore della cura.
  3. Valorizzare il Tempo della Relazione, perché senza Relazione non esiste cura; viceversa è solo prestazione. Il Prendersi Cura significa mettere al centro il paziente e i suoi familiari, consci che il Tempo della comunicazione è Tempo di cura e che alcuni dei più importanti aspetti della persona non sono misurabili in moneta. Ciò contribuirebbe anche ad abbattere forme a volte esasperate di contenzioso legale, generate anche da scarsa o inefficace comunicazione e da un non riconoscimento dei ruoli, delle funzioni e dell’organizzazione socio-sanitaria.
  4. Garantire la capillarità dell’assistenza territoriale tramite la figura del medico di Medicina generale per tutti i cittadini. Individuare, favorire e sostenere contestualmente modelli innovativi di presa in carico del cittadino in ambito territoriale che prevedano una presenza e integrazione multi-professionale quali Medicine di Gruppo Integrate (MGI) e Infermiere di Famiglia/Comunità, ed un collegamento diretto tra servizi territoriali, pronto soccorso e reparti ospedalieri a tutela della soddisfazione del bisogno assistenziale espresso e di efficacia nell’erogazione dei servizi territoriali.
  5. Potenziare la presenza dei servizi sociali e sanitari del territorio a favore delle fasce più deboli, perché la riduzione di tali servizi al fine di ridurre i costi, conferma una visione distorta e poco lungimirante, in quanto amplifica nel tempo bisogni e i costi per la collettività. Tagliare i servizi sociali e sanitari territoriali induce al ricorso a prestazioni privatistiche accessibili solo a chi ne ha le possibilità economiche, sfavorendo nuovamente la parte più fragile della popolazione.
  6. Monitorare e condividere le informazioni (e i criteri di monitoraggio) sui servizi territoriali e ospedalieri per valutarne l’efficienza e la capacità di offrire le risposte attese dai cittadini, favorendo la valorizzazione di tutte le professionalità socio-sanitarie, riconoscendone il valore assoluto a fondamento del Sistema Sanitario Nazionale.
  7. Istituire un Forum delle diseguaglianze per focalizzare l’attenzione sui processi che generano marginalità sociale e tematiche legate alla sicurezza e alla prevenzione delle fragilità che, una volta conclamate, si scaricherebbero totalmente sui costi del sistema socio-sanitario.
  8. Consentire alle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficienza (I.P.A.B) di poter operare al pari di altri competitor privati, nell’ambito di politiche pubbliche socio-sanitarie (anziani, minori, disabili, etc.), conservando la loro vocazione originaria di carità e di assistenza declinate sulla base dei bisogni delle persone fragili, delle loro famiglie e della comunità, attuando un’assistenza di qualità, sostenibile ed efficace.
  9. Favorire la realizzazione di un’Alleanza Sociale e promuovere il Welfare Generativo con nuovi approcci volti a rafforzare la fiducia e il ruolo degli operatori della sanità e del sociale, sostenendo la partecipazione attiva ed efficace dei cittadini e del volontariato, tramite processi di formazione e informazione continua, volti al miglioramento della qualità e dei processi di cura, venendo incontro alle esigenze delle famiglie.
  10. Promuovere l’Alleanza Terapeutica, il Patto di Ospitalità* e il Codice Deontologico* di Servizio al fine di ridurre la distanza tra gli operatori socio-sanitari e la cittadinanza rafforzando l’assunzione di responsabilità collettiva e favorendo la lotta agli sprechi.

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“Obiettivo dignità”: Fnomceo lancia petizione online contro gli spot che sollecitano risarcimenti danni in ambito sanitario

28 DIC – Una petizione online per chiedere al Ministro della Salute, Giulia Grillo, di sollecitare l’adozione di strumenti di controllo preventivo, al fine di evitare che messaggi distorti, veicolati su canali pubblici, arrechino danno al Servizio sanitario nazionale, che, nonostante tutte le difficoltà, assicura elevati livelli certificati di tutela della salute e di assistenza ai cittadini”. È quanto si legge in una nota della Fnomceo.

“È questo il primo intervento messo in atto dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, come reazione alla messa in onda, anche sulle reti Tv della Rai, del nuovo spot di una società nota per intentare – e sollecitare – azioni di rivalsa, anche temerarie, verso il Servizio sanitario nazionale da parte di pazienti che non si ritengano soddisfatti delle prestazioni ricevute. L’appello – prosegue la nota -, pubblicato nella tarda serata di ieri sulla piattaforma avaaz.org, che rilancia appelli internazionali a tutela dei diritti umani, ha già raggiunto in poche ore quasi 3000 adesioni di medici, pazienti, cittadini, opinion leader”. Adesioni che crescono a vista d’occhio e che nel frattempo sono raddoppiate.

“Inutile sottolineare l’allarmismo ingiustificato che simile messaggio ha destato nei cittadini e negli operatori, amplificato dalla diffusione su reti pubbliche – scrive il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, nella petizione -. L’effetto perverso del messaggio non è solo quello di ‘procurare’ clienti alla srl, ammesso che per una srl sia davvero un effetto perverso, ma anche quello di incentivare il ricorso alla medicina difensiva come meccanismo di tutela nell’esercizio della professione da parte dei medici”.

“Purtroppo, in questo modo, si determina nella classe medica la perdita della serenità indispensabile per effettuare le scelte terapeutiche in favore dei pazienti – continua il presidente nel suo appello al Ministro -. Ne deriva, soprattutto, un discredito immeritato per la classe medica che ogni anno per assicurare il funzionamento del Ssn, a causa delle gravissime carenze strutturali e di personale, è costretta a effettuare 15 milioni di ore di straordinario non pagato (fonte Anaao)”.

“Pertanto – conclude – si chiede che siano attivati tutti gli strumenti di controllo e di repressione degli illeciti, ove ravvisati, a disposizione del suo Ministero”.

“Invitiamo tutti a firmarla e a condividerla – dichiara oggi il presidente Anelli -. Si tratta di una battaglia di civiltà che va condotta tutti insieme, medici, operatori, cittadini, con l’appoggio delle Istituzioni. Siamo tutti dalla stessa parte: noi medici, che curiamo i nostri pazienti nella maniera migliore, vicariando anche le lacune strutturali del sistema; i pazienti, che hanno diritto alle cure e, nel caso di danni reali, anche a un giusto risarcimento; le Istituzioni, che hanno il dovere di tutelare il nostro Servizio sanitario, tra i migliori al mondo, da chi mette in atto danni che non sono solo di immagine. È profondamente ingiusto, oltre che pericoloso per la sostenibilità del sistema, che risorse finanziarie, già scarse, vengano ulteriormente erose da cause temerarie”.

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Sciopero medici 23.11.2018

Servizio del TG3

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Obiettivo Ippocrate al TgR3 Veneto. Servizio di Matteo Mohorovicich

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Il progetto “Prendersi cura” di Obiettivo Ippocrate e Surgery for children onlus rientra ufficialmente nel Piano Offerta formativa territoriale 2018/2019

Il progetto “Prendersi Cura” di Obiettivo Ippocrate è stato validato e pubblicato dalla Commissione del Comune di Vicenza all’interno del Piano Offerta Formativa Territoriale 2018/2019.
Il progetto prevede la possibilità per le Scuole superiori di richiedere la nostra presenza assieme a Surgery for children onlus per incontri sul tema sistema sanitario, salute e prendersi cura con la presentazione del nostro cortometraggio nelle scuole che lo richiedano.
– – – –
In esecuzione delle modalità per la redazione del P.O.F.T. 2018/2019, comunico che la commissione tecnica ha completato la valutazione dei progetti presentati. Sulla base degli indicatori già esplicitati nel documento “Linee guida per la redazione del POFT”, comunico che la commissione ha deliberato di validare e pubblicare la proposta da voi presentata.
Cordiali saluti.
p. LA COMMISSIONE
M.Teresa Leodari

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