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MEDICI, PAZIENTI ED AVVOLTOI

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Oggi un Collega ha recuperato un articolo scritto dal Presidente dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Vicenza, Dr. Michele Valente, nel Febbraio 2014.
Come potrete vedere nel leggerlo, a distanza di più di due anni, appare di estrema attualità, a voi dare nomi e visi ai protagonisti, come meglio ritenete e vi aggrada. Ancora una volta hanno riempito le nostre giornate di amarezza, incredulità, rabbia, siamo feriti ma in piedi, ogni ferita sarà una cicatrice che ricorderà a noi stessi, ma soprattutto agli altri che siamo lottatori e siamo ancora qui.

C’è chi sta in silenzio, chi grida e chi lotta. Noi si è deciso di lottare.

Colgo inoltre l’occasione per mostravi per la prima volta il nostro logo ufficiale, con la speranza di regalarvi un sorriso ed un’emozione, in queste ore di grigio torpore: vale più di tante parole, mostra chi siamo e dove andiamo, siatene orgogliosi e diffondetelo.

Con grande affetto,
Massimiliano Zaramella

 

 

Medici pazienti e avvoltoi Assolto perchè il fatto non sussiste

 

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Comunicato stampa: Dopo il Senato Obiettivo Ippocrate ricevuto in Regione Veneto

Dopo il Senato Obiettivo Ippocrate ricevuto in Regione Veneto

Prosegue in maniera serrata il lavoro di Obiettivo Ippocrate per il giusto ed equo inquadramento della responsabilità professionale delle professioni sanitarie e per la tutela del diritto alle migliori cure possibili per il paziente, a protezione di tutti i cittadini. Dopo la lettera di oltre 360 medici dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza alle autorità locali, regionali e nazionali del 21 dicembre 2015; la convocazione alla V Commissione Consiliare “Servizi alla Popolazione” del Comune di Vicenza del 18 marzo 2016; la convocazione in Commissione Igiene e Sanità del Senato del 22 marzo 2016; la comunicazione del 2 aprile 2016 del Garante della Concorrenza e del Mercato, circa l’apertura di un fascicolo per un indagine preistruttoria, su segnalazione dei medici del San Bortolo di Vicenza, per il rispetto delle regole di libero mercato da parte delle Compagnie Assicurative; Obiettivo Ippocrate nei giorni scorsi è stato convocato in Regione Veneto, per un incontro con l’Assessore alla Sanità Luca Coletto ed il Direttore Generale della Sanità Domenico Mantoan. Nell’incontro si sono toccate le tematiche che hanno portato alla nascita di Obiettivo Ippocrate e le successive azioni intraprese, che hanno lanciato l’Associazione, in brevissimo tempo, ad una visibilità istituzionale nazionale. La tutela delle professioni sanitarie a garanzia della qualità delle cure ai cittadini, la salvaguardia ed il mantenimento degli elevati standard della Sanità Veneta, sono stati temi di immediata confluenza di volontà ed intenti tra i rappresentanti della Regione Veneto ed Obiettivo Ippocrate. L’incontro si è concluso con l’impegno dell’Assessorato, a rendere Obbiettivo Ippocrate interlocutore istituzionale riconosciuto dalla Regione Veneto, per ciò che concerne la responsabilità professionale medica e tutti gli aspetti ad essi connessi, in particolare assicurativi. Si è deciso inoltre di avviare anche un confronto, sulle azioni che Obiettivo Ippocrate sta svolgendo a livello nazionale, quali le proposte emendamentarie al Ddl Gelli sulla responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria, attualmente all’esame in Senato, le cui ripercussioni, una volta approvato il testo definitivo, interesseranno inevitabilmente anche la sanità regionale.

“Obiettivo Ippocrate” ribadisce, pertanto, la propria determinazione e la propria credibilità di fronte alle istituzioni, nel voler affrontare una questione estremamente complessa e coinvolgente molteplici ambiti, alquanto eterogenei, ed a volte tra loro, almeno apparentemente, in conflitto, con uno spirito fondamentalmente collaborativo. Coscienti della delicatezza per i cittadini, e per gli operatori sanitari in genere, dell’attuale situazione, ma soprattutto degli scenari futuri che si potrebbero andare delineando, la nostra volontà è di dare un apporto costruttivo per garantire la tutela del diritto alle migliori cure possibili al cittadino, assicurando all’esercente la professione sanitaria, di poter svolgere con serenità il proprio lavoro, contrastando così l’aumento vertiginoso della medicina difensivistica, o addirittura della “medicina astensionistica”, l’aumento della spesa sanitaria, il calo delle performance clinico-chirurgiche e quindi l’aumento della mortalità.

Obiettivo Ippocrate intende far proprio l’intento di recuperare il ruolo fiduciario reciproco medico-paziente, troppe volte sacrificato sull’altare del vantaggio di poteri ed interessi che nulla hanno a che fare con l’atto medico nella sua nobiltà, a scapito del malato e di chi svolge un lavoro che in tutta la sua complessità e con tutte le sue difficoltà, rimane un baluardo di una società civile che difende e tutela ogni singola persona in quanto fondamenta su cui si regge tutto il resto.

Desideriamo ringraziare per questo ulteriore importante tassello nel grande lavoro intrapreso da Obiettivo Ippocrate, oltre l’Assessore Coletto ed il Direttore Mantoan, dimostratisi interlocutori attenti e disponibili, la Senatrice Erika Stefani ed il Consigliere Regionale Marino Finozzi, che hanno contribuito a rendere possibile e rapido l’incontro in Regione Veneto.

Massimiliano Zaramella
Presidente “Obiettivo Ippocrate”
www.obiettivoippocrate.it

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Responsabilità professionale. Garanzia dell’efficacia della rivalsa, ma per chi?

Gentile direttore,
l’articolo 10 comma 3 del Ddl Gelli, espone pesantemente il singolo medico all’incertezza di poter esercitare, nel tempo e nei modi, la propria professione, con conseguente danno economico all’Azienda Sanitaria da cui lo stesso medico dipende, ma soprattutto con un danno al cittadino-paziente, per la riduzione qualitativa e quantitativa dell’assistenza sanitaria.

“Al fine di garantire efficacia all’azione di rivalsa di cui all’articolo 9, ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in Aziende del Servizio Sanitario Nazionale, in strutture o in enti privati, provvede alla stipula, con oneri a proprio carico, di una adeguata polizza di assicurazione”. L’On. Gelli, in un incontro pubblico, presso la sede dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Vicenza, ha tentato di rassicurarci sostenendo che “i premi delle assicurazioni, a fronte di massimali di rivalsa non oltre le tre annualità stipendiali lorde, non potranno certo superare i 250 euro l’anno”.

Oggettivamente, il postulato convince poco. Chi di noi ha stipulato quest’anno la “polizza per rivalsa”, quando abbia voluto tutelarsi con massimali o retroattività adeguati, pur in assenza di sinistri, ha superato abbondantemente i 1000 euro di premio annuo. In realtà il costo del premio è però la minore delle nostre preoccupazioni. I problemi aperti sono ben altri. Cosa succederebbe in caso di sinistro? Il rischio reale è che l’assicurazione decida di recedere dal contratto. Possibile? Certo. Basta addentrarsi con pazienza ed autocontrollo nelle 50 e più pagine di clausole di contratto delle centinaia di assicurazioni presenti sul mercato. E se l’assicurazione recedesse, quali sarebbero le conseguenze? Il medico resterebbe scoperto? Non è previsto, né compatibile con il Disegno di Legge Gelli, dato che ogni medico deve essere provvisto di una polizza assicurativa per rivalsa. Ergo, se l’assicurazione recede e lascia il medico a piedi, c’è un’unica soluzione: camice al chiodo. Ammettiamo tuttavia che l’assicurazione non receda, e che il contratto stipulato giunga fortunatamente al termine dell’anno (anche sulla durata annuale, l’unica attualmente disponibile per tali polizze, ci sarebbe da discutere, ma per brevità omettiamo di trattare questo aspetto). Quali potrebbero essere gli ulteriori scenari? L’anno successivo il premio assicurativo resterà abbordabile per il singolo medico o, per “bonus malus”, o per “cappello” delle assicurazioni (a fronte del caro vita, la motivazione più tipica), aumenterà esponenzialmente? Nessuna certezza purtroppo, indipendentemente da poco rassicuranti promesse di regolamentazione in campo assicurativo. Particolarmente grave appare, quindi, l’assente potere contrattuale del singolo medico che, come si diceva sopra, viene abbandonato a sé stesso, per trovare l’assicurazione “meno peggio”, alla mercé di logiche di mercato che non gli competono, né tantomeno lo tutelano. E se il medico non trovasse alcuna assicurazione? Perché questo è possibile! Se un medico ha un sinistro in atto, ad esempio, viene logico chiedersi, quale assicurazione – che non ha obbligo per legge di assicurare – avrebbe interesse ad assumere un caso “rischioso”? La risposta è semplice ed intuitiva: nessuna. Nessuno di noi, se fosse assicuratore, avrebbe interesse a farsi carico di una facile esposizione. È pura logica imprenditoriale. A questo punto cosa accadrebbe? Chi ne avrebbe danno?

Il danno sarebbe drammaticamente trasversale.
– Sarebbe danneggiato il medico, che non può lavorare.
– Sarebbe danneggiata l’Azienda Sanitaria per cui il medico lavora, che vedrebbe le proprie risorse umane venir meno (con riduzione delle prestazioni erogabili e aumento delle famigerate liste d’attesa). E se anche il medico potesse (grazie a qualche concessione ad personam “per motivi di necessità aziendale”, come quando viene chiesto di superare le 38 ore di lavoro settimanale in condizioni di urgenza) lavorare temporaneamente senza polizza, l’Azienda sarebbe a sua volta pesantemente esposta. Chi pagherebbe infatti una eventuale azione di rivalsa, se il medico non è assicurato e, magari, è pure nullatenente (condizione che da oggi verrà sicuramente valutata da molti)?
– Sarebbe infine danneggiato soprattutto il singolo cittadino, qualora divenisse “paziente”, poiché troverà meno medici, meno risorse, più attesa; oltre ad essere esposto all’inevitabile medicina difensiva.

Esiste, a nostro avviso, una soluzione semplice a questa criticità, senza alcun conflitto di interesse, ma anzi a tutela e garanzia del medico e delle Aziende del SSN: la soluzione è che sia l’Azienda stessa, forte del suo ben più pesante potere contrattuale, o altra istituzione (ad esempio la Regione), a farse da mediatore nella contrattazione stessa, per legge (e a questo bisogna puntare, con emendamento al Ddl Gelli), tra le compagnie assicurative e l’insieme dei medici dipendenti. Gli stessi medici poi provvederanno al pagamento dell’idoneo premio assicurativo: come succedeva in passato con il CCNL (ahimè, in costante promessa di rinnovo). Solo così i medici potranno essere sereni nel loro lavoro quotidiano, dedicando tutte le loro energie ed attenzioni al bene del malato.

Abbiamo già proposto all’On. Gelli, seppur in via informale, di modificare l’art. 10, comma 3, ponendo a carico delle Aziende del SSN l’obbligo di sottoscrivere le polizze assicurative per la copertura dell’azione di rivalsa in favore dei propri dipendenti, specificando che dette polizze, nel rispetto dei principi contabili espressi dalla Corte dei Conti, sarebbero state poste economicamente a carico dei medesimi. Nulla gravando, in termini finanziari, sulle singole Aziende (e pertanto sulle risorse pubbliche), il correttivo proposto all’art. 10, comma 3 non comporterebbe, pertanto, alcun danno erariale. Ci è stato risposto che, indipendentemente dall’aspetto strettamente economico, siffatta modifica si porrebbe comunque in contrasto con l’impianto normativo dello stesso Ddl, ovvero con il (nuovo e amplificato) conflitto di interessi esistente tra azienda e medico/dipendente. Effettivamente l’art. 9 del Ddl, attribuendo al Giudice Ordinario la competenza in materia di azione di rivalsa ha, per la prima volta nel nostro Ordinamento, configurato civilisticamente azienda pubblica e propri dipendenti, quali vere e proprie controparti processuali, accrescendo in misura esponenziale la possibile conflittualità esistente tra le due parti in sede di rivalsa. Ciò non significa però che l’art. 9 del Ddl, sul quale ci si riserva ulteriore e specifico approfondimento, non necessiti a sua volta, a nostro parere e per molteplici cause, di importanti modifiche. In questa sede ci limitiamo a rilevare, in risposta a quanto asserito dall’On. Gelli, che se si riportasse l’azione di rivalsa nell’ambito della competenza funzionale della Corte dei Conti, si dovrebbe anche rivalutare la coerenza logico-giuridica della contrattualizzazione, in capo alle aziende del SSN, ma economicamente a carico del proprio personale dipendente, delle polizze assicurative per l’azione di rivalsa.

Dr. Filippo Nigro
Vicepresidente Obiettivo Ippocrate

Dr.ssa Cristina De Luca
Consigliere Direttivo Obiettivo Ippocrate

Avv. Alessia Gonzati
Legale Obiettivo Ippocrate

(fonte quotidianosanita.it – Link ad articolo : clicca qui )

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Criticità del DDL Gelli

IL SINGOLO MEDICO ABBANDONATO ALLA RICERCA DELL’ADEGUATA POLIZZA ASSICURATIVA PER TUTELARSI DALL’AZIONE DI RIVALSA DEL SUO DATORE DI LAVORO

L’articolo 10 comma 3 del DDL Gelli espone pesantemente il singolo medico all’incertezza di poter esercitare, nel tempo, la sua professione, con conseguente danno economico all’Azienda sanitaria da cui lo stesso medico dipende e, in ultima analisi, al cittadino-paziente.

“Al fine di garantire efficacia all’azione di rivalsa di cui all’articolo 9, ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in aziende del Servizio sanitario nazionale, in strutture o in enti privati provvede alla stipula, con oneri a proprio carico, di una adeguata polizza di assicurazione”.

L’Onorevole Dott. Gelli rassicura: “i premi delle assicurazioni, a fronte di massimali di rivalsa non oltre le tre annualità lorde, non potranno certo superare i 250 euro all’anno!”

Oggettivamente, convince poco. Chi di noi ha stipulato quest’anno la polizza per rivalsa, quando abbia voluto tutelarsi con massimali o retroattività adeguati, pur in assenza di sinistri ha superato abbondantemente i 1000 euro di premio annuo.

Ma il costo del premio è la minore delle preoccupazioni.

I problemi aperti sono ben altri.

Che succede in caso di sinistro? Il rischio più immediato è che l’assicurazione receda dal contratto. Possibile? Certo. Provi, ognuno di voi lettori, ad addentrarsi nelle 50 e più pagine di clausole di contratto delle centinaia di assicurazioni presenti sul mercato. Controllare per credere.

E se l’assicurazione recede, che succede, il medico resta scoperto? Non è previsto, né compatibile con il Disegno Di Legge Gelli: ogni medico è obbligato a provvedere all’assicurazione per rivalsa. Ergo, se l’assicurazione recede e lascia il medico a piedi, c’è un’unica soluzione: camice al chiodo.

Ammettiamo tuttavia che l’assicurazione non receda, e il contratto stipulato giunga fortunatamente al termine dell’anno (anche sulla durata annuale, l’unica disponibile per tali polizze, ci sarebbe da discutere, ma per brevità omettiamo questo tema, in questo scritto).

Quali sono gli altri scenari?

L’anno successivo il premio assicurativo resterà abbordabile al singolo medico o, per “bonus malus”, o per “cappello” delle assicurazioni (a fronte del caro vita? Questa è la motivazione più tipica), aumenterà esponenzialmente? Nessuna certezza (e poco rassicurano promesse di regolamentazione). Soprattutto, è un rischio enorme l’assente potere contrattuale del singolo medico che, come si diceva sopra, viene abbandonato a sé per trovare l’assicurazione “meno peggiore”, con l’obbligo di assicurarsi indipendentemente da logiche di mercato su cui, da singolo, non ha ovviamente alcun potere contrattuale.

Ma se il medico non trova nessuna assicurazione? Perché questo è possibile! Se un medico ha un sinistro in atto, ad esempio, viene logico chiedersi, quale assicurazione – che NON ha obbligo di assicurare – ha interesse ad assumere un caso “rischioso”? Nessuna. Io stesso, se fossi assicuratore, non avrei alcun interesse a farmi carico di una facile esposizione. È pura logica aziendale.

A questo punto che succede? Chi ne ha danno?

Il danno è drammaticamente trasversale.

  • È danneggiato il medico, che non può lavorare.
  • È danneggiata l’Azienda sanitaria per cui il medico lavora, che vede le sue risorse umane venir meno (con riduzione delle prestazioni erogabili e aumento delle famigerate liste d’attesa).

Attenzione: se anche il medico potesse (ad interim, grazie ad una qualche concessione ad personam “per motivi di necessità aziendale”, come quando viene chiesto di superare le 38 ore di lavoro settimanale in condizioni di urgenza) lavorare temporaneamente senza polizza, l’Azienda sarebbe a sua volta pesantemente esposta. Chi pagherebbe infatti la rivalsa, se il medico non è assicurato e, magari, è pure nullatenente (condizione che da oggi verrà sicuramente privilegiata)?

  • È danneggiato il singolo cittadino, qualora divenga “paziente”, poiché troverà meno medici, meno risorse, più attesa, come se non fosse già abbastanza danno per lui l’esser condannato all’inevitabile medicina difensiva.

Esiste una soluzione semplice a questa criticità, e non si tratta di conflitto di interesse, ma piuttosto di primo interesse dell’Azienda del SSN: la soluzione è che sia l’Azienda stessa, forte del suo immenso potenziale di contrattazione, o altra carica istituzionale (ad esempio la Regione), a farsi mediatore di contrattazione stessa, PER LEGGE (e a questo bisogna puntare, con emendamento a DDL Gelli), tra compagnie assicurative e l’insieme dei medici dipendenti dal SSN. Gli stessi medici poi provvederanno ben volentieri al pagamento dell’idoneo premio assicurativo: come succedeva in passato con i CCNL (ahimè, in costante promessa di rinnovo). Solo così i medici potranno così operare sereni nel loro lavoro quotidiano, non distratti dalla loro missione.

Per tutto quanto sopra, e per concludere, è evidente e necessario che i medici, collegialmente, siano tutelati da un’assicurazione frutto della contrattazione dell’ente giuridico da cui loro dipendono (Azienda del SSN, Regione…), senza alternativa: un’assicurazione ottimale e solida, perché ottenuta per l’insieme dei medici, e non fragile risultato della contrattazione del singolo.

Ne beneficerebbero certo i medici, ma in primis l’Azienda per cui gli stessi medici lavorano (vantaggio economico aziendale) e, aspetto cruciale, i cittadini-pazienti (imprescindibile principio morale).

Abbiamo già proposto all’On. Gelli, seppur in via informale, di modificare l’art. 10, comma 3, ponendo a carico delle Aziende del SSN l’obbligo di sottoscrivere polizze assicurative per la copertura dell’azione di rivalsa in favore dei propri dipendenti, specificando che dette polizze, nel rispetto dei principi contabili espressi dalla Corte dei Conti, sarebbero state poste economicamente a carico dei medesimi.

Nulla gravando, in termini finanziari, sulle singole Aziende (e pertanto sulle risorse pubbliche) il correttivo proposto all’art. 10, comma 3 non avrebbe pertanto comportato alcun danno erariale.

Ci è stato risposto che, indipendentemente dall’aspetto strettamente economico, siffatta modifica si sarebbe comunque posta in contrasto con l’impianto normativo dello stesso DDL ovvero con il (nuovo e amplificato) conflitto di interessi esistente tra azienda e medico/dipendente.

Effettivamente l’art. 9 del DDL, attribuendo al giudice ordinario la competenza in materia di azione di rivalsa ha, per la prima volta nel nostro Ordinamento, configurato civilisticamente azienda pubblica e propri dipendenti quali vere e proprie controparti processuali accrescendo in misura esponenziale la conflittualità esistente tra le due parti in sede di rivalsa.

Ciò non significa però che l’art. 9 del DDL, sul quale ci si riserva ulteriore e specifico approfondimento, non necessiti a sua volta, a nostro parere e per molteplici cause, di importanti modifiche.

In questa sede ci limitiamo a rilevare, in risposta a quanto asserito dall’On. Gelli, che se si riportasse  l’azione di rivalsa nell’ambito della competenza funzionale della Corte dei Conti si dovrebbe anche  rivalutare la coerenza logico-giuridica della contrattualizzazione, in capo alle aziende del SSN ma economicamente a carico del proprio personale dipendente, delle polizze assicurative per l’azione di rivalsa.

Dott. Filippo Nigro, Vice Presidente Obiettivo Ippocrate

Dott.ssa Cristina Deluca, Consigliere Obiettivo Ippocrate

Avv. Alessia Gonzati,  Avvocato referente Obiettivo Ippocrate

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Il NO dei medici alle assicurazioni. Prime vie d’uscita

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La richiesta di modifica del decreto Gelli è arrivata da rappresentanti di 200 camici bianchi ospedalieri. “La caccia al colpevole non dà più tutele al paziente”. I portavoce di Obiettivo Ippocrate subito ricevuti in Senato (fonte: il Giornale di Vicenza).

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Responsabilità professionale. Serve una buona legge per cancellare la paura del medico

Gentile Direttore,
al termine dell’audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato di martedì 22 marzo scorso, la delegazione di “Obiettivo Ippocrate” (vedi foto), ha ricevuto gli apprezzamenti per i punti toccati durante il confronto, per il fascicolo tecnico-giuridico consegnato in Commissione sulle criticità del Ddl Gelli e le possibili modifiche emendamentarie.  Alcuni Senatori ci hanno anche detto che eravamo stati duri, ma hanno subito aggiunto che probabilmente andava fatto. Ecco il punto cruciale, il cuore di tutta la questione: qualcuno deve avere il coraggio, la conoscenza e soprattutto l’indipendenza da eventuali pressioni e la refrattarietà ad eventuali ripicche se non ritorsioni, per dire la verità e raccontare la realtà quotidiana ed i possibili futuri scenari nei quali potrebbero ritrovarsi gli esercenti la professione sanitaria (medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari), ma soprattutto i malati e quindi tutti i cittadini.  La convocazione dell’Associazione “Obiettivo Ippocrate” in Commissione Igiene e Sanità del Senato, a soli 30 giorni dalla sua nascita, dimostra la nostra credibilità e la nostra determinazione. Mai nella storia della Repubblica Italiana un associazione neonata aveva avuto un tale riconoscimento istituzionale ed una tale investitura ufficiale.  “Obiettivo Ippocrate” si pone come scopo principale quello di occuparsi della responsabilità professionale in campo medico e inevitabilmente di tutte le professioni sanitarie. La questione è estremamente complessa e coinvolge molteplici ambiti, alquanto eterogenei, ed a volte tra loro in conflitto.  Lo spirito che ci anima è fondamentalmente collaborativo e, pur coscienti della gravità drammatica per i cittadini, e per gli operatori sanitari in genere, dell’attuale situazione, ma soprattutto degli scenari futuri che si vanno delineando, la nostra volontà è di dare un apporto costruttivo per affrontarla e sviscerarla in maniera corretta, con l’intento di arrivare ad una soluzione giusta ed equa per tutte le persone coinvolte.  Partendo dal presupposto che il diritto all’assistenza sanitaria, dato che la salute in quanto tale non può purtroppo essere un diritto, ed il diritto ad un giusto ed equo indennizzo sono inalienabili ed intoccabili in una società civile, crediamo che sia necessario uno sforzo immane da parte di tutti per recuperare due concetti che costituiscono le fondamenta dell’atto medico nella sua nobiltà:

· Il rapporto medico-paziente, al di là di regole e leggi, che giustamente devono esistere, si fonda sostanzialmente su un rapporto di fiducia reciproca.
· Il paziente che più può denunciare non sarà mai un paziente più tutelato, perché l’approccio del medico sarà, anche solo a livello inconscio, influenzato da questa rincorsa al responsabile, al colpevole, all’indennizzo e quindi, soprattutto nelle situazioni più complesse, più difficili, di grigio, potrà accadere di scegliere di non fare, o di fare la cosa che espone meno il professionista, anche se in quella specifica situazione potrebbe non essere quella che dà maggiori possibilità al paziente.

A completamento di questi due postulati va ribadita là necessità di riconoscere e garantire ai pazienti, cui spetta un giusto indennizzo, vie e percorsi snelli e veloci per ottenere quanto dovuto, in un contesto procedurale ed emotivo di collaborazione, per quanto possibile, costruttiva e serena, tra tutte le figure coinvolte, con l’obbiettivo di arrivare ad una nuova concezione e filosofia di indennizzo come di parte possibile, per quanto incresciosa e spiacevole, dell’atto sanitario, ribaltando così l’attuale pensiero di indennizzo come sinonimo di fallimento od imperdonabile errore medico.
In questo contesto non può non avere un ruolo fondamentale il Ddl Gelli attualmente in esame al Senato.
Come Obiettivo Ippocrate, in Commissione Igiene e Sanità del Senato, abbiamo manifestato la nostra profonda preoccupazione per quattro aspetti inseriti nel Ddl Gelli:

· La possibilità di agire direttamente sull’esercente la professione sanitaria (medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari), da parte del presunto danneggiato (comma 3 dell’art. 7, comma 2 dell’art. 9, comma 1 dell’art. 12), nell’ambito di un Servizio Sanitario Nazionale, in cui l’esercente la professione sanitaria ricopre un ruolo di pubblica necessità, con un rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario.
· La sottrazione dell’azione di rivalsa esercitata dalle aziende del Servizio Sanitario Nazionale nei confronti dei propri dipendenti alla giurisdizione della Corte dei Conti, per attribuirla al Tribunale Ordinario, con l’introduzione di una procedura pericolosamente violativa del diritto di difesa dell’esercente la professione sanitaria (comma 3 dell’art 9,  comma 7 dell’art 9, anche in combinato disposto con la nuova procedura a cognizione sommaria delineata all’art. 8).
· La necessità del singolo esercente la professione sanitaria, anche dipendente del Sistema Sanitario Nazionale, di stipulare singolarmente una adeguata polizza assicurativa (comma 3 dell’art. 10), abbandonando il singolo professionista ad interfacciarsi da solo, coi titani assicurativi nei confronti dei quali le stesse Aziende Sanitarie stanno facendo un passo indietro, pur avendo un potere contrattuale decisamente superiore. Attualmente le polizze proposte, siano esse di primo rischio o colpa grave, hanno durata annuale, con diritto di recesso unilaterale alla sola notifica di sinistro, con aumento esponenziale del premio assicurativo a seguito della sola notifica del sinistro, sempre che si riesca a trovare una compagnia assicurativa disposta a stipulare una nuova polizza. In tal caso che farà il medico? Smetterà di esercitare la professione?
· Il concetto di autogestione assicurativa o autoassicurazione o autoritenzione del rischio, possibile per le Aziende del Servizio Sanitario Aziendale (comma 1 dell’art 10) che, al di là della reale e mera opportunità economica, tutta da dimostrare, ci lascia molto perplessi sulle reali competenze delle Aziende su una problematica che, in ambiti non solo sanitari, è sempre stata gestita da chi si dedica esclusivamente a questo. Esponendoci inoltre, questo tipo di autoassicurazione, ad una serie di rischi, il più importante dei quali, è quello di porci in una possibile posizione di conflitto di interesse, come controparte, con la stessa nostra Azienda, alla quale potrà essere arrogata la possibilità di azione di censura severa, per raggiungere il giudizio di colpa grave (ad oggi ancora senza chiara definizione) con l’intento di recuperare economicamente almeno una parte di quanto eventualmente esborsato.

E’ chiaro che, con questi presupposti il lavoro dell’esercente la professione sanitaria, non potrà essere svolto con serenità, ed il primo a risentirne sarà il paziente, con aumento vertiginoso della medicina difensivistica, che diventerà presto “medicina astensionistica”, aumento della spesa, calo delle performance clinico-chirurgiche e soprattutto aumento della mortalità. Abbiamo avuto la percezione che il Presidente della Commissione, Sen.ce De Biasi, il Relatore per il Ddl Gelli al Senato, Sen. Bianco, e tutti i membri abbiano compreso le nostre preoccupazioni di medici che lavorano quotidianamente in prima linea, a contatto con la malattia ma soprattutto con i nostri malati. Hanno preso atto della nostra ferma volontà di non voler abbandonare le specialità più a rischio e di continuare a fare il nostro lavoro anche in futuro, utilizzando, per ogni singolo malato, tutte le capacità professionali, il bagaglio di esperienza, le doti umane, anche oltre il dovuto ed il previsto, se servirà a dare anche una sola possibilità in più per salvare una vita. Ai politici diciamo che possono ridurci gli strumenti, gli spazi, ci possono ridurre numericamente, tutto questo ci metterà in grossa difficoltà ma non ci fermerà, se servirà come chirurgo opererò a mani nude su di una barella in un corridoio, se sarò l’unica e ultima speranza per il mio malato.   Ma se riusciranno ad insinuare, instillare la paura nelle nostre menti e nei nostri cuori allora sì riusciranno a fermarci, perché sapete cosa può fare la paura? La paura uccide, uccide la nostra professione ma soprattutto uccide i nostri malati.

Massimiliano Zaramella
Presidente “Obiettivo Ippocrate”

(fonte quotidianosanita.it)

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Comunicato Stampa Associazione “Obiettivo Ippocrate” dopo audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato

Responsabilità professionale. Obiettivo Ippocrate: una congrua tutela per l’esercente la professione sanitaria è irrinunciabile per il diritto alle cure del cittadino

La convocazione dell’Associazione “Obiettivo Ippocrate” in Commissione Igiene e Sanità del Senato, a soli 30 giorni dalla sua nascita, dimostra la nostra credibilità e la nostra determinazione. Mai nella storia della Repubblica Italiana un associazione neonata aveva avuto un tale riconoscimento istituzionale ed una tale investitura ufficiale.
“Obiettivo Ippocrate” si pone come scopo principale quello di occuparsi della responsabilità professionale in campo medico. La questione è estremamente complessa e coinvolge molteplici ambiti, alquanto eterogenei, ed a volte tra loro in conflitto. Lo spirito che ci anima è fondamentalmente collaborativo e, pur coscienti della gravità drammatica per i cittadini, e per gli operatori sanitari in genere, dell’attuale situazione, ma soprattutto degli scenari futuri che si vanno delineando, la nostra volontà è di dare un apporto costruttivo se non alla soluzione della problematica almeno ad affrontarla e sviscerarla in maniera corretta.

In questo contesto non può non avere un ruolo fondamentale il Ddl Gelli attualmente in esame al Senato.
Come Obiettivo Ippocrate oggi in Commisione Igiene e Sanità del Senato abbiamo manifestato la nostra profonda preoccupazione per tre aspetti inseriti nel Ddl Gelli:

  • La possibilità di agire direttamente sull’esercente la professione sanitaria (medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari), da parte del presunto danneggiato (comma 3 dell’art. 7, comma 2 dell’art. 9, comma 1 dell’art. 12), nell’ambito di un Servizio Sanitario Nazionale, in cui l’esercente la professione sanitaria ricopre un ruolo di pubblica necessità con un rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario.
  • La necessità del singolo esercente la professione sanitaria, anche dipendente del Sistema Sanitario Nazionale, di stipulare singolarmente una adeguata polizza assicurativa (comma 3 art. 10), abbandonando il singolo professionista ad interfacciarsi da solo, coi titani assicurativi nei confronti dei quali le stesse Aziende Sanitarie stanno facendo un passo indietro, pur avendo un potere contrattuale decisamente superiore. Attualmente le polizze proposte, siano esse di primo rischio o colpa grave, hanno durata annuale, con diritto di recesso unilaterale alla sola notifica di sinistro, con aumento esponenziale del premio assicurativo a seguito della sola notifica del sinistro, sempre che si riesca a trovare una compagnia assicurativa disposta a stipulare una nuova polizza. In tal caso che farà il medico? Smetterà di esercitare la professione?
  • Il concetto di autogestione assicurativa o autoassicurazione o autoritenzione del rischio, possibile per le Aziende del Servizio Sanitario Aziendale (comma 1 dell’art 10) che, al di là della reale e mera opportunità economica, tutta da dimostrare, ci lascia molto perplessi sulle reali competenze delle Aziende su una problematica che, in ambiti non solo sanitari, è sempre stata gestita da chi si dedica esclusivamente a questo. Esponendoci inoltre, questo tipo di autoassicurazione, ad una serie di rischi il più importante dei quali è quello di porci in una possibile posizione di conflitto di interesse, come controparte, con la stessa nostra Azienda, alla quale potrà essere arrogata la possibilità di azione di censura severa, per raggiungere il giudizio di colpa grave (ad oggi ancora senza chiara definizione) con l’intento di recuperare economicamente almeno una parte di quanto eventualmente esborsato.

E chiaro che, con questi presupposti il lavoro dell’esercente la professione sanitaria, non potrà essere svolto con serenità ed il primo a risentirne sarà il paziente, con aumento vertiginoso della medicina difensivistica, che diventerà presto “medicina astensionistica”, aumento della spesa, calo delle performance clinico-chirurgiche ed aumento della mortalità.
Partendo dal presupposto che il diritto all’assistenza sanitaria, dato che la salute in quanto tale non può purtroppo essere un diritto, ed il diritto ad un giusto ed equo indennizzo sono inalienabili ed intoccabili in una società civile, crediamo che servirà uno sforzo immane da parte di tutti per recuperare due concetti che costituiscono le fondamenta dell’atto medico nella sua nobiltà:

  • Il rapporto medico-paziente, al di là di regole e leggi, che giustamente devono esistere, si fonda sostanzialmente su un rapporto di fiducia reciproca.
  • Il paziente che più può denunciare non sarà mai un paziente più tutelato, perché l’approccio del medico sarà, anche solo a livello inconscio, influenzato da questa rincorsa al responsabile, al colpevole, all’indennizzo e quindi, soprattutto nelle situazioni più complesse, più difficili, di grigio, potrà accadere di scegliere di non fare, o di fare la cosa che espone meno il professionista, anche se in quella specifica situazione potrebbe non essere quella che dà maggiori possibilità al paziente.

Massimiliano Zaramella
Presidente “Obiettivo Ippocrate”
www.obiettivoippocrate.it

 

Roma, Senato della Repubblica 22 marzo 2016

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Obiettivo Ippocrate entra al Senato «La norma lascia il medico da solo» I motivi dell’opposizione al ddl Gelli (fonte: Il Gazzettino)

Diritto alle cure e responsabilità professionale dei medici. Su questi temi si è concentrata l’audizione dell’associazione vicentina di sanitari Obiettivo Ippocrate, accolta in Commissione Igiene e Sanità del Senato. Un risultato record per un sodalizio che è nato solo 30 giorni fa all’interno del San Bortolo, trovando il consenso di centinaia di medici proprio sull’allarme per il “taglio” delle tutele assicurative.
“Obiettivo Ippocrate” si pone come scopo principale quello di occuparsi della responsabilità professionale in campo medico, ha spiegato il presidente Massimiliano Zaramella, che si è concentrato sul ddl Gelli attualmente in esame al Senato. Zaramella ha espresso preoccupazione per tre aspetti inseriti: la possibilità di agire direttamente sull’esercente la professione sanitaria (medici, ostetriche, infermieri, tecnici sanitari), da parte del presunto danneggiato nell’ambito di un Servizio Sanitario Nazionale, in cui l’esercente la professione sanitaria ricopre un ruolo di pubblica necessità con un rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario; il secondo riguarda la necessità del singolo esercente la professione sanitaria, anche dipendente del Sistema Sanitario Nazionale, di stipulare singolarmente una adeguata polizza assicurativa, abbandonando il singolo professionista ad interfacciarsi da solo coi titani assicurativi nei confronti dei quali le stesse Aziende Sanitarie stanno facendo un passo indietro: difficile riuscire perfino trovare una compagnia assicurativa disposta a stipulare una nuova polizza. In tal caso che farà il medico? Smetterà di esercitare la professione?

foto dei medici vicentini alla "conquista" del Senato

i medici vicentini alla “conquista” del Senato

Infine il concetto di autogestione assicurativa o autoassicurazione o autoritenzione del rischio, possibile per le Aziende del Servizio Sanitario Aziendale, al di là della reale e mera opportunità economica, tutta da dimostrare, «ci lascia molto perplessi sulle reali competenze delle aziende su una problematica che, in ambiti non solo sanitari, è sempre stata gestita da chi si dedica esclusivamente a questo. Esponendoci inoltre, questo tipo di autoassicurazione, ad una serie di rischi il più importante dei quali è quello di porci in una possibile posizione di conflitto di interesse, come controparte, con la stessa nostra azienda, alla quale potrà essere arrogata la possibilità di azione di censura severa, per raggiungere il giudizio di colpa grave».

«Con questi presupposti – ha detto Zaramella – il lavoro del medico non potrà essere svolto con serenità ed il primo a risentirne sarà il paziente, con aumento vertiginoso della medicina difensivistica, che diventerà presto “medicina astensionistica”, aumento della spesa, calo delle performance clinico chirurgiche ed aumento della mortalità. Partendo dal presupposto che il diritto all’assistenza sanitaria e il diritto ad un giusto ed equo indennizzo sono inalienabili ed intoccabili in una società civile, occorre recuperare due concetti fondamentali: intanto che il rapporto medico-paziente, al di là di regole e leggi, che giustamente devono esistere, si fonda sostanzialmente su un rapporto di fiducia reciproca. E poi va ricordato che il paziente che più può denunciare non sarà mai un paziente più tutelato, perché l’approccio del medico sarà, anche solo a livello inconscio, influenzato da questa rincorsa al responsabile, al colpevole, all’indennizzo e quindi, soprattutto nelle situazioni più complesse, più difficili, potrà accadere di scegliere di non fare, o di fare la cosa che espone meno il professionista».
I medici dell’associazione sono molto soddisfatti dell’audizione al Senato. Da parte loro arriva il grazie ai parlamentari che li hanno sostenuti nella loro richiesta, Stefani e Volpi della Lega, Santini, Filippin e Crimi del Pd, oltre al movimento dei loro colleghi che hanno reso “pesante” l’azione di Obiettivo Ippocrate.

(fonte: Il Gazzettino, link all’articolo: clicca qui)

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Medici di Obiettivo Ippocrate ricevuti al Senato: accolto il loro appello (fonte: il Gazzettino)

In pochi mesi sono riusciti a catturare l’attenzione delle massime istituzioni. L’associazione dei medici del San Bortolo, “Obiettivo Ippocrate“, viene ricevuta al Senato dalla commissione Igiene e Sanità, che sta esaminando i disegni di legge sulla responsabilità professionale del personale sanitario. Come noto i medici di Obiettivo Ippocrate, associazione presieduta da Massimiliano Zaramella, hanno sollevato il caso del problema assicurativo, con il rischio di restare scoperti e doversi arrangiare di fronte ai rischi del loro operare. In sostanza dal San Bortolo continuano ad arrivare messaggi sui rischi della professione, tra i tagli regionali e legislazioni non favorevoli.  “Possiamo anche appendere il bisturi al chiodo” dicono i sanitari spiegando che la sanità è a rischio. Nel video di Obiettivo Ippocrate c’è la rappresentazione della difficile situazione in cui si trova il medico oggi.

(Da Il Gazzettino, per vedere l’articolo clicca qui )

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Convocazione di Obiettivo Ippocrate al Senato della Repubblica

Convocazione Senato Obiettivo Ippocrate

 

 

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incontro “Responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria”

Locandina 17-3-2016

GIOVEDI 17 MARZO dalle ore 11 alle 13.30

AULA MAGNA SCUOLA INFERMIERI – Vicenza

 

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Sospeso lo sciopero dei medici del 17-18 marzo.
Rimaniamo solo noi? Il nostro grido nel silenzio generale!

Sospeso lo sciopero dei medici del 17-18 marzo
Rimaniamo solo noi?
Il nostro grido nel silenzio generale!

La nascita di “Obiettivo Ippocrate” parte dalla considerazione che la priorità, per la nostra professione, è affrontare in modo corretto e risolutivo la questione della responsabilità professionale dell’esercente la professione sanitaria, in quanto senza una chiara, univoca ed equa soluzione a questa criticità, ovvero senza una congrua tutela, nessun medico potrà lavorare serenamente e, di conseguenza, nessun paziente avrai mai la garanzia che ci si possa giocare per lui qualsiasi carta utilizzabile, per garantirgli il massimo delle possibilità anche in situazioni difficili, uniche, di grigio.
Il comune buon senso ci ha inoltre suggerito che, se vuoi perseguirlo nel migliore dei modi e con ogni mezzo, l’obiettivo deve essere unico, è impossibile fare nel migliore dei modi più cose insieme. Nel nostro statuto abbiamo inserito pertanto un unico obiettivo guida: “…… perseguire la piena realizzazione di tutte le condizioni che possano garantire il libero, sereno e responsabile esercizio della professione medico chirurgica, nonché di promuovere e di proporre soluzioni alle problematiche degli associati concernenti in particolare la responsabilità professionale in campo medico e la relativa copertura assicurativa ……”.
Volevamo inoltre essere veloci, snelli, immediati, senza vincoli superiori e fuori dalle dinamiche di contrattazione, compromesso e scambio.
Siamo quindi nati come associazione e non come sindacato, non ci interessa sedere ai tavoli di contrattazione, vogliamo essere una voce della coscienza di chi opera in prima linea ogni santo giorno, con la volontà e la presunzione di essere d’ispirazione e guida per chi, per esperienza, capacità e mezzi siede poi a quei tavoli.
Sempre nello statuto ci proponiamo comunque di “costituire un punto di riferimento tra i medici associati e non”, per cui non possiamo non dar voce a tutti quei Colleghi che in queste 24 ore ci hanno manifestato la loro rabbia, delusione, disorientamento per la decisione comune di tutti i Sindacati Medici, di sospendere i due giorni di sciopero previsti per il 17 e 18 marzo.
Iscritti, simpatizzanti, ma anche colleghi che prima mai si erano interfacciati con noi ci hanno fermato per i corridoi, subissato di mail, martellato con telefonate, sms, in chat per sapere, da noi, i veri motivi di questa sospensione e, contemporaneamente, sapere la posizione di “Obiettivo Ippocrate” a riguardo.
Evidentemente non si capisce come in un momento cruciale di coesione professionale e di drammaticità del Servizio Sanitario Nazionale, ci si gioca una tale unica congiunzione astrale per delle promesse vaghe, senza peraltro accennare in alcun modo nelle motivazioni date dai sindacati circa la sospensione, anche con solo una riga, alla problematica della responsabilità professionale. E non mi si dica che la questione non era tra le motivazioni dello sciopero, perché questa risposta renderebbe il comportamento dei sindacati ancora più grave, per non aver colto la centralità del problema per la nostra professione.

Abbiamo la determinazione e, permettetemi, gli attributi che ci derivano dalla coscienza di essere nel giusto, sia nei contenuti che nei modi,  per farci da portavoce di queste centinaia di colleghi e chiedere ai Nostri Sindacati:

  • perché avete sospeso lo sciopero?
  • perché vi siete accontentati di parole al vento?
  • perché non avete avuto il coraggio di restare uniti a noi un po’ più a lungo?

Aspetto insieme a tutte le voci che avete zittito, a tutte le speranze che avete minato, a tutte le aspettative che avete ferito una risposta purché sia chiara, sincera e, soprattutto, coraggiosa.

Massimiliano Zaramella
Presidente Obiettivo Ippocrate
www.obiettivoippocrate.it

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Considerazioni del Dr. A. Terrevoli, Presidente Regionale di Aaroi-Emac, dopo l’incontro con on. Gelli

Carissimi,

concordo con Massimiliano Zaramella sulle riserve relative alle rassicurazioni dell’On Gelli che sinceramente ho visto in difficoltà in qualche momento.
Unico dato incontrovertibilmente positivo è la limitazione della rivalsa a tre annualità stipendiali, con una serie di riserve sul piano dei principi generali, ma con un indiscutibile vantaggio sul piano individuale.
Meno trasparenti e comprensibili sembrano altri presunti vantaggi.
Il primo, relativo all’ambito penale, sarebbe legato alla non perseguibilità neppure per colpa grave in caso di rispetto delle buone pratiche e delle linee guida, ma solo per l’ipotesi di imperizia.
La cosa appare abbastanza scontata: chi fa le cose previste non può essere accusato di non saperle, magari lo sarà comunque di come, quando o perchè le ha messe in pratica.
Resta comunque aperta l’autostrada della denuncia penale, dato che comunque l’entità e la tipologia della colpa vengono definite solo dopo il processo e non certo prima.
La via da perseguire è invece quella della totale depenalizzazione dell’atto medico-sanitario (ad eccezione ovviamente delle ipotesi di dolo), in modo che sia percorribile solo la via civilistica per il giusto indennizzo del danno subito.
L’altro presunto vantaggio è quello del rapporto non contrattuale fra medico e paziente: è pur vero che in questo caso si riduce la prescrizione a 5 anni e l’onere della prova compete all’attore, ma in effetti si sancisce la possibilità per il danneggiato di agire direttamente contro il cosiddetto esercente la professione sanitaria.
In questo modo non basta la copertura assicurativa per la colpa grave: è necessaria una assicurazione RCT, i cui costi non sono più quelli prospettati per la colpa grave col limite dei tre anni di stipendio.
Avremmo preferito che fosse affermata l’esclusiva possibilità di rifarsi alla responsabilità contrattuale dell’azienda, di cui il sanitario sia operatore a qualsiasi titolo; solo in questo modo la copertura della rivalsa sarebbe stata necessaria e sufficiente.

Per parlare poi dello scenario effettivo che si viene a creare, la necessità del riconoscimento della colpa grave per adire alla rivalsa, unitamente alla sottrazione di tale compito alla Corte dei Conti comporta le seguenti conseguenze:

  1. Una volta liquidato il danno, l’azienda dovrà rivalersi sui potenziali responsabili rei di colpa grave e per fare questo ha un anno di tempo dalla sentenza passata in giudicato o dal pagamento dell’indennizzo concordato in sede extragiudiziale; qualora non lo facesse sarebbe censurata dalla Corte dei Conti per non avervi provveduto, causando così un danno erariale per l’impossibilità di esercitare la rivalsa
  2. Di conseguenza l’azienda deve fare causa entro un anno ai suoi dipendenti ma, non potendo decidere quali e quanti siano responsabili di colpa grave e pertanto assoggettabili a rivalsa, citerà (o meglio: dovrà citare) tutti quelli potenzialmente coinvolti affinchè il giudice ordinario possa valutarne le responsabilità
  3. In alternativa, per risparmiare tempo e doppi passaggi, l’azienda può rinunciare alla gestione conciliativa andando sempre e comunque in causa e convenendo in tale causa tutti i sanitari possibili. Così facendo in un unico passaggio potrà soddisfare le richieste del danneggiato in maniera ineccepibile (perché frutto di sentenza e non di accordo che potrebbe anche essere eccepito dalla CdC in sede di controllo del bilancio) ed eviterà la necessità di una seconda causa contro i sanitari per poter agire la rivalsa.

In questo contesto è evidente che i sanitari non potranno mai accettare di farsi difendere dal legale dell’azienda (che è in realtà loro controparte) e, oltre alla polizza RCT e a quella per colpa grave, dovrà provvedersi di una solida polizza di tutela legale per pagare avvocati e periti per i tre gradi di giudizio e magari  oltre se,  come può succedere, la Cassazione rimandasse la causa ai giudici di merito.
In ogni caso quello che ne esce mortificato è il rapporto fra le aziende e gli operatori sanitari, siano medici, infermieri o qualsiasi altro.
Sarà difficile infatti essere sereni e sentirsi partecipi ed orgogliosi di far parte di un’azienda che alla prima occasione ti sarà opposta in un processo.
Quello che dovrebbe passare invece è il principio che il cittadino che ha subito un danno ingiusto debba esserne indennizzato senza bisogno di dare necessariamente la croce addosso a nessuno: in sanità il danno, anche senza colpa, è dietro ogni angolo.
Sono convinto che, come ha detto l’On Gelli in chiusura di serata, cominciare a fare qualcosa, sia pure perfettibile, sia meglio che restare inchiodati alla realtà attuale, ma è pur vero che, se qualche miglioramento si può tentare, sia meglio oggi che domani.

Cordiali saluti

Dr . Attilio Terrevoli
Direttore U.O. C. Terapia del dolore e cure palliative – Ospedale S. Bortolo Vicenza
Presidente Regionale e Consigliere Nazionale AAROI (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani)

Vicenza, 09 marzo 2016

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Il Disegno di Legge sulla Responsabilità Professionale: luci e ombre

(tratto da News Box di Febbraio, commento-riflessione a cura di Anna Aprile, Medico Legale, Dipartimento di Medicina Molecolare Sede di Medicina Legale, Università degli Studi di Padova)

Attesa da anni come soluzione per limitare il contenzioso legale che vede protagonisti medici e pazienti, la legge sulla responsabilità medica è un po’ più vicina. L’aula di Montecitorio ha votato a favore della proposta di legge che aumenta le tutele per i professionisti sanitari, scagionandoli dall’accusa di colpa grave qualora abbiano rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida. L’obiettivo è quello di rasserenare il clima e diminuire il ricorso alla medicina difensiva, ovvero la prescrizione di farmaci, ricoveri ed esami non dettati da reale necessità ma volti a prevenire eventuali denunce. Il testo sottolinea l’obbligo di assicurazione per le strutture, istituisce l’Osservatorio per la sicurezza in Sanità e un Fondo di garanzia per i soggetti danneggiati, rafforza l’obbligo di conciliazione e prevede l’azione diretta nei confronti dell’assicurazione. Assegna inoltre un ruolo centrale all’Istituto Superiore di Sanità nel coordinare un lavoro sulle linee guida elaborate da società scientifiche. È prevista l’obbligatorietà di assicurazione per tutte le strutture pubbliche e private, così come un’azione di rivalsa nei confronti del professionista, una volta che egli venga condannato per dolo ma anche per colpa grave. Arriva un rafforzamento della obbligatorietà della conciliazione, in modo da alleggerire il carico giudiziario ma anche a beneficio del danneggiato e del professionista, che potranno chiarire le loro rispettive posizioni senza dover avviare un contenzioso legale. Il soggetto danneggiato potrà esercitare un’azione diretta nei confronti della società di assicurazione della struttura sanitaria o dell’assicurazione del libero professionista; si attiva un Fondo di garanzia per i soggetti danneggiati da responsabilità sanitaria e si istituisce l’Osservatorio nazionale per la sicurezza in Sanità. L’ultimo dei 14 articoli della proposta di legge approvata a Montecitorio cerca di mettere ordine nel ginepraio determinato oggi dalla nomina di consulenti tecnici d’ufficio, dei consulenti tecnici di parte e dei periti nei giudizi di responsabilità sanitaria, fissando per i periti paletti certi rispetto alla competenza e all’esperienza richiesta.

Cliccare sul seguente link per leggere tutto l’articolo: News box febbraio3

 

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Responsabilità professionale. Ecco i tre punti ‘deboli’ del ddl Gelli. Ma la soluzione c’è (Carlo Palermo, Vice Segretario Nazionale Vicario Anaao Assomed)

(tratto da Quotidianosanita.it – 7 marzo 2016)

Per arrivare ad una legge che rappresenti una vera svolta nel panorama tormentato della sanità italiana restano aperte tre questioni. In particolare: il meccanismo della rivalsa con l’esercizio dell’azione presso il giudice ordinario; le disposizioni che aumentano la chiamata in causa del medico, con il rischio di un incremento delle spese assicurative; il ruolo delle linee guida. Le nostre proposte. L’approvazione del disegno di legge sulla responsabilità professionale dei Medici e degli esercenti la professione sanitaria presentato alla Camera dei Deputati dall’On. Federico Gelli è sicuramente un dato positivo, da molti anni auspicato dalle Organizzazioni sindacali. Innanzitutto, perché introduce una normativa di riferimento in un settore in cui il vuoto legislativo ha lasciato libero campo alle teorie giurisprudenziali, invero spesso fantasiose, fino ad arrivare alla individuazione di una responsabilità in ambito civilistico da “contatto sociale”.   Poi, perché finalmente viene previsto un profilo specifico del reato colposo in ambito sanitario, riconoscendone la peculiarità legata alle finalità sociali dell’esercizio professionale. Infine, per aver disposto in legislazione che la sicurezza delle cure sia parte costitutiva del diritto alla salute ed aver previsto gli indirizzi organizzativi generali per il risk management e la corretta gestione degli audit.  Rimangono aperte alcune questioni che auspichiamo possano essere affrontate e meglio definite nel passaggio al Senato del ddl n. 2224, per arrivare ad una legge che rappresenti una vera svolta nel panorama tormentato della sanità italiana. In particolare: 1) il meccanismo della rivalsa; 2) le disposizioni che aumentano la chiamata in causa del medico, con il rischio di un incremento delle spese assicurative; 3) il ruolo delle linee guida.

Carlo Palermo – Vice Segretario Nazionale Vicario Anaao Assomed

 

Clicca sul seguente link per leggere l’articolo integrale:

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=37277

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